Al maneggio con Zia Luisella

di
genere
incesti

Si parte per Voghera, un ora e mezza di macchina o poco più.
Li vive Mirna, la mamma di zio Aldo, marito di zia Luisella, sorella di mia mamma.
Una parentela molto alla lontana, mooooolto!
Per questo un po’ mi chiedo se sia il caso di andare con loro alla festa di compleanno della nonna visto che nemmeno la conosco.
Un weekend a Voghera, bella città nulla da dire, non paga certo l’alternativa di una domenica a casa della signora Lilliana, gran troione tettona o della signora Marta, vecchia vacca da monta o dell’ultima new entry, la signora Ines, una mamma matura che si piscia addosso quando viene.
Sono tre delle non poche vacche che ho sedotto in questo anno a casa di mia zia Luisella, tre vacche che con la zia fanno quattro.
A scuola non sto combinando gran che, lo ammetto, ma la mia vita sessuale invece si è impennata al massimo. Donne mature che amano il cazzo giovane e super grosso sembrano piovermi addosso in ogni situazione…
Così, mentre ero ancora indeciso se trovare una scusa per lasciare che i miei zii e mio cugino se ne andassero a Voghera per organizzarmi un bel weekend di trombate ecco che piove in camera zia Luisella.
Sono le dieci di sera, sto cercando di legger un libro con quelle lucette che si attaccano alle pagine. Non è un gran che come comodità.
Dall’altra parte della stanza dorme mio cugino Fabrizio, più giovane di me di due anni, frocio convinto, all’occorrenza lo uso come svuota sborra visto che adora farselo mettere nel culo.
Sia come sia, si apre la porta. Appare mia zia Luisella, nuda. Ha una ottava di tette che le ballonzolano davanti e incantano la vista anche nella penombra.
Si avvicina al mio letto. “Hai caldo zietta…?” le dico mentre si siede accanto a me.
“Lascia stare, tuo zio ha fatto la sua performance mensile. Cinque minuti netti con schizzata sulle tette” la sola luce della lampada da libro non me la fa vedere bene quindi allungo la mano, le accarezzo le tettone e si, sono umide.
“C’è l’hai un clenex?”.
Ovvio che li ho con tutta la sborra che scorre in questa stanza sono sempre sul comodino. Le porgo il cubo contenitore, lei ne prende un paio, inizia a pulirsi le tettone. Ovviamente mi pare carino aiutarla e stanarla un po’ mentre il cazzo mi si drizza, il libro cade per terra e il lenzuolo si solleva sotto la mia erezione.
“Scopare tuo zio è come farsi venire il prurito alle gambe” mormora.
“Nel senso che dopo hai ancora voglia di grattarti” annuisco giocando con un suo capezzolo.
“Si se trovi il dito giusto” annuisce.
Abbasso il lenzuolo, il cazzone è già dritto e duro “va che ditone”.
“Ummm” sorride lei prendendolo in mano.
Inizia a segarlo piano piano mentre io ho tutte e due le mani sulle sue tettone “Non ci sente?”.
“Ma va, dopo la sua prodezza da cinque minuti crolla sempre come un sasso. Potremmo scopargli davanti al naso e non sentirebbe” minimizza lei scivolando lungo il lettino a una piazza accanto a me.
Poi volta la testa, si accorge che Fabrizio ci sta guardando. “Tu che fai? Vai in salotto a guardare la tv”.
“Ma scopate adesso?” domanda Fabrizio.
“L’idea è quella -dico io- mentre con le mani sto già toccando il corpo nudo di Luisella nei punti giusti”.
Oramai sono tre sette mesi che scopo con zia Luisella, abbiamo iniziato dopo nemmeno una settimana che ero loro ospite e non ci siamo più fermati.
Fabrizio ha scoperto tutto poco più di due mesi fa. Non ha fatto problemi visto che era già consapevole di avere la madre porca. In un paio di occasioni ho anche provato a fargli intendere che sua madre di cazzi ne prenderebbe anche due ma non ha abboccato. È inutile, il suo cazzetto sembra fatto solo per orinare, a lui piace prenderlo non darlo.
Comunque superato il problema di tenere segrete le scopate con sua madre Fabrizio è diventato un fido alleato per distrarre il padre, allontanarlo da casa, una volta l’ho persino messo a fare da palo vicino alla macchina mentre sua madre ed io ci scopavamo dentro nel parcheggio di un centro commerciale.
“Vai pure di la e se senti tuo padre muoversi fai rumore” gli dice la madre che ormai ha accettato anche la sua condizione di gay passivo.
“Vi spiace se rimango” mormora lui.
“Non ti scandalizza più vedere tua madre che ci da dentro? L’altra volta sei scappato quando ci hai visto” commento mentre Luisella si è già messa a succhiarmelo per bene strusciandolo fra le enormi mammelle.
“Vorrei guardare…” insiste lui mentre meccanicamente si tocca il cazzetto sotto alle coperte.
“Sta facendo progressi” rido.
“Magari impara qualcosa” aggiunge Luisella che, avendo deciso di aver portato il mio attrezzo alla durezza necessaria si sta girando a pancia sotto per farsi montare a pecora, la sua posizione preferita.
Me la faccio. Dritto nella ficona. Bagnata, larga e caldissima. La afferro ai larghi fianchi burrosi e parte la giostra…
Fabrizio accende la sua abat-jour per vederci meglio e si sega a tutto spiano…

SPROK!
“Aia… ma fai piano nel culo cavolo”.
“Volevo chiudere in bellezza zia”
“Si ma avverti, è pur sempre un culo”.
“Ma se sei sfondatissima” rido io spingendo più forte.
“Sono asciutta” borbotta lei.
Inizio a muoverglielo fra le chiappe piano piano “non più… senti che lava calda”.
Fabrizio fa un gemito. Al solo vedere la madre inculata si è venuto in mano.
Andiamo avanti ancora un po’. Torno alla sua gran fica, stavolta con lei sotto a gambe spalancate, pompo deciso mentre le smanazzo bene le tettone… vengo…
“Adesso non basta un clenex” rido mentre continuo ad andare su e giù per svuotare ben bene il tubo.
“Dopo faccio la doccia, vai sereno” mi incita lei mettendomi le mani sul culo e tirando a se per farselo entrare il più possibile.
Intanto Fabrizio si sta sparando un altra pippa.

Soddisfatta si alza dal letto. Si tiene una mano a coppa fra le gambe per non colare a terra tutta la roba che le esce dalla patatona. “Piaciuto lo spettacolo” ridacchia guardando il figlio.
“Ummm si” mormora un po’ imbarazzato il figlio che si è sborrato addosso due volte e ora pare navigare nel suo sperma.
“I bagagli li avete fatti? Portate roba leggera che siamo in primavera ma mettete anche una giacca a vento che non si sa mai”.
“A parte che io ho solo il chiodo e la giacca di jeans ma sai, pensavo che potreste andare solo voi. Io che cazzo ci vengo a fare zia?”.
“È il compleanno di nonna Mirna, è una tradizione”.
“Ma mica è mia nonna” obietto.
“È la nonna di tutti, devi venire”.
“Avrei altro da fare”.
“Si lo so, darti da fare con qualche troia, lo so. Ma studi ogni tanto? Guarda che se ti bocciano sono cazzi acidi”.
“Ma si vai tranquilla. Dai che cazzo vengo a fare?”.
Lei sorride “Ti dico solo una cosa. La festa e la cena si fanno al sabato sera. Tuo zio tende sempre a svuotare le bottiglie quindi, alle undici al massimo parte. La casa è grande, un vecchio casale in periferia, ci sono stanze singole per tutti…hai capito tesoro?”.
Sorrido “una bella monta a Vigevano con la zietta” annuisco.
“Mi sono comprata le autoreggenti nuove. Vedrai che roba”
“Occazzo, vengo fosse solo per leccarti le gambe col nylon” rido.
“Non te ne pentirai” annuisce lei, poi si avvicina, mi ficca la lingua in bocca e se ne va danzando nuda verso il bagno.
“Certo che sei un bel pirla” dico a Fabrizio appena siamo soli.
“Non volevi che guardassi? Scusa”.
“Ma no, scemo, non ti è venuto in mente di saltarle addosso con me invece di smanazzarti il cazzo a vuoto.
“Lo sai che non mi piace la figa -si giustifica lui- mi esalta l’idea che mamma sia una troia ma non riuscirei mai a…
“Che scemo” chiudo e mi giro dall’altro lato per dormire.
Due minuti scarsi, buio profondo, sento un corpo vicino a me. È Fabrizio.
“Che cazzo fai?”.
“Mi ha messo tanta voglia guardarvi” e cerca in qualche modo di infilarsi sotto alle lenzuola.
“Ma va a dormire va”.
Lui insiste, infila le mani sotto al lenzuolo,mi accarezza il cazzo.
“E basta dai…”.
Insiste, lo stringe, lo sega “sta già venendo duro” mugola.
In effetti è vero. Ho un cazzo sempre attivo.
“Dai forza, scivola sotto le coperte troietta” gli dico.
Lui coglie l’occasione al volo, mi scivola di fianco, si accuccia su un fianco e struscia il suo sedere sodo sul mio uccello.
Su un fianco anche io, me lo prendo con la mano, con l’altra gli allargo un po’ le chiappe e spingo.
“Ooooooo” mugola.
Ormai ha il culo così aperto che entro senza anestesia.
“Dai troietta che ti monto come la mamma”
“O si, si” geme lui segandosi.
Stringo a me il suo giovane corpo, lo tengo stretto, glielo spingo su fino ai coglioni e inizio a sbattermelo per un quarto d’ora buono fin che non sborro facendogli un bel clistere di sperma.
“Hai goduto?”.
“O siiii” mormora lui.
“Adesso vai a letto che domani ci alziamo presto”.
“È ma mi scappa la cacca” balbetta.
“E allora vai a cagare, io dormo” e mi volto sull’altro lato davvero deciso a farmi qualche ora di sonno.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-22
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