Il segreto del cliente
di
Room37
genere
bisex
Marco aveva 42 anni, era un padre di famiglia esemplare e un marito devoto da diciotto anni. Almeno all’apparenza. Di giorno seguiva i cantieri come geometra, tornava a casa dalla moglie e dai due figli adolescenti, cenava, guardava un po’ di TV e andava a letto. Ma di notte, quando tutto taceva, la sua mente viaggiava altrove.
Da anni fantasticava in segreto su un solo, preciso desiderio: inginocchiarsi davanti a un uomo, prenderlo in bocca con calma e dedizione, lasciarsi usare come un passivo discreto e silenzioso. Non voleva relazioni, non voleva che nessuno sapesse. Voleva solo il sapore, il peso sulla lingua, il senso di sottomissione totale in un angolo nascosto del mondo. Ma l’occasione non era mai arrivata. Fino a quel pomeriggio.
Era stato chiamato per un sopralluogo in una villa appena fuori città. Il cliente era un uomo di nome Luca, 38 anni, divorziato, fisico atletico da chi pratica sport regolarmente. Quando Marco suonò al cancello, Luca gli aprì personalmente. Alto, spalle larghe, barba corta curata e uno sguardo diretto che lo colpì subito.
«Marco, giusto? Entra pure.»
Fin dal primo istante ci fu qualcosa. Uno sguardo un secondo più lungo del necessario. Marco sentì un calore improvviso alla base dello stomaco mentre seguiva Luca all’interno della villa vuota. Parlarono del lavoro, delle pareti da abbattere, delle misure. Ma gli occhi continuavano a cercarsi.
A un certo punto, mentre Marco era chinato su un tavolo a prendere appunti, sentì Luca avvicinarsi da dietro. Troppo vicino.
«Hai un bel modo di muoverti,» disse Luca a bassa voce. «Sembri uno che sa stare al suo posto quando serve.»
Marco si irrigidì. Il cuore gli batteva fortissimo. Alzò lo sguardo e incontrò quello di Luca. Non c’erano più dubbi. Era lo stesso sguardo che lui aveva immaginato mille volte nei suoi momenti di solitudine.
«Non so di cosa parli,» rispose Marco, ma la voce gli uscì rauca, tradendolo.
Luca sorrise appena. «Io credo di sì. E credo anche che tu sia qui da più di mezz’ora e non hai ancora guardato davvero i muri.»
Il silenzio che seguì fu denso. Luca fece un passo avanti e appoggiò una mano sul tavolo, intrappolando Marco tra il suo corpo e il legno.
«Se vuoi andartene, la porta è aperta. Ma se resti… metti in ginocchio quella tua voglia che ti si legge in faccia.»
Marco deglutì. Le gambe gli tremavano. Pensò alla moglie, ai figli, alla vita che si era costruito. Poi pensò a tutti quegli anni passati a masturbarsi in silenzio immaginando esattamente questo momento.
Si abbassò lentamente.
Si inginocchiò lì, nel salotto ancora vuoto della villa, davanti a Luca. Le mani gli tremavano mentre slacciava la cintura dell’uomo e tirava giù i pantaloni. Il cazzo di Luca era già mezzo duro, grosso, venoso. Marco lo guardò per un istante, come se volesse imprimersi l’immagine nella memoria, poi aprì la bocca e lo accolse.
Un gemito basso gli uscì dalla gola mentre lo sentiva gonfiarsi sulla lingua. Luca gli mise una mano tra i capelli, senza spingere, solo guidando.
«Cazzo… lo sai fare bene,» mormorò. «Sembra che tu abbia aspettato tanto questo momento.»
Marco non rispose. Continuò a succhiare, lento e profondo, lasciando che la saliva gli colasse sul mento. Si sentiva umiliato, eccitato, vivo come non lo era da anni. Luca diventò completamente duro nella sua bocca, spesso e pesante. Marco lo prendeva fino in gola, soffocando un po’, con gli occhi lucidi, ma senza fermarsi.
Luca lo tirò su per i capelli dopo qualche minuto.
«Spogliati. Voglio vederti mentre mi lecchi le palle.»
Marco obbedì in silenzio. Si tolse la camicia, i pantaloni, restando solo con i boxer. Il suo cazzo era durissimo, una macchia umida già visibile. Luca lo spinse di nuovo giù.
Marco gli leccò i testicoli con devozione, succhiandoli uno dopo l’altro, mentre con una mano masturbava lentamente il cazzo grosso sopra di lui. Luca respirava pesante.
«Sei un bravo coglione passivo, eh? Sposato, padre di famiglia… e ti piace così tanto succhiare cazzi.»
Marco gemette in risposta, umiliato e terribilmente eccitato da quelle parole. Luca lo fece alzare, lo girò contro il tavolo e gli abbassò i boxer. Non lo penetrò. Non ancora. Gli mise solo due dita umide di saliva tra le natiche, sfregando piano mentre Marco continuava a prenderglielo in bocca da quella posizione scomoda.
«Un’altra volta ti scopo come si deve,» disse Luca con voce roca. «Oggi voglio solo vedere quanto sei affamato.»
Marco accelerò i movimenti, succhiando con più forza, più disperazione. Luca alla fine lo tenne fermo per la testa e venne con un grugnito basso, riempiendogli la bocca di sperma caldo e denso. Marco ingoiò tutto, tremando, mentre anche lui veniva senza toccarsi, schizzando sul pavimento della villa.
Quando finì, Luca gli accarezzò la guancia con il pollice.
«Questo rimane tra noi. Torna la settimana prossima per il secondo sopralluogo… e porta la voglia che ti è rimasta.»
Marco si rivestì in silenzio, con le labbra gonfie e il sapore di Luca ancora in bocca. Mentre guidava verso casa, sentiva già l’eccitazione risalire.
Il suo segreto non era più solo fantasia.
Da anni fantasticava in segreto su un solo, preciso desiderio: inginocchiarsi davanti a un uomo, prenderlo in bocca con calma e dedizione, lasciarsi usare come un passivo discreto e silenzioso. Non voleva relazioni, non voleva che nessuno sapesse. Voleva solo il sapore, il peso sulla lingua, il senso di sottomissione totale in un angolo nascosto del mondo. Ma l’occasione non era mai arrivata. Fino a quel pomeriggio.
Era stato chiamato per un sopralluogo in una villa appena fuori città. Il cliente era un uomo di nome Luca, 38 anni, divorziato, fisico atletico da chi pratica sport regolarmente. Quando Marco suonò al cancello, Luca gli aprì personalmente. Alto, spalle larghe, barba corta curata e uno sguardo diretto che lo colpì subito.
«Marco, giusto? Entra pure.»
Fin dal primo istante ci fu qualcosa. Uno sguardo un secondo più lungo del necessario. Marco sentì un calore improvviso alla base dello stomaco mentre seguiva Luca all’interno della villa vuota. Parlarono del lavoro, delle pareti da abbattere, delle misure. Ma gli occhi continuavano a cercarsi.
A un certo punto, mentre Marco era chinato su un tavolo a prendere appunti, sentì Luca avvicinarsi da dietro. Troppo vicino.
«Hai un bel modo di muoverti,» disse Luca a bassa voce. «Sembri uno che sa stare al suo posto quando serve.»
Marco si irrigidì. Il cuore gli batteva fortissimo. Alzò lo sguardo e incontrò quello di Luca. Non c’erano più dubbi. Era lo stesso sguardo che lui aveva immaginato mille volte nei suoi momenti di solitudine.
«Non so di cosa parli,» rispose Marco, ma la voce gli uscì rauca, tradendolo.
Luca sorrise appena. «Io credo di sì. E credo anche che tu sia qui da più di mezz’ora e non hai ancora guardato davvero i muri.»
Il silenzio che seguì fu denso. Luca fece un passo avanti e appoggiò una mano sul tavolo, intrappolando Marco tra il suo corpo e il legno.
«Se vuoi andartene, la porta è aperta. Ma se resti… metti in ginocchio quella tua voglia che ti si legge in faccia.»
Marco deglutì. Le gambe gli tremavano. Pensò alla moglie, ai figli, alla vita che si era costruito. Poi pensò a tutti quegli anni passati a masturbarsi in silenzio immaginando esattamente questo momento.
Si abbassò lentamente.
Si inginocchiò lì, nel salotto ancora vuoto della villa, davanti a Luca. Le mani gli tremavano mentre slacciava la cintura dell’uomo e tirava giù i pantaloni. Il cazzo di Luca era già mezzo duro, grosso, venoso. Marco lo guardò per un istante, come se volesse imprimersi l’immagine nella memoria, poi aprì la bocca e lo accolse.
Un gemito basso gli uscì dalla gola mentre lo sentiva gonfiarsi sulla lingua. Luca gli mise una mano tra i capelli, senza spingere, solo guidando.
«Cazzo… lo sai fare bene,» mormorò. «Sembra che tu abbia aspettato tanto questo momento.»
Marco non rispose. Continuò a succhiare, lento e profondo, lasciando che la saliva gli colasse sul mento. Si sentiva umiliato, eccitato, vivo come non lo era da anni. Luca diventò completamente duro nella sua bocca, spesso e pesante. Marco lo prendeva fino in gola, soffocando un po’, con gli occhi lucidi, ma senza fermarsi.
Luca lo tirò su per i capelli dopo qualche minuto.
«Spogliati. Voglio vederti mentre mi lecchi le palle.»
Marco obbedì in silenzio. Si tolse la camicia, i pantaloni, restando solo con i boxer. Il suo cazzo era durissimo, una macchia umida già visibile. Luca lo spinse di nuovo giù.
Marco gli leccò i testicoli con devozione, succhiandoli uno dopo l’altro, mentre con una mano masturbava lentamente il cazzo grosso sopra di lui. Luca respirava pesante.
«Sei un bravo coglione passivo, eh? Sposato, padre di famiglia… e ti piace così tanto succhiare cazzi.»
Marco gemette in risposta, umiliato e terribilmente eccitato da quelle parole. Luca lo fece alzare, lo girò contro il tavolo e gli abbassò i boxer. Non lo penetrò. Non ancora. Gli mise solo due dita umide di saliva tra le natiche, sfregando piano mentre Marco continuava a prenderglielo in bocca da quella posizione scomoda.
«Un’altra volta ti scopo come si deve,» disse Luca con voce roca. «Oggi voglio solo vedere quanto sei affamato.»
Marco accelerò i movimenti, succhiando con più forza, più disperazione. Luca alla fine lo tenne fermo per la testa e venne con un grugnito basso, riempiendogli la bocca di sperma caldo e denso. Marco ingoiò tutto, tremando, mentre anche lui veniva senza toccarsi, schizzando sul pavimento della villa.
Quando finì, Luca gli accarezzò la guancia con il pollice.
«Questo rimane tra noi. Torna la settimana prossima per il secondo sopralluogo… e porta la voglia che ti è rimasta.»
Marco si rivestì in silenzio, con le labbra gonfie e il sapore di Luca ancora in bocca. Mentre guidava verso casa, sentiva già l’eccitazione risalire.
Il suo segreto non era più solo fantasia.
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