Inizio estate

di
genere
pissing

Come sempre per contatti rebeccapallida@libero.it

È tantissimo che non scrivo, un po’ i soliti casini, un po che magari non c’era granché da raccontare, è un po che semplicemente non ne avevo voglia.
Ma stasera fa caldo, come ormai succede da un bel po’ di giorni, sono appena uscita dalla vasca da bagno, e mi sento ispirata, proviamo a buttare giù due righe.

Era un pomeriggio di qualche giorno fa, uno di quelli in cui il tempo sembra rallentare solo per te. Ero sola in casa, le tende leggermente tirate per lasciare entrare quella luce calda e ramata del tramonto che filtrava dalle finestre. Lo stereo suonava, abbastanza alto da riempire la stanza ma non così alto da coprire i miei pensieri. Indossavo solo un perizoma nero di pizzo trasparente e un reggiseno a balconcino dello stesso colore, che a malapena conteneva il seno pesante.
Ballavo scalza sul parquet fresco del salotto, muovendo i fianchi lentamente, seguendo il ritmo sensuale della musica.

Swaying slow beneath a copper colored sky
As long ad we don’t dissolve to the light
In this Moment we are burning bright
Run in circles till the world begins to fail
Living in the ruins of the choice we made
Hear the statics sings through our hollow veins
We are dancing while the dark consumes the rain

La voce calda mi scivolava addosso come una carezza. Sentivo il seno oscillare a ogni movimento, i capezzoli già turgidi che sfregavano contro il pizzo. Tra le gambe il perizoma era già umido, non solo di sudore. Quel leggero calore che saliva dal ventre, quel pulsare lento tra le cosce…
In quel momento mi sentivo bella, ed è una cosa rara per una donna.
Sapevo che stava per arrivare e volevo che mi trovasse così: già bagnata, già pronta a essere presa.
Sentii la chiave girare nella toppa. Il cuore mi saltò in gola per un secondo, continuai a ballare, dandogli le spalle, facendo ondeggiare il culo mentre i suoi passi si avvicinavano.
Si fermò sulla soglia del salotto. Sentivo il suo sguardo bruciarmi sulla pelle. Mi voltai lentamente, continuando a muovermi. I suoi occhi erano già carichi di desiderio. Senza dire una parola cominciò a sbottonarsi la camicia di lino chiaro, rivelando il petto ampio, gli addominali ancora definiti nonostante l’età che lentamente avanza.Lasciò cadere la camicia a terra.
Mi avvicinai ancheggiando, gli posai le mani sul torace caldo e lo baciai. Un bacio profondo, lingue che si intrecciavano teneramente. La mia mano scese subito tra le sue gambe, trovando il cazzo già durissimo che tendeva i pantaloni.
“Lo vuoi?” mi sussurrò all’orecchio, la voce roca, mentre il suo profumo di dopobarba mi invadeva le narici.
“Voglio molto di più…” risposi, mordendogli il labbro inferiore.
“Allora inginocchiati, puttanella.”
Il tono era dolce e fermo insieme. Mi abbassai lentamente sulle ginocchia, guardandolo dal basso verso l’alto mentre lui apriva i pantaloni e tirava fuori quel cazzo grosso, venoso, già lucido di liquido preseminale.
Aprii la bocca, lingua fuori, occhi fissi nei suoi. Non volevo ancora succhiarlo, e lui lo sapeva.
Il getto caldo di urina mi colpì prima sul viso, poi direttamente in bocca. Era forte, caldo, salato. Bevvi quello che potevo, lasciando che il resto mi colasse sul mento, sul collo, tra i seni, inzuppando completamente il reggiseno di pizzo. Sentivo il liquido caldo scorrermi sulla pancia, sulle cosce, fino a formare una piccola pozza sul parquet.
“Brava… bevi tutto, amore mio” mormorò lui, accarezzandomi i capelli bagnati mentre continuava a pisciarmi addosso.
Quando finì, non persi tempo. Presi quel cazzo ancora gocciolante in bocca e cominciai a succhiarlo con avidità. Lo leccai da sotto, passando la lingua lungo tutta l’asta, girando intorno al glande gonfio, prendendolo fino in gola mentre lui mi slacciava il reggiseno fradicio. I miei seni pesanti caddero liberi, con i capezzoli durissimi.
Volevo di più. Volevo tutto di lui.
Lo feci girare, gli abbassai i pantaloni fino alle caviglie e gli allargai le natiche. Iniziai a baciare quel solco caldo, leccando lentamente intorno all’ano, poi spingendo la lingua dentro, scopandolo con la bocca. Lo sentivo gemere, il cazzo che pulsava nell’aria. Leccavo con passione, alternando cerchi lenti a penetrazioni profonde della lingua, mentre con una mano gli massaggiavo le palle.
“Cazzo…si…continua…”
Quando capii che stava per perdere il controllo, mi alzai e mi misi sul divano a quattro zampe, inarcando la schiena e offrendogli il culo. Spostai il perizoma nero da un lato.
“dai… ora sfondamelo.”
Sentii il glande spesso premere contro il mio ano. Spinse senza troppa delicatezza, aprendomi. Bruciava, ma era un bruciore bellissimo. Lo sentii scivolare dentro, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi completamente.
“Prendilo tutto, vacca. Senti come ti apro il culo.”
Iniziò a muoversi, prima con spinte profonde e lente, poi sempre più forti. Mi prese per i capelli, tirandomi la testa indietro mentre mi inculava con ritmo deciso.
“Ti piace farti fottere nel culo, eh?”
“Sì… scopami il culo, ti prego. Farciscimi di sborra.”
Le sue spinte diventavano sempre più violente. Sentivo le sue palle sbattere contro la mia fica fradicia. Ero vicina.
“Ti riempio, troia. Ti faccio un clistere di sborra. Prendila tutta.”
Lo sentii pulsare dentro di me e poi venire, fiotti caldi e potenti che mi inondavano l’intestino. In quel preciso momento esplosi anch’io in un orgasmo violentissimo, le gambe che tremavano, la vista che si annebbiava. Urlai, spingendo il culo contro di lui per prenderlo ancora più dentro.
Restammo così per qualche secondo, ansimanti, uniti. Poi si sfilò lentamente. Sentivo il suo sperma che cominciava a colarmi dal culo.
Ma non era finita.
Mi girai verso di lui, ancora in ginocchio sul divano, con il viso, i seni e le cosce ancora bagnati della sua urina. Lo guardai con occhi pieni di lussuria.
“Adesso tocca a me”
Lo feci sdraiare sul divano, mi misi a cavalcioni sul suo petto e risalii fino a posizionarmi sopra il suo viso. Il perizoma era completamente spostato. Sentivo la vescica piena, gonfia, eccitata da tutto quello che era successo.
“Apri la bocca, amore”
Lui obbedì, lo sguardo famelico. Mi rilassai e lasciai andare un getto caldo e potente direttamente sulla sua lingua. Pisciavo con forza, gemendo di piacere mentre lo inondavo. Il getto gli colpiva la bocca, il mento, il collo. Lui beveva avidamente, le mani che mi stringevano le cosce.
“Bevi… bevimi tesoro. È tutta per te”
Quando finii, mi abbassai e lo baciai profondamente, assaporando il gusto salato sulle sue labbra.
Poi scesi più giù, prendendo di nuovo il suo cazzo in bocca. Era di nuovo durissimo. Lo cavalcai lentamente, prima davanti, fino in fondo alla vagina, bagnandolo tutto, poi tornai a offrigli il culo. Questa volta mi abbassai piano, impalandomi da sola sul suo membro spesso.
Cominciammo a muoverci di nuovo, più lentamente, più profondamente. Le mie tette pesanti che ondeggiavano, le sue mani che le stringevano, pizzicavano i capezzoli. Ogni tanto mi chinavo a baciarlo, a leccargli il collo ancora bagnato della mia urina.
“Ti amo quando sei così porca” mi sussurrò tra un gemito e l’altro.
Cambiammo posizione più volte. Mi prese da dietro sul tappeto, mi fece sdraiare sulla schiena con le gambe sulle sue spalle mentre mi inculava di nuovo. Poi mi fece mettere sopra, cavalcandolo con il culo, mentre io mi toccavo la figa fradicia.
Venne una seconda volta, lentamente , riempiendomi ancora. Io ebbi un altro orgasmo intenso, contraendomi intorno a lui.
Mi prese tra le braccia e mi portò sotto la doccia. L’acqua calda scese su di noi mentre ci lavavamo a vicenda, tra baci lenti e carezze delicate.
scritto il
2026-06-03
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