Bangla 2

di
genere
gay

Il giorno dopo mia madre mi fece sapere che Tanvir, il nostro bangla, scusandosi, le aveva spiegato che non avrebbe più fatto fare scuola di italiano ai figli adducendo come scusa il periodo economico che gli imponeva una sorta di spending review.
Non la presi bene, ero convinto che quella fosse una scusa.
La conferma la ebbi qualche giorno dopo.
Scesi in negozio con una piccola lista della spesa, lo facevo ogni tanto , quando vedevo mamma particolarmente sofferente per via dell'artrite.
Tanvir era intento a sistemare la parte della frutta. Aveva diverse cassette impilate e l'odore di tutta quella frutta impregnava l'aria
Mi servii da solo usando le buste disposte lungo il bancone.
Portai tutto alla cassa e ,raschiandomi la gola, attirai la sua attenzione . Indossava un vestito tradizionale bianco. Una lunga tonaca e ciabatte infradito che mettevano in mostra piedi che dovevano aver avuto una vita piuttosto impegnativa.
Eravamo soli in negozio, si mise dietro al bancone e iniziò a pesare le cose. Chiesi:- come stanno i bambini?- mi guardo' e rispose :- tutto bene grazie ad allah, tu, niente lavoro? - no, ancora niente- replicai deluso. :- i miei figli non studieranno più con te, ma se vuoi posso organizzare un gruppo di bambini di miei connazionali che hanno bisogno- e perché i tuoi no? Chiesi piccato - perché tu froscio e io non voglio- avvampai di imbarazzo e rabbia - mi credi un molestatore di bambini?- replicai furioso. -Non arrabbiarti - sorrise il bangla -tu sei froscio e per me sei come gioco quando il mio lin-go alza la testa. Capii cosa fosse lin-go perché nel dirlo lo strinse con la mano. -Adesso lui sveglio- sorrise guardandomi negli occhi. Aveva spostato la tonaca, non sembrava il suo, proporzionalmente incoerente, due cosce rinsecchite e al centro un cazzo di almeno ventiquattro centimetri lucido carnoso e dritto, una meraviglia. Andai in confusione, avrei voluto prenderlo tra le mani, sentire andare su e giu quella tanta pelle e vedere la cappella scoprirsi e brillare. : - posso toccarlo? - chiesi arrossendo, lui non rispose , allora aggirai la cassa e feci finta di andare verso il frigo delle bibite, allungai la mano e lo agguantai. Accennai una sega ma vedemmo avvicinarsi gente, così mollai la presa, pagai e andai verso casa. Mi tremavano le gambe e sentivo le mutande bagnate.
Nei giorni seguenti quella ossessione mi portò in bagno troppe volte, mi segavo come un quindicenne sognando quel piccolo uomo che alzava la tonaca e mi porgeva il suo cazzo scuro come la notte.
Avevo il terrore che i miei potessero capire qualcosa, ai loro occhi ero un uomo che aveva avuto diverse relazioni femminili , ed era vero, e che, al momento preferiva non impegnarsi.
Una mattina, mentre studiavo per un concorso, mi resi conto che non riuscivo a concentrarmi, sentivo il corpo tremare da dentro, invisibile da fuori ma troppo percepibile. Mia madre e papà erano usciti ed erano andati al cimitero. Era a un ora e mezzo di auto, così, per non lasciarmi senza mangiare aveva Gia fatto la spesa.
Volevo vedere Tanvir, ma a tu per tu , e non in negozio. Andai in cucina e rovistai tra la spesa, cercavo qualcosa di plausibile da comprare che mamma avesse dimenticato.
Telefonai ordinando frutta che di solito non mangiavamo ma di cui mi era venuta voglia. Tanvir mi disse che non poteva subito perché doveva lasciare la moglie in negozio ma che comunque ci avrebbe provato.
Presi la cosa come un segno e mi misi a studiare senza pensarci più.
Dopo due ore, invece, suono' il citofono, aprii il portone e lasciai la porta socchiusa, come sempre. Sentii l'ascensore e poi i suoi passi ciabattati. Si chiuse la porta alle spalle e mi passo' vicino senza dire una parola ,andando i cucina. Quando ritorno' non perse tempo, alzo' la tonaca e mise in mostra il cazzo. Lo osservai avvicinarsi , il sipario era aperto e l'attore principale danzava davanti a me. Mi avventai su quella meraviglia e succhiai come un dannato. Tanvir recitava il suo solito monologo mentre mi teneva la nuca. Mi staccai dal cazzo e lo presi in mano spingendolo sul divano. Si sdraiò sollevando la tonaca fino alla pancia. Cominciai a carezzare le sue gambe, i suoi piedi , per poi salire e giocare con quei coglioni bollenti. Ero come un bambino con troppi giocattoli, mi distraevo innervosendo Tanvir che sentiva il cazzo scoppiare.
Mi misi a carponi per terra , con il culo rivolto verso l' uomo e ,senza usare le mani, mi gustavo il cazzo con la lingua lambendo la cappella che regalava rivoli lucenti di precum. Tamvir allungò la mano sinistra e la passo' nel solco delle mie chiappe, una sensazione....indescrivibile. sbottonai i pantaloni e li feci scendere. Il cazzo del bangla era un pezzo di ebano durissimo e piu' la sua mano prendeva confidenza con il mio buco e piu' la sua cappella attirava sangue ,divenendo bellissima.
Quando infilo' il secondo dito compresi che dovevo assolutamente farmi inculare. Tolsi i pantaloni e allargai le chiappe portando il petto verso il pavimento. Tanvir si alzo' e si posizionò dietro di me. Sentivo la cappella lambire il buco per poi strusciare tra le chiappe, le sue dita facevano su e giù nella mia carne che , piano, cedeva.
Quando la cappella, facendosi strada, supero' l' anello del mio culo ebbi l'esatta sensazione che non sarei tornato più indietro. Il dolore c'era ma non era forte come la voglia di essere dominato.
Quel fuscello d'uomo mi stava montando con una forza che non gli riconoscevo , mi cavalcava affondando il cazzo fino alla radice, avevo paura di svenire dal dolore ma quando faceva quasi per uscire , lasciando dentro solo la cappella, non vedevo l' ora che affondasse di nuovo tutto dentro di me. Mi sborro' nel culo ,all' improvviso, un calore colava giu nelle viscere mentre il cazzo continuava a martellarmi svuotandosi completamente.
Rimasi per qualche secondo con quel bastone piantato nella pancia. Io avevo sborrato due volte e senza toccarmi. Mi sentivo una merda, alla mercé di un omino che mi aveva usato come svuotatoio ma allo stesso tempo mi sentivo bene.
Mi girai verso Tanvir, si stava toccando il cazzo ,striato di sangue Mi guardo' e sentenziò:- tu grande froscio, io scopero' te tante volte e anche i miei fratelli lo faranno, tu vuoi, vero?- non capii cosa intendesse dire, lui lo capì e chiari'.- noi , ogni tanto, fare festa tra noi uomini, no mogli. Beviamo fumiamo e parliamo, stiamo bene, tutta la sera- ma io non bevo e non fumo...-replicai , lui con un ghigno - tu non devi bere e fumare, ci verrai?......
scritto il
2026-06-02
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