Carolina
di
EmmePi
genere
poesie
Alzo la persiana di casa in questa domenica iniziata lenta, come tante altre giornate in questo mio presente, fuori un timido sole e nell’aria il profumo di un altra primavera che scalpita per scalzare un inverno che a me è parso molto lungo quest’anno, per me poi che detesto il freddo…
Ed eccoti che mi appari, la tua silhouette aggraziata che per me non conosce tempo, eri bella ieri e lo sei ancora oggi e lo sarai, sì lo sarai fino a che la morte non ci separerà.
Così realizzo che tra poco compi trent’anni, un amore a prima vista che continua anche ora che ti guardo ferma, immobile, baciata da questo sole che corre alto sopra un cielo che sembra un’autostrada e pieno di nuvole bianche come il tuo colore, si lo so che molte volte t’ho trattata male, spesso ti trascuro, ma sai che sei sempre nei miei pensieri, sempre.
Continuo a guardarti e intanto sorseggio il primo caffè di questa giornata, senza programmi, lenta, come sanno essere lente le domeniche, sorseggio e fumo, e penso, e rifletto, e ricordo, quante ne abbiamo fatte insieme, con te sono stato ovunque su e giù in questo bel Paese, certo un paio di volte ti devo aver fatta incazzare e mi hai lasciato a piedi, lo so, lo so ma poi ho sempre cercato e trovato il modo per farmi perdonare, e so che mi vuoi bene anche te.
Ehh, se ti potessi parlare, quante cose avresti da dire, quanti ricordi condivisi e te sempre discreta, paziente, chissà se a volte anche gelosa, ma cose sai non t’ho mai nascosto nulla, tu che ascoltavi sempre i miei deliri solitari, assecondando le tante imprecazioni che uscivano da questa bocca, mi guardava in disparte mentre montavo altre donne, le baciavo, le toccavo, ci facevo l’amore o semplicemente sesso, forse più quest’ultimo in effetti.
Non so se ricordi tutti i nomi, i volti, io no e faccio ammenda, ma se ci pensi bene questo significa anche che non sono state così importanti, non come te almeno, che bella che sei cazzo.
Ma sai che sei sempre la stessa, uguale a quando ti ho vista il primo giorno e ho detto si è lei, la voglio, e sono certo che anche tu ti devi essere innamorata subito, ne abbiamo fatta di strada insieme, ne abbiamo viste di cose in tutti questi anni, conosci le mie lacrime, i miei sorrisi, le mie fragilità, le paure, e anche la forza, adoro le tue curve sinuose.
Amo ancora stringerti forte e tenerti stretta a me, mi scaldi nei giorni freddi, mi ripari in quelli di pioggia, mi fai ombra nelle giornate col sole alto e le temperature torride, sei così protettiva e comprensiva nei miei confronti, e sono qui che continuo a guardarti, innamorato come il primo giorno mia adorata Carolina.
Carolina, 310 mila chilometri di strada fatta insieme, qualche fusibile e semplice meccanica Teutonica, carrozzeria robusta, sedili reclinabili dove han trovato posto amori, amanti ed amiche, e tanti pompini, discreta e spaziosa dietro, per consumare momenti di passione, e quel cofano ribassato dove qualche audace fanciulla si è piegata a novanta concedendosi sotto le stelle di qualche notte, o al riparo di rigogliose frasche di alberi robusti, o altre che appoggiavano il loro fondoschiena per saziare la mia voglia di fica.
Oggi, mia adorata Carolina, siamo tutti e due più vecchi ma spero che possiamo ancora dire molto altro così da poterlo ricordare e raccontare in futuro, intanto il sole corre veloce, ora è alto e ti illumina tutta, il caffè è terminato, la sigaretta consumata, questa domenica senza programmi sta trascorrendo lenta, sorniona, e ahimè poco sfacciata.
Ed eccoti che mi appari, la tua silhouette aggraziata che per me non conosce tempo, eri bella ieri e lo sei ancora oggi e lo sarai, sì lo sarai fino a che la morte non ci separerà.
Così realizzo che tra poco compi trent’anni, un amore a prima vista che continua anche ora che ti guardo ferma, immobile, baciata da questo sole che corre alto sopra un cielo che sembra un’autostrada e pieno di nuvole bianche come il tuo colore, si lo so che molte volte t’ho trattata male, spesso ti trascuro, ma sai che sei sempre nei miei pensieri, sempre.
Continuo a guardarti e intanto sorseggio il primo caffè di questa giornata, senza programmi, lenta, come sanno essere lente le domeniche, sorseggio e fumo, e penso, e rifletto, e ricordo, quante ne abbiamo fatte insieme, con te sono stato ovunque su e giù in questo bel Paese, certo un paio di volte ti devo aver fatta incazzare e mi hai lasciato a piedi, lo so, lo so ma poi ho sempre cercato e trovato il modo per farmi perdonare, e so che mi vuoi bene anche te.
Ehh, se ti potessi parlare, quante cose avresti da dire, quanti ricordi condivisi e te sempre discreta, paziente, chissà se a volte anche gelosa, ma cose sai non t’ho mai nascosto nulla, tu che ascoltavi sempre i miei deliri solitari, assecondando le tante imprecazioni che uscivano da questa bocca, mi guardava in disparte mentre montavo altre donne, le baciavo, le toccavo, ci facevo l’amore o semplicemente sesso, forse più quest’ultimo in effetti.
Non so se ricordi tutti i nomi, i volti, io no e faccio ammenda, ma se ci pensi bene questo significa anche che non sono state così importanti, non come te almeno, che bella che sei cazzo.
Ma sai che sei sempre la stessa, uguale a quando ti ho vista il primo giorno e ho detto si è lei, la voglio, e sono certo che anche tu ti devi essere innamorata subito, ne abbiamo fatta di strada insieme, ne abbiamo viste di cose in tutti questi anni, conosci le mie lacrime, i miei sorrisi, le mie fragilità, le paure, e anche la forza, adoro le tue curve sinuose.
Amo ancora stringerti forte e tenerti stretta a me, mi scaldi nei giorni freddi, mi ripari in quelli di pioggia, mi fai ombra nelle giornate col sole alto e le temperature torride, sei così protettiva e comprensiva nei miei confronti, e sono qui che continuo a guardarti, innamorato come il primo giorno mia adorata Carolina.
Carolina, 310 mila chilometri di strada fatta insieme, qualche fusibile e semplice meccanica Teutonica, carrozzeria robusta, sedili reclinabili dove han trovato posto amori, amanti ed amiche, e tanti pompini, discreta e spaziosa dietro, per consumare momenti di passione, e quel cofano ribassato dove qualche audace fanciulla si è piegata a novanta concedendosi sotto le stelle di qualche notte, o al riparo di rigogliose frasche di alberi robusti, o altre che appoggiavano il loro fondoschiena per saziare la mia voglia di fica.
Oggi, mia adorata Carolina, siamo tutti e due più vecchi ma spero che possiamo ancora dire molto altro così da poterlo ricordare e raccontare in futuro, intanto il sole corre veloce, ora è alto e ti illumina tutta, il caffè è terminato, la sigaretta consumata, questa domenica senza programmi sta trascorrendo lenta, sorniona, e ahimè poco sfacciata.
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