Il gioco sporco

di
genere
dominazione

Il messaggio arrivò due giorni dopo. Breve e preciso.
“Domani, cinque del pomeriggio. Via Mazzini.”
Consuelo lo rilesse più volte. Non c’era una domanda, non c’era una spiegazione. Solo un appuntamento.
E il giorno dopo, alle cinque meno dieci, era già lì quando Serpi arrivò con la sua solita calma elegante.
— Consuelo.
— Ingegnere.
Parlarono per pochi minuti. Frasi leggere, quasi casuali. Poi lui aprì la portiera dell’auto.
— Vieni.
Consuelo non chiese dove stessero andando. Lasciarono il centro della città e si addentrarono in una zona più anonima: officine, parcheggi vuoti, palazzine basse. L’insegna al neon tremolava appena.
Motel Aurora
Il parcheggio mezzo vuoto. Tende pesanti alle finestre: un posto discreto, ma squallido.
La stanza era piccola. Luce giallastra. Copriletto rosso scuro. Un grande specchio sulla parete.
L’aria sapeva di detergente economico e di qualcosa di più caldo, più umano.
Il clic della serratura sembrò più forte del necessario.
Consuelo sentiva il cuore battere più forte.
— Non è un posto romantico — disse Serpi con un mezzo sorriso.
— Ma è perfetto per mantenere un’anonimato.
Consuelo lo guardò senza parlare.
Serpi si avvicinò lentamente.
— Qui nessuno ci conosce — continuò con la sua voce calma.
— E nessuno giudica.
Il silenzio nella stanza si fece denso.
Consuelo guardò il letto, le lenzuola stropicciate, la luce stanca della lampada.
Il motel aveva qualcosa di quasi postribolare. Volgare e proprio per questo inquietamente
— È un gioco semplice — disse piano. — Io ti guiderò.
— E tu scopri fin dove vuoi arrivare.
Consuelo era confusa, piena di vergogna tuttavia annuì appena.
Nella stanza del motel la luce gialla rendeva tutto più crudo, quasi irreale. Le tende pesanti, il copriletto rosso un po’ sgualcito, lo specchio grande sulla parete: ogni cosa dava alla stanza quell’aria vagamente postribolare che Consuelo aveva percepito appena
— Allora cominciamo con una novità per te — disse con la sua calma abituale.
Consuelo lo osservava in silenzio.
Lui sfiorò il materasso con la mano.
— Spogliati nuda e mettiti qui.
Consuelo ubbidì docilmente. Il cuore le batteva più forte mentre si sedeva sul bordo del letto.
Serpi rimase in piedi davanti a lei.
— No — disse piano — non così.
Le posò una mano leggera sulla spalla e la guidò con una sicurezza tranquilla, come se il gesto fosse già stato pensato molte volte.
— Fidati.
Consuelo acconsentì.
Quando le ginocchia affondarono nel materasso sentì subito il tessuto ruvido sotto la pelle. Il copriletto del motel aveva una consistenza un po’ grezza che rendeva il contatto ancora più evidente.
Serpi sistemò appena la posizione delle sue spalle e della schiena.
Un gesto lento.
Preciso.
Consuelo prese coscienza di quella posizione: il corpo inclinato in avanti, le mani sulle lenzuola, il bacino sollevato quasi senza accorgersene.
Serpi rimase alle sue spalle senza fretta.
— Perfetto, — disse piano.
Poi aggiunse con la stessa voce calma:
— È la posizione della fiducia.
Consuelo abbassò lo sguardo sulle pieghe delle lenzuola.
Sentiva il cuore batterle forte nelle orecchie.
Una parte di lei avrebbe potuto fermarsi. Alzarsi. Andarsene.
Ma rimase immobile.
Ed era proprio questo silenzio, questa immobilità volontaria, che fece sorridere appena Serpi alle sue spalle.
Consuelo sentiva ogni cosa con un’intensità nuova.

Il petto premeva contro le lenzuola del motel, ruvide sotto la pelle. Il tessuto graffiava appena i seni, rendendoli ancora più sensibili a ogni minimo movimento.
Il bacino sollevato la faceva sentire esposta in un modo che la faceva arrossire anche senza specchi. Il corpo sembrava aver preso una posizione che non ammetteva più esitazioni. Il gel freddo fra le natiche e poi nel buchetto, dita a frugarla.
Le mani stringevano il tessuto del copriletto.
Ogni sensazione sembrava amplificata.
— Ohoh… la supplico…
La voce le uscì bassa, quasi tremante.
Eppure non si muoveva.
Consuelo inspirò bruscamente.
La sensazione arrivò improvvisa, più intensa di quanto avesse immaginato. Una fitta netta che le attraversò il corpo e la fece stringere con forza le lenzuola tra le dita.
— Piano…haiii…non così!
La voce le uscì bassa, spezzata dal respiro.
La fitta lentamente si trasformava.
Non spariva del tutto, ma si mescolava a qualcosa di diverso, una sensazione nuova che il suo corpo non sapeva ancora interpretare.
— ….adesso si, continui…
Consuelo si concentrò su quella sensazione inedita.
Il cuore le batteva forte nelle orecchie, il respiro diventare più corto.
Tra il dolore e il brivido che le correva lungo la schiena, capì che stava attraversando un confine che fino a pochi giorni prima non avrebbe nemmeno immaginato.
E proprio quella consapevolezza la fece godere ancora di più.
Serpi rimaneva calmo dietro di lei, come se conoscesse bene quel punto fragile in cui il corpo e i pensieri smettono di combattere.
La stanza era ancora immersa in quella luce gialla stanca del motel.
Serpi rimase fermo per un istante, il respiro appena più pesante. Sul volto gli passò un’ombra di soddisfazione breve, quasi involontaria. Non un’esplosione evidente, piuttosto quel momento silenzioso in cui il corpo si rilassa dopo aver raggiunto ciò che cercava.
Abbassò lo sguardo verso Consuelo.
Le lenzuola spiegazzate, il suo corpo raccolto sul letto, gli odori della stanza: tutto gli dava la sensazione di una partita ormai chiusa.
Nello specchio della parete la scena si ripeteva in silenzio.
Serpi lasciò uscire lentamente il fiato. Un mezzo sorriso gli piegò la bocca, compiaciuto.
Era esattamente quello che aveva voluto fin dall’inizio.
Quella pratica era sempre stata la sua preferita. Non solo per il piacere fisico, ma per ciò che rappresentava: il momento in cui una donna smetteva di opporre resistenza e accettava di lasciarsi guidare fino in fondo.
Era lì che sentiva davvero il controllo. Una resa silenziosa, totale.
E questo, più del resto, lo divertiva.
Per un attimo cercò di ricordare quante volte aveva visto quella stessa espressione sul volto di una donna. Ogni volta era leggermente diversa. Ma il momento in cui arrivava era sempre lo stesso.
Consuelo non era diversa dalle altre, pensò.
Solo un po’ più curiosa.
E la curiosità, lo sapeva bene, era spesso la porta più facile da aptire
Il suo corpo reagì all’improvviso, come richiamato bruscamente alla realtà.
Si alzò di scatto dal letto, stringendo le lenzuola attorno a sé.
— Scusi… io…
Non finì la frase.
Attraversò la stanza correndo e si chiuse nel piccolo bagno del motel.
Serpi rimase seduto sul bordo del letto.
Per un attimo guardò la porta chiusa, poi lasciò uscire un breve sbuffo che era quasi una risata.
Dal bagno arrivò il rumore dell’acqua
Quando Consuelo uscì era ancora completamente nuda.
D’istinto portò le mani davanti al corpo, cercando goffamente di coprirsi.
Serpi disse con calma:
— Adesso è un po’ tardi per il pudore.
Consuelo abbassò lo sguardo. — Che vergogna!
Serpi allungò una mano verso il letto, raccolse lentamente il lenzuolo stropicciato…
ma invece di porgerglielo lo lasciò cadere di nuovo sul materasso.
— Tempismo perfetto, comunque.
Lei non capiva.
— Un attimo dopo e qui sarebbe stato un bel casino.
Consuelo sentì il sangue salirle alle guance. Abbassò lo sguardo, umiliata. Nel corpo le restavano sensazioni nette: il calore basso nel ventre, ancora vivo, e un bruciore più acuto che le ricordava esattamente cosa era successo.
Serpi si era già allontanato dal letto. Si sistemava la giacca con calma, come se stesse semplicemente finendo una riunione.
Serpi infilò le mani nelle tasche
— Bene — disse piano, indifferente, distaccato.—Ti riporto a casa. Rivestiti.
Serpi aveva sempre avuto una certa inclinazione a raccontare le sue avventure, e anche quella volta non fece eccezione.
Non con volgarità plateali, ma con quel gusto un po’ cinico di chi sa di avere un pubblico attento.
Al tavolo del bar gli amici lo ascoltavano volentieri.
Ogni tanto qualcuno lo provocava.
— E l’ultima? — chiese uno di loro. — La studentessa dai bei piedini?
Serpi fece un mezzo sorriso.
— Curiosa.
— Curiosa quanto?
Serpi fece girare il bicchiere tra le dita.
— All’inizio forse non capiva.
Gli uomini risero.
Serpi alzò appena le spalle.
— Succede spesso. Un po’ di lamenti, qualche strillo…
Fece una pausa, poi concluse con calma:
— Poi capiscono.
Serpi bevve un sorso.
— Che godono.
— Serpi, sei un bastardo.
Scoppiarono a ridere.



scritto il
2026-05-07
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