Coetanei

di
genere
gay

COETANEI
Stessa età, stessa passione per il tennis. È da parecchio che giochiamo insieme. Vince lui, vinco io: dipende. Tranquillissimi in doccia sia io che lui. È un bel ragazzone e lo sono anch'io. Qualche commento tecnico sui nostri gruppi muscolari. Gli uccelli ci restano sempre mosci, anche quando gli insapono la schiena e poi mi ricambia. Un rito di amicizia fra noi due. Mai sfiorato l'argomento sesso, meno che meno fra maschi.
Succede che mi invita a casa sua per fare serata. Canna. Birrette (forse troppe). Ha un mega schermo. Mette su un porno gay. Lo guardiamo senza troppo interesse, anche criticando chi fa di queste scelte.
D'improvviso dice: “Fa un caldo boia (mica era vero) ci alleggeriamo?”
Niente da obiettare. Ci siamo già visti tante volte, senza problemi, negli spogliatoi. Ci guardiamo con stupore. Siamo in erezione tosta. Lui ce l'ha più grosso. Scuse vicendevoli. Non fa niente: sono cose che succedono, però potremmo approfittarne. In sega? Anche qualcosa di più. Faresti tu? Se vuoi. Non so se me la sento.
Poi mi arriva un ordine: “Girati”. Mi abbraccia da dietro.
Tua prima volta vero? Sì. Anche per me: hai un bel culetto sportivo. Behh dai. Stasera mi fa voglia: lo senti il soldato? Urca. Te lo punto. D'accordo, poi ci fermiamo lì. Non muoverti. Basta, abbiamo fatto anche troppo. Mi dici basta ma lo vedo come sei preso. Farà male? Non credo.
L'ho sentito entrare senza sforzo, con la velocità di un siluro. Lo muoveva piano. Una strana sensazione. Cosa te ne pare? Mi sento un po' femmina. Un po' lo sei. Ora te lo accelerò. Ha preso il via come un maratoneta ai nastri di partenza. Gemevo. Mi lamentavo. Gli chiedevo di smettere.
-”Taci”
È andato avanti incurante, regolare, con metodo. Mi teneva pizzicati i capezzoli, il collo, le guance. Ero molto eccitato, lui ancora di più. È rimasto in marcia per un sacco. Duri molto. Non ti mollo sai è troppo fico. Una scoperta anche per me. Hai un culo fantastico. Me lo stai lavorando bene. Gemevo. Accennavo a inarcarmi. Ho iniziato a guaire e a cacciare qualche urletto. Vuoi che venga? Sììì. Sììì. Ci sono quasi: ti faccio mia.
Splash. Splash. Splash.
Respiri affannati. Restando inserito mi ha voltato la testa travolgendomi nel bacio. A lingua lui, a lingua anch'io. Poi relax.
-”Sei stata brava”.
-”E tu no?”
Ci siamo fiondati in doccia. Un'ultima birretta. Eravamo esausti. Ho dormito da lui. Ha voluto ripetere. Non ho fatto storie.
Sono passati i giorni e i mesi. Vado spesso a trovarlo. Quando mi richiede s'incazza forte se tardo ad arrivare. Mi chiama “Giuseppa”. La sua Giuseppa. Mi sono subito adeguato alle sue esigenze. Ci godo la mia parte. Per il mio uccellino non ha proprio interesse. Lo prende in mano per poco e solo per avere la misura del mio gradimento: ancora a dondolo, ritto, a sguscio. Ho imparato a prendere il suo in bocca e a gestirlo fino in fondo alla gola, a pistone. Dice che è una vera scopata. Poi passa sotto e mi distrugge. Ci va giù duro. Guai se protesto: mi fa pentire a sberle! Mi domina così e glielo lascio fare. Devo chiedergli scusa prima di rientrare alla svelta nei ranghi.
-”Per stavolta ti perdono”.
-”Grazie Padrone”.
Eh sì. Siamo a questo stadio. Chi l'avrebbe mai pensato.
scritto il
2026-04-06
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