Bangla
di
Carcassone
genere
gay
Non ricordo nemmeno più da quanti anni e' aperto il bangladino dietro casa mia. Dopo le prime diffidenze e' riuscito a trovare una sua collocazione nel tessuto di quartiere.
Qualche tempo fa ha fatto venire in Italia il resto della sua famiglia, moglie e due figli maschi di otto e dieci anni.
Mia madre e' cliente abituale del suo negozio e spesso ,bangla, ci porta la spesa a casa.
Mi ha visto crescere e adesso che sono laureato in lettere ed in attesa di lavoro ,ha pensato bene, sotto il consiglio di mia madre, di chiedermi se avessi potuto, a pagamento, aiutare i suoi pargoli con l'italiano.
Così ho iniziato a frequentare la sua casa tre volte a settimana.
La moglie lo sostituisce in negozio per qualche ora il pomeriggio così lui sale in casa si doccia e riposa per qualche ora.
Questa cosa , che puoi sembrare banale routine , mi ha sconvolto la vita.
Un mercoledì, mentre con i suoi ragazzi sedevamo in cucina a fare i compiti, lui esce dal bagno con indosso un accappatoio liso e viene verso di noi. Apre il frigo e si inchina divaricando le ginocchia.
L'accappatoio si apre nella parte bassa e mette in mostra un cazzo che quasi toccava per terra , contornato da peli neri e lucidi.
Senza volerlo non distolgo subito lo sguardo e lui se ne accorge.
Colgo nel suo sguardo la disapprovazione, poi, si alza e se ne va.
Continua però a girare per casa stringendo il cazzo avvolto dell'accappatoio. Ogni volta che lo fa alza lo sguardo e incrocia il mio che subisce una specie di magnetismo.
Mi vergogno molto ma poi i giorni passano e non accade più niente.
Pochi giorni fa suona al citofono, mia madre è dal medico con mio padre quindi vado io ,apro come al solito e lascio la porta accostata.
Riesco a sentire l'ascensore e poi i suoi passi che vengono verso di me.
Mi giro, ha due sporte in mano cariche di frutta e verdura. Sa cosa fare, va verso la cucina e le lascia sul tavolo, poi viene verso la sala, passaggio obbligato per uscire.
Invece di salutare ed andarsene si ferma in piedi dietro di me.
Sento la presenza e mi giro curioso. E' un uomo mingherlino, non pesa più di sessanta chili, ed ha una quantità enorme di capelli pettinati con la riga da una parte. Mi fissa, poi sembra sospirare, ha l'alito di birra, mi guarda e sentenzia : - tu froscio- Lo guardo esterrefatto -che cazzo dici? -rispondo di istinto, lui indietreggia di un passo e mi dice : - a te piace questo - e, nel dirlo, libera il suo cazzo. Mi sento avvampare , scoperto, così tento una replica : - no, non mi piace, solo che.... e' enorme -mi rendo conto di avere la voce tremante, lui , senza parlare armeggia con le mani nei pantaloni e mette in libertà anche i suoi coglioni. Il quadro e' completo, mi tremano le gambe mentre quel cazzo inizia a gonfiarsi.
Fa un passo verso di me, e' incerto ma fa un tentativo. Ho il cazzone all'altezza delle spalle ,lui lo fa balzellare su e giù. Mi ipnotizza. E' sicuramente ubriaco perché la puzza di birra e' pungente.: - che stai facendo? - dico, cercando di impostare la voce- tu fai bocchino ed io va via -lo dice mentre si sega il cazzo diventato tutto lucido.
Sebbene fossi sicuro di avere qualche tendenza non avevo mai provato.
Come in un sogno mi ritrovai faccia a faccia con quel cazzone, lo afferrai e, senza pensarci , cominciai a leccarlo.era salato e un po' appiccicoso ma caldo e setoso. Afferrai con la sinistra le sue palle, erano maestose, le mie al confronto....due ossi di oliva.
Succhiai come avevo visto fare tante volte e....mi piaceva. Il bangla mormorava parole incomprensibili mentre dettava il ritmo della mia testa con le sue mani. Lo sentii arrivare ma la mia determinazione a non mangiarlo fu vinta dalla sua che spinse la cappella a sfiorare l'ugola e a vomitare cinque getti di sborra bollente che sentii scendere in gola. Mi sentivo vinto, frastornato. Pulii il cazzo come meglio potevo, leccando ogni parte in cerca di residui. Il bangla si ricompose e prese la strada dell'uscita lasciandomi seduto, vicino al tavolo tutto scapigliato e con una voglia terribile di farmi sfondare il culo....
Qualche tempo fa ha fatto venire in Italia il resto della sua famiglia, moglie e due figli maschi di otto e dieci anni.
Mia madre e' cliente abituale del suo negozio e spesso ,bangla, ci porta la spesa a casa.
Mi ha visto crescere e adesso che sono laureato in lettere ed in attesa di lavoro ,ha pensato bene, sotto il consiglio di mia madre, di chiedermi se avessi potuto, a pagamento, aiutare i suoi pargoli con l'italiano.
Così ho iniziato a frequentare la sua casa tre volte a settimana.
La moglie lo sostituisce in negozio per qualche ora il pomeriggio così lui sale in casa si doccia e riposa per qualche ora.
Questa cosa , che puoi sembrare banale routine , mi ha sconvolto la vita.
Un mercoledì, mentre con i suoi ragazzi sedevamo in cucina a fare i compiti, lui esce dal bagno con indosso un accappatoio liso e viene verso di noi. Apre il frigo e si inchina divaricando le ginocchia.
L'accappatoio si apre nella parte bassa e mette in mostra un cazzo che quasi toccava per terra , contornato da peli neri e lucidi.
Senza volerlo non distolgo subito lo sguardo e lui se ne accorge.
Colgo nel suo sguardo la disapprovazione, poi, si alza e se ne va.
Continua però a girare per casa stringendo il cazzo avvolto dell'accappatoio. Ogni volta che lo fa alza lo sguardo e incrocia il mio che subisce una specie di magnetismo.
Mi vergogno molto ma poi i giorni passano e non accade più niente.
Pochi giorni fa suona al citofono, mia madre è dal medico con mio padre quindi vado io ,apro come al solito e lascio la porta accostata.
Riesco a sentire l'ascensore e poi i suoi passi che vengono verso di me.
Mi giro, ha due sporte in mano cariche di frutta e verdura. Sa cosa fare, va verso la cucina e le lascia sul tavolo, poi viene verso la sala, passaggio obbligato per uscire.
Invece di salutare ed andarsene si ferma in piedi dietro di me.
Sento la presenza e mi giro curioso. E' un uomo mingherlino, non pesa più di sessanta chili, ed ha una quantità enorme di capelli pettinati con la riga da una parte. Mi fissa, poi sembra sospirare, ha l'alito di birra, mi guarda e sentenzia : - tu froscio- Lo guardo esterrefatto -che cazzo dici? -rispondo di istinto, lui indietreggia di un passo e mi dice : - a te piace questo - e, nel dirlo, libera il suo cazzo. Mi sento avvampare , scoperto, così tento una replica : - no, non mi piace, solo che.... e' enorme -mi rendo conto di avere la voce tremante, lui , senza parlare armeggia con le mani nei pantaloni e mette in libertà anche i suoi coglioni. Il quadro e' completo, mi tremano le gambe mentre quel cazzo inizia a gonfiarsi.
Fa un passo verso di me, e' incerto ma fa un tentativo. Ho il cazzone all'altezza delle spalle ,lui lo fa balzellare su e giù. Mi ipnotizza. E' sicuramente ubriaco perché la puzza di birra e' pungente.: - che stai facendo? - dico, cercando di impostare la voce- tu fai bocchino ed io va via -lo dice mentre si sega il cazzo diventato tutto lucido.
Sebbene fossi sicuro di avere qualche tendenza non avevo mai provato.
Come in un sogno mi ritrovai faccia a faccia con quel cazzone, lo afferrai e, senza pensarci , cominciai a leccarlo.era salato e un po' appiccicoso ma caldo e setoso. Afferrai con la sinistra le sue palle, erano maestose, le mie al confronto....due ossi di oliva.
Succhiai come avevo visto fare tante volte e....mi piaceva. Il bangla mormorava parole incomprensibili mentre dettava il ritmo della mia testa con le sue mani. Lo sentii arrivare ma la mia determinazione a non mangiarlo fu vinta dalla sua che spinse la cappella a sfiorare l'ugola e a vomitare cinque getti di sborra bollente che sentii scendere in gola. Mi sentivo vinto, frastornato. Pulii il cazzo come meglio potevo, leccando ogni parte in cerca di residui. Il bangla si ricompose e prese la strada dell'uscita lasciandomi seduto, vicino al tavolo tutto scapigliato e con una voglia terribile di farmi sfondare il culo....
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