S.O.S. Nonna

di
genere
incesti

“Sento un rumore”.
“Ma no è il letto che cigola zia” la rassicuro senza smettere di montarla.
“No, no c’è qualcosa che non va, fermati un po’” insiste lei.
Mi fermo, dietro di lei,
col cazzo duro, dentro di lei,
Oggi eravamo soli a casa senza zio ne cugino e ne abbiamo approfittato. Zia aveva un collant da troia fenomenale. Nero ma già aperto in vita, c’è proprio una cavità per lasciare libera la patata senza togliere le calze.
Devono averlo progettato apposta per i porci innamorati del nylon come me.
Ovviamente appena me lo ha mostrato indosso l’ho subito presa come una furia. Abbiamo fatto un po’ di preliminari in salotto ma ci siamo subito spostati in camera sua perché alla fine scolare e sborrare per tutto l’appartamento non è sano. Prima o poi mio zio potrebbe anche annusare qualcosa.
Meglio lasciare il cornuto nel suo oblio.
Posizione classica. Pecorina!
Con le enormi tettone di zia libere di ciondolare ritmicamente e la sua bella fica contornata da questo eccitante nylon si stava già prefigurando un pomeriggio da paura quando è arrivata questa cosa del rumore.
Ora non dico che zia Luisella sia ossessiva ma a volte si fa un po’ di paranoie come quando ha cronometrato il tempo che le ci vorrebbe per mettersi i vestiti da quando sente lo zio uscire dall’ascensore, o quando ha detto che non possiamo scopare in camera sua perché resta il segno sul materasso. Però cazzo, adesso sente anche il rumorino. Ma porta troia proprio mentre ero nel buono.
“Dai non c’è nulla” insistito col cazzo chi si consuma dentro di lei ansioso di poter andare su e giù.
“Eppure lo sento… ascolta bene”.
Ci provo.
TUMP!
1,2,3
TUMP
e poi ancora.
Cristo ha ragione c’è qualcuno che batte sul muro.
Zia balza in avanti, SFLOP, il cazzo sguscia fuori dal suo gran figone.
Aia! Aia! che frustata.
Si getta verso il muro d’angolo. Batte anche lei a pugno tok tok tok.
Riposta Tump Tump dall’altra parte.
Che facciamo giochiamo al codice morse? Io stavo facendo un gioco molto più divertente nella sua fica..
Finalmente una voce molto flebile chiarisce la cosa “aiuto, aiuto”.
Zia batte ancora “signora Bianca è lei?”.
“Aiuto, sono caduta” insiste la donna.
La zia mi guarda “è la pensionata che vive qui accanto. La conosci?”.
“No, mai vista”.
“Non esce molto. Vive sola e è già un po’ su con gli anni. Mi sa che ha bisogno di aiuto”.
Ci vestiamo (si fa per dire) io mi metto le braghe della tuta, zia un camicione lungo che ha sempre a portata di mano.
Usciamo in corridoio, proviamo ad aprire la porta ma è chiusa dall’interno.
E adesso?
La zia mi guarda. “L’unica è se esci dalla finestra di camera tua, vai sul cornicione e entri dal suo bagno”.
“Lo sai che siamo al quinto piano vero zia?”
“Ma dai un fusto come te”.
“O si, l’uomo ragno sono” rido.

Alla fine seppur con qualche perplessità ci provo. Apro la finestra e cercando di non guardare di sotto metto i piedi sui 30 centimetri di cornicione.
Mi volto, cerco degli appigli casuali… ci riesco.
Raggiungo la prima finestra che dovrebbe essere il bagno dell’appartamento della signora.
Per un attimo ho un brivido pensando “e se è chiuso che cazzo faccio?” perché voglia di rifare il percorso inverso proprio non ne ho.
Mi va bene, è aperto. È una finestra scorrevole di quelle che si alza il vetro verso l’alto. Faccio pressione con la mano, spingo in su… si apre abbastanza per passarci.
Badando di non scivolare proprio adesso e schiantarmi cinque piani più sotto scivolo dentro.
È fatta. Sono l’uomo ragno a tutti gli effetti!

Sono in un bagno, piccolo. Tazza e bidet uno accanto all’altro, lavandino e una doccia piuttosto stretta. La vedo!
Un donnone sui settanta anni. Cicciotta, massiccia, sarà un cento chili minimo.
Nuda!
È sdraiata a terra sul piatto della doccia con una gamba in avanti e l’altra piegata sotto al culo.
Il bello è che oltre a mettere subito in mostra due discrete tettone mostra anche un discreto scorcio della patatona.
“Sono caduta” dice sorridendo felice per il mio intervento.
“Venga che la aiuto”.
Mi faccio forza e cerco di sollevarla senza farmi andare giù l’ernia. Le sue tettone (sarà una quarta) tonde, a mela, un po’ molliccie coi capezzoli miniscoli.
Ora che è in piedi la sostengo con una mano sotto ai seni, il contatto è piacevole.
“Venga signora faccia piano” le dico mentre, sempre con una mano praticamente sulle tettone, raggiungiamo il salotto dove la aiuto ad adagiarsi sul divano.
Mi siedo davanti a lei su una poltrona. “Come fa? Sente dolore?” le chiedo mentre mi viene da guardarle il cespuglio fra le gambe.
“Sono scivolata facendo la doccia” mormora la signora Bianca.
“Capita”.
“Mi sa che ho battuto qui, il ginocchio, un po’ la coscia forse” e allunga in avanti la gamba sinistra per mostrarmi dove fa male.
Nel farlo forse non si rende conto che apre abbastanza le gambe per mettere in bella vista il suo vecchio figone.
Pelo rado, un po’ nero un po’ grigio, grosse labbra scure che sporgono. Mica male come spettacolo improvvisato. Uno spettacolo che solleva subito qualcosa…

Il fatto è che io stavo trombando e l’avevo già duro come un palo, poi certo quella passeggiata sul cornicione e la strizza di cadere un po’ lo hanno attenuato ma appena entrato nel bagno con quel bel corpo nudo della vecchia subito si è smosso qualcosa, si è smosso un altro po quando le ho praticamente palpato le tettone e adesso siamo in erezione totale con lei che continua a toccarsi la gamba e mostrare la ficona.
La mia tua è tesa come non mai. Ho un bozzo da paura che sta per esplodere.
Mi avvicino. Le accarezzo la gamba ad altezza coscia “qui le fa male?”.
“Umm si, proprio lì”.
La accarezzo con più decisione “non sembra rotta sarà solo una botta”.
“È speriamo” sorride lei.
Continuo a massaggiarla, la mia mano sale un po’. Se devo massaggiare la coscia la massaggio fin da dove inizia direi…
Ora ho praticamente la mano destra che le sfiora i peli mentre con la sinistra le sorreggo la gamba da sotto il ginocchio.
“Meglio signora?”.
“Umm, si, grazie, aiuta molto” annuisce.
La mia mano si fa più insinuosa, tre dita le accarezzano i pochi peli pubici, il pollice le sfiora il grosso grilletto sporgente.
Faccio un veloce su e giù per stuzzicarlo.
“Ummm”.
“Piace?”.
“Rilassa molto” annuisce.
Ci prendo gusto e anche senza entrare comincio a muovere il pollice stimolandole le labbra vaginali sempre più forte.
Lei chiude gli occhi, non dice nulla, mugugna… poi di scatto spalanca gli occhi, mi fissa strano, io mi fermo, la fisso a mia volta con aria ingenua come se non capissi cosa c’è.
“Scusa ma cosa hai sotto la tuta?”.
“Come scusi?”.
“Il bozzo” indica.
“A! È bhe scusi sa ma guardi dove ho le mani”.
“Mi stai mica dicendo che ti è venuto duro con una nonnina come me”
Sorrido “signora se lei fosse mia nonna l’avrei già tirato fuori” e tanto per sottolineare che non scherzo col pollice sollevo un po’ il suo gran grilletto e ci ficco dentro la punta dell’anulare.
“Fa parte del massaggio questo?” sussurra.
Le spingo il dito dentro più che posso. “Un massaggio completo”.
Lo muovo appena appena, lei si lascia scappare un gemito. Inizio a muoverle il dito piano piano.
“Ummmm occavolo” mormora.
“Piacevole signora?”.
“Chiamami Bianca -sospira- ma lo sai che saranno vent’anni che non provo una cosa così”.
“Accidenti…” sorrido e aumento il ritmo.
“O si, o si, o ecco, dai, più veloce” mugugna mentre gliela masturbo con un dito sentendola già un po’ bagnata.
Poi, con uno scatto mi afferra la tuta, abbassa decisa. Il mio uccello durissimo scatta sull’attenti.
Sgrana gli occhi “ma allora è tutto vero, credevo avessi qualcosa in tasca”.
Io le sorrido orgoglioso continuando a muoverle il dito dentro “tutta roba mia”.
“Senti io da ragazza ne ho presi non pochi ma ti giuro che una cosa così non l’ho mai vista”.
“Bianca se vuole toccare faccia pure”.
Lo afferra, lo stringe “è durissimo”.
“È lei che me lo fa venire duro signora”.
“Dammi del tu tesoro” sospira.
Ora le dita nella figa sono due. Le muovo deciso e veloce, la voglio far bagnare per bene.
“Ma porcaaaaa!” urla e subito dopo il suo seme le cola fuori fra le mie dita.
È venuta!
“Sei fantastico sappilo”.
“Grazie. Va meglio la coscia?”.
“O si, adesso è la mia vecchia patonza che ha bisogno di soccorso”.
“Non temere ci penso io” e lesto levo le dita, mi infilo con la testa fra le sue cosce e inizio a farle un bel lavoro di lingua gustandomi il seme amarognolo che sembra continui a uscire.
“Ummm la lingua o siiii, siii” si lascia andare la vecchia ancheggiando avanti e indietro.
Viene ancora, deve averla rovente…
“Basta, basta non torturarmi più, non basta la lingua, dammi il coso…”.
Sorrido “è bello pronto tranquilla” e senza esitare scivolo su di lei.
Gliela apro appena un po’ con la mano, il cazzone entra dentro senza problemi.
“Buon Dio che palo”.
“E non è ancora tutto” replico mentre spingo deciso.
“Me la stai sfasciando mai preso un coso così…”.
“Fa male? Vuoi che esca?”.
“O no per carità, non uscire tesoro, non uscire mai più”.
Carico a mille la tengo per le caviglie con le gambe belle sollevate e larghe e pompo con tutte le mie forze. Gode lei, godo anche io. La sua ciccia sudata sbatacchia ad ogni colpo, le sue tettone molli vanno su e giù ritmicamente, un’estasi per i miei occhi.
La visione della vecchia vacca nuda che gode così tanto mi eccita totalmente.
Vado avanti fin che resisto ma alla fine mi arrendo, mi lascio andare è una fiocinata di sborra le inonda l’utero calda come non mai.
Quando si sente riempire Bianca ulula “siiiiii” e viene di rimando ancora una volta.

“Mai scopato così bene in vita mia” sussurra la vecchia bagascia mentre si struscia sul mio corpo nudo. Io le sto accanto, una mano sulla sua tetta con cui gioco un po’, la mia bocca sul suo collo a leccarla dolcemente.
Come prima volta direi che non sono andato male.
Bussano alla porta, con insistenza.
Mi alzo, vado ad aprire. Non metto nemmeno i pantaloni tanto so già chi è.
Spalanco la porta e c’è mia zia con la faccia molto tesa ma appena vede che sono nudo cambia espressione “allora tutto bene?” sbotta.
Vede la vecchia signora Bianca nuda sul divano, sudata e con un rivolo della mia sborra che le esce ancora dalla figona.
“Beh direi che va tutto più che bene” sbotta la zia.
“Direi di si -sorrido- la signora era caduta nella doccia e…”
“E mi ha aiutata a rialzarmi” aggiunge con tono ingenuo la nonnina.
“Si ti ha alzata col crik che ha in mezzo alle gambe” la fa corta la zia.
Vedo Bianca arrossire per l’imbarazzo.
Le due si fissano. La zia, da sempre bisex, deve essere combattuta fra la rabbia per la scopata mancata e la lussuria che prova fissando la vecchia nuda.
Bianca non fa nemmeno finta di coprirsi. Probabilmente ha già capito che mi sbatto anche la zia.
“Forse è meglio che ora vada io a farmi la doccia” dico.
“Si certo, hai faticato molto caro ragazzo. Grazie, grazie ancora… ripasserai a trovarmi?”.
“O ma ovvio che ripasserò, passerò spesso stai tranquilla, però se non ti spiace la prossima volta entrerei dalla porta”.
Ridiamo tutti assieme in coro, poi salutiamo, zia e io ce ne andiamo.
“La facciamo assieme la doccia” mi sussurra mentre percorro il corridoio a cazzo al vento.
Le do una manata sul culo e strizzo una chiappona “mi pare ovvio”.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-21
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