Giovanna
di
Anna_83
genere
dominazione
Ciao sono Anna
Il prossimo racconto nasce da una richiesta di un ammiratore.
Anna entrò nell’ufficio di Giovanna chiudendo la porta a chiave con un gesto deciso. I suoi capelli rossi fiammeggianti ondeggiavano sulle spalle mentre si avvicinava alla scrivania. La camicetta bianca era tesa sui suoi seni enormi e pesanti, quasi sul punto di far saltare i bottoni.
«Chiudi le tende e mettiti in ginocchio, troia.»
Giovanna, ancora seduta, impallidì. Sapeva che era inutile opporsi. Si alzò, tirò le tende e si inginocchiò davanti alla collega più giovane.
Anna le afferrò i capelli con forza e le spinse il viso contro la sua gonna. «Oggi voglio che mi racconti tutto. Ogni dettaglio di quello che è successo in Sardegna. Mentre parli, leccherai. Se ti fermi, mando il primo video al gruppo dirigente.»
Giovanna tremò. Le sue mani sollevarono la gonna di Anna, scoprendo la figa già bagnata e depilata. Con la voce rotta iniziò a parlare, la lingua che scivolava tra le grandi labbra della rossa.
Flashback – Raccontato da Giovanna, tra leccate e gemiti
«Eravamo in Sardegna… io e mio marito andiamo spesso in spiagge isolate per fare naturismo. Quel giorno, senza dirmelo, lui aveva mandato la posizione a Luca, il mio collega giovane, e al suo amico Fabrizio.
Quando li vidi arrivare ero già nuda, stesa a gambe aperte mentre mio marito mi fotografava. Rimasi paralizzata dalla vergogna. Loro si avvicinarono sorridendo. Mi alzarono, mi baciarono sulle guance stringendomi la vita e il culo. Poi si spogliarono anche loro.
Mi sentivo esposta, depilata, con le tette pesanti e il sesso in bella vista. Mi fecero foto mentre ero tra loro due. Poi mi presero in braccio, uno per gamba, sollevandomi completamente aperta. Sentivo l’aria sulla passera mentre scattavano a raffica… ero viola di vergogna ma anche bagnata.
Due giorni dopo li invitammo a casa. Portarono tanto alcol, soprattutto Franciacorta e vodka. Mi fecero bere tantissimo. Mostrarono le foto della spiaggia. Poi proposero strip poker con regole perverse: chi perdeva si spogliava, chi vinceva poteva ordinare a chiunque di togliersi qualcosa… o bere uno shot.
Persi subito. Mi fecero togliere gonna e canotta. Rimasi in slip. Poi Luca vinse ancora e mi ordinò di salire sul tavolo. Con la musica di 9 settimane e mezzo mi tolsi anche la canotta, mostrando le tette a tutti. Fabrizio mi leccò i piedi mentre Luca mi palpava da dietro, strusciando il cazzo duro contro il mio culo.
Ero ubriaca, eccitata e terrorizzata. Mio marito fotografava tutto.
Più tardi andammo al mare di notte. In acqua Luca mi sorresse… ma in realtà mi palpava ovunque. Mi presero in mezzo, uno davanti e uno dietro. Sentivo i loro cazzi duri che cercavano di entrarmi dentro. Chiamai mio marito in aiuto.
Ma non finì lì. In macchina Luca mi rubò i vestiti. Per riavere la maglietta dovetti farmi toccare le tette. Per la gonna dovetti farmi infilare un dito nella figa. Mio marito era al volante, umiliato ed eccitato allo stesso tempo.
Poi, al ristorante… mostrarono il laptop. Tutto era online. Foto, video, anche quelli rubati dalla reflex. Minacciarono di mandarli a tutta l’azienda con password temporanee. Mi fecero tagliare i bottoni del vestito con le forbici, uno per uno. Poi tagliarono reggiseno e mutande. Mi costrinsero a masturbare Fabrizio sotto il tavolo fino a farmelo venire in mano. Poi Anna… cioè tu… hai ricevuto tutto.»
Anna gemette forte, spingendo la figa contro la bocca di Giovanna mentre ascoltava il racconto.
«Continua a leccare, puttana. Voglio sentire come ti sentivi quando ti hanno sollevata a gambe aperte in spiaggia.»
Giovanna, con il viso lucido di umori, riprese:
«Mi sentivo una troia… esposta, usata, ma anche terribilmente eccitata. Le loro mani sul mio corpo, i loro sguardi affamati sulle mie tette e sulla mia passera depilata… non riuscivo a fermarmi.»
Anna venne con un lungo gemito, inondandole la bocca. Poi la tirò su per i capelli e la baciò con violenza, assaporando il proprio sapore.
«Da oggi è peggio, Giovanna. Ogni mattina verrai qui senza mutande. Mi leccherai mentre mi racconti di nuovo qualche dettaglio di quella vacanza. E quando sarai brava, forse non manderò il video dove ti infilano le dita in macchina al tuo capo.»
Anna la fece chinare sulla scrivania, le alzò la gonna e le infilò due dita nella figa già fradicia.
«Dimmi che sei la mia schiava aziendale.»
«Sono… la tua schiava aziendale, Anna…» ansimò Giovanna, spingendo indietro contro le dita.
La rossa sorrise crudele, i seni enormi premuti contro la schiena di Giovanna.
«Brava. E stasera, a casa, mi manderai un video mentre ti masturbi pensando a quando ti hanno presa in braccio nuda sulla spiaggia. Altrimenti domani tutto l’ufficio vedrà quanto sei troia.»
Giovanna chiuse gli occhi, arresa, mentre le dita di Anna la scopavano senza pietà.
Il ricatto era appena iniziato. E lei sapeva che non sarebbe mai finita.
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Il prossimo racconto nasce da una richiesta di un ammiratore.
Anna entrò nell’ufficio di Giovanna chiudendo la porta a chiave con un gesto deciso. I suoi capelli rossi fiammeggianti ondeggiavano sulle spalle mentre si avvicinava alla scrivania. La camicetta bianca era tesa sui suoi seni enormi e pesanti, quasi sul punto di far saltare i bottoni.
«Chiudi le tende e mettiti in ginocchio, troia.»
Giovanna, ancora seduta, impallidì. Sapeva che era inutile opporsi. Si alzò, tirò le tende e si inginocchiò davanti alla collega più giovane.
Anna le afferrò i capelli con forza e le spinse il viso contro la sua gonna. «Oggi voglio che mi racconti tutto. Ogni dettaglio di quello che è successo in Sardegna. Mentre parli, leccherai. Se ti fermi, mando il primo video al gruppo dirigente.»
Giovanna tremò. Le sue mani sollevarono la gonna di Anna, scoprendo la figa già bagnata e depilata. Con la voce rotta iniziò a parlare, la lingua che scivolava tra le grandi labbra della rossa.
Flashback – Raccontato da Giovanna, tra leccate e gemiti
«Eravamo in Sardegna… io e mio marito andiamo spesso in spiagge isolate per fare naturismo. Quel giorno, senza dirmelo, lui aveva mandato la posizione a Luca, il mio collega giovane, e al suo amico Fabrizio.
Quando li vidi arrivare ero già nuda, stesa a gambe aperte mentre mio marito mi fotografava. Rimasi paralizzata dalla vergogna. Loro si avvicinarono sorridendo. Mi alzarono, mi baciarono sulle guance stringendomi la vita e il culo. Poi si spogliarono anche loro.
Mi sentivo esposta, depilata, con le tette pesanti e il sesso in bella vista. Mi fecero foto mentre ero tra loro due. Poi mi presero in braccio, uno per gamba, sollevandomi completamente aperta. Sentivo l’aria sulla passera mentre scattavano a raffica… ero viola di vergogna ma anche bagnata.
Due giorni dopo li invitammo a casa. Portarono tanto alcol, soprattutto Franciacorta e vodka. Mi fecero bere tantissimo. Mostrarono le foto della spiaggia. Poi proposero strip poker con regole perverse: chi perdeva si spogliava, chi vinceva poteva ordinare a chiunque di togliersi qualcosa… o bere uno shot.
Persi subito. Mi fecero togliere gonna e canotta. Rimasi in slip. Poi Luca vinse ancora e mi ordinò di salire sul tavolo. Con la musica di 9 settimane e mezzo mi tolsi anche la canotta, mostrando le tette a tutti. Fabrizio mi leccò i piedi mentre Luca mi palpava da dietro, strusciando il cazzo duro contro il mio culo.
Ero ubriaca, eccitata e terrorizzata. Mio marito fotografava tutto.
Più tardi andammo al mare di notte. In acqua Luca mi sorresse… ma in realtà mi palpava ovunque. Mi presero in mezzo, uno davanti e uno dietro. Sentivo i loro cazzi duri che cercavano di entrarmi dentro. Chiamai mio marito in aiuto.
Ma non finì lì. In macchina Luca mi rubò i vestiti. Per riavere la maglietta dovetti farmi toccare le tette. Per la gonna dovetti farmi infilare un dito nella figa. Mio marito era al volante, umiliato ed eccitato allo stesso tempo.
Poi, al ristorante… mostrarono il laptop. Tutto era online. Foto, video, anche quelli rubati dalla reflex. Minacciarono di mandarli a tutta l’azienda con password temporanee. Mi fecero tagliare i bottoni del vestito con le forbici, uno per uno. Poi tagliarono reggiseno e mutande. Mi costrinsero a masturbare Fabrizio sotto il tavolo fino a farmelo venire in mano. Poi Anna… cioè tu… hai ricevuto tutto.»
Anna gemette forte, spingendo la figa contro la bocca di Giovanna mentre ascoltava il racconto.
«Continua a leccare, puttana. Voglio sentire come ti sentivi quando ti hanno sollevata a gambe aperte in spiaggia.»
Giovanna, con il viso lucido di umori, riprese:
«Mi sentivo una troia… esposta, usata, ma anche terribilmente eccitata. Le loro mani sul mio corpo, i loro sguardi affamati sulle mie tette e sulla mia passera depilata… non riuscivo a fermarmi.»
Anna venne con un lungo gemito, inondandole la bocca. Poi la tirò su per i capelli e la baciò con violenza, assaporando il proprio sapore.
«Da oggi è peggio, Giovanna. Ogni mattina verrai qui senza mutande. Mi leccherai mentre mi racconti di nuovo qualche dettaglio di quella vacanza. E quando sarai brava, forse non manderò il video dove ti infilano le dita in macchina al tuo capo.»
Anna la fece chinare sulla scrivania, le alzò la gonna e le infilò due dita nella figa già fradicia.
«Dimmi che sei la mia schiava aziendale.»
«Sono… la tua schiava aziendale, Anna…» ansimò Giovanna, spingendo indietro contro le dita.
La rossa sorrise crudele, i seni enormi premuti contro la schiena di Giovanna.
«Brava. E stasera, a casa, mi manderai un video mentre ti masturbi pensando a quando ti hanno presa in braccio nuda sulla spiaggia. Altrimenti domani tutto l’ufficio vedrà quanto sei troia.»
Giovanna chiuse gli occhi, arresa, mentre le dita di Anna la scopavano senza pietà.
Il ricatto era appena iniziato. E lei sapeva che non sarebbe mai finita.
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
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