Disabilità

di
genere
prime esperienze

Anna, vent’anni, capelli rossi fiammeggianti che mi arrivavano fino a metà schiena e un seno abbondante che non passava mai inosservato. Al primo anno di università avevo deciso di dare una mano a Marco, il ragazzo in carrozzina del mio corso di letteratura. Era intelligente, simpatico, ma la sua disabilità lo rendeva timido con le ragazze. Passavamo pomeriggi interi a casa sua a ripassare appunti.
Una sera, dopo ore di studio, Marco arrossì e mi confessò: «Non ho mai fatto sesso. Mai. Neanche un bacio vero». Lo guardai. I suoi occhi erano sinceri, vulnerabili. Il caldo di fine maggio entrava dalla finestra aperta. Mi inginocchiai davanti alla sua carrozzina, gli abbassai i pantaloni della tuta e liberai il suo cazzo già mezzo duro.
«Tranquillo, ti faccio provare una cosa bella», mormorai.
Lo presi in bocca lentamente, leccando la cappella gonfia, poi scesi più giù finché non sentii la punta toccarmi la gola. Marco gemette forte, le mani che stringevano i braccioli. Succhiavo con ritmo, la saliva che mi colava sul mento, mentre con una mano gli massaggiavo le palle. Non durò molto: dopo pochi minuti venne con un grido strozzato, riempiendomi la bocca di sperma caldo e abbondante. Lo ingoiai tutto, guardandolo negli occhi, poi gli sorrisi.
«Prima lezione superata».
Qualche giorno dopo lo accompagnai alla fisioterapia. Lì conobbi Luca, il ragazzo cieco che seguiva lo stesso percorso riabilitativo. Era alto, atletico, capelli neri e un sorriso tranquillo. Marco ci presentò e, chissà come, finimmo a cena tutti e tre in un piccolo ristorante all’aperto. Era una sera di fine giugno, afosa. Il vino bianco fresco scorreva abbondante. Ridemmo, scherzammo. A un certo punto Marco, un po’ brillo, si sporse verso di me e disse piano: «Luca non ha mai toccato un seno. Mai. Dice che immagina sempre come siano, ma…».
Guardai Luca. Le sue guance erano arrossate. Il vino e il caldo mi avevano già sciolto. Sentivo i capezzoli duri sotto il vestito leggero.
Tornammo a casa di Marco, che aveva l’appartamento accessibile al pianterreno. Chiusi la porta e, senza dire una parola, mi sfilai il vestito. Rimasi nuda davanti a loro. I miei seni grandi, pesanti, con i capezzoli rosa scuro già turgidi, ondeggiarono liberi. La figa depilata luccicava già di umori.
«Vieni, Luca», dissi prendendogli la mano. «Esplora».
Lo guidai. Le sue dita grandi e calde toccarono prima il mio ventre, poi salirono. Quando afferrò i miei seni emise un suono rauco di puro stupore. Li strinse, li soppesò, li accarezzò con reverenza. I pollici sfregavano i capezzoli, li pizzicavano piano. Mi morsi il labbro, eccitata da morire. Marco guardava in silenzio, il cazzo già duro nei pantaloni.
Mi inginocchiai di nuovo, questa volta davanti a Luca. Gli tirai fuori un cazzo lungo e spesso, già bagnato di pre-eiaculato. Lo succhiai con gusto mentre Marco si spostava con la carrozzina per guardare meglio. Luca mi teneva la testa, gemendo, mentre io lo prendevo fino in gola.
Poi mi alzai. Prima toccò a Marco. Lo aiutai a spostarsi sul letto, mi misi a cavalcioni e abbassai la figa fradicia sul suo cazzo. Lo cavalcai piano all’inizio, poi sempre più forte, i miei seni che rimbalzavano pesantemente. Marco mi afferrava i fianchi come poteva, spingendo dal basso. Venni per prima, stringendolo dentro di me con spasmi violenti. Lui mi seguì poco dopo, riempiendomi con fiotti caldi.
Appena mi alzai, Luca mi prese da dietro. Mi fece chinare sul bordo del letto, le tette schiacciate contro il materasso, e mi entrò dentro con una spinta profonda. Era grosso, mi allargava tutta. Mi scopava con ritmo deciso, una mano che mi stringeva un seno, l’altra sul clitoride. Il suono bagnato dei nostri corpi riempiva la stanza. Venni di nuovo, urlando, e lui mi seguì, venendo dentro di me con un gemito lungo e gutturale.
Restammo lì, nudi, sudati, soddisfatti. Io tra loro due, i capelli rossi sparsi sul cuscino, le cosce ancora bagnate di sperma.
«Altre lezioni da programmare?» chiesi ridendo.
Entrambi annuirono.



Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
​Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
​Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
​Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com

Anna_83
scritto il
2026-04-17
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