Il primo dogging di Ilenia - storia un po' triste ma romantica
di
ex cornuto
genere
corna
Fu circa dopo un mese dopo quella due giorni di follia che accadde questa nuova avventura. Ma andiamo per gradi...
La settimana successiva una mattina mi chiamò Mauro, e mi domandò se potevamo vederci. Ci mettemmo d'accordo per un caffè nel pomeriggio, al bar di un quartiere periferico. Mi domandavo cosa dovesse chiedermi, anche se un po' lo immaginavo, vista la sua confessione precedente.
E così era... "Vedi Carlo," esordì dopo i soliti convenevoli, "il fatto è che tu piaci davvero a Marta... Ci è piaciuto molto quando l'hai scopata e mi hai fatto succhiare il tuo bel cazzo... Quindi volevo chiederti se saresti disponibile ad incontrarci da soli..."
Rimasi stupito, ma non più di tanto, visto quel che era successo la settimana precedente. "Mauro, avrai visto che non sono propriamente uno stallone. Mi difendo bene e credo di essere abbastanza porco, ma sarebbe una mancanza di rispetto per Ilenia..."
"Ma non saremo certo noi a dirglielo!" Affermò sicuro Mauro, "Ti prego... Quando pensa a te Marta si masturba con qualsiasi cosa le capiti a tiro... L' altro giorno ha messo un preservativo ad una grossa zucchina e si scopava da sola ripetendo il tuo nome..."
Ero esterrefatto... Ma pensai: magari una volta che si sarà tolta il pensiero lascerà perdere.
"Ok, dai, ma tu devi essere presente... Quando posso venire?"
"Grazie Carlo! Mi fai felice! Anche domani pomeriggio, se vuoi. La bambina starà da un'amica e noi siamo a casa... Non vedo l'ora!"
Ci salutammo, rimanendo d'accordo che sarei stato da loro alle 4.
Quando il giorno dopo suonai alla porta vennero entrambi ad aprire: Marta indossava solo una vestaglia di raso, ed era truccata alla perfezione, Mauro era nudo, tenuto ad un guinzaglio con un vero collare da cane, e con il cazzo chiuso in una gabbia...
Appena entrato Marta si incollò alla mia bocca succhiandomi la lingua. Un' accoglienza davvero calorosa! "Vieni, Carlo, vieni... Vedi che il cornuto non vede l'ora di vedere come mi scopi?" Disse trascinandomi nel soggiorno, e tirando Mauro al guinzaglio.
La TV era accesa, e si vedevano quasi in loop scene di mogli scopate dai loro bull con mariti che leccavano sborra dappertutto... La visione era già tutto un programma.
Marta mi fece sedere sul divano, poi salì sopra di me, riprendendo a baciarmi e ad accarezzarmi dappertutto. "Erano mesi che sognavo questo momento! Baciami porco! Baciami tutta!" Disse già invasata aprendo la vestaglia e mostrandosi completamente nuda. Certo rispetto alla risicata seconda di seno di Ile, Marta aveva un gran bel paio di tette, e cominciai a leccarle con impeto. Quella carnagione così bianca con le lentiggini poi mi faceva impazzire... E aveva anche un odore e un sapore pazzesco.
In breve, anche per i movimenti che faceva lei sopra di me, il cazzo mi diventò durissimo... "Bravo Carlo, leccami, succhiami i capezzoli... Vedi Mauro, lui ha già il cazzo durissimo, mica come il tuo cazzetto inutile!" E prese a sbottonarmi la camicia frettolosamente, tanto che un bottone saltò via finendo chissà dove...
Dopo avermi tolto la camicia prese a leccarmi il collo, il petto, i capezzoli, scendendo sempre più in giù, fino ad arrivare alla pancia. A quel punto scese lentamente dal mio grembo fino a ritrovarsi in ginocchio davanti a me. Si tolse completamente la vestaglia e mi aprì la cerniera dei jeans. Senza nemmeno aspettare di toglierli fece uscire il mio cazzo e ci si avventò famelica, succhiando come una vera puttana...
"Che bel cazzo, amore... Lo farai succhiare anche a me?" Domandò Mauro alla moglie.
Lei si staccò un momento e rispose: "Dopo, se sarai bravo..." e riprese a succhiare mugolando. Vedevo la sua bellissima chioma rossa fare su e giù, ed ero eccitatissimo.
Io non sono super resistente, e se Marta avesse continuato così sarei venuto in un paio di minuti, perciò la alzai e la baciai profondamente, poi la feci sedere sul divano e mi tuffai sulla sua fica... Il sapore dei suoi succhi era delizioso, e mi prodigai con passione, cercando il clitoride con la lingua. Mentre la leccavo Marta disse a Mauro: "Da bravo, lecca il culo e i coglioni al tuo amico!"
Mauro ubbidì, e sentii la sua lingua pennellarmi lo sfintere. Ogni tanto scendeva sullo scroto e si metteva in bocca ora un coglione ora l'altro, succhiando avidamente. Devo dire che era proprio piacevole e avrei continuato, ma Marta smaniava... "Dai Carlo, montami forte! Lo voglio... Voglio il tuo cazzo tutto dentro!"
Le aprii le cosce fino a metterle sulle spalle, e la penetrai in un colpo solo. Che fica morbida che aveva! Ed era zuppa... Mai sentito niente del genere! Il mio cazzo sguazzava con tutto quel liquido, e quando cominciai a stantuffarla la sentivo a malapena, perciò mi diedi a scoparla con furia, sollevandole il bacino e montandola da sopra... Mauro ne approfittò subito per continuare a leccarmi il culo. Normalmente dopo cinque minuti sarei venuto, ma la fica morbida di Marta e i suoi succhi così abbondanti mi permisero di chiavarla così per almeno venti minuti... Ero sudatissimo e non ce la facevo più... Marta urlava, si dimenava, gemeva a ogni colpo: "Siii, sei bellissimo... Scopami forte! Fa' vedere al cornuto come si scopa una moglie, dai! Scommetto che Ilenia la scopi anche più forte! Sbattimi porcoooo!" Finalmente ebbe un orgasmo e ora potevo venire anche io... Accelerai ancora e grugnendo come un vero maiale le sborrai nella fica!
Lei si staccò subito: "Vieni cornuto! Vieni a sentire che sapore ha la sborra del tuo amico! Leccami frocio!" Ordinò a Mauro. Lui si gettò con la bocca sulla fica di Marta, e cominciò a succhiarla, per far uscire tutta la mia sborra... Succhiava avidamente mugolando come un cane...
Io mi ero seduto sul divano... Mi era piaciuto, cazzo! Per la prima volta lo stallone ero io!
Quel pensiero fece resuscitare il mio uccello, che stava tornando duro. Marta se ne accorse, e si piegò a succhiare di nuovo... Era veramente assatanata... Mi sentivo lusingato che adorasse così proprio il mio cazzo... Ma non potevo lasciare Mauro da una parte: "Vieni cane... Vieni anche tu a succhiare, dai!" Ordinai a Mauro tirandolo per il guinzaglio. Lui si fece sotto, e misi il cazzo tra le loro due bocche, e tenendo le loro teste muovevo il cazzo avanti e indietro, come se scopassi. Loro erano in estasi e mugolavano entrambi. Poi Marta guidò il cazzo nella bocca di Mauro: "Succhia il suo bel cazzo, dai! Se farai il bravo lascerò fare una sega, cornuto!"
Esaltato anche io da quelle parole presi la testa di Mauro tra le mani e cominciai a scoparlo in gola... E mi piaceva! La felicissima Marta mi incitava: "Dai, scoparla in gola questa cagna! Te lo deve bagnare bene, perché ti voglio nel culo!"
Ero eccitato come un porcospino... Dopo un paio di minuti presi Marta di forza, e la misi a pecorina: il suo culo era fantastico... Le sputai proprio sul buco e appoggiai il cazzo: "Inculami dai! Inculami forte!" Disse Marta, e non la feci aspettare. La penetrai con una sola spinta. Il suo culo era persino più aperto della fica, e presi a incularla selvaggiamente, come non avevo mai fatto in vita mia... Lei gemeva forte: "Sono la tua vacca, la tua puttana... Spaccami il culo... Spaccami tutta porco! Così... Così... Ancora... Ancora... Aaaah... Aaaah... Siiiii...." E io di rimando: "Ti piace troia, eh? Ti piace il mio cazzo, eh? Prendilo tutto! Tieni... Tieni... Tieni... Muoviti che ti dò la sborra, dai! Tieni puttana!"
Mauro era in estasi... Si era messo sotto e leccava la fica di Marta. Anche lui ogni tanto mi incitava: "Scopala bene... Rompile il culo... Guarda che troia è mia moglie! Scopala forte!"
Dopo qualche minuto ero pronto... "Venite qui!" Dissi... "In ginocchio, insieme! Volete la mia sborra? Eccola! Eccola! Vengoooo!" Loro ubbidirono, e io mi misi davanti a loro masturbandomi veloce... Il primo getto di sborra lo indirizzai nella bocca di Marta, il secondo in quella di Mauro, poi di nuovo verso lei, e poi verso lui... Loro presero a baciarsi e leccarsi come cani... Che spettacolo! Che troia Marta! Che cuckold Mauro!
Ero sfinito... Mauro andò in cucina, e mi portò una birra. "Grazie Carlo! Sei stato forte! Vero Marta?" Disse mentre si accoccolavan di fianco alla moglie.
"Sì cane... Sei stato bravo, ora ti libero il cazzetto, ma devi aspettare ancora un po'..."
E mentre sorseggiavo la birra Marta si mise in ginocchio davanti a me e cominciò a massaggiarmi il cazzo e i coglioni con le sue splendide tette... Tempo pochi minuti e tra le tette aveva solo il cazzo. Ogni tanto lo leccava con la punta della lingua, e ogni tanto lasciava colare la saliva tra le tette, in modo che la sega venisse meglio... "Certo Ilenia non può fartelo questo lavoretto, vero? Non le ha quasi le tette lei... Guarda invece come ti sego il cazzo tra le mie..."
Era vero... Era una cosa che non provavo dai tempi dell' università, ed era fantastico. Marta accelerò il movimento: "Vienimi sulle tette e sulla bocca, dai... Sborrami ancora, porco!" Io spinsi più forte, più forte... Finché con l'ennesimo grugnito non sborrai ancora...
Allora Mauro si avvicinò e si mise a leccarla tutta, e terminando la sega venne sborrando sul tappeto... "Non sul tappeto, deficiente!" Gridò Marta, e gli diede un ceffone sul cazzo... "Adesso lecca anche la tua, cane!" Mauro si chinò a ripulire la sua stessa sborra...
Ero sfinito... Marta mi aiutò a rivestirmi, e mi accorsi dei due bottoni mancanti della camicia. Li cercammo un paio di minuti ma decisi di lasciar perdere.
I due mi accompagnarono alla porta... "Quando tornerai?" Domandò Marta.
"Mah... Non so... Forse la prossima settimana? Vi va bene?"
"Benissimo!" Mi disse Mauro ossequioso, e me ne andai.
Era stato davvero strano, e mi rimase addosso una sensazione di disagio... Però mi era anche piaciuto e decisi di tornare.
La settimana successiva il copione fu simile, con poche differenze. E cominciai a sentirmi anche in colpa con Ilenia...
La settimana dopo ancora Marta e Mauro ci invitarono per una semplice cena. Accettammo, anche se io mi sentivo davvero in imbarazzo...
In realtà fino a un certo punto la serata fu piacevole. Parlammo con eccitazione di quello che era successo con i russi e Federico, che insisteva a chiamare Ile per incontrarla. Lei, tuttavia, non gli aveva dato corda, almeno fino ad allora.
Ci spostammo in soggiorno, per bere qualcosa. A un certo punto Ile fece una faccia strana fissando un punto sotto il mobile della TV... "Che cos'è là sotto?" E indicò quel punto. Marta si abbassò e raccolse un piccolo bottone. "Toh, un bottone... Dev'essere tuo, Mauro, sembra di una camicia..."
"Che strano," disse Ile, "proprio l' altro giorno mi sono accorta che da una delle tue camicie, caro, mancavano due bottoni... Me lo fai vedere, Marta?"
Io, Marta e Mauro diventammo paonazzi, ma Marta cercò di fare finta di nulla e le porse il bottone. Ile lo guardò, se lo rigirò tra le dita e disse, a bruciapelo: "Ora mi dite che cosa avete fatto." Ed era serissima. Mauro cercò di farfugliare qualcosa... "Taci, deficiente!" Lo apostrofò Ile.
Intervenne Marta: "Beh... Sai... Carlo è un bell'uomo e io... Lui non c'entra, eh, è stata un'idea mia..." Confessò ad occhi bassi... "Che - cazzo - avete - fatto?" Scandì infuriata Ile...
"Adesso noi ce ne andiamo! La nostra amicizia finisce qui!" Urlò Ilenia sempre più incazzata. "Adesso andiamo a casa e facciamo i conti, stronzo!" Mi apostrofò prendendomi per un braccio...
Inutile dire che la nostra litigata fu furibonda. Lei si sentiva tradita, e a ragione, purtroppo.
La scongiurai in tutti i modi di perdonarmi, le assicurai che non sarebbe più successo, che non era stato nulla, che Marta non mi piaceva neppure... Non ci fu nulla da fare, la sentenza arrivò inevitabile: "Dormirai sul divano finché non avrò trovato il modo di fartela pagare! E la pagherai, eccome se la pagherai! Intanto domani chiamerò Federico, e mi farò qualche bella scopata alla faccia tua! Ma non ti dirò nulla, e tu non ci sarai! Bastardo cornuto!"
Da quella sera dormii sul divano. Dissi a nostro figlio che era per via del mal di schiena, ma non so se la bevve... I giorni successivi sentivo il telefono di Ile ricevere messaggi su messaggi, probabilmente di Federico, e lei usciva tutte le sere o quasi rientrando molto tardi. Immaginavo bene quel che succedeva, ma non avevo il coraggio di dire nulla. Il cornuto, alla fine, ero io, e solo io...
Andò avanti così per tutta la settimana, e non riuscivo nemmeno a farmi una sega da quanto ero depresso... Finché la domenica pomeriggio successiva Ile mi disse che lunedì sera dovevo prepararmi ad accompagnarla in un posto, e che avrei prima dovuto portare Enrico dai nonni.
Mi lambiccai il cervello per cercare di capire dove volesse andare... Da Federico? Da qualcuno altro? E perché dovevo esserci anche io? Dopo un po' non ce la facevo più, e smisi di pensarci, arrendendomi all'ignoto.
Il lunedì pomeriggio accompagnai il piccolo dai nonni, poi rincasai. Ile rimase a lungo in bagno, poi andò in camera a prepararsi per uscire.
Quando arrivò in cucina era agghindata come una vera zoccola: trucco pesantissimo, calze a rete, minigonna che lasciava intravedere il culo, e un corpetto di finta pelle leopardata. Sembrava proprio un mignottone! Eppure il cazzo mi si indurì subito.
"Non dire niente, non fiatare, stronzo di un cornuto! Andiamo!" Disse decisa.
Io rimasi in silenzio, e scendemmo fino ai garage. Per fortuna non incontrammo nessuno dei condomini... Chissà cosa avrebbero pensato, vedendola così...
Salimmo in macchina. "Vai verso l'autostrada!" Mi ordinò, e io obbedii. Arrivati al casello disse: "Prendi in direzione nord!" Io obbedii ancora senza fare domande.
Passammo diversi caselli, ma lei continuava a tacere. Ile non era una fumatrice abituale, ma quando era più nervosa talvolta fumava... Dopo un po' si accese una sigaretta: vederla fumare mi arrapava sempre...
"Fermati alla prossima stazione di servizio. Ho fame..."
Dopo qualche chilometro entrai nell'area di servizio, che era molto grande... "Parcheggia vicino all' area dei tir." Mi ordinò, e così feci.
Lei scese appena mi fermai, e scesi anche io... "Resta dieci passi dietro di me. Non rivolgermi la parola, stronzo cornuto!" E si diresse verso lo store. Io la seguivo sempre più perplesso. Ordinò un panino, e si mise a sedere ad un tavolo dell' ampia sala, in un posto che dava verso le toilette. Io feci lo stesso e mi misi un po' in disparte. Mentre mangiava guardava fisso la porta dei bagni. A quell'ora non c'era molta gente, e molti degli avventori erano camionisti. Notai che molti la puntavano con sguardo arrapato, e si giravano più volte a guardarla... Lei finì di mangiare, e rimase lì con sguardo annoiato, ma sempre guardando la porta dei bagni...
A un certo punto uscirono due camionisti, o per lo meno mi sembravano tali: lei li guardava fingendo noncuranza, quasi casualmente, ma loro fissarono i loro occhi su di lei. Praticamente se la mangiavano con gli occhi, e mentre avanzavano uno diede di gomito all'altro, e gli disse qualcosa... L' altro si fermò, fissando lo sguardo sotto il tavolino, dove le gambe lasciate sapientemente aperte di Ile lasciavano intravedere il suo folto pelo... Preso coraggio i due si avvicinarono, e lei gli fece cenno di sedersi... I due cominciarono a fare battute, probabilmente sceme, ma lei rideva ogni volta chinandosi in avanti, cercando di mostrare il seno il più possibile. Io ero eccitato come una lumaca...
Il più magro dei due, un tipo sulla cinquantina, a un certo punto le mise una mano sulla coscia. Lei lasciava fare, e le carezze si fecero più ardite. L'altro, che era seduto di fronte, le prese una mano, e cominciò a giocherellarci. Anche lui sulla cinquantina, aveva la classica pancetta da camionista, ma sembrava comunque un uomo educato... Altri avventori ormai fissavano incuriositi il terzetto: chissà cosa stavano pensando...
Ad un tratto Ile si alzò, e anche i due si misero in piedi. Il tipo magro la prese sottobraccio, e si diressero verso l'uscita. Io li seguii quasi meccanicamente, tenendomi sempre a distanza. Solo per un istante Ile si girò per assicurarsi che li seguissi.
Il terzetto si diresse verso il parcheggio dei tir. Era una serata calda, quasi afosa, e nel silenzio interrotto solo dal passaggio dei mezzi sulla vicina autostrada, potevo sentire i loro passi e brandelli delle idiozie di cui stavano parlando. Ile si girò di nuovo, ridendo. Il tipo con la pancia seguì il suo sguardo e mi vide. Lo sentii chiedere a Ile: "Chi è quel tipo, il tuo pappone? Dobbiamo pagarlo?"
"No," rispose lei ridendo, "È quel cornuto di mio marito... Non ci fate caso..."
I due si lanciarono uno sguardo d'intesa: avevano capito tutto, e sono sicuro che la cosa li eccitava di brutto...
Arrivammo quasi alla fine del parcheggio, dove il buio era più fitto. I due la condussero dietro l'ultimo tir, che, vidi poi, era del tipo robusto con la pancia.
Neanche il tempo di fermarsi e i due la stavano già palpando dappertutto... Il tipo più alto le mise la sua grossa mano sul culo, cercando di arrivare alla fica, mentre l'altro le strizzava i capezzoli che immaginavo già duri. Le mani di Ile erano già a strusciare i loro cazzi sotto i pantaloni... Era sempre fantastico vederla in azione, ma ancora non immaginavo cosa sarebbe successo quella sera...
Si strusciarono ancora un po', poi i due, senza spogliarsi, tirarono fuori i loro cazzi. Il tipo più alto era ben dotato, l' altro aveva un cazzo più o meno come il mio. Ile li prese in mano, segandoli velocemente, poi si piegò e li prese in bocca alternandosi sull'uno e sull'altro, e ogni tanto si assicurava che guardassi. I due intanto la rovistavano tra le cosce, e lei prese a mugolare. Il tipo più basso si spostò dietro e cominciò a scoparla piano, mentre lei pompava l' altro.
Preso dallo spettacolo non mi accorsi dei passi dietro di me... "Che succede qui?" Mi girai, era un poliziotto della stradale, affiancato dal collega.
Diventai viola, probabilmente... "Strano, puttane qui non se ne sono mai viste," disse il secondo poliziotto. "Veramente... Non è una puttana... È mia moglie... A me piace guardare..."
"Be', però questi sono atti osceni in luogo pubblico. Non si può scopare in giro così... Stefano, vai a dirglielo, va', e lei vada con lui..."
Ile e i due tizi si erano fermati, ovviamente preoccupati. Ancora di più vedendo che mi avvicinavo con il poliziotto. Fu Ile a parlare per prima: "Agente, mi dispiace... Ora smettiamo..."
"Per me potete anche continuare, ma non qui... All' aperto potrebbe vedervi chiunque. Dovreste andare in un posto al chiuso."
"Ma non c'è problema!" Disse ringalluzzito il tipo più alto, "Possiamo andare dentro il container del tir..." Si spostò di pochi metri e aprì il retro del suo tir. Lo seguimmo: il container era quasi vuoto, c'erano solo dei rotoli di moquette imballati.
"Quand'è così, salite. Non potete stare fuori!" Intimò.
Il tipo del tir salì, accese una lampada di emergenza, e aiutò Ile. Poi salì anche l'altro, e infine io e il poliziotto. "Daniele, vieni su, va'." Disse il poliziotto a quello rimasto giù.
"Bene signora, anche così sarebbe poco regolare, ma siamo disposti a chiudere un occhio se... Ha capito, no? E poi c'è suo marito, che potremmo indicare come pappone se volessimo..."
Lei non se lo fece spiegare due volte, e mise le sue mani sulla patta delle divise... I due poliziotti presero il posto dei camionisti, e cominciarono a toccarla dappertutto. I due camionisti avevano tirato fuori di nuovo il cazzo, e si smanettavano avvicinandosi. Ile si piegò di nuovo, e mentre massaggiava il pacco ai due poliziotti riprese a succhiare gli altri due. Vedendo che mi stavo toccando i pantaloni mi apostrofò: "Tu oggi guardi solo, cornuto. Guai a te se ti tocchi..." E riprese a succhiare i due cazzi.
I poliziotti si calarono i pantaloni: loro erano decisamente più ben forniti. Stefano si mise dietro a Ile, e le strusciava il cazzo nel solco delle chiappe. Lei cominciò a muovere il culo e a mugolare... Il ragazzo era sveglio, e piegando un po' le gambe la penet
La settimana successiva una mattina mi chiamò Mauro, e mi domandò se potevamo vederci. Ci mettemmo d'accordo per un caffè nel pomeriggio, al bar di un quartiere periferico. Mi domandavo cosa dovesse chiedermi, anche se un po' lo immaginavo, vista la sua confessione precedente.
E così era... "Vedi Carlo," esordì dopo i soliti convenevoli, "il fatto è che tu piaci davvero a Marta... Ci è piaciuto molto quando l'hai scopata e mi hai fatto succhiare il tuo bel cazzo... Quindi volevo chiederti se saresti disponibile ad incontrarci da soli..."
Rimasi stupito, ma non più di tanto, visto quel che era successo la settimana precedente. "Mauro, avrai visto che non sono propriamente uno stallone. Mi difendo bene e credo di essere abbastanza porco, ma sarebbe una mancanza di rispetto per Ilenia..."
"Ma non saremo certo noi a dirglielo!" Affermò sicuro Mauro, "Ti prego... Quando pensa a te Marta si masturba con qualsiasi cosa le capiti a tiro... L' altro giorno ha messo un preservativo ad una grossa zucchina e si scopava da sola ripetendo il tuo nome..."
Ero esterrefatto... Ma pensai: magari una volta che si sarà tolta il pensiero lascerà perdere.
"Ok, dai, ma tu devi essere presente... Quando posso venire?"
"Grazie Carlo! Mi fai felice! Anche domani pomeriggio, se vuoi. La bambina starà da un'amica e noi siamo a casa... Non vedo l'ora!"
Ci salutammo, rimanendo d'accordo che sarei stato da loro alle 4.
Quando il giorno dopo suonai alla porta vennero entrambi ad aprire: Marta indossava solo una vestaglia di raso, ed era truccata alla perfezione, Mauro era nudo, tenuto ad un guinzaglio con un vero collare da cane, e con il cazzo chiuso in una gabbia...
Appena entrato Marta si incollò alla mia bocca succhiandomi la lingua. Un' accoglienza davvero calorosa! "Vieni, Carlo, vieni... Vedi che il cornuto non vede l'ora di vedere come mi scopi?" Disse trascinandomi nel soggiorno, e tirando Mauro al guinzaglio.
La TV era accesa, e si vedevano quasi in loop scene di mogli scopate dai loro bull con mariti che leccavano sborra dappertutto... La visione era già tutto un programma.
Marta mi fece sedere sul divano, poi salì sopra di me, riprendendo a baciarmi e ad accarezzarmi dappertutto. "Erano mesi che sognavo questo momento! Baciami porco! Baciami tutta!" Disse già invasata aprendo la vestaglia e mostrandosi completamente nuda. Certo rispetto alla risicata seconda di seno di Ile, Marta aveva un gran bel paio di tette, e cominciai a leccarle con impeto. Quella carnagione così bianca con le lentiggini poi mi faceva impazzire... E aveva anche un odore e un sapore pazzesco.
In breve, anche per i movimenti che faceva lei sopra di me, il cazzo mi diventò durissimo... "Bravo Carlo, leccami, succhiami i capezzoli... Vedi Mauro, lui ha già il cazzo durissimo, mica come il tuo cazzetto inutile!" E prese a sbottonarmi la camicia frettolosamente, tanto che un bottone saltò via finendo chissà dove...
Dopo avermi tolto la camicia prese a leccarmi il collo, il petto, i capezzoli, scendendo sempre più in giù, fino ad arrivare alla pancia. A quel punto scese lentamente dal mio grembo fino a ritrovarsi in ginocchio davanti a me. Si tolse completamente la vestaglia e mi aprì la cerniera dei jeans. Senza nemmeno aspettare di toglierli fece uscire il mio cazzo e ci si avventò famelica, succhiando come una vera puttana...
"Che bel cazzo, amore... Lo farai succhiare anche a me?" Domandò Mauro alla moglie.
Lei si staccò un momento e rispose: "Dopo, se sarai bravo..." e riprese a succhiare mugolando. Vedevo la sua bellissima chioma rossa fare su e giù, ed ero eccitatissimo.
Io non sono super resistente, e se Marta avesse continuato così sarei venuto in un paio di minuti, perciò la alzai e la baciai profondamente, poi la feci sedere sul divano e mi tuffai sulla sua fica... Il sapore dei suoi succhi era delizioso, e mi prodigai con passione, cercando il clitoride con la lingua. Mentre la leccavo Marta disse a Mauro: "Da bravo, lecca il culo e i coglioni al tuo amico!"
Mauro ubbidì, e sentii la sua lingua pennellarmi lo sfintere. Ogni tanto scendeva sullo scroto e si metteva in bocca ora un coglione ora l'altro, succhiando avidamente. Devo dire che era proprio piacevole e avrei continuato, ma Marta smaniava... "Dai Carlo, montami forte! Lo voglio... Voglio il tuo cazzo tutto dentro!"
Le aprii le cosce fino a metterle sulle spalle, e la penetrai in un colpo solo. Che fica morbida che aveva! Ed era zuppa... Mai sentito niente del genere! Il mio cazzo sguazzava con tutto quel liquido, e quando cominciai a stantuffarla la sentivo a malapena, perciò mi diedi a scoparla con furia, sollevandole il bacino e montandola da sopra... Mauro ne approfittò subito per continuare a leccarmi il culo. Normalmente dopo cinque minuti sarei venuto, ma la fica morbida di Marta e i suoi succhi così abbondanti mi permisero di chiavarla così per almeno venti minuti... Ero sudatissimo e non ce la facevo più... Marta urlava, si dimenava, gemeva a ogni colpo: "Siii, sei bellissimo... Scopami forte! Fa' vedere al cornuto come si scopa una moglie, dai! Scommetto che Ilenia la scopi anche più forte! Sbattimi porcoooo!" Finalmente ebbe un orgasmo e ora potevo venire anche io... Accelerai ancora e grugnendo come un vero maiale le sborrai nella fica!
Lei si staccò subito: "Vieni cornuto! Vieni a sentire che sapore ha la sborra del tuo amico! Leccami frocio!" Ordinò a Mauro. Lui si gettò con la bocca sulla fica di Marta, e cominciò a succhiarla, per far uscire tutta la mia sborra... Succhiava avidamente mugolando come un cane...
Io mi ero seduto sul divano... Mi era piaciuto, cazzo! Per la prima volta lo stallone ero io!
Quel pensiero fece resuscitare il mio uccello, che stava tornando duro. Marta se ne accorse, e si piegò a succhiare di nuovo... Era veramente assatanata... Mi sentivo lusingato che adorasse così proprio il mio cazzo... Ma non potevo lasciare Mauro da una parte: "Vieni cane... Vieni anche tu a succhiare, dai!" Ordinai a Mauro tirandolo per il guinzaglio. Lui si fece sotto, e misi il cazzo tra le loro due bocche, e tenendo le loro teste muovevo il cazzo avanti e indietro, come se scopassi. Loro erano in estasi e mugolavano entrambi. Poi Marta guidò il cazzo nella bocca di Mauro: "Succhia il suo bel cazzo, dai! Se farai il bravo lascerò fare una sega, cornuto!"
Esaltato anche io da quelle parole presi la testa di Mauro tra le mani e cominciai a scoparlo in gola... E mi piaceva! La felicissima Marta mi incitava: "Dai, scoparla in gola questa cagna! Te lo deve bagnare bene, perché ti voglio nel culo!"
Ero eccitato come un porcospino... Dopo un paio di minuti presi Marta di forza, e la misi a pecorina: il suo culo era fantastico... Le sputai proprio sul buco e appoggiai il cazzo: "Inculami dai! Inculami forte!" Disse Marta, e non la feci aspettare. La penetrai con una sola spinta. Il suo culo era persino più aperto della fica, e presi a incularla selvaggiamente, come non avevo mai fatto in vita mia... Lei gemeva forte: "Sono la tua vacca, la tua puttana... Spaccami il culo... Spaccami tutta porco! Così... Così... Ancora... Ancora... Aaaah... Aaaah... Siiiii...." E io di rimando: "Ti piace troia, eh? Ti piace il mio cazzo, eh? Prendilo tutto! Tieni... Tieni... Tieni... Muoviti che ti dò la sborra, dai! Tieni puttana!"
Mauro era in estasi... Si era messo sotto e leccava la fica di Marta. Anche lui ogni tanto mi incitava: "Scopala bene... Rompile il culo... Guarda che troia è mia moglie! Scopala forte!"
Dopo qualche minuto ero pronto... "Venite qui!" Dissi... "In ginocchio, insieme! Volete la mia sborra? Eccola! Eccola! Vengoooo!" Loro ubbidirono, e io mi misi davanti a loro masturbandomi veloce... Il primo getto di sborra lo indirizzai nella bocca di Marta, il secondo in quella di Mauro, poi di nuovo verso lei, e poi verso lui... Loro presero a baciarsi e leccarsi come cani... Che spettacolo! Che troia Marta! Che cuckold Mauro!
Ero sfinito... Mauro andò in cucina, e mi portò una birra. "Grazie Carlo! Sei stato forte! Vero Marta?" Disse mentre si accoccolavan di fianco alla moglie.
"Sì cane... Sei stato bravo, ora ti libero il cazzetto, ma devi aspettare ancora un po'..."
E mentre sorseggiavo la birra Marta si mise in ginocchio davanti a me e cominciò a massaggiarmi il cazzo e i coglioni con le sue splendide tette... Tempo pochi minuti e tra le tette aveva solo il cazzo. Ogni tanto lo leccava con la punta della lingua, e ogni tanto lasciava colare la saliva tra le tette, in modo che la sega venisse meglio... "Certo Ilenia non può fartelo questo lavoretto, vero? Non le ha quasi le tette lei... Guarda invece come ti sego il cazzo tra le mie..."
Era vero... Era una cosa che non provavo dai tempi dell' università, ed era fantastico. Marta accelerò il movimento: "Vienimi sulle tette e sulla bocca, dai... Sborrami ancora, porco!" Io spinsi più forte, più forte... Finché con l'ennesimo grugnito non sborrai ancora...
Allora Mauro si avvicinò e si mise a leccarla tutta, e terminando la sega venne sborrando sul tappeto... "Non sul tappeto, deficiente!" Gridò Marta, e gli diede un ceffone sul cazzo... "Adesso lecca anche la tua, cane!" Mauro si chinò a ripulire la sua stessa sborra...
Ero sfinito... Marta mi aiutò a rivestirmi, e mi accorsi dei due bottoni mancanti della camicia. Li cercammo un paio di minuti ma decisi di lasciar perdere.
I due mi accompagnarono alla porta... "Quando tornerai?" Domandò Marta.
"Mah... Non so... Forse la prossima settimana? Vi va bene?"
"Benissimo!" Mi disse Mauro ossequioso, e me ne andai.
Era stato davvero strano, e mi rimase addosso una sensazione di disagio... Però mi era anche piaciuto e decisi di tornare.
La settimana successiva il copione fu simile, con poche differenze. E cominciai a sentirmi anche in colpa con Ilenia...
La settimana dopo ancora Marta e Mauro ci invitarono per una semplice cena. Accettammo, anche se io mi sentivo davvero in imbarazzo...
In realtà fino a un certo punto la serata fu piacevole. Parlammo con eccitazione di quello che era successo con i russi e Federico, che insisteva a chiamare Ile per incontrarla. Lei, tuttavia, non gli aveva dato corda, almeno fino ad allora.
Ci spostammo in soggiorno, per bere qualcosa. A un certo punto Ile fece una faccia strana fissando un punto sotto il mobile della TV... "Che cos'è là sotto?" E indicò quel punto. Marta si abbassò e raccolse un piccolo bottone. "Toh, un bottone... Dev'essere tuo, Mauro, sembra di una camicia..."
"Che strano," disse Ile, "proprio l' altro giorno mi sono accorta che da una delle tue camicie, caro, mancavano due bottoni... Me lo fai vedere, Marta?"
Io, Marta e Mauro diventammo paonazzi, ma Marta cercò di fare finta di nulla e le porse il bottone. Ile lo guardò, se lo rigirò tra le dita e disse, a bruciapelo: "Ora mi dite che cosa avete fatto." Ed era serissima. Mauro cercò di farfugliare qualcosa... "Taci, deficiente!" Lo apostrofò Ile.
Intervenne Marta: "Beh... Sai... Carlo è un bell'uomo e io... Lui non c'entra, eh, è stata un'idea mia..." Confessò ad occhi bassi... "Che - cazzo - avete - fatto?" Scandì infuriata Ile...
"Adesso noi ce ne andiamo! La nostra amicizia finisce qui!" Urlò Ilenia sempre più incazzata. "Adesso andiamo a casa e facciamo i conti, stronzo!" Mi apostrofò prendendomi per un braccio...
Inutile dire che la nostra litigata fu furibonda. Lei si sentiva tradita, e a ragione, purtroppo.
La scongiurai in tutti i modi di perdonarmi, le assicurai che non sarebbe più successo, che non era stato nulla, che Marta non mi piaceva neppure... Non ci fu nulla da fare, la sentenza arrivò inevitabile: "Dormirai sul divano finché non avrò trovato il modo di fartela pagare! E la pagherai, eccome se la pagherai! Intanto domani chiamerò Federico, e mi farò qualche bella scopata alla faccia tua! Ma non ti dirò nulla, e tu non ci sarai! Bastardo cornuto!"
Da quella sera dormii sul divano. Dissi a nostro figlio che era per via del mal di schiena, ma non so se la bevve... I giorni successivi sentivo il telefono di Ile ricevere messaggi su messaggi, probabilmente di Federico, e lei usciva tutte le sere o quasi rientrando molto tardi. Immaginavo bene quel che succedeva, ma non avevo il coraggio di dire nulla. Il cornuto, alla fine, ero io, e solo io...
Andò avanti così per tutta la settimana, e non riuscivo nemmeno a farmi una sega da quanto ero depresso... Finché la domenica pomeriggio successiva Ile mi disse che lunedì sera dovevo prepararmi ad accompagnarla in un posto, e che avrei prima dovuto portare Enrico dai nonni.
Mi lambiccai il cervello per cercare di capire dove volesse andare... Da Federico? Da qualcuno altro? E perché dovevo esserci anche io? Dopo un po' non ce la facevo più, e smisi di pensarci, arrendendomi all'ignoto.
Il lunedì pomeriggio accompagnai il piccolo dai nonni, poi rincasai. Ile rimase a lungo in bagno, poi andò in camera a prepararsi per uscire.
Quando arrivò in cucina era agghindata come una vera zoccola: trucco pesantissimo, calze a rete, minigonna che lasciava intravedere il culo, e un corpetto di finta pelle leopardata. Sembrava proprio un mignottone! Eppure il cazzo mi si indurì subito.
"Non dire niente, non fiatare, stronzo di un cornuto! Andiamo!" Disse decisa.
Io rimasi in silenzio, e scendemmo fino ai garage. Per fortuna non incontrammo nessuno dei condomini... Chissà cosa avrebbero pensato, vedendola così...
Salimmo in macchina. "Vai verso l'autostrada!" Mi ordinò, e io obbedii. Arrivati al casello disse: "Prendi in direzione nord!" Io obbedii ancora senza fare domande.
Passammo diversi caselli, ma lei continuava a tacere. Ile non era una fumatrice abituale, ma quando era più nervosa talvolta fumava... Dopo un po' si accese una sigaretta: vederla fumare mi arrapava sempre...
"Fermati alla prossima stazione di servizio. Ho fame..."
Dopo qualche chilometro entrai nell'area di servizio, che era molto grande... "Parcheggia vicino all' area dei tir." Mi ordinò, e così feci.
Lei scese appena mi fermai, e scesi anche io... "Resta dieci passi dietro di me. Non rivolgermi la parola, stronzo cornuto!" E si diresse verso lo store. Io la seguivo sempre più perplesso. Ordinò un panino, e si mise a sedere ad un tavolo dell' ampia sala, in un posto che dava verso le toilette. Io feci lo stesso e mi misi un po' in disparte. Mentre mangiava guardava fisso la porta dei bagni. A quell'ora non c'era molta gente, e molti degli avventori erano camionisti. Notai che molti la puntavano con sguardo arrapato, e si giravano più volte a guardarla... Lei finì di mangiare, e rimase lì con sguardo annoiato, ma sempre guardando la porta dei bagni...
A un certo punto uscirono due camionisti, o per lo meno mi sembravano tali: lei li guardava fingendo noncuranza, quasi casualmente, ma loro fissarono i loro occhi su di lei. Praticamente se la mangiavano con gli occhi, e mentre avanzavano uno diede di gomito all'altro, e gli disse qualcosa... L' altro si fermò, fissando lo sguardo sotto il tavolino, dove le gambe lasciate sapientemente aperte di Ile lasciavano intravedere il suo folto pelo... Preso coraggio i due si avvicinarono, e lei gli fece cenno di sedersi... I due cominciarono a fare battute, probabilmente sceme, ma lei rideva ogni volta chinandosi in avanti, cercando di mostrare il seno il più possibile. Io ero eccitato come una lumaca...
Il più magro dei due, un tipo sulla cinquantina, a un certo punto le mise una mano sulla coscia. Lei lasciava fare, e le carezze si fecero più ardite. L'altro, che era seduto di fronte, le prese una mano, e cominciò a giocherellarci. Anche lui sulla cinquantina, aveva la classica pancetta da camionista, ma sembrava comunque un uomo educato... Altri avventori ormai fissavano incuriositi il terzetto: chissà cosa stavano pensando...
Ad un tratto Ile si alzò, e anche i due si misero in piedi. Il tipo magro la prese sottobraccio, e si diressero verso l'uscita. Io li seguii quasi meccanicamente, tenendomi sempre a distanza. Solo per un istante Ile si girò per assicurarsi che li seguissi.
Il terzetto si diresse verso il parcheggio dei tir. Era una serata calda, quasi afosa, e nel silenzio interrotto solo dal passaggio dei mezzi sulla vicina autostrada, potevo sentire i loro passi e brandelli delle idiozie di cui stavano parlando. Ile si girò di nuovo, ridendo. Il tipo con la pancia seguì il suo sguardo e mi vide. Lo sentii chiedere a Ile: "Chi è quel tipo, il tuo pappone? Dobbiamo pagarlo?"
"No," rispose lei ridendo, "È quel cornuto di mio marito... Non ci fate caso..."
I due si lanciarono uno sguardo d'intesa: avevano capito tutto, e sono sicuro che la cosa li eccitava di brutto...
Arrivammo quasi alla fine del parcheggio, dove il buio era più fitto. I due la condussero dietro l'ultimo tir, che, vidi poi, era del tipo robusto con la pancia.
Neanche il tempo di fermarsi e i due la stavano già palpando dappertutto... Il tipo più alto le mise la sua grossa mano sul culo, cercando di arrivare alla fica, mentre l'altro le strizzava i capezzoli che immaginavo già duri. Le mani di Ile erano già a strusciare i loro cazzi sotto i pantaloni... Era sempre fantastico vederla in azione, ma ancora non immaginavo cosa sarebbe successo quella sera...
Si strusciarono ancora un po', poi i due, senza spogliarsi, tirarono fuori i loro cazzi. Il tipo più alto era ben dotato, l' altro aveva un cazzo più o meno come il mio. Ile li prese in mano, segandoli velocemente, poi si piegò e li prese in bocca alternandosi sull'uno e sull'altro, e ogni tanto si assicurava che guardassi. I due intanto la rovistavano tra le cosce, e lei prese a mugolare. Il tipo più basso si spostò dietro e cominciò a scoparla piano, mentre lei pompava l' altro.
Preso dallo spettacolo non mi accorsi dei passi dietro di me... "Che succede qui?" Mi girai, era un poliziotto della stradale, affiancato dal collega.
Diventai viola, probabilmente... "Strano, puttane qui non se ne sono mai viste," disse il secondo poliziotto. "Veramente... Non è una puttana... È mia moglie... A me piace guardare..."
"Be', però questi sono atti osceni in luogo pubblico. Non si può scopare in giro così... Stefano, vai a dirglielo, va', e lei vada con lui..."
Ile e i due tizi si erano fermati, ovviamente preoccupati. Ancora di più vedendo che mi avvicinavo con il poliziotto. Fu Ile a parlare per prima: "Agente, mi dispiace... Ora smettiamo..."
"Per me potete anche continuare, ma non qui... All' aperto potrebbe vedervi chiunque. Dovreste andare in un posto al chiuso."
"Ma non c'è problema!" Disse ringalluzzito il tipo più alto, "Possiamo andare dentro il container del tir..." Si spostò di pochi metri e aprì il retro del suo tir. Lo seguimmo: il container era quasi vuoto, c'erano solo dei rotoli di moquette imballati.
"Quand'è così, salite. Non potete stare fuori!" Intimò.
Il tipo del tir salì, accese una lampada di emergenza, e aiutò Ile. Poi salì anche l'altro, e infine io e il poliziotto. "Daniele, vieni su, va'." Disse il poliziotto a quello rimasto giù.
"Bene signora, anche così sarebbe poco regolare, ma siamo disposti a chiudere un occhio se... Ha capito, no? E poi c'è suo marito, che potremmo indicare come pappone se volessimo..."
Lei non se lo fece spiegare due volte, e mise le sue mani sulla patta delle divise... I due poliziotti presero il posto dei camionisti, e cominciarono a toccarla dappertutto. I due camionisti avevano tirato fuori di nuovo il cazzo, e si smanettavano avvicinandosi. Ile si piegò di nuovo, e mentre massaggiava il pacco ai due poliziotti riprese a succhiare gli altri due. Vedendo che mi stavo toccando i pantaloni mi apostrofò: "Tu oggi guardi solo, cornuto. Guai a te se ti tocchi..." E riprese a succhiare i due cazzi.
I poliziotti si calarono i pantaloni: loro erano decisamente più ben forniti. Stefano si mise dietro a Ile, e le strusciava il cazzo nel solco delle chiappe. Lei cominciò a muovere il culo e a mugolare... Il ragazzo era sveglio, e piegando un po' le gambe la penet
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