Solite vacanze 2

di
genere
corna

Quelle immagini si riproposero anche di notte facendomi fare sogni assurdi.
Il mattino seguente mi svegliai in buona forma e, presa dalle cose da fare in paese con mia madre, dimenticai l'accaduto.
Tornammo tardi a casa e completamente sfatte da un caldo infernale. Le vecchie mura del casolare proteggevano le stanze dall'assalto del caldo, mia madre si rifiutò di mettersi ai fornelli così facemmo un pasto frugale fatto di insalata e prosciutto.
Mio fratello si portò la sua razione in camera mentre io e mia madre la consumammo in salotto. Poi mamma si sdraiò sul divano e dopo meno di cinque minuti già ronfava.
Rimasi da sola e non volevo dormire.
Uscii attraversando l'aia velocemente per non sciogliermi e mi avviai verso le cascine.
Avevo fatto un altra strada e mi trovai nella stessa situazione del giorno precedente ma con un altra visuale e, purtroppo, senza coperture.
Come al solito quello autoritario era poggiato al trattore mentre l'altro era concentrato a succhiare.
L'uomo in piedi mi vide subito ma non cercò di coprirsi, puntò il dito verso di me e mi indicò di andare da lui. Rimasi immobile, allora lui sfilò il cazzo dalla bocca dell'altro e puntò quello verso di me , mentre con la mano continuava a chiedermi di andare da lui.
Mi avvicinai insicura verso quella penombra e quando fui vicina squadrai meglio i due uomini. Quello in piedi poteva avere trentacinque anni mentre quello in ginocchio a malapena venti.
: -Fa pompino me- disse con la voce roca - sei scemo?- risposi nervosa- perché tu guarda, allora?- non lo so- dissi - passavo e vi ho visti- anche ieri- replicò l'uomo.
: - fa pompino- ridisse, stavolta con voce più dura. Mi prese un polso e lo tiro' verso il basso. Le ginocchia cedettero e , in un attimo, mi penzolava davanti alla faccia il suo cazzo lucido e scuro. Lo afferrò alla base e lo strinse. La cappella era viola e sembrava poter scoppiare. Con la sinistra prese la mia nuca e la tiro' a se, la cappella spinse sulle mie labbra ed io le dischiusi.
Avevo una esperienza basica di quell'atto. Due pompini fatti a Fabio forse nemmeno definibili tali.
Ma il livello era diverso , il cazzo mi invase la bocca mettendo in difficoltà la mia respirazione. Il ritmo lo dava l'uomo, muovendo la mia testa avanti e indietro. L'altro era rimasto vicino a me , triste e a testa bassa. Il capo gli disse qualcosa e poi lo fissò .il ragazzo venne vicino a me , afferrò i coglioni e se li portò in bocca. Li leccava con avidità e gli occhi chiusi. Poi risalì lungo l'asta e sentii la sua lingua calda che sfiorava le mie labbra. Sembrava chiedermi un permesso per partecipare. Ci pensò il capo, spostò la mia testa e infilò il cazzo fino in gola al ragazzo. Guardavo la scena da pochi centimetri ed ero stordita, l'odore della saliva e del cazzo, erano forti, bestiali, ma non riuscivo ad alzarmi. Improvvisamente l'uomo sfilò il cazzo da quella bocca calda e cominciò a segarsi furiosamente. Di li a poco riversò la sua sborra sulla mia faccia e su quella del ragazzo. Cinque fiotti potenti, caldi, che il ragazzo si affrettò a leccarmi via dalla faccia , mangiandoli, mi sembrava, con gusto.
Puzzavo e avevo il voltastomaco, mi allontanai verso il rubinetto e cercai di togliermi quell'odore così forte. Cominciai a camminare lungo il sentiero mentre i due salivano sul trattore.....continua
scritto il
2026-04-19
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