Le avventure di Clo - Sara

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tradimenti

C’è stato un tempo che maledicevo il calcio e le domenica, oggi benedico sia il calcio che le domeniche, come cambiano le cose, un apparente logorio che ti scava dentro, nel profondo, e mi trovo senza capire bene come sia potuto succedere un qualcosa che non avrei mai immaginato.
La passione che diventa affetto, i ti amo sempre più rari fino a diventare dei ti voglio bene così scontati da non essere neppure più detti e un letto diventa qualcosa di freddo da usare solo per dormire, o per pensare ai conti che non tornano più, all’inizio a malincuore e poi via via subentra una specie di rassegnazione alla quale non mi volevo rassegnare.

Mi guardo dentro e penso di aver fatto il possibile, penso addirittura che ci possa essere qualcun'altra che ha occupato mio ruolo di femmina, mentre a me resta solo quello di donna, moglie, madre, troppo poco, non mi basta, verso lacrime di nascosto e in silenzio, lamenti strozzati in gola, arrivo a guardare nella sua borsa del calcio se trovo qualcosa, un labile indizio che possa darmi delle conferme, arrivo perfino ad ascoltare di nascosto le sue chiamate, a seguirlo furtivamente di nascosto quando esce, col cuore in gola, senza capire bene se era per la paura di una conferma o per la speranza che ci sia effettivamente un’altra che possa sollevare la mia coscienza e dare il via per agire, per cercare, per trovare qualcuno che mi faccia nuovamente sentire viva, magari a farmi battere il cuore, si forse, ma forse no, ad invadere il mio cervello, mmm no forse neppure quello, a farmi vibrare il corpo, si ecco il corpo, è certamente quello che ha più bisogno.

Soprattutto quando sono sola e mi guardo nel grande specchio della camera dove ormai non mi ricordo più l’ultima volta che mi eccitavo e godevo nel vedere e sentire il mio uomo fottermi, o ammirare la mia bocca prendersi cura di ciò che era mio, e oggi cosa resta, una donna di neppure quarant’anni, che si sta lasciando sempre più andare, che si trascura e si priva del piacere, no, non deve finire così, non voglio che finisca così, la rassegnazione la scaccio, la voglio scacciare e ok, so che non c’è nessun’altra, ma questo mi consola?

No mi fa incazzare ancora di più, lui che rifiuta anche un confronto e ogni volta che voglio affrontare questo problema evade facendo il vago, o peggio tira fuori banali giustificazioni, poi arriva il giorno che non hai più voglia di parlare né di capire, come se ci fosse chissà cosa da capire e allora cosa resta da fare, lo sai ma hai paura anche solo di pensarlo, ma intanto hai iniziato a pensarlo, e quel tarlo si fa strada e non vuoi più assecondarlo, senti che non ce la fai più ad assecondarlo, e così lo lasci libero e sia quel che sia.

A tutto c’è un limite, ma quando penso di lasciarlo il pensiero cade su mia figlia e mi fa desiste e tornare sui miei passi, ingoio quella decisione, quel pensiero, e allora la decisione diventa solo una, semplice, forse, sbagliata, si certo, ma anche no, il mio cervello grida per la rabbia, il mio corpo reclama attenzione, la fica mi tira sempre di più, e ormai infilarmi un paio di dita o usare un freddo vibratore mi appaga sempre di meno, e questa sta diventando una vera e propria sofferenza, anche una tortura e quindi cosa resta, arrivo sempre alla stessa conclusione.

Finisco per parlare da sola davanti allo specchio, arrivo a darmi delle regole da rispettare se decido di varcare quel confine che sento sempre più vicino, tratto il sesso come fosse un contratto, cancello la parola amore dal vocabolario del mio presente.

Allora prima di tutto niente coinvolgimenti che porterebbero a dei stravolgimenti che non voglio, non per me ma per mia figlia, che ora è l’unica cosa da salvare e salvaguardare e che tiene insieme un matrimonio ormai finito e sepolto, per la mancanza di quella parte che non mi faccia sentire solo una donna, una madre, o peggio una mezza moglie, e così le lacrime spariscono, la sua indifferenza aumenta fino a non badare neppure quando esco, - si va bene cara, divertiti con le tue amiche - si limita a dire, a volte neppure quello, mi guarda, sorride, e torna a fare quello che stava facendo.

Quanto mi urta quando mi dice cara, come questa sera, si caro, ti penserò mentre mi farò riempire da Antonio, ti penserò caro mentre mi godo un bel cazzo che succhio, lecco, uso e così questa domenica sera lo saluto abbozzando un sorriso che probabilmente lui neppure nota, come non nota mai come mi vesto quando esco, figuriamoci se arriva ad immaginare o a fantasticare che intimo sto indossando, seee fantascienza, e anche questa sera le amiche sono solo un alibi che probabilmente potrei anche non usare più, tanto non cambierebbe niente, lo guardo ancora una volta mentre sprofonda sul divano tenendo in mano una ciotola di popcorn e nel tavolino affianco una birra e aspetta l’inizio del suo amato calcio del cazzo.

Io invece sto già pensando ad Antonio, a come mi fotte, alle sue mani, a quel suo modo di farmi sentire donna e femmina, poi penso anche a come dev’essere sua moglie, chissà se quando torna a casa la bacia con l’odore di me addosso al suo corpo, nella sua bocca, io bacerei mio marito se solo lui si facesse baciare.
Antonio alcune volte mi ha parlato di sua moglie, dicendomi che è felicemente innamorato e che tiene alla sua famiglia, al suo matrimonio, potrei brindare a questa sua ipocrisia che poi, a ben pensare, in parte è anche la mia, per tutte le volte che ho detto agli altri le stesse cose, ma va bene così, dettagli, solo semplici dettagli.

Intanto mentre scendo con l’ascensore mi do l’ultima sistemata davanti allo specchio, salgo in auto e mi dirigo verso la casa di campagna del mio amante dove da qualche mese ci consumiamo, forse entrambi consapevoli che abbiamo marchiato nel destino una data di scadenza, o almeno io ne sono consapevole.

Antonio l’ho conosciuto in una delle tante chat che frequento per trovare quello che cerco, tipo spigliato e interessante fin da subito, ci siamo conosciuti senza esserci mai visti in foto, il classico incontro al buio del va come deve andare, a volte male, altre bene, ormai di Antonio in questi due anni ne ho conosciuti parecchi, un paio li ho rifiutati perché proprio non ce la potevo fare, un paio hanno rifiutato me, magari per gli stessi motivi, anche questi sono dettagli, per me i due aspetti fondamentali sono che siano sposati e distanti, o comunque non della mia stessa città, il resto arriva dopo.

Ma intanto sono arrivata, la sua auto è già nell’aia, parcheggio la mia di fianco, guardo la mia ombra che si allunga per poi sparire mentre percorro quei metri per entrare dentro casa, forse lui mi sta già guardando nascosto dietro a una di quelle finestre buie della sua grande casa, mentre da altre finestre vedo distintamente il barlume del fuoco del camino acceso, l’odore della legna è così pregnante, mi piace e mi fa tornare a quando ero bambina nella casa dei miei genitori, lo schioccare della legna che sento mentre sono ancora fuori mi evoca molti ricordi, ma ora ho altro da pensare e da fare, spingo la pesante porta d’ingresso, uno, due, tre passi e sento la sua mano tapparmi la bocca, mi coglie di sorpresa, sussulto, è tutto così inaspettato e veloce, il suo fiato sul collo, i suoi baci mi dicono del suo appetito, sono preda tra le sue mani che mi stringono e intanto il cappotto cade a terra, ansimo e socchiudo gli occhi, subito un calore invade tutto il mio corpo.

Ed ecco il suo odore da maschio, la sua barba ispida mi graffia l’anima, le labbra carnose sul collo mi procurano una moltitudine di brividi ovunque nel corpo, mi gira di scatto e ci lasciamo andare in un bacio prolungato e pieno di eros, le sue mani mi palpano ovunque, mi sfiorano delicatamente per poi stringermi subito dopo ancora più forte a lui, mi fa sentire totalmente desiderata e mi ritrovo inchiodata alla parete in pietra grezza e antica del muro dell'ingresso, monta l’eccitazione e la voglia di farlo mio, di essere sua, ma adesso resta il suo momento, mi piace questo suo modo sempre in bilico tra il trattarmi dolcemente e il secondo dopo con rudezza, si mi eccita molto questo suo modo di fare.

Anche le mie mani non vogliono e non riescono a restare ferme, gli apro la camicia con irruenza, sento cadere i bottoni a terra, ma dura poco perché Antonio riprende a condurre il gioco, ora la sua mano scende sulla mia coscia e subito dopo si fa strada dentro ai leggings, preme sull’intimo in pizzo che sento entrare nelle grandi labbra umide, sono già molto eccitate, voglio ardere come quei ciocchi di legna che stanno bruciando nel camino con il loro zampillare di fiamme che si alzano e si abbassano come in una danza senza fine.

Mi prende per i fianchi e tira giù i leggings, si abbassa fino ad inginocchiarsi sotto di me, con la bocca scosta il perizoma, la sua barba mi graffia l’inguine, la punta della lingua pennella il clitoride sempre più gonfio e poi si fa strada nella fessura delle grandi labbra che sono intrise dei miei umori, ansimo sempre più forte stringendo le mani sulla sua testa, le gambe mi tremano e cerco di allargarle ancora un po’ per sentire più in profondità la lingua che entra ed esce, ormai la fica è un lago che tracima piacere che scende lungo le cosce.

Improvvisamente mi avvolge un calore che scende come un fuso dal cervello alla fica e mi fa esplodere in un orgasmo breve ma potente, come un’onda che mi travolge facendomi cedere le gambe, Antonio mi sorregge tenendomi per i fianchi e intanto insiste a ciucciare il clitoride ormai gonfio e pieno dei miei umori, lo guardo divorarmi con quella sua avida golosità come fosse sempre la prima volta, questo mi manda ai pazzi dal piacere.

Ma non si vuole fermare e continua a tenermi inchiodata a quella parete di pietra che ora è calda come la mia fica, insiste nel divorarla e mi penetra con l’indice e il medio della sua grande mano, la sento sempre più aperta e mi pulsa forte, - continua - glielo grido con rabbia, - continua ti supplico -, ora con un tono basso e quasi la frase si strozza in gola, intanto sento crescere un secondo orgasmo che libero in un urlo che rompe il silenzio della casa.

Questa volta è un orgasmo molto più intenso del primo e che mi fa cedere sulle gambe che sembrano due foglie leggere in balia del vento, Antonio mi sorregge accompagnandomi a terra, respiro affannosamente, il battito è accelerato e mi piego su me stessa portando le ginocchia al petto, il mio corpo a terra lo sento leggero, sono insieme piena e vuota, lo guardo mentre mi fissa con il suo ghigno soddisfatto, lo prenderei a schiaffi se solo ne avessi la forza, farfuglio un stronzo che vuole essere un premio, in quei momenti mi faccio paura, potrebbe fare di me ciò che vuole, potrei promettergli qualsiasi cosa, o peggio, potrebbe scapparmi qualsiasi parola, si è questo probabilmente che mi fa più paura.


Recupero il fiato mentre il respiro torna regolare, realizzo che siamo ancora davanti all’entrata di casa, sorrido tra me e me, lui va a prendere due sigarette, poi si siede al mio fianco, - tieni fuma - mi dice con tono scanzonato. e ancora fresco.
Quella sera non raggiungeremo mai la camera da letto, ci scopiamo con foga e voglia nel divano in pelle davanti al camino, assaporo più volte il suo nettare che mi riempire ovunque, gli concedo anche il culo, cosa che faccio raramente, una sorte di ultimo premio per una decisione che avevo deciso solo poco prima, per paura.

Quella sera sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto, quel limite che non volevo superare l’avevo percepito distintamente mentre mi scopava la fica con la lingua, lì, inchiodata a quel fottuto muro di pietra dell’ingresso, il problema è che mi stava iniziando a scopare anche il cervello, lo stava seducendo piegandolo al suo volere, e questo metteva in discussione le regole che mi ero imposta.

Con Antonio ci stavamo vedendo da alcuni mesi, era la prima volta che frequentavo un uomo per così tanto tempo da quando, un paio di anni prima, avevo superato quel confine dal quale poi è difficile tornare indietro, zero scrupoli, zero ripensamenti, anzi sempre più piacere nell’usare e anche essere usata, prima di lui ce ne sono stati altri durati il tempo di alcune scopate, poi ognuno ha continuato con la sua vita, ma a lui non gli dissi nulla quella sera, vigliaccamente, si forse, per egoismo, più probabile, e così Sara tornava ad essere Claudia , moglie insoddisfatta che dal giorno dopo inizierà nuovamente a cercare qualcosa o qualcuno, o meglio un qualcuno qualsiasi che mi dia quel qualcosa che mi manca, ma senza coinvolgermi emotivamente, almeno per qualche altro anno, almeno fino a quando mia figlia non sarà più grande, scegliendo di restare una donna frustrata e piena di mancanze, ma che aveva trovato nel tradimento un equilibrio, la soluzione più semplice e facile, la via d’uscita per non far impazzire la femmina che volevo tornare ad essere.

Tutto questo viaggio riflessivo nello spazio di una sigaretta consumata seduta per terra, ma con l’intenzione di prendere quello che la sera ancora aveva da offrire, e che sarebbe proseguito su quel divano di pelle nera mentre guardavo la sua asta ancora barzotta diventare tesa e dura mentre la sfioravo con una mano, poi lasciarlo lì alcuni minuti e continuare prendendolo in bocca, adoravo sentire un cazzo ancora a riposo diventare sempre più grosso tra le mie labbra, dentro la bocca, mi eccita sentire il sapore eccitato delle prime gocce di fluido che usciva da un cazzo, mi dava molto piacere prolungare quel momento fino a raccogliere quello che chiamavo il mio premio.

Sentire il suo sperma invadere la bocca, scorrere giù per la gola, lasciarne uscire una parte mescolato alla saliva e guardarlo cadeva sulla sua pelle olivastra e poi raccoglierlo con la lingua per poi ingoiarlo, allargare con le mie stesse mani le natiche offrendogli il mio buco del culo stretto, sentire la cappella del suo membro venoso e duro farsi strada all’orifizio che sentivo bruciare mentre me lo allargava, mentre lo spingeva piano per poi fermarsi dandomi modo di rilassare quel buco per poi continuare a ricevere ogni centimetro della sua virilità, mi faceva crescere il desiderio di sentirlo tutto dentro, all’inizio spingeva quel poco alla volta che mi faceva imprecare mentre stringevo la pelle di quel fottuto divano, poi iniziava a pompare sempre con più forza, spingendolo tutto dentro, in profondità e facendomi urlare delle più becere parole che una donna può dire, ma io in quei momenti non ero una donna, ero una femmina, e quel doloroso piacere lo volevo tutto, - spingi bastardo, spingi più forte -, così i suoi colpi mi facevano inarcare la schiena, la sua irruenza mi rendeva schiava e sottomessa di quel cazzo, non di lui, ma del suo cazzo.

Non credo che Antonio si sia reso conto che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe goduto di me e con me, e io di lui, ma non mi importava neppure, certe cose ti fanno diventare un po’ stronza, un po’ distaccata, un po’ zoccola tirando fuori l'egoismo che è presente in ciascuno, anche se spesso resta prigioniero per educazione, e io era da tempo che mi sentivo ineducata, ero diventata la troia di me stessa, senza risparmiarmi nel dare piacere ma consapevole che quel piacere era allo stesso tempo il mio, far godere per godere.

Mi piaceva sentirlo sopra di me, respirare l’odore del suo corpo, sapeva essere piuma e spada, assecondavo i suoi movimenti che accompagnavo coi miei, vedere il suo volto cambiare espressione poco prima di godere, quell’esplosione di caldi fiotti di sperma che schizzavano fino al viso macchiando il seno per poi finire nella mia pancia, adoravo raccoglierli con la punta di un dito che poi portavo sulle labbra mentre ci guardavamo, baciarlo con il sapore di entrambi in bocca, e anche a lui piaceva.

Fantasticavo su cosa potesse pensare lui le volte che mi guardava, che guardava il mio sorriso tirato nel volto che diventava una smorfia di piacevole dolore mentre mi scopava forte, con forza, era un abile amante, probabilmente questa parte della storia mi sarebbe mancata, ma intanto questa sera si stava esaurendo come la legna nel fuoco nel camino, solo che non ci sarebbe stata altra legna per alimentare questa nostra storia.

Lo salutai come le altre volte, portandomi a casa il suo profumo di maschio, esitai solo un attimo quando lo baciai forse per ricordarmi quella sua barba ispida un'ultima volta, quella barba che rischiava di graffiarmi troppo in profondità, chiusi la porta nel buio ormai totale che avvolgeva l’aia, montando in auto levai dal cellulare la sim di Sara e misi dentro quella di Clo, fatte alcune curve di quella strada di campagna dove la prima volta mi ero persa, abbassai il finestrino e la gettai fuori, poi mi accesi una sigaretta, un'ora dopo ero a casa.

Mio marito si era addormentato davanti alla televisione, mia figlia stava bevendo un bicchiere di acqua in cucina, ci guardammo per alcuni istanti, erano le due e mezza di notte, mi sorrise ma i suoi occhi avevano un velo di tristezza, in quel momento i suoi 14 anni anni mi trafissero la coscienza, - spero che ti sei divertita anche questa volta mamma - mi disse, anche se ho avuto la sensazione che volesse aggiungere altro, poi guardò il padre scuotendo la testa e se ne tornò in camera sua a dormire, io me ne andai sotto la doccia e poi a letto.

Intanto Clo domani mattina alle nove dev'essere al lavoro, aspettando Antonella...


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scritto il
2026-03-12
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