In bilico
di
IL MICROBO
genere
gay
IN BILICO
Ci provava con tutti, gay o etero o quasi etero che fossero, sopratutto giovani di cui si invaghiva all'istante, invitandoli con le lusinghe, a volte con le minacce, e quasi tutti in un modo o nell'altro ci stavano. Aveva un cazzo di quelli che si ricordano per sempre dopo averlo sperimentato.
Ma un muratore di una certa età, regolarmente coniugato e per niente propenso ad immolarsi alle sue voglie ancora faceva resistenza.
-”Non vorresti provare?”
-”No dai” continuava a rispondergli “Non è nelle mie corde”.
A fine lavori gli propose un brindisi e si scolarono insieme un'intera bottiglia di prosecco. Nelle nebbie dell'alcool quel bel tomo continuava a incalzarlo.
Lo hai mai fatto? Una volta tanti anni fa. E come è andata? Niente di che. Lo hai preso dentro senza frignare? Non l'ho nemmeno sentito: ce l'aveva piccolo. Il mio come ti pare? Cavolo come sei attrezzato. Ti fa gola? Vorrei averlo io così.
Il dado era tratto. Qualche giorno dopo quel tale gli tornò fra i piedi per fare conti. Era in vena di confidenze.
-”Sai con mia moglie le cose non vanno per niente bene”.
-”Succede. Basta correre ai ripari”.
-”E come”.
-”Cercando altro”.
Il varco era aperto. Cosa ti pare del mio culo? Non gli manca niente. Credi che sentirei male? Un po' forse. Ce l'hai duro adesso? Sì. Me lo fai rivedere? Eccotelo. Posso toccarlo? Ma sì. Mi devo girare? Cosa aspetti? Resterà fra noi vero? Certo.
Guidami tu.
Da lì in poi fu tutta una passeggiata. Senza fare storie si mise faccia al muro con le braccia alzate, mostrandosi a tutto sedere.
-“Fai presto”.
L'atto fu consumato in profondità, senza troppe cerimonie.
-”Cosa ti è sembrato”.
-”Non pensavo”.
-”Non pensavi cosa?”
-”Che andava così bene”.
-”Se ne vuoi ancora torna”.
Ci prese l'abitudine. Gli sembrava di averne bisogno. L'altro era sempre pronto. Da allora almeno una volta a settimana gli capitava a tiro mendicandogli una veloce quanto sana scopata.
-”Mi vergogno però è così bello. E poi sai: mi fa sentire vivo”.
-”Mi dite tutti la stessa cosa”.
-”Sto diventando Frocio?”
-”Lo sei già”.
Ci provava con tutti, gay o etero o quasi etero che fossero, sopratutto giovani di cui si invaghiva all'istante, invitandoli con le lusinghe, a volte con le minacce, e quasi tutti in un modo o nell'altro ci stavano. Aveva un cazzo di quelli che si ricordano per sempre dopo averlo sperimentato.
Ma un muratore di una certa età, regolarmente coniugato e per niente propenso ad immolarsi alle sue voglie ancora faceva resistenza.
-”Non vorresti provare?”
-”No dai” continuava a rispondergli “Non è nelle mie corde”.
A fine lavori gli propose un brindisi e si scolarono insieme un'intera bottiglia di prosecco. Nelle nebbie dell'alcool quel bel tomo continuava a incalzarlo.
Lo hai mai fatto? Una volta tanti anni fa. E come è andata? Niente di che. Lo hai preso dentro senza frignare? Non l'ho nemmeno sentito: ce l'aveva piccolo. Il mio come ti pare? Cavolo come sei attrezzato. Ti fa gola? Vorrei averlo io così.
Il dado era tratto. Qualche giorno dopo quel tale gli tornò fra i piedi per fare conti. Era in vena di confidenze.
-”Sai con mia moglie le cose non vanno per niente bene”.
-”Succede. Basta correre ai ripari”.
-”E come”.
-”Cercando altro”.
Il varco era aperto. Cosa ti pare del mio culo? Non gli manca niente. Credi che sentirei male? Un po' forse. Ce l'hai duro adesso? Sì. Me lo fai rivedere? Eccotelo. Posso toccarlo? Ma sì. Mi devo girare? Cosa aspetti? Resterà fra noi vero? Certo.
Guidami tu.
Da lì in poi fu tutta una passeggiata. Senza fare storie si mise faccia al muro con le braccia alzate, mostrandosi a tutto sedere.
-“Fai presto”.
L'atto fu consumato in profondità, senza troppe cerimonie.
-”Cosa ti è sembrato”.
-”Non pensavo”.
-”Non pensavi cosa?”
-”Che andava così bene”.
-”Se ne vuoi ancora torna”.
Ci prese l'abitudine. Gli sembrava di averne bisogno. L'altro era sempre pronto. Da allora almeno una volta a settimana gli capitava a tiro mendicandogli una veloce quanto sana scopata.
-”Mi vergogno però è così bello. E poi sai: mi fa sentire vivo”.
-”Mi dite tutti la stessa cosa”.
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