La figlia piccola 1

di
genere
incesti

Sono William, e sono il padre single di tre splendide figlie: Ginevra, Cristina e Wendy.

Una volta avevo una vita normale. Una casa piena di rumori, di passi, di voci che si sovrapponevano. E soprattutto avevo lei: mia moglie.
Si chiamava Wendy.

Era tutto per me.

Poi arrivò il giorno in cui nacque la nostra ultima figlia.

Doveva essere il giorno più bello della nostra vita.

E per un attimo lo fu davvero. Il pianto della bambina, il sollievo, le lacrime negli occhi di chi pensa di aver vinto una battaglia troppo grande.

Ma il corpo di mia moglie non resistette.

Le complicazioni dopo il parto si portarono via tutto in poche ore. Senza avvertire. Senza darmi il tempo di capire come si sopravvive a una cosa del genere.

E io rimasi lì… con una neonata tra le braccia e il vuoto accanto.
Quando tornai a casa, il mondo non era più lo stesso.

Eppure, c’erano loro.
Ginevra. Cristina.
E la più piccola.
La chiamai Wendy.

Non per dimenticare.

Ma per non perdere completamente ciò che avevo amato di più nella mia vita.

William non si accorse davvero di quando la casa iniziò a svuotarsi.
Non fu un evento unico. Fu più una lenta erosione.

Prima fu Cristina. Aveva sempre avuto quella fame di mondo negli occhi, come se Roma le stesse stretta già da bambina. A diciotto anni partì per studiare all’estero.

La valigia troppo grande per lei, ma lo sguardo deciso. William la salutò in aeroporto con un sorriso che gli si spezzava a metà. Lei gli promise chiamate, messaggi, ritorni.

Poi Ginevra. Più silenziosa, più pratica. A ventitré anni aveva già costruito una sua vita a Milano. Non una fuga, la sua. Un trasferimento naturale, come una pianta che cresce verso la luce giusta. Andò a vivere col ragazzo che amava, e la casa di William perse anche la sua voce più “da adulta”, quella che teneva insieme le cose quando lui vacillava.

E così, senza quasi accorgersene, rimase solo con Wendy.

Lei era diversa.

Non solo perché era la più piccola, ma perché sembrava portarsi dentro qualcosa che William riconosceva troppo bene. Non nei ricordi — quelli erano confusi, sbiaditi col tempo — ma nei gesti. Nel modo in cui inclinava la testa quando ascoltava. Nel silenzio che usava quando era triste. Nel sorriso che arrivava sempre un secondo dopo gli altri.

A volte William la guardava e si sentiva inquieto senza capire perché.

Non era una somiglianza “normale”.
Era come guardare un riflesso che non dovrebbe esistere più.

Gli anni passarono così, in una casa sempre più quieta ma non più vuota. Solo diversa.

Wendy cresceva veloce. Troppo veloce per William, che continuava a vederla come la bambina che aveva tenuto in braccio appena nata, mentre il mondo gli crollava addosso.

A tredici anni, Wendy era alta, composta, con uno sguardo che sembrava più adulto della sua età. Non ribelle, non fragile. Solo… profonda. E in certi momenti, quando si fermava a pensare, William vedeva in lei qualcosa che gli stringeva lo stomaco.

Non era solo somiglianza fisica.
Era il modo in cui occupava lo spazio.

Il modo in cui restava in silenzio quando gli altri avrebbero parlato.
Il modo in cui, senza volerlo, sembrava “conoscere” emozioni che nessuno le aveva insegnato.

Una sera d’inverno, mentre fuori pioveva piano, Wendy era seduta al tavolo della cucina a fare i compiti.

William la osservava in silenzio dalla porta.
Lei alzò lo sguardo.

«Papà… perché mi guardi così spesso ultimamente?»

William esitò. Come sempre, quando la verità era troppo grande per essere detta bene.

«Mi ricordi qualcuno» disse alla fine.

Wendy sorrise appena, senza staccare gli occhi dal quaderno.

«La mamma?»

Il silenzio che seguì non fu pesante. Fu pieno.
William annuì lentamente.
Wendy non sembrò sorpresa. Non sembrò neanche turbata.
Solo abbassò lo sguardo e continuò a scrivere.
E in quel momento, William capì la cosa che aveva evitato per tredici anni di ammettere davvero:
non era solo nostalgia.

Era come se il tempo, per qualche motivo, avesse lasciato in quella casa un’eco precisa… e quella eco avesse deciso di crescere, restare, e diventare una persona.
Sua figlia.

Wendy.

Ma per capire veramente come sono andate le cose bisognerà aspettare ancora qualche anno...

In arrivo la parte 2
scritto il
2026-06-05
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