Attenti al Pixel
di
EmmePi
genere
confessioni
Crogiolato sotto al sole di Marzo con i suoi raggi che accarezzano delicatamente la pelle, il silenzio del dopo pranzo rotto dal rumore di un aereo che vola basso verso la sua destinazione a me ignota, come il flusso continuo di pensieri che albergano nella mia mente e che ignoro sempre dove mi porteranno.
Pensieri che sono così diversi tra loro e impossibili da legare, poi un’immagine rompe questo schema impazzito, riesco a fermarla, è eccitante, sconosciuta, mutevole, probabilmente irraggiungibile, eppure mi affascina e mi stuzzica fin dalla prima volta, riuscendo a stimolare la fantasia di un vecchio lupo solitario ormai in pensione…e quasi astemio.
Basta poco in effetti, a dire la verità è sempre bastato poco per dare il via alla fantasia, così da poter solo immaginare, e poi adoro le penombre, il bianco e nero, quel vedo e non vedo che mi costringe ad immaginare facendo largo uso, appunto, della fantasia che costruisce trame e storie impossibili ma dove l’occhio sa cogliere una moltitudine di sfumature che si traducono in emozioni che resteranno solo delle parentesi.
Un piccolo riquadro pieno zeppo di un numero indefinito di pixel che riescono a levarmi il fiato, li accarezzerei uno ad uno, e una volta terminato ricomincerei da capo, avrei tempo, ho tempo, avrei voglia, ho voglia, anche se ormai il lupo non ha più né pelo né vizi(o), ma la fantasia si, quella ancora è presente, viva, accesa, rincorre e sa rincorrere, a volte riesce perfino a farsi rincorrere, ed è lì che poi succedono i casini, quelli veri, reali, che fanno danni, e allora meglio se resto in silenzio, proprio come adesso, proprio come un pomeriggio di un dopo pranzo crogiolato da un sole di Marzo che con i suoi raggi accarezza (in)delicatamente la pelle e sfacciatamente i pensieri.
https://www.youtube.com/watch?v=kFfhBX7ET-4
Pensieri che sono così diversi tra loro e impossibili da legare, poi un’immagine rompe questo schema impazzito, riesco a fermarla, è eccitante, sconosciuta, mutevole, probabilmente irraggiungibile, eppure mi affascina e mi stuzzica fin dalla prima volta, riuscendo a stimolare la fantasia di un vecchio lupo solitario ormai in pensione…e quasi astemio.
Basta poco in effetti, a dire la verità è sempre bastato poco per dare il via alla fantasia, così da poter solo immaginare, e poi adoro le penombre, il bianco e nero, quel vedo e non vedo che mi costringe ad immaginare facendo largo uso, appunto, della fantasia che costruisce trame e storie impossibili ma dove l’occhio sa cogliere una moltitudine di sfumature che si traducono in emozioni che resteranno solo delle parentesi.
Un piccolo riquadro pieno zeppo di un numero indefinito di pixel che riescono a levarmi il fiato, li accarezzerei uno ad uno, e una volta terminato ricomincerei da capo, avrei tempo, ho tempo, avrei voglia, ho voglia, anche se ormai il lupo non ha più né pelo né vizi(o), ma la fantasia si, quella ancora è presente, viva, accesa, rincorre e sa rincorrere, a volte riesce perfino a farsi rincorrere, ed è lì che poi succedono i casini, quelli veri, reali, che fanno danni, e allora meglio se resto in silenzio, proprio come adesso, proprio come un pomeriggio di un dopo pranzo crogiolato da un sole di Marzo che con i suoi raggi accarezza (in)delicatamente la pelle e sfacciatamente i pensieri.
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