Giada - Un nuovo contratto

di
genere
corna

Porca miseria, anche questa bolletta del gas è un vero salasso e sono stato anche attento a non accenderlo troppo, porca miseria…
Terminato di imprecare decido di mettermi alla ricerca di un nuovo fornitore, si certo, come se fosse facile navigare dentro a un oceano di offerte che a parole sembrano tutte convenienti, finisco per valutarne quattro e infine decido per uno che ha un ufficio in città, ho sempre prediletto il contatto vis a vis piuttosto che il gelo schermo di un computer.
Prendo il telefono e compongo il numero, parte il solito disco, che odio, tasto tre se volete parlare con un operatore, certo, e pigiamo il tre, ora è la volta della musichetta, dai mi va bene, il motivo che hanno scelto mi piace, è rilassante, dopo un paio di minuti dall’altro capo una voce roca mi risponde, buongiorno sono Giada come posso aiutarla.
Mi presento e spiego la situazione, lei in silenzio ascolta e poi mi chiede se mi va bene trovarci in ufficio da lei il giorno dopo, certo rispondo, ci mettiamo d’accordo sull'ora, mi da tre orari possibili, scelgo quello delle 19 così ci posso passare prima di tornare a casa dal lavoro, ci salutiamo e continuo a fare le mie cose.

Il giorno dopo finito di lavorare vedo che è ancora presto e così mi fermo a prendere un prosecco in un bar vicino all’ufficio dove alle 19 avevo appuntamento con tale Giada, stranamente non mi ero fatto nessuna idea di come fosse, cosa che di solito mi capita soprattutto se colgo qualche particolare che mi stuzzica e la sua voce così roca, sicuramente fuma anche lei, mi era rimasta impressa, ma niente, probabilmente sto invecchiando, finisco di sorseggiare il prosecco mangiando le ultime patatine, pago, esco e attraversata la strada sono davanti alla grande porta a vetri dell’ufficio che è al piano terra ma con la strada principale a una decina di metri.

Vedo che c’è una signora anziana che sta parlando con una donna seduta a una grande scrivania, da fuori intravedo solo il volto di quella che immagino essere Giada, non riesco a darle un’età precisa, cosa che comunque non sono mai stato molto bravo e spesso mi fa fare certe figure, sicuramente non è una ragazza giovane, questo si vedeva, cerco di aprire la porta ma è chiusa, spingo ancora prima di accorgermi di un piccolo cartello a fianco con scritto pregasi suonare, ok svegliati, suono, qualche secondo dopo rimbomba un forte Clic, entro e saluto, l’anziana signora smette di parlare e si gira e nel salutare esclama, ma guarda che bel giovanotto, bontà sua, la donna seduta alla scrivania, abbozza un sorriso e mi saluta anche lei.

L’arzilla signora era uno spasso, cercava di parlare in Italiano ma le riusciva male e così ogni volta che iniziava il discorso dopo un paio di parole in Italiano lo continuava in dialetto, la donna ascoltava i discorsi della signora e ogni tanto mi guardava, con gli occhi era come volesse chiedere scusa dell’attesa, in effetti erano già fatte le 19 e venti, io ricambiavo con un cenno d’intesa.

Ad un certo punto la donna trovò il modo di concludere il discorso, va bene signora Antonietta, non si preoccupi che sistemo tutto ma ora la devo proprio salutare che ho un cliente che aspetta già da un bel po’.
L’arzilla quasi con uno scatto si alzò in piedi e si girò, ciao Giada, poi girandosi per uscire mi sorrise, ma guarda che bel giovanotto, disse un’altra volta mentre apriva la porta di vetro ed uscì, questa volta la donna dietro al banco si fece una risata.

Piacere Giada, piacere mio, le risposi, scusi ma sa come sono gli anziani, la signora Antonietta verrà da me in ufficio almeno due volte al mese, non riesco a mandarla via, ma mi dica, si accomodi la prego, lei è qua per cambiare fornitore del gas, se ricordo bene, per caso ha una bolletta che do subito uno sguardo e poi le dico le nostre offerte.
Le passo la bolletta, intanto lei si mette un paio di occhiali con la montatura nera, ha dei bellissimi occhi verdi e una testa di capelli neri e ricci, sono due particolari che catturano il mio interesse.

Faccio una fotocopia, mi dice, si alza e così la posso vedere bene, cosa che probabilmente non passa inosservata grazie al vetro del mobile dietro la scrivania, infatti per alcuni secondi gli sguardi s’incrociano, potrebbe avere una quarantina di anni, forse qualcuno in più, i fianchi stretti si allargavano mostrando un fondoschiena generoso, non sembra avere un grande seno, indossa un tailleur blu scuro e una camicia bianca abbottonata fino al collo, un generoso tacco forse per mascherare l’altezza, senza non supererà il metro e sessanta, ma sono il colore degli occhi e quei ricci che continuano ad attirare il mio sguardo.

Tornata a sedersi inizia a guardare nel suo computer, questa no, neppure questa, ma mi dica, quanti siete in casa?
Solo io, rispondo, ah bene, bene, incalza subito Giada.
Ecco, forse questa fa al caso nostro, e inizia a snocciolare tutta una serie di numeri, costo materia prima, arera, coefficiente, intanto l’ascolto anche se per un istante l’ho immaginata a novanta sulla scrivania, buono, stai buono che sei qua per fare un contratto vantaggioso.

Non so ma ho avuto l’impressione che lei mi stesse leggendo, guardandomi le sue guance diventarono rosse, o magari anche lei che stava facendo dei pensieri zozzi su di me, ecco ci siamo, sono entrato in modalità film, porca miseria.
Erano quasi le otto ormai e iniziavo ad avere un certo appetito, alla fine dopo un capillare confronto tra la mia tariffa e quella che mi stava proponendo Giada, sembrava chiaro anche a me il vantaggio della sua proposta e così stampò il contratto e iniziai a fare le solite mille firme.
Nel salutarci senza pensare le chiesi, e lei invece?
Giada mi guarda perplessa, in che senso non ho capito.
Ah si scusi, chiedevo se anche lei vive da sola?

Per la seconda volta le sue guance cambiarono colore, questa volta il rosso era più intenso di prima e abbassò lo sguardo restando un paio di secondi in silenzio, sospirò profondamente e mi rispose, ehh no, sono prigioniera, mostrandomi l’anello all’anulare, e lasciandosi scappare un purtroppo lo sono, sospirando ancora una volta.
Bene, allora la saluto.
Ti saluto anch’io, non ti dispiace se ci diamo del tu, incalzò la donna.
No, no, anzi mi piace il Tu.
Tornando verso casa mentre guidavo pensai, darci del tu, ormai, e quando la rivedo, poi vista l’ora e la poca voglia di cucinare mi fermai a prendere una pizza vicino a casa che portai via e mangiai accompagnata da una buona birra fredda che avevo in frigo.

Il giorno seguente era un sabato, di solito sono libero ma ero indietro con dei lavori e così dovevo per forza recuperare, verso le dieci mi squilla il telefono, guardo, è un numero che non conosco, lo lascio suonare.
Dopo pochi minuti squilla ancora, è lo stesso numero, che palle, questa volta rifiuto la chiamata, magari capiscono di non rompere le palle.
Subito dopo mi arriva un sms, lo apro, sono Giada, scusa il disturbo avevo provato a chiamarti dall'ufficio, se mi puoi richiamare anche a questo numero, sono arrivate delle belle proposte, a presto.

Guardo il numero che avevo rifiutato e in effetti era quello che avevo chiamato il giorno prima ma che non avevo salvato come al mio solito, faccio passare una buona mezz’ora e la chiamo nel fisso, solito disco, solita musichetta, dopo quasi 5 minuti di attesa niente, riaggancio e provo con il numero dell'SMS, dopo due squilli ecco la sua voce roca, ciao, ti ho disturbato?
Rispondo scusandomi che ero molto preso col lavoro, allora non ti trattengo troppo, era per dirti che il contratto non l’ho ancora mandato e questa mattina mi sono arrivate delle belle offerte, se mi dici che ti possono interessare lo tengo ancora in sospeso, dimmi tu.

Bè, se mi dici che sono delle buone offerte mi fido, come facciamo, le chiedo.
Di solito non vengo mai in ufficio al sabato, mi dice la donna, ma oggi dovevo sistemare alcune cose, se hai tempo e puoi passare ti aspetto, se no chiudo tutto e ci mettiamo d’accordo per un altro giorno, che ne so, lunedì, martedì, insomma quanto riesci ecco.
In realtà avevo finito e anche io stavo per tornare a casa, ma feci un po’ il prezioso anche per capire alcune cose, allora le dissi, se devi andare non c’è problema, io non riesco a passare prima di un’ora, forse prima, dimmi tu.
Va bene, rispose senza pensarci un secondo, dai che poi ti offro un aperitivo visto che ti ho disturabato, aggiunse con quella voce roca che mi stava facendo fantasticare le cose più zozze, e via di altri film.

Non volli esagerare così dopo mezz’ora ero davanti alla porta a vetri che suonavo il campanello, le tende erano tutte tirate e non si vedeva niente dentro, suonai la seconda volta e poco dopo Giada scostò la tenda e mi aprì, la porta si chiuse dietro noi con un pesante rimbombo che echeggiò nella stanza, dai siediti che ti spiego.
Oggi niente tailleur, ma indossava lo stesso una camicia, anche se non abbottonata fino al collo come il giorno prima, anzi, così mi dovetti ricredere riguardo al seno che così sembrava più abbondante, e poi una gonna in jeans e delle scarpe sempre col tacco generoso.
Insomma entrambi al lavoro anche di sabato, disse con la voce graffiante che iniziava a farmi ribollire il sangue.
Eh sì, risposi, ma di solito non è così, ma sono indietro con dei lavori e quindi devo.

Taci non me ne parlare, incalzò Giada, da quando sono rimasta da sola in ufficio quasi tutti i sabato devo venire a sistemare, anche se oggi…non finì la frase.
Anche se oggi…la incalzai subito.
Bè oggi avrei potuto rimanere a casa, ma non mi giudicare male eh, avevo piacere di rivederti, mi parlava e giocava con la stanghetta degli occhiali che teneva tra le mani avvicinandoli alle labbra per poi succhiare l’asticella.
Impossibile non guardarla e così iniziavo a sentire un certo rigonfiamento.
Quindi niente belle proposte, le chiesi sorridendo.
No no, qua sei stato fortunato, quelle ce l’ho, vieni di qua che te le faccio vedere, e avvicinò una sedia con le rotelle alla sua, dai vieni, mi incalzò sbattendo la mano sulla seduta della sedia.
La situazione si stava facendo interessante, feci il giro della scrivania e mi accomodai, vedi, scrollando le pagine col mouse, questa potrebbe proprio fare al caso nostro, la stavo giusto guardando prima che tu arrivassi, eh il sabato ci sono sempre delle belle offerte.
Ad un certo punto il monitor era sparito, di fianco potevo guardare la forma del suo seno, intanto mi facevo più vicino a lei, spalla contro spalla, iniziavo a sentire il suo profumo di vaniglia, delicato ma che riusciva ad entrarmi dentro.

A quel punto anche un tordo come me dovrebbe aver capito che poteva osare, portai la mano sopra la sua nel mouse, si aiutami a scollare, disse, magari ne troviamo qualcos'altro, ora alla sua voce roca, graffiante stava aggiungendo malizia, provocazione, ero eccitato per la situazione talmente imprevista quanto incredibile che si era creata.
A riportarmi coi piedi per terra fu lo squillo del cellulare di Giada che era sulla scrivania, cazzo quel cornuto di mio marito, devo rispondere per forza.
Si amore dimmi, si…si…no, no sto ancora lavorando, sai che da quando sono da sola è così il sabato, no, non lo so per quanto, dipende, va bene come vuoi, ok voi andate io mangio qualcosa al bar e poi vi raggiungo, ok, si, si, anch’io amore, dai a dopo.
Scusa, è un brav’uomo ma ormai ci volgiamo solo bene, o almeno io gli voglio solo bene, è molto più grande di me.
Ecco, ora Giada stava entrando nella modalità mi metto a nudo, per fortuna non durò molto, il tempo di dirmi che aveva 48 anni, due figlie, un cane, alcune frequentazioni, ancora molta voglia di sesso.
Ma dove eravamo rimasti, mi disse.
Dipende, risposi io, a un nuovo contratto da firmare o…
Non mi lasciò finire di parlare che mi ritrovai la lingua in bocca, un bacio dato con una certa foga tenendomi la testa ferma con una mano, non me lo aspettavo, ma si al diavolo il contratto.

Era molto decisa, come se le piacesse avere lei in mano la situazione, lasciavo fare, spinse la sedia contro il grande armadio alle nostre spalle, mezzo metro più o meno, e mi raggiunse trascinandosi con le ginocchia per terra e mi trovai la su testa tra le gambe, mi sfilò veloce la cintura, sbottonò i pantaloni e li sfilò subito dopo, appoggiò il viso sui boxer e iniziò a baciare il tessuto stringendo nella mano il cazzo ancora nascosto dal cotone nero pece, aveva un fare quasi di venerazione verso l’oggetto del piacere, lo strinse ancora più forte che si poteva vedere la sagoma di carne aderente al tessuto dei boxer, se fosse stato di un colore chiaro si sarebbero viste delle macchie di fluido che mi stavano già uscendo dal glande gonfio.

Stringimi la testa, dai fallo, non era una richiesta, era un ordine, eh sì, le piaceva proprio comandare, dirigere, a me un po’ meno perché di solito ero io a dare ordini, ma continuavo ad assecondare questo suo modo autoritario e poi un po’ mi fotteva il tono della sua voce graffiante, roca, bassa e profonda nello scandire le parole, così misi entrambe le mani sulla testa, ora quella fragranza di vaniglia sembrava mescolarsi ad altri odori facendo crescere le mie pulsioni.
Sfilò anche i boxer, l’aiutai alzandomi per farli cadere fin giù nel pavimento di gres chiaro dell’ufficio, poi tornai a sedermi comodo nella sedia continuando a stringere la sua testa riccia.
La lingua era un vortice sapiente, le labbra morbide mi davano piacere, le piaceva molto succhiare e ancor più leccare ovunque, e mi guardava mentre faceva scivolare la lingua lungo tutta l’asta per poi risalire fino alla cappella che ormai era diventata un fuoco e da dove uscivano altre gocce di sperma che lei raccoglieva con voracità, era piacevole guardare questa sua venerazione per il cazzo.

Ora prendo il cellulare e mi scatti delle foto, anzi no, voglio un video, si staccò e velocemente prese il cellulare da sopra la scrivania, mise la modalità video e me lo passò.
A guardarla ora, in ginocchio a terra e il cazzo tra le mani, ascoltare ed assecondare questo suo modo autoritario, era così differente dalla donna che solo ieri arrossiva per uno sguardo, per una domanda, o la sua calma nel spiegare le offerte che mi stava proponendo, sembrava un’altra persona, interessante.
Ma non volevo venire subito e se la lasciavo fare mi avrebbe succhiato anche l’anima con quella bocca, e poi avevo voglia e curiosità di vedere il suo corpo nudo, i suoi fianchi stretti e quel culo generoso, sentire il sapore della sua pelle, e ancora il suo seno, vedere che intimo portava, conoscere la forma della sua fica, se aveva pelo, tanto, poco, o magari era glabra, ma ancor di più avevo voglia di condurre un po’ io, di vedere la sua reazione, così la presi per i ricci bloccando la testa e alzandola, la sua reazione fu di disappunto ma la mia decisione fu così rapida che in un attimo era già piegata contro la scrivania.

Alzai la gonna di jeans trovando solo il filo del tanga incastrato dentro le sue chiappe tanto generose quanto invitanti, darle un paio di schiaffi fu naturale, nessun lamento, anzi, si piegò portando più in su il suo culo, un invito per la mano a darne altri, invito accettato.
E finalmente era in piedi che si sbottonava i pochi bottoni della camicia che lasciò cadere a terra, subito dopo si levò il reggiseno mostrando il seno leggermente cadente, i capezzoli erano piccoli come l’aureola di un marrone chiaro, gli assaggiai entrambi ascoltando il suo respiro cambiare e diventare più accelerato, ma era tra le sue gambe che volevo mettere la bocca, sentire il sapore di lei, da donna a trasformarsi in femmina sotto le pennellate della mia lingua, guardarla negli occhi mentre un dito e poi due entravano dentro nella sua profondità e poi chiuderli ad uncino, fermi immobili e ascoltare il suo corpo che nei sospiri mi avrebbe parlato.
Non passò molto e mi esplose in bocca, un intenso e feroce orgasmo e la richiesta di penetrarla così com’era, sopra la sua scrivania con i piedi appoggiati sul bordo, le cosce aperte e una voglia che aumentava con l’attesa.

Mi regalò un altro orgasmo, meno feroce del primo ma più lungo e prolungato dal mio continuare ad entrare ed uscire lentamente, almeno fino a quando fui pervaso da un calore che sfogai penetrandola con forza e vigore fino a godere sulla sua pancia.
Ancora nudi andammo nel bagno dell’ufficio a darci una lavata veloce, poi ci fumammo una sigaretta dentro a una piccola stanza usata come archivio che aveva una finestra e dove lei poteva assecondare il suo vizio che le donava quella voce roca che mi piaceva così tanto.
Alla fine si fece una certa e ci salutammo, io tornai a casa e lei raggiunse la famiglia, verso sera, poco prima di cena mi arrivò un suo sms, alla fine non ti ho fatto firmare il nuovo contratto e neppure offerto l’aperitivo, mi sa che ci dovremmo rivedere.
Che faccio, le dico subito che anche la bolletta della luce è cara o aspetto..






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2026-03-07
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