Questione di sguardi
di
Travis83
genere
dominazione
Marco sentì il sorriso di Sara, ma nei suoi occhi non vide solo divertimento. Vide una scintilla. Un'idea.
Lui la guardò, ancora dentro di lei, il corpo teso come una corda di violino. Con una mano le accarezzò il fianco, scivolando sulla sua pelle morbida, mentre con l'altra le coprì la bocca, zittendo il suo respiro affannoso.
— No — mormorò, la voce bassa, roca. — Non abbiamo finito. Ma non abbiamo finito neanche con lei.
Sara sgranò gli occhi, poi un lampo di intesa le attraversò lo sguardo. Conosceva Marco da anni. Sapeva leggere ogni sua sfumatura. E in quel momento, quello che leggeva era pura, sfacciata voglia di dominio.
— Che fai? — sussurrò lei, ma nella sua voce non c'era paura. C'era eccitazione.
Marco si sollevò lentamente, estraendosi da lei con un movimento che fece gemere entrambi. Scese dal letto, nudo, il petto ancora sudo, il sesso duro e umido. Si avvicinò alla porta, aprì con decisione.
La cameriera era lì, una ragazza giovane, mora, con la divisa azzurra e un grembiule bianco. Aveva gli occhi grandi, ingenui, e un'espressione sorpresa nel trovarsi davanti un uomo nudo, ancora arrossato dal sesso.
— Mi scusi, signore, io... — farfugliò, arretrando di un passo.
Marco non si mosse. La guardò dritta negli occhi.
— Entra.
Lei esitò. Ma la sua voce era ferma, autoritaria, e qualcosa in quel comando la fece obbedire. Varcò la soglia, e vide Sara distesa sul letto, nuda, le forme generose in bella mostra, i seni pieni che ancora ansimavano. La cameriera arrossì, abbassando lo sguardo.
Sara sorrise, allungandosi languida sul materasso.
— Come ti chiami? — chiese, la voce dolce ma carica di malizia.
— Chiara — mormorò la ragazza, senza alzare gli occhi.
Marco chiuse la porta alle sue spalle. Il click della serratura risuonò nella stanza.
— Chiara — ripeté lui, assaporando il nome. — Hai mai visto due persone fare l'amore, Chiara?
Lei non rispose, ma il suo silenzio era già una risposta.
— Oggi lo vedrai — continuò Marco, avvicinandosi a Sara, che si era messa a sedere, le gambe aperte, invitante. — E forse farai di più.
Sara allungò una mano, afferrando Marco per il polso, tirandolo verso di sé. Lui si sdraiò accanto a lei, e insieme guardarono la ragazza immobile, in divisa, tremante di imbarazzo e di qualcos'altro.
— Spogliati — ordinò Sara, con la stessa dolcezza con cui si ordina un caffè.
Chiara esitò. Poi, lentamente, si sbottonò la divisa. La gonna cadde a terra, poi la camicetta. Sotto, indossava un reggiseno bianco e semplici mutandine di cotone. Il suo corpo era snello, più magro di quello di Sara, ma comunque grazioso.
— Vieni qui — disse Marco, facendo cenno con un dito.
Lei obbedì, avvicinandosi al letto. Marco l'afferrò per un polso, tirandola giù, facendola inginocchiare davanti a loro.
— Guarda — le ordinò, mentre si chinava su Sara, prendendole un seno in bocca, succhiando forte, facendola gemere.
Sara chiuse gli occhi, una mano tra i capelli di Marco, l'altra che accarezzava la guancia di Chiara, costringendola a guardare.
— Vedi come ci piace? — sussurrò Sara, la voce rotta dal piacere. — Vedi come sa farmi godere?
Chiara annuì, gli occhi fissi su quella scena. Marco si staccò dal seno di Sara, e si girò verso la ragazza inginocchiata. Le mise una mano sulla nuca, spingendola dolcemente verso il basso.
— Ora impara — disse.
Marco tenne la mano sulla nuca di Chiara, la sua presa ferma ma non brutale. Sentiva il corpo della ragazza tremare sotto le sue dita, un misto di paura e di eccitazione che la rendeva docile, pronta.
Si chinò verso di lei, il suo alito caldo sulla sua guancia.
— Hai visto come Sara geme? Hai visto come il suo corpo si tende quando la tocco? — La sua voce era un sussurro, ma ogni parola era un ordine. — Ora voglio che tu impari a conoscerla. Con la lingua.
Sara, distesa sul letto, aprì le gambe lentamente, un gesto voluttuoso, quasi teatrale. La sua fica era già umida, lucida, le labbra gonfie di desiderio. Si accarezzò con un dito, facendo un piccolo gemito, gli occhi fissi su Chiara.
— Non ti preoccupare — disse Sara, la voce dolce come miele. — È buona. Te lo prometto.
Marco spinse leggermente la testa di Chiara verso il basso.
— Leccala — ordinò. — Lentamente. Assapora ogni piega, ogni gemito che riuscirai a strapparle.
Chiara esitò un istante. Poi si avvicinò, il viso caldo tra le cosce di Sara. La prima volta che la lingua toccò quella pelle morbida, Sara sussultò, un brivido che le percorse tutto il corpo.
— Sì... — ansimò Sara, afferrando i capelli di Chiara con una mano. — Così...
Chiara cominciò a leccare, timida all'inizio, poi sempre più sicura. La lingua esplorava le pieghe, il clitoride nascosto, seguendo i gemiti di Sara come una mappa. Marco guardava la scena, il sesso duro, una mano che si muoveva lentamente su se stesso mentre osservava le due donne.
— Più forte — sussurrò Marco. — Usa la punta della lingua. Lei lo adora.
Chiara obbedì, la lingua che si faceva più decisa, più rapida. Sara gettò indietro la testa, un gemito lungo e profondo, il bacino che si sollevava incontro a quella bocca.
— Cazzo, sì... — gemette Sara, stringendo i capelli di Chiara. — Non fermarti...
Marco si avvicinò, inginocchiandosi accanto a loro. Con una mano accarezzò la nuca di Chiara, mentre con l'altra prese un seno di Sara, stringendo il capezzolo tra le dita.
— Brava — disse a Chiara, la voce bassa e roca. — Stai imparando bene.
Sara era ormai in preda al piacere, il respiro corto, i fianchi che si muovevano incontro alla lingua di Chiara. Il suo corpo cominciò a tendersi, i muscoli delle cosce che tremavano.
— Sto per venire... — ansimò Sara, quasi un urlo soffocato. — Non smettere... non smettere...
Chiara non smise. Continuò a leccare, più veloce, più profonda, fino a quando Sara non venne con un grido, il corpo che sussultava sotto di lei, le dita di Marco che le stringevano il seno mentre la guardava perdersi nel piacere.
Sara rimase distesa per qualche istante, il corpo ancora scosso dai tremiti dell'orgasmo, il respiro affannoso che lentamente tornava normale. Chiara si sollevò, il viso umido, gli occhi bassi, incerta su cosa fare dopo.
Marco la guardò, poi guardò Sara. Un sorriso lento e predatorio gli increspò le labbra.
— Non è finita — disse, la voce ancora roca. — Io devo ancora venire.
Sara aprì gli occhi, ancora lucidi di piacere, e sorrise. Conosceva quello sguardo. Sapeva cosa stava per succedere.
— Alzati — le ordinò Marco, tendendole una mano.
Sara la afferrò, lasciandosi tirare su. Era nuda, le forme morbide ancora segnate dal sesso, la pelle lucida di sudore. Marco la guidò davanti al grande specchio che occupava l'intera parete della camera da letto.
— Mettiti a pecora — disse, la voce bassa ma ferma. — Voglio che ti veda mentre ti scopo.
Sara obbedì senza esitazione. Si piegò in avanti, appoggiando i palmi delle mani sullo specchio, i seni pieni che si schiacciavano contro il vetro freddo. Il suo sedere rotondo e generoso si offriva nudo, le cosce leggermente aperte, la fica ancora umida e gonfia.
Marco si posizionò dietro di lei, ma prima di entrare si chinò verso la borsa da viaggio che aveva portato con sé. Ne tirò fuori un cazzo ventosa, un giocattolo di gomma realistico, venato, di dimensioni generose. Lo guardò un attimo, poi lo porse a Chiara, che era ancora inginocchiata, confusa.
— Tu — disse Marco, indicando lo specchio. — Attaccalo lì. All'altezza della tua fica.
Chiara esitò, poi si alzò, prese il giocattolo tra le mani. Si avvicinò allo specchio, accanto a Sara, e premette la ventosa contro il vetro. Il cazzo rimase attaccato, dritto, osceno, riflesso nel riflesso di loro tre.
— Ora — continuò Marco, la voce che diventava un ringhio — mentre io scopo Sara, tu ti cavalchi questo cazzo. Voglio vedervi tutte e due nello specchio. Voglio vedervi godere insieme.
Chiara guardò il giocattolo, poi guardò Marco. Il suo viso era rosso, ma nei suoi occhi c'era ormai solo desiderio. Si mise lentamente davanti allo specchio, le gambe leggermente divaricate, e si abbassò sul cazzo di gomma. Un gemito le sfuggì quando la punta entrò in lei, la figa ancora stretta, vergine a quel tipo di penetrazione.
Marco intanto si posizionò dietro Sara. Le afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e la penetrò con una spinta secca, profonda. Sara urlò, i palmi che scivolavano sullo specchio, il riflesso dei suoi occhi che incontravano quelli di Marco.
— Guarda — le sussurrò lui all'orecchio, cominciando a muoversi con ritmo lento e profondo. — Guarda come ti scopo. Guarda come Chiara si cavalca quel cazzo.
Sara guardò. Nello specchio vide se stessa, piegata, i seni che dondolavano a ogni spinta di Marco. Vide Chiara accanto a lei, che si muoveva su e giù sul giocattolo, la bocca aperta in un gemito silenzioso, gli occhi fissi sul riflesso di Marco che la guardava.
— Più veloce — ordinò Marco a Chiara, mentre aumentava il ritmo delle sue spinte. — Voglio sentirti gemere mentre io scopo la mia donna.
Chiara obbedì, il bacino che si muoveva sempre più rapido, il cazzo di gomma che entrava e usciva da lei con un suono umido. I suoi gemiti si mescolarono a quelli di Sara, due voci intrecciate in un'unica melodia di piacere.
Marco guardava lo specchio, guardava le due donne che si muovevano insieme, una vera, l'altra riflessa, entrambe sue in quel momento. Sentì il piacere montare, la tensione che gli stringeva i muscoli.
— Sta' ferma — ringhiò a Sara, afferrandole i fianchi con più forza. — Vengo...
Sara sentì il suo membro pulsare dentro di lei, il calore che la riempiva. Strinse i muscoli, spingendolo ancora più a fondo, mentre un ultimo gemito le sfuggiva.
Accanto a loro, Chiara venne in silenzio, il corpo che tremava, le dita strette allo specchio, mentre il cazzo di gomma la penetrava ancora, fino all'ultimo spasmo.
Per un lungo momento, nella stanza ci fu solo il suono dei respiri affannosi, dei corpi che tornavano lentamente alla calma, e il riflesso di tre persone nude, sudate, sazie, che si guardavano allo specchio.
Lui la guardò, ancora dentro di lei, il corpo teso come una corda di violino. Con una mano le accarezzò il fianco, scivolando sulla sua pelle morbida, mentre con l'altra le coprì la bocca, zittendo il suo respiro affannoso.
— No — mormorò, la voce bassa, roca. — Non abbiamo finito. Ma non abbiamo finito neanche con lei.
Sara sgranò gli occhi, poi un lampo di intesa le attraversò lo sguardo. Conosceva Marco da anni. Sapeva leggere ogni sua sfumatura. E in quel momento, quello che leggeva era pura, sfacciata voglia di dominio.
— Che fai? — sussurrò lei, ma nella sua voce non c'era paura. C'era eccitazione.
Marco si sollevò lentamente, estraendosi da lei con un movimento che fece gemere entrambi. Scese dal letto, nudo, il petto ancora sudo, il sesso duro e umido. Si avvicinò alla porta, aprì con decisione.
La cameriera era lì, una ragazza giovane, mora, con la divisa azzurra e un grembiule bianco. Aveva gli occhi grandi, ingenui, e un'espressione sorpresa nel trovarsi davanti un uomo nudo, ancora arrossato dal sesso.
— Mi scusi, signore, io... — farfugliò, arretrando di un passo.
Marco non si mosse. La guardò dritta negli occhi.
— Entra.
Lei esitò. Ma la sua voce era ferma, autoritaria, e qualcosa in quel comando la fece obbedire. Varcò la soglia, e vide Sara distesa sul letto, nuda, le forme generose in bella mostra, i seni pieni che ancora ansimavano. La cameriera arrossì, abbassando lo sguardo.
Sara sorrise, allungandosi languida sul materasso.
— Come ti chiami? — chiese, la voce dolce ma carica di malizia.
— Chiara — mormorò la ragazza, senza alzare gli occhi.
Marco chiuse la porta alle sue spalle. Il click della serratura risuonò nella stanza.
— Chiara — ripeté lui, assaporando il nome. — Hai mai visto due persone fare l'amore, Chiara?
Lei non rispose, ma il suo silenzio era già una risposta.
— Oggi lo vedrai — continuò Marco, avvicinandosi a Sara, che si era messa a sedere, le gambe aperte, invitante. — E forse farai di più.
Sara allungò una mano, afferrando Marco per il polso, tirandolo verso di sé. Lui si sdraiò accanto a lei, e insieme guardarono la ragazza immobile, in divisa, tremante di imbarazzo e di qualcos'altro.
— Spogliati — ordinò Sara, con la stessa dolcezza con cui si ordina un caffè.
Chiara esitò. Poi, lentamente, si sbottonò la divisa. La gonna cadde a terra, poi la camicetta. Sotto, indossava un reggiseno bianco e semplici mutandine di cotone. Il suo corpo era snello, più magro di quello di Sara, ma comunque grazioso.
— Vieni qui — disse Marco, facendo cenno con un dito.
Lei obbedì, avvicinandosi al letto. Marco l'afferrò per un polso, tirandola giù, facendola inginocchiare davanti a loro.
— Guarda — le ordinò, mentre si chinava su Sara, prendendole un seno in bocca, succhiando forte, facendola gemere.
Sara chiuse gli occhi, una mano tra i capelli di Marco, l'altra che accarezzava la guancia di Chiara, costringendola a guardare.
— Vedi come ci piace? — sussurrò Sara, la voce rotta dal piacere. — Vedi come sa farmi godere?
Chiara annuì, gli occhi fissi su quella scena. Marco si staccò dal seno di Sara, e si girò verso la ragazza inginocchiata. Le mise una mano sulla nuca, spingendola dolcemente verso il basso.
— Ora impara — disse.
Marco tenne la mano sulla nuca di Chiara, la sua presa ferma ma non brutale. Sentiva il corpo della ragazza tremare sotto le sue dita, un misto di paura e di eccitazione che la rendeva docile, pronta.
Si chinò verso di lei, il suo alito caldo sulla sua guancia.
— Hai visto come Sara geme? Hai visto come il suo corpo si tende quando la tocco? — La sua voce era un sussurro, ma ogni parola era un ordine. — Ora voglio che tu impari a conoscerla. Con la lingua.
Sara, distesa sul letto, aprì le gambe lentamente, un gesto voluttuoso, quasi teatrale. La sua fica era già umida, lucida, le labbra gonfie di desiderio. Si accarezzò con un dito, facendo un piccolo gemito, gli occhi fissi su Chiara.
— Non ti preoccupare — disse Sara, la voce dolce come miele. — È buona. Te lo prometto.
Marco spinse leggermente la testa di Chiara verso il basso.
— Leccala — ordinò. — Lentamente. Assapora ogni piega, ogni gemito che riuscirai a strapparle.
Chiara esitò un istante. Poi si avvicinò, il viso caldo tra le cosce di Sara. La prima volta che la lingua toccò quella pelle morbida, Sara sussultò, un brivido che le percorse tutto il corpo.
— Sì... — ansimò Sara, afferrando i capelli di Chiara con una mano. — Così...
Chiara cominciò a leccare, timida all'inizio, poi sempre più sicura. La lingua esplorava le pieghe, il clitoride nascosto, seguendo i gemiti di Sara come una mappa. Marco guardava la scena, il sesso duro, una mano che si muoveva lentamente su se stesso mentre osservava le due donne.
— Più forte — sussurrò Marco. — Usa la punta della lingua. Lei lo adora.
Chiara obbedì, la lingua che si faceva più decisa, più rapida. Sara gettò indietro la testa, un gemito lungo e profondo, il bacino che si sollevava incontro a quella bocca.
— Cazzo, sì... — gemette Sara, stringendo i capelli di Chiara. — Non fermarti...
Marco si avvicinò, inginocchiandosi accanto a loro. Con una mano accarezzò la nuca di Chiara, mentre con l'altra prese un seno di Sara, stringendo il capezzolo tra le dita.
— Brava — disse a Chiara, la voce bassa e roca. — Stai imparando bene.
Sara era ormai in preda al piacere, il respiro corto, i fianchi che si muovevano incontro alla lingua di Chiara. Il suo corpo cominciò a tendersi, i muscoli delle cosce che tremavano.
— Sto per venire... — ansimò Sara, quasi un urlo soffocato. — Non smettere... non smettere...
Chiara non smise. Continuò a leccare, più veloce, più profonda, fino a quando Sara non venne con un grido, il corpo che sussultava sotto di lei, le dita di Marco che le stringevano il seno mentre la guardava perdersi nel piacere.
Sara rimase distesa per qualche istante, il corpo ancora scosso dai tremiti dell'orgasmo, il respiro affannoso che lentamente tornava normale. Chiara si sollevò, il viso umido, gli occhi bassi, incerta su cosa fare dopo.
Marco la guardò, poi guardò Sara. Un sorriso lento e predatorio gli increspò le labbra.
— Non è finita — disse, la voce ancora roca. — Io devo ancora venire.
Sara aprì gli occhi, ancora lucidi di piacere, e sorrise. Conosceva quello sguardo. Sapeva cosa stava per succedere.
— Alzati — le ordinò Marco, tendendole una mano.
Sara la afferrò, lasciandosi tirare su. Era nuda, le forme morbide ancora segnate dal sesso, la pelle lucida di sudore. Marco la guidò davanti al grande specchio che occupava l'intera parete della camera da letto.
— Mettiti a pecora — disse, la voce bassa ma ferma. — Voglio che ti veda mentre ti scopo.
Sara obbedì senza esitazione. Si piegò in avanti, appoggiando i palmi delle mani sullo specchio, i seni pieni che si schiacciavano contro il vetro freddo. Il suo sedere rotondo e generoso si offriva nudo, le cosce leggermente aperte, la fica ancora umida e gonfia.
Marco si posizionò dietro di lei, ma prima di entrare si chinò verso la borsa da viaggio che aveva portato con sé. Ne tirò fuori un cazzo ventosa, un giocattolo di gomma realistico, venato, di dimensioni generose. Lo guardò un attimo, poi lo porse a Chiara, che era ancora inginocchiata, confusa.
— Tu — disse Marco, indicando lo specchio. — Attaccalo lì. All'altezza della tua fica.
Chiara esitò, poi si alzò, prese il giocattolo tra le mani. Si avvicinò allo specchio, accanto a Sara, e premette la ventosa contro il vetro. Il cazzo rimase attaccato, dritto, osceno, riflesso nel riflesso di loro tre.
— Ora — continuò Marco, la voce che diventava un ringhio — mentre io scopo Sara, tu ti cavalchi questo cazzo. Voglio vedervi tutte e due nello specchio. Voglio vedervi godere insieme.
Chiara guardò il giocattolo, poi guardò Marco. Il suo viso era rosso, ma nei suoi occhi c'era ormai solo desiderio. Si mise lentamente davanti allo specchio, le gambe leggermente divaricate, e si abbassò sul cazzo di gomma. Un gemito le sfuggì quando la punta entrò in lei, la figa ancora stretta, vergine a quel tipo di penetrazione.
Marco intanto si posizionò dietro Sara. Le afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e la penetrò con una spinta secca, profonda. Sara urlò, i palmi che scivolavano sullo specchio, il riflesso dei suoi occhi che incontravano quelli di Marco.
— Guarda — le sussurrò lui all'orecchio, cominciando a muoversi con ritmo lento e profondo. — Guarda come ti scopo. Guarda come Chiara si cavalca quel cazzo.
Sara guardò. Nello specchio vide se stessa, piegata, i seni che dondolavano a ogni spinta di Marco. Vide Chiara accanto a lei, che si muoveva su e giù sul giocattolo, la bocca aperta in un gemito silenzioso, gli occhi fissi sul riflesso di Marco che la guardava.
— Più veloce — ordinò Marco a Chiara, mentre aumentava il ritmo delle sue spinte. — Voglio sentirti gemere mentre io scopo la mia donna.
Chiara obbedì, il bacino che si muoveva sempre più rapido, il cazzo di gomma che entrava e usciva da lei con un suono umido. I suoi gemiti si mescolarono a quelli di Sara, due voci intrecciate in un'unica melodia di piacere.
Marco guardava lo specchio, guardava le due donne che si muovevano insieme, una vera, l'altra riflessa, entrambe sue in quel momento. Sentì il piacere montare, la tensione che gli stringeva i muscoli.
— Sta' ferma — ringhiò a Sara, afferrandole i fianchi con più forza. — Vengo...
Sara sentì il suo membro pulsare dentro di lei, il calore che la riempiva. Strinse i muscoli, spingendolo ancora più a fondo, mentre un ultimo gemito le sfuggiva.
Accanto a loro, Chiara venne in silenzio, il corpo che tremava, le dita strette allo specchio, mentre il cazzo di gomma la penetrava ancora, fino all'ultimo spasmo.
Per un lungo momento, nella stanza ci fu solo il suono dei respiri affannosi, dei corpi che tornavano lentamente alla calma, e il riflesso di tre persone nude, sudate, sazie, che si guardavano allo specchio.
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