Vale piu' la pratica che la grammatica
di
IL MICROBO
genere
orge
VAL PIÚ LA PRATICA CHE LA GRAMMATICA
Di incontri no limits fra colleghi (rigorosamente maschi) non avevo nessuna pratica. Quello era stato organizzato dalla direzione “per rinforzare la coesione del gruppo”. Del resto essendo la nostra una società di sexy shop online prevalentemente orientata al mondo gay (e alle sue esigenze di tipo normale o anche sadomaso) una certa conoscenza sul campo dei gingilli che ponevamo in vendita poteva riuscirci più che utile, anche perché dovevamo continuamente confrontarci coi clienti per spiegare loro bene le caratteristiche dei nostri prodotti e rispondere ad ogni genere di quesiti.
Mio socio mi aveva avvertito: “A una cert'ora succede di tutto. Vedi di squagliartela se pensi di restarne fuori”.
Dopo un ricco buffet ben annaffiato da vini squisiti venimmo introdotti come una mandria (eravamo una cinquantina) in un vestibolo dove fummo pregati di spogliarci prima di entrare nel salone delle feste, dove campeggiava un vasto campionario degli articoli più strani: intimo molto succinto, plug, falli finti, vibratori anali, frustini, manette, bavagli, gabbie per il pene, costrittori di vario genere. Io per me scelsi dei tanga e un ridicolo reggipetto della mia misura (una prima) che subito indossai facendo una gran figura fra gli astanti.
Ti senti a tuo agio mi chiese un anziano. Mica tanto gli risposi. Ti definisce bene il culo e anche le tettine. Sei bellino. Quel tipo aveva scelto per sé una tenuta di pelle che gli inguantava il pube e delle cinghie toraciche in perfetto stile sado. In mano impugnava uno scudiscio.
Mi portò in disparte e mi spiegò come prendere posizione. Tirò giù quel poco di perizoma che a stringa mi separava le natiche e con molta educazione si informò: “Vuoi provare?” Provare cosa? L'emozione della frusta. Mi farà male? Abbastanza. E poi? Poi dopo che ti avrò arroventato il culo sarai pronto per me. Non ci penso proprio. Guarda che se ti rifiuti finirai molto peggio. La sala è piena di mandrilli in fregola. Mi guardai intorno e in effetti era tutta una bolgia in delirio. E va bene fai tu ma basta che resti tutto nei limiti.
Esponiti bene. Ho ubbidito. Mi ha vibrato un primo colpo che ad occhio e croce mi ha stampato un bella riga sul sedere. Può bastare? Ne vuoi sopportare degli altri? Ma sì.
S'CIAFF. S'CIAFF. S'CIAFF.
Questa si chiama la tripla. Aiooo. Continuo? Vai avanti. Con quel via libera mi ha tartassato senza miserie. Piangevo ed ero tutto dolorante. Mi spiegò: “Serve per sottomettere i riottosi come te”. Aprì la cerniera e mi spalancò il suo cazzo. Succhiamelo. Sei fuori di testa? Mi assestò dei ceffoni. In ginocchio l'ho ubbidito. Lo vedi cosa sei diventato? Mi è venuto in bocca ingiungendomi di mandare giù. Mi ha tirato per un orecchio che quasi me lo staccava in mezzo a quel teatro di oscenità. È tutto vostro. Sono stato inculato da diversi. Una esperienza terribile. Ero riverso privo di forze sul pavimento. Un ultimo forzuto mi fece suo.
Mi sono licenziato e ho cambiato mestiere.
Di incontri no limits fra colleghi (rigorosamente maschi) non avevo nessuna pratica. Quello era stato organizzato dalla direzione “per rinforzare la coesione del gruppo”. Del resto essendo la nostra una società di sexy shop online prevalentemente orientata al mondo gay (e alle sue esigenze di tipo normale o anche sadomaso) una certa conoscenza sul campo dei gingilli che ponevamo in vendita poteva riuscirci più che utile, anche perché dovevamo continuamente confrontarci coi clienti per spiegare loro bene le caratteristiche dei nostri prodotti e rispondere ad ogni genere di quesiti.
Mio socio mi aveva avvertito: “A una cert'ora succede di tutto. Vedi di squagliartela se pensi di restarne fuori”.
Dopo un ricco buffet ben annaffiato da vini squisiti venimmo introdotti come una mandria (eravamo una cinquantina) in un vestibolo dove fummo pregati di spogliarci prima di entrare nel salone delle feste, dove campeggiava un vasto campionario degli articoli più strani: intimo molto succinto, plug, falli finti, vibratori anali, frustini, manette, bavagli, gabbie per il pene, costrittori di vario genere. Io per me scelsi dei tanga e un ridicolo reggipetto della mia misura (una prima) che subito indossai facendo una gran figura fra gli astanti.
Ti senti a tuo agio mi chiese un anziano. Mica tanto gli risposi. Ti definisce bene il culo e anche le tettine. Sei bellino. Quel tipo aveva scelto per sé una tenuta di pelle che gli inguantava il pube e delle cinghie toraciche in perfetto stile sado. In mano impugnava uno scudiscio.
Mi portò in disparte e mi spiegò come prendere posizione. Tirò giù quel poco di perizoma che a stringa mi separava le natiche e con molta educazione si informò: “Vuoi provare?” Provare cosa? L'emozione della frusta. Mi farà male? Abbastanza. E poi? Poi dopo che ti avrò arroventato il culo sarai pronto per me. Non ci penso proprio. Guarda che se ti rifiuti finirai molto peggio. La sala è piena di mandrilli in fregola. Mi guardai intorno e in effetti era tutta una bolgia in delirio. E va bene fai tu ma basta che resti tutto nei limiti.
Esponiti bene. Ho ubbidito. Mi ha vibrato un primo colpo che ad occhio e croce mi ha stampato un bella riga sul sedere. Può bastare? Ne vuoi sopportare degli altri? Ma sì.
S'CIAFF. S'CIAFF. S'CIAFF.
Questa si chiama la tripla. Aiooo. Continuo? Vai avanti. Con quel via libera mi ha tartassato senza miserie. Piangevo ed ero tutto dolorante. Mi spiegò: “Serve per sottomettere i riottosi come te”. Aprì la cerniera e mi spalancò il suo cazzo. Succhiamelo. Sei fuori di testa? Mi assestò dei ceffoni. In ginocchio l'ho ubbidito. Lo vedi cosa sei diventato? Mi è venuto in bocca ingiungendomi di mandare giù. Mi ha tirato per un orecchio che quasi me lo staccava in mezzo a quel teatro di oscenità. È tutto vostro. Sono stato inculato da diversi. Una esperienza terribile. Ero riverso privo di forze sul pavimento. Un ultimo forzuto mi fece suo.
Mi sono licenziato e ho cambiato mestiere.
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