Due troie al bar, parte 2

di
genere
trio

Dunque da un po’ di tempo avevo puntato queste due tardone madre e figlia. La vecchia mezza rincoglionita ma secondo me con ancora una discreta voglia di cazzo, la giovane (si fa per dire) stronza acida montata meritevo di essere sfondata davanti e dietro ad ogni costo. Se a ciò aggiungiamo che non scopavo da una settimana è chiaro quanto fossi voglioso di farmi le due puttane pronto a cogliere ogni occasione.

Ero andato a fumarmi una sigaretta nel cortile del bar quando vidi uscire la signora Genoveffa. Col suo solito passo malfermo mi passò davanti, mi salutò e proseguì verso la porta del bagno del bar dall’altra parte del cortile.
Forse perchè non ci avevo mai fatto caso per la prima volta mi accorsi che la vecchia stava lì dentro un secolo e mezzo. Ma che faceva tanto tempo così sulla tazza? Vabbè che era una vecchia rimbambita ma a tutto c’è un limite.
Finii la sigaretta, ne fumai una seconda e lei ancora non era uscita.
Curioso mi avvicinai alla porta del bagno.
E la sentii… La sua voce era chiara e nitida erano rantoli soffocati ma insistenti e potevano avere poche spiegazioni.
O stava cagando un canotto o stava lavorando con le dita.
Un ultimo gemito, stavolta nemmeno soffocato mi tolse ogni dubbio, sentii chiaramente mugulare ‘siiiiiiii’.
La vecchia si sparava un ditale.
Ecco perchè ci metteva sempre tanto per uscire dal cesso.
Pensai che la cosa era tutta a mio vantaggio e per un attimo comincia a riflettere sul da farsi. Forse avrei dovuto aspettare che uscisse e propormi con delicatezza, forse potevo strizzarle l’occhio all’indomani prima che si chiudesse in bagno, forse potevo andare di là raccontare la cosa a tutto il bar e sputtanare la figlia per togliermela di torno.
Potevo giocare tante carte ma era mercoledì e non fottevo da tre giorni così il mio istinto mi fece reagire prima ancora di pensare.
Afferrai la maniglia e aprii la porta.
Sapevo che non era chiusa a chiave visto che la chiave era sparita da quasi un anno. La mia era pura curiosità di beccarla a gambe larghe sulla tazza e togliermi la voglia e la curiosità di vedere la patata alla vecchia. Se urlava potevo sempre dire che mi ero sbagliato e avrei comunque intravvisto il suo pelo.
Aprii. Ma restai dsorpreso. La vecchia non era dove doveva essere.
Seduto sulla tazza non c’era nessuno.
La vecchia anziché essere lì se ne stava ritta in piedi di fronte al lavandino nuda. Sul lavandino c’erano il suo vestito intero grigio e le mutandine bianche. La vecchia, con l’acqua aperta, li stava lavando delicatamente. A giudicare dall’intenso odore di muschio si capiva bene cosa era successo, si era sparata un grilletto ed era venuta come una fontana. Troppo.
Il suo seme aveva inzaccherato vestito e mutande ed ora doveva fare pulizia.
Indossava ancora le calze di nylon, nere ma corte sotto al ginocchio. I gambaletti da vecchia.
La guardai. Guardai la sua panciotta celulitica, le sue tette ancora decenti e con un bel capezzolonme a chiodo e il suo culo stretto e sodo come quello della figlia. Lei alzò gli occhi e da dietro le spesse lenti mi fissò senza dire molto. ‘Mi scusi, mi scusi tanto’ mormorò cercando di pulire il vestito ancor più in fretta.
‘Faccia con calma’ le dissi io e mentere lo dicevo automaticamente mi calai la zip dei pantaloni.
Il mio cazzo emerse in tutta la sua potenza.
Ed era già nella posizione giusta.
Le misi due dita sulla fica pelosa e ingrigita e la sentii umida e caldissima. La palapi piano piano.
‘Veloce che tra un po’ arriva mia figlia’ disse lei tutto d’un fiato.
‘ok signora ok’ annuii io e senza perdere altro tempo glielo infilai prendendola da dietro contro il lavandino.
Dovevamo fare in feretta ma volevo godermi per bene quella chiavata così pompavo con forza approfittando della posizione per palparle tette e fianchi.
La vecchia era scatenata.
Venimmo insieme in pochi minuti e io le inondai ancor di più la fica pelosa, quindi ci rivestimmo in gran fretta e io le consigliai di mettere le mutandine nella borsetta per fare prima.
Uscimmo.
Cristina faceva ancora comizio al bancone del bar e quasi non si accorse di niente noi invece eravamo solo all’inizio.
Il giorno dopo appena la vecchia mi fece l’occhiolino mi alzai e la precedetti in cortile. Stavolta entrammo in bagno insieme e ci spogliammo per poterlo fare per bene. Con le solite calzettine nere e basta la vecchia si mise comoda sulla tazza e me lo succhiò un po’ mostrandomi una gran fame di cazzo quindi la scopai di nuovo a pecora contro il lavandino. Lei godeva e si sentiva chiaramente che stava venendo.
Conclusi sborrandole dentro alla fica mentre lentamente le avevo infilato un ditino nel culo per cominciare a saggiarne la consistenza.
Il terzo giorno, era venedì, la vecchia attaccò subito col pompino ma appena decise che era ora di fottere mi chiese di sedermi sulla tazza e mi ci si sedettte sopra iniziando a cavalcarmi. Il mio cazzo le entrava e usciva ad ogni colpo e pareva tutto meno che vecchia e stanca.
Io la faeco contenta e mi godevo la chiavata ciucciandole amabilmente i capezzoli. Poi, dopo aver evidentemente goduto si arrestò e mi fissò mentre sollevava la fica dal mio cazzo, Con una mano mi afferrò l’asta e la mise in posizione ‘Facciamoci aiutare dalla forza di gravità’ disse e così facendo si lasciò scivolare piano piano giù sul mio cazzo mentre io sentivo il suo culo che si dilatava lentamente.
Quando fu ben dentro la vecchia iniziò a pompare su e giù facendomi godere come un animale. Le piaceva farsi inculare e non ne faceva un mistero. Sborrai appagato in quel bel culo poco dopo.
Ci rialzammo in piedi soddisfatti per ripulirci.
Ora le visite di Genoveffa e di quella stronza di figlia erano per me graditissime. Mi ero trovato la porca che mi succhiava il cazzo a metà mattina e non mi dispiaceva affatto, tanto più che essendo in bagno a scoparmi la madre non ero più tenuto a sentire le stronzate della figlia. Ogni mattina dal lunedì al venerdì alle 9 e 30 in punto ci chiudevamo nel bagno del bar e pompavamo per un bel quarto d’ora alternando chiavate a inculate e pompini. La vecchia non ne aveva mai abbastanza ed io nemmeno con buona pace di Romina che ora poteva dormire tranquilla senza che il culo le bruciasse più di dolore.
La pacchia, se così possiamo dire, finì tre settimane dopo.
Evidentemente tendevamo a metterci sempre più tempo o avevamo fatto qualche passo falso fatto stà che proprio mentre eravamo nel buono con Genoveffa china a novanta sul lavandino e io dietro a incularla a tutta forza la porta si aprì.
Io ero in piena sborrata e feci appena in tempo a voltarmi per vedere la faccia brutta e allibita di Cristina che mi fissava.
Non avevo ancora terminato così metà sborrata restò in culo a Genoveffa ma l’altra metà mi schizzò fuori mentre mi voltavo andando a incollarsi sui begli stivali della rgazza.
Alla fine di tutto una gran soddisfazione.
Inculargli la madre fu il modo migliore di mostrare a Cristina tutto il mio disprezzo.
Dal giorno successivo non si fecero più vedere al bar.
Troppa vergogna ovviamente.
Nonostante ciò, in un paio di occasioni fui ancora ospite a casa della vecchia quando la figlia era assente e chiavammo come ricci per tutto il tempo che ci pareva.

jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-04-13
3 1 9
visite
4
voti
valutazione
5.8
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Due troie al bar

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.