Ilenia e il seppione da spiaggia
di
ex cornuto
genere
corna
Dopo quell'esperienza un po' triste e traumatica decidemmo di starcene un po' tranquilli e di recuperare la nostra intimità. I ragazzi che conoscevamo ogni tanto provavano a chiamarci, ma rifiutammo tutti. Il nostro rapporto era la cosa più importante. Per distrarci un po' e riposarci decidemmo di prenotare per agosto una settimana di mare in una località abruzzese, un posto tranquillo frequentato soprattutto da famiglie con figli. Avevamo proprio bisogno di una pausa di relax.
Arrivammo di mattina, prendemmo posto in hotel e ci fiondammo subito in spiaggia, a prenotare un ombrellone.
Trovammo posto proprio in prima fila, e scoprimmo subito che l'ombrellone vicino era occupato da una coppia di nostri coetanei con un paio di figli, che avevano circa l'età di Enrico, il nostro marmocchio che ormai viaggiava verso i 12 anni. Legammo subito, ed era piacevole chiacchierare con loro. Si chiamavano Lorella e Fabio, e i figli Ginevra e Ludovico. Enrico, che era un ragazzino abbastanza spigliato, fece subito amicizia con loro.
La vacanza si prospettava davvero tranquilla e pacifica, e ci dedicammo ai bagni in mare, ad abbronzarci e rilassarci il più possibile.
I primi due giorni trascorsero in tutta tranquillità. Il secondo giorno, addirittura, cenammo insieme ai nostri vicini di ombrellone, che erano veramente persone piacevoli e affabili.
La mattina del terzo giorno stava volgendo al termine, quando io e Ile notammo un tipo che passava sulla battigia. Era un uomo sui cinquanta, forse cinquantacinque anni, brizzolato, abbronzato in maniera quasi innaturale e pieno di tatuaggi, ovviamente super palestrato. Lo notammo per vari motivi: il primo perché un soggetto così era impossibile non notarlo; il secondo perché era già la terza o quarta volta che passava davanti a noi, e ogni volta, rallentando, indugiava a guardare Ilenia e la nostra vicina, Lorella, con malcelata insistenza; il terzo, perché oltre alla figura già di per sé appariscente, il tipo aveva due piercing su entrambi i capezzoli.
"Eccolo là, il classico seppione da spiaggia! Ha ha ha!" Disse Fabio quando il tipo fu abbastanza lontano.
"Seppione?" Domandai io curioso...
"Massì, dai! Un classico tipo da rimorchio in spiaggia... Tutto abbronzato, tatuato, con i piercing ai capezzoli... Il classico vitellone che cerca di rimorchiare... Di solito punta le belle signore, e il suo unico scopo è quello di portarsele a letto..."
"Dubito che una donna con un minimo di buonsenso voglia farsi rimorchiare da uno così." Disse Ile con espressione quasi schifata.
"Per me sono tipi davvero ridicoli! Ne vedi uno, li hai visti tutti!" Intervenne Lorella con sufficienza.
Quel giorno la cosa finì lì. Il mattino dopo eravamo tutti in acqua a sguazzare con i ragazzini, tranne Ile, che non ne aveva voglia e aveva preferito rimanere ad abbronzarsi e fare un po' di parole crociate. Tra un tuffo e l'altro vidi di nuovo il seppione che si stava avvicinando proprio in quel momento al nostro ombrellone. Con una faccia tosta da competizione si sedette sul lettino di fronte a Ile, e vidi che iniziarono a parlare. Feci finta di nulla, preferivo che i nostri nuovi amici non se ne accorgessero. Comunque ogni tanto davo un'occhiata, e vidi che, tra una frase e l'altra, ogni tanto ridevano, soprattutto Ile... E pensai: "Vuoi vedere che il tizio ci sta provando? Ma Ile non ci starebbe mai con uno così... Dai... È ridicolo..." Però una vocina, dentro, mi diceva che sicuramente sarebbe accaduto qualcosa...
Dopo un po' vidi che lui si alzava, e nell' alzarsi, prima di andarsene, diede un buffetto sulla guancia di Ile... "Sfrontatissimo il tipo..." Pensai.
Dopo dieci minuti uscimmo dall' acqua. Ile non fece parola dell' accaduto, e decisi di non dire nulla neppure io. Tempo qualche minuto e il seppione ripassò: questa volta non rallentò, ma, cercando di non farsi vedere, lo vidi fare l'occhilino a Ile.
Non sapevo più cosa pensare, ma mi trattenni ancora dal dire qualcosa. Fabio e Lorella non si erano accorti di nulla, e tantomeno i bambini, e volevo che le cose restassero tali.
Anche nel pomeriggio Ile non disse nulla, e cominciavo a essere impaziente di sapere qualcosa... Per la sera, su proposta proprio di Ilenia, decidemmo di andare tutti a mangiare in un ristorante sulla spiaggia che avevamo notato durante la passeggiata della sera precedente. Il locale, con poca originalità, sì chiamava Nautilus.
Alle 8 e mezza ci trovammo tutti lì davanti, ed entrammo. Fu una vera sorpresa vedere il seppione al banco dietro la cassa... Che ci faceva lì? A meno che... Guardai Ile, che mi fece un mezzo sorriso e diede una leggera alzata di spalle, con un gesto da vera monella...
Ci accomodammo, e in realtà mangiammo anche bene, e il seppione, che poi venni a sapere chiamarsi Luciano, non si mosse mai dalla sua postazione.
Quando arrivò il momento di pagare il conto mi offrii di pagare per tutti. Fabio e Lorella dopo qualche protesta accettarono, e mi diressi verso il banco per pagare.
"Buonasera, pago il conto del tavolo 8..." Dissi al seppione.
"Buonasera, glielo preparo subito..." E si mise ad armeggiare con la calcolatrice della cassa, poi, sorridendo con un sorriso a trentadue denti, mi porse il conto...
Quando guardai lo scontrino rimasi sorpreso... 50 euro... Una cena per 4 adulti e 3 bambini...
"Guardi... Ci deve essere un errore... È troppo poco..."
Il seppione mi guardò dritto negli occhi, con uno sguardo quasi canzonatorio: "Il resto me lo paga tua moglie domani mattina, cornuto..."
Lo guardai sorpreso, ma soprattutto smarrito... Immagino che in quel momento avevo la faccia del vero cornuto e coglione...
Non riuscii a dire nulla, ma presi dal portafogli una banconota da 50 euro e gliela porsi. Stavo per andare via quando un'idea fulminea mi fece tornare indietro... "Tenga, questa è la mancia per il buon servizio. Se non sarà buono tornerò a mangiare gratis." E gli porsi un'altra banconota da 50.
"Vedrai che resterai soddisfatto..."
Tornai al tavolo, e poco dopo ci alzammo. Poi, dopo una breve passeggiata, tornammo ciascuno al proprio Hotel.
Quando Enrico si fu addormentato domandai spiegazioni a Ilenia.
"Che vuoi che ti dica? È simpatico, e mi sembra che abbia una certa esperienza... Fa' un po' ridere, è vero, ma scommetto che c'è della sostanza..." Disse leccandosi le labbra con il miglior sguardo laido che potesse farmi...
Ragazzi, questo vuol dire sposare una donna come lei! Di sicuro non ci si annoia mai...
Il mattino dopo dicemmo a Enrico che mamma non stava molto bene, e che voleva riposare. La stessa scusa valse anche quando tornammo in spiaggia con i nostri vicini. Poi, alle 10 e mezza, come da accordi, Ile mi chiamò. Io domandai ai nostri vicini se potessi lasciare loro Enrico, e accampando la scusa di una importante chiamata di lavoro, tornai in Hotel, sapendo già cosa mi aspettava.
Infatti, quando entrai, Ile e Luciano stavano già limonando di brutto. Lei era già solo in mutande, lui aveva solo il costume da bagno, che assomigliava più a un tanga, in realtà.
Le mani di Luciano stavano già sapientemente titillando i capezzoli. Si girò un attimo e disse: "Mettiti comodo cornuto, che alla mogliettina oggi ci pensa Lucio..." E mi fece l'occhiolino leccandosi le labbra...
Era un tipo davvero volgare, ma decisi di stare a vedere...
Ripresero a limonare, e lui la toccava sapientemente nei punti più sensibili. Poi la sollevò e la adagiò sul letto. E cominciò a leccarla. Ma non come fanno tutti gli uomini, cercando subito le cosce, la fica, il seno... Lui cominciò dal collo, poi modicchiò le orecchie, leccò le spalle poi, facendola girare, tutta la schiena. Persino le ascelle non furono risparmiate... Infine si dedicò a leccare i piedi di Ile, che era tutta attraversata da brividi di piacere. Solo alla fine Lucio le leccò con maestria i capezzoli già duri come chiodi, e infine le accarezzò a lungo il ventre e le cosce, prima di scostare le mutandine e prendere letteralmente tra le dita il clitoride, pizzicandolo con delicatezza. Ile era in estasi...
Dopo un po' di quel trattamento si decise a sfilarle le mutandine: allora si tuffò a pennellare con la lingua lo spazio tra figa e culo, indugiando ora sull'uno ora sull'altra.
Ile cominciò a smaniare, e Lucio finalmente tirò fuori il cazzo: non era enorme, ma grosso, con grosse vene che lo ricoprivano tutto, ed era incurvato verso l'alto. Sembrava la rappresentazione stessa del dio Priapo, il dio della fertilità. I coglioni erano ben proporzionati, non penduli ma sodi, come tutto il suo corpo.
Lucio si sistemò di fianco, in posizione di 69, e i due rimasero così, a mangiarsi i sessi, per almeno dieci minuti... Lei mugolava, con la bocca piena di quel cazzo esemplare, e lui, in silenzio, leccava entrambi i buchi, e ogni tanto prendeva tra i denti, con delicatezza, il clitoride di Ile, che fremeva come una ragazzina...
Dovetti ammettere con me stesso che Lucio era formidabile.
Poi si fermò, sussurrò qualcosa all'orecchio di Ile, che rimase distesa, mentre lui si mise sopra di lei, come per continuare il 69, invece le diede le sue palle da leccare e succhiare. Vedevo a malapena la bocca di mia moglie ricoperta dai due grossi coglioni, mentre il cazzo di Lucio svettava libero e durissimo. Lucio si fece leccare le palle per almeno cinque minuti, poi si girò, cambiando verso, e Ile si trovò quel cazzo meraviglioso sulla faccia, strusciandolo con il naso, la fronte, le guance... Solo una volta provò a metterselo in bocca, ma lui lo tolse gentilmente, continuando a strofinarlo sul viso...
"Scopami!" Disse Ile a un tratto, non potendone più. Allora lui si spostò, e la penetrò lentamente, un po' alla volta, lasciando che fosse lei a cercarlo, a farlo entrare, a prenderlo con desiderio... Lui faceva sì che fosse la donna a cercarlo, a volerlo, e credo che Ilenia non lo avesse mai desiderato tanto: smaniava, si dimenava, spingeva il pube in avanti...
"Guarda bene, cornuto... Vedi come vuole il mio sesso? Eh?" Disse rivolto a me. E poi, chinandosi su di lei: "Lo Vuoi? Vuoi il cazzo? Dimmelo! Dimmi che lo vuoi, che vuoi solo il mio cazzo! Dillo!"
"Siiiii... Siiiii... Voglio il tuo cazzo! Solo il tuo! Dammelo! Dammelooooo!"
Allora Lucio cominciò a fare sul serio, le prese tra le mani i piedi, leccandoli e succhiandoli con impeto, e con altrettanto impeto prese a scoparla forte, facendo traballare il letto come un maremoto... La scopò così forte per almeno quindici minuti, senza rallentare, senza pause... Ile ormai gemeva di continuo, e raggiungeva un orgasmo dietro l'altro... "Adesso dimmi che vuoi il mio seme! Dimmelo!"
"Dammi la tua sborra siiiii, dammela!"
Lui estrasse il cazzo, più gonfio e nodoso che mai... Le vene pulsavano forte, le potevo quasi sentire... Lo strofinò solo due volte sulla sua fica fradicia, e poi cominciò a zampillare come una fontana... Gli schizzi arrivarono fin sui capelli di Ile, sulla pancia, sul viso...
"Fammelo leccare! Ti prego! Dammelooooo..."
Ma Lucio non lo fece e si distese sul letto. "Adesso vienimi sopra, ma mettitelo nel culo..."
Il cazzo di Lucio era ancora durissimo, come se non avesse appena sborrato, e lei si calò sopra, inghiottendolo con il culo... Io ero eccitatissimo e feci per abbassarmi il costume... "Fermo cornuto... Non ci provare... Adesso guarda come tua moglie gode anche con il culo!"
Ero dietro di loro, e vedevo il cazzo di Lucio sparire ritmicamente tutto nel culo di Ile... Era uno spettacolo ipnotico, sublime... Sembrava che quel grosso cazzo fosse fatto apposta per mia moglie, le calzava come un guanto... "Carlo, vieni a leccarmi i piedi..." Disse lei in tono languido. Io obbedii felice, anche perché così potevo vedere più da vicino. Vedevo la schiena abbronzata di Ile muoversi sinuosa mentre assecondava i movimenti del bacino... Le sue spalle rotonde e sensuali, il culo perfetto, in cui affondavano con forza le dita di Lucio, che guidava tutto il movimento come un direttore d'orchestra... Li sentivo ansimare, i gemiti di piacere di lei me li bevevo come fossero un nettare. Poi il piacere eruppe, dilagò, e i gemiti di Ile diventarono quasi grida, le grida un crescendo di orgasmi che si susseguivano implacabili, ineluttabili... Senza accorgermene venni anche io nel costume, che si inzuppò subito, colando come colava la fica di mia moglie...
"Guarda... Ha goduto anche il cornuto..." Disse Lucio. Poi scivolò via da sotto, fece stendere Ile a gambe unite, e con forza le entrò di nuovo dietro. Allora prese a saltarle ritmicamente sopra, ogni volta facendo tremare il letto... La scopò così ancora per dieci minuti, inarrestabile, alla fine domandò con voce perentoria: "Dove la vuoi adesso?... Nel culo?... Nella fica?... In bocca?... Rispondi!"
"Nel culo... Dammela nel culo..."
"Vieni più vicino, cornuto! Guarda come si fa felice una vera donna!" E, emettendo ripetuti grugniti, riempì il culo di Ile. Vedevo quel cazzo pulsare a ogni getto... Era incredibile! L'ultimo getto lo depositò fuori, proprio sul buco... "Quello che resta fuori è per te... Bevi dai!" Disse indicandomi il culo di Ile...
Il sapore del suo sperma era fortissimo, aspro, quasi bruciava sulle labbra... Era il sapore del maschio Alfa, del capobranco, dello stallone da riproduzione...
"Sei un portento, tesoro... Oggi ho poco tempo, devo tornare al ristorante, altrimenti sarei rimasto tutto il giorno..." Disse con dolcezza a Ile, baciandola. "Fra tre settimane la stagione sarà finita. Portamela, che la faccio divertire sul serio. Capito cornuto? Anzi, se rimanete un paio di giorni è meglio. Ci conto..." Disse invece rivolto a me.
Non mi ero accorto del tempo che passava, ma si era già fatto mezzogiorno e mezza, e dovevo tornare a prendere il povero Enrico, rimasto solo con i vicini.
Luciano uscì in fretta, io baciai Ile e le dissi: "Sarà il tuo prossimo regalo di compleanno... Se vuoi resteremo anche due giorni..."
"Magari, caro... Lucio mi fa impazzire... Huuumm..."
Mi cambiai il costume zuppo e corsi a prendere nostro figlio.
Trascorremmo in tranquillità il giorno successivo, e mentre ero in acqua vidi Ile e Lorella parlottare fitto e ogni tanto sorridersi... Il mattino successivo Fabio disse che Lorella era rimasta in camera, perché aveva mal di testa.
La sera successiva decidemmo di tornare al Nautilus: Luciano era sempre lì, alla sua postazione da proprietario del locale.
Quando finimmo di mangiare Fabio disse: "Mi dispiace, ma questa sera offro io!" E si alzò per andare a pagare. Quando tornò disse: "Davvero gentile, il proprietario! Lo avevo giudicato male... Pensate che ci ha offerto metà della cena! Incredibile!"
Io guardai Ile, che proprio in quello stesso momento stava scambiando una maliziosa occhiata di intesa con Lorella... Il vantaggio di essere un Cuckold è che tu sai di essere cornuto, mentre molti cornuti non sanno di esserlo...
A settembre tornammo da Luciano, ma questa è un'altra storia...
Arrivammo di mattina, prendemmo posto in hotel e ci fiondammo subito in spiaggia, a prenotare un ombrellone.
Trovammo posto proprio in prima fila, e scoprimmo subito che l'ombrellone vicino era occupato da una coppia di nostri coetanei con un paio di figli, che avevano circa l'età di Enrico, il nostro marmocchio che ormai viaggiava verso i 12 anni. Legammo subito, ed era piacevole chiacchierare con loro. Si chiamavano Lorella e Fabio, e i figli Ginevra e Ludovico. Enrico, che era un ragazzino abbastanza spigliato, fece subito amicizia con loro.
La vacanza si prospettava davvero tranquilla e pacifica, e ci dedicammo ai bagni in mare, ad abbronzarci e rilassarci il più possibile.
I primi due giorni trascorsero in tutta tranquillità. Il secondo giorno, addirittura, cenammo insieme ai nostri vicini di ombrellone, che erano veramente persone piacevoli e affabili.
La mattina del terzo giorno stava volgendo al termine, quando io e Ile notammo un tipo che passava sulla battigia. Era un uomo sui cinquanta, forse cinquantacinque anni, brizzolato, abbronzato in maniera quasi innaturale e pieno di tatuaggi, ovviamente super palestrato. Lo notammo per vari motivi: il primo perché un soggetto così era impossibile non notarlo; il secondo perché era già la terza o quarta volta che passava davanti a noi, e ogni volta, rallentando, indugiava a guardare Ilenia e la nostra vicina, Lorella, con malcelata insistenza; il terzo, perché oltre alla figura già di per sé appariscente, il tipo aveva due piercing su entrambi i capezzoli.
"Eccolo là, il classico seppione da spiaggia! Ha ha ha!" Disse Fabio quando il tipo fu abbastanza lontano.
"Seppione?" Domandai io curioso...
"Massì, dai! Un classico tipo da rimorchio in spiaggia... Tutto abbronzato, tatuato, con i piercing ai capezzoli... Il classico vitellone che cerca di rimorchiare... Di solito punta le belle signore, e il suo unico scopo è quello di portarsele a letto..."
"Dubito che una donna con un minimo di buonsenso voglia farsi rimorchiare da uno così." Disse Ile con espressione quasi schifata.
"Per me sono tipi davvero ridicoli! Ne vedi uno, li hai visti tutti!" Intervenne Lorella con sufficienza.
Quel giorno la cosa finì lì. Il mattino dopo eravamo tutti in acqua a sguazzare con i ragazzini, tranne Ile, che non ne aveva voglia e aveva preferito rimanere ad abbronzarsi e fare un po' di parole crociate. Tra un tuffo e l'altro vidi di nuovo il seppione che si stava avvicinando proprio in quel momento al nostro ombrellone. Con una faccia tosta da competizione si sedette sul lettino di fronte a Ile, e vidi che iniziarono a parlare. Feci finta di nulla, preferivo che i nostri nuovi amici non se ne accorgessero. Comunque ogni tanto davo un'occhiata, e vidi che, tra una frase e l'altra, ogni tanto ridevano, soprattutto Ile... E pensai: "Vuoi vedere che il tizio ci sta provando? Ma Ile non ci starebbe mai con uno così... Dai... È ridicolo..." Però una vocina, dentro, mi diceva che sicuramente sarebbe accaduto qualcosa...
Dopo un po' vidi che lui si alzava, e nell' alzarsi, prima di andarsene, diede un buffetto sulla guancia di Ile... "Sfrontatissimo il tipo..." Pensai.
Dopo dieci minuti uscimmo dall' acqua. Ile non fece parola dell' accaduto, e decisi di non dire nulla neppure io. Tempo qualche minuto e il seppione ripassò: questa volta non rallentò, ma, cercando di non farsi vedere, lo vidi fare l'occhilino a Ile.
Non sapevo più cosa pensare, ma mi trattenni ancora dal dire qualcosa. Fabio e Lorella non si erano accorti di nulla, e tantomeno i bambini, e volevo che le cose restassero tali.
Anche nel pomeriggio Ile non disse nulla, e cominciavo a essere impaziente di sapere qualcosa... Per la sera, su proposta proprio di Ilenia, decidemmo di andare tutti a mangiare in un ristorante sulla spiaggia che avevamo notato durante la passeggiata della sera precedente. Il locale, con poca originalità, sì chiamava Nautilus.
Alle 8 e mezza ci trovammo tutti lì davanti, ed entrammo. Fu una vera sorpresa vedere il seppione al banco dietro la cassa... Che ci faceva lì? A meno che... Guardai Ile, che mi fece un mezzo sorriso e diede una leggera alzata di spalle, con un gesto da vera monella...
Ci accomodammo, e in realtà mangiammo anche bene, e il seppione, che poi venni a sapere chiamarsi Luciano, non si mosse mai dalla sua postazione.
Quando arrivò il momento di pagare il conto mi offrii di pagare per tutti. Fabio e Lorella dopo qualche protesta accettarono, e mi diressi verso il banco per pagare.
"Buonasera, pago il conto del tavolo 8..." Dissi al seppione.
"Buonasera, glielo preparo subito..." E si mise ad armeggiare con la calcolatrice della cassa, poi, sorridendo con un sorriso a trentadue denti, mi porse il conto...
Quando guardai lo scontrino rimasi sorpreso... 50 euro... Una cena per 4 adulti e 3 bambini...
"Guardi... Ci deve essere un errore... È troppo poco..."
Il seppione mi guardò dritto negli occhi, con uno sguardo quasi canzonatorio: "Il resto me lo paga tua moglie domani mattina, cornuto..."
Lo guardai sorpreso, ma soprattutto smarrito... Immagino che in quel momento avevo la faccia del vero cornuto e coglione...
Non riuscii a dire nulla, ma presi dal portafogli una banconota da 50 euro e gliela porsi. Stavo per andare via quando un'idea fulminea mi fece tornare indietro... "Tenga, questa è la mancia per il buon servizio. Se non sarà buono tornerò a mangiare gratis." E gli porsi un'altra banconota da 50.
"Vedrai che resterai soddisfatto..."
Tornai al tavolo, e poco dopo ci alzammo. Poi, dopo una breve passeggiata, tornammo ciascuno al proprio Hotel.
Quando Enrico si fu addormentato domandai spiegazioni a Ilenia.
"Che vuoi che ti dica? È simpatico, e mi sembra che abbia una certa esperienza... Fa' un po' ridere, è vero, ma scommetto che c'è della sostanza..." Disse leccandosi le labbra con il miglior sguardo laido che potesse farmi...
Ragazzi, questo vuol dire sposare una donna come lei! Di sicuro non ci si annoia mai...
Il mattino dopo dicemmo a Enrico che mamma non stava molto bene, e che voleva riposare. La stessa scusa valse anche quando tornammo in spiaggia con i nostri vicini. Poi, alle 10 e mezza, come da accordi, Ile mi chiamò. Io domandai ai nostri vicini se potessi lasciare loro Enrico, e accampando la scusa di una importante chiamata di lavoro, tornai in Hotel, sapendo già cosa mi aspettava.
Infatti, quando entrai, Ile e Luciano stavano già limonando di brutto. Lei era già solo in mutande, lui aveva solo il costume da bagno, che assomigliava più a un tanga, in realtà.
Le mani di Luciano stavano già sapientemente titillando i capezzoli. Si girò un attimo e disse: "Mettiti comodo cornuto, che alla mogliettina oggi ci pensa Lucio..." E mi fece l'occhiolino leccandosi le labbra...
Era un tipo davvero volgare, ma decisi di stare a vedere...
Ripresero a limonare, e lui la toccava sapientemente nei punti più sensibili. Poi la sollevò e la adagiò sul letto. E cominciò a leccarla. Ma non come fanno tutti gli uomini, cercando subito le cosce, la fica, il seno... Lui cominciò dal collo, poi modicchiò le orecchie, leccò le spalle poi, facendola girare, tutta la schiena. Persino le ascelle non furono risparmiate... Infine si dedicò a leccare i piedi di Ile, che era tutta attraversata da brividi di piacere. Solo alla fine Lucio le leccò con maestria i capezzoli già duri come chiodi, e infine le accarezzò a lungo il ventre e le cosce, prima di scostare le mutandine e prendere letteralmente tra le dita il clitoride, pizzicandolo con delicatezza. Ile era in estasi...
Dopo un po' di quel trattamento si decise a sfilarle le mutandine: allora si tuffò a pennellare con la lingua lo spazio tra figa e culo, indugiando ora sull'uno ora sull'altra.
Ile cominciò a smaniare, e Lucio finalmente tirò fuori il cazzo: non era enorme, ma grosso, con grosse vene che lo ricoprivano tutto, ed era incurvato verso l'alto. Sembrava la rappresentazione stessa del dio Priapo, il dio della fertilità. I coglioni erano ben proporzionati, non penduli ma sodi, come tutto il suo corpo.
Lucio si sistemò di fianco, in posizione di 69, e i due rimasero così, a mangiarsi i sessi, per almeno dieci minuti... Lei mugolava, con la bocca piena di quel cazzo esemplare, e lui, in silenzio, leccava entrambi i buchi, e ogni tanto prendeva tra i denti, con delicatezza, il clitoride di Ile, che fremeva come una ragazzina...
Dovetti ammettere con me stesso che Lucio era formidabile.
Poi si fermò, sussurrò qualcosa all'orecchio di Ile, che rimase distesa, mentre lui si mise sopra di lei, come per continuare il 69, invece le diede le sue palle da leccare e succhiare. Vedevo a malapena la bocca di mia moglie ricoperta dai due grossi coglioni, mentre il cazzo di Lucio svettava libero e durissimo. Lucio si fece leccare le palle per almeno cinque minuti, poi si girò, cambiando verso, e Ile si trovò quel cazzo meraviglioso sulla faccia, strusciandolo con il naso, la fronte, le guance... Solo una volta provò a metterselo in bocca, ma lui lo tolse gentilmente, continuando a strofinarlo sul viso...
"Scopami!" Disse Ile a un tratto, non potendone più. Allora lui si spostò, e la penetrò lentamente, un po' alla volta, lasciando che fosse lei a cercarlo, a farlo entrare, a prenderlo con desiderio... Lui faceva sì che fosse la donna a cercarlo, a volerlo, e credo che Ilenia non lo avesse mai desiderato tanto: smaniava, si dimenava, spingeva il pube in avanti...
"Guarda bene, cornuto... Vedi come vuole il mio sesso? Eh?" Disse rivolto a me. E poi, chinandosi su di lei: "Lo Vuoi? Vuoi il cazzo? Dimmelo! Dimmi che lo vuoi, che vuoi solo il mio cazzo! Dillo!"
"Siiiii... Siiiii... Voglio il tuo cazzo! Solo il tuo! Dammelo! Dammelooooo!"
Allora Lucio cominciò a fare sul serio, le prese tra le mani i piedi, leccandoli e succhiandoli con impeto, e con altrettanto impeto prese a scoparla forte, facendo traballare il letto come un maremoto... La scopò così forte per almeno quindici minuti, senza rallentare, senza pause... Ile ormai gemeva di continuo, e raggiungeva un orgasmo dietro l'altro... "Adesso dimmi che vuoi il mio seme! Dimmelo!"
"Dammi la tua sborra siiiii, dammela!"
Lui estrasse il cazzo, più gonfio e nodoso che mai... Le vene pulsavano forte, le potevo quasi sentire... Lo strofinò solo due volte sulla sua fica fradicia, e poi cominciò a zampillare come una fontana... Gli schizzi arrivarono fin sui capelli di Ile, sulla pancia, sul viso...
"Fammelo leccare! Ti prego! Dammelooooo..."
Ma Lucio non lo fece e si distese sul letto. "Adesso vienimi sopra, ma mettitelo nel culo..."
Il cazzo di Lucio era ancora durissimo, come se non avesse appena sborrato, e lei si calò sopra, inghiottendolo con il culo... Io ero eccitatissimo e feci per abbassarmi il costume... "Fermo cornuto... Non ci provare... Adesso guarda come tua moglie gode anche con il culo!"
Ero dietro di loro, e vedevo il cazzo di Lucio sparire ritmicamente tutto nel culo di Ile... Era uno spettacolo ipnotico, sublime... Sembrava che quel grosso cazzo fosse fatto apposta per mia moglie, le calzava come un guanto... "Carlo, vieni a leccarmi i piedi..." Disse lei in tono languido. Io obbedii felice, anche perché così potevo vedere più da vicino. Vedevo la schiena abbronzata di Ile muoversi sinuosa mentre assecondava i movimenti del bacino... Le sue spalle rotonde e sensuali, il culo perfetto, in cui affondavano con forza le dita di Lucio, che guidava tutto il movimento come un direttore d'orchestra... Li sentivo ansimare, i gemiti di piacere di lei me li bevevo come fossero un nettare. Poi il piacere eruppe, dilagò, e i gemiti di Ile diventarono quasi grida, le grida un crescendo di orgasmi che si susseguivano implacabili, ineluttabili... Senza accorgermene venni anche io nel costume, che si inzuppò subito, colando come colava la fica di mia moglie...
"Guarda... Ha goduto anche il cornuto..." Disse Lucio. Poi scivolò via da sotto, fece stendere Ile a gambe unite, e con forza le entrò di nuovo dietro. Allora prese a saltarle ritmicamente sopra, ogni volta facendo tremare il letto... La scopò così ancora per dieci minuti, inarrestabile, alla fine domandò con voce perentoria: "Dove la vuoi adesso?... Nel culo?... Nella fica?... In bocca?... Rispondi!"
"Nel culo... Dammela nel culo..."
"Vieni più vicino, cornuto! Guarda come si fa felice una vera donna!" E, emettendo ripetuti grugniti, riempì il culo di Ile. Vedevo quel cazzo pulsare a ogni getto... Era incredibile! L'ultimo getto lo depositò fuori, proprio sul buco... "Quello che resta fuori è per te... Bevi dai!" Disse indicandomi il culo di Ile...
Il sapore del suo sperma era fortissimo, aspro, quasi bruciava sulle labbra... Era il sapore del maschio Alfa, del capobranco, dello stallone da riproduzione...
"Sei un portento, tesoro... Oggi ho poco tempo, devo tornare al ristorante, altrimenti sarei rimasto tutto il giorno..." Disse con dolcezza a Ile, baciandola. "Fra tre settimane la stagione sarà finita. Portamela, che la faccio divertire sul serio. Capito cornuto? Anzi, se rimanete un paio di giorni è meglio. Ci conto..." Disse invece rivolto a me.
Non mi ero accorto del tempo che passava, ma si era già fatto mezzogiorno e mezza, e dovevo tornare a prendere il povero Enrico, rimasto solo con i vicini.
Luciano uscì in fretta, io baciai Ile e le dissi: "Sarà il tuo prossimo regalo di compleanno... Se vuoi resteremo anche due giorni..."
"Magari, caro... Lucio mi fa impazzire... Huuumm..."
Mi cambiai il costume zuppo e corsi a prendere nostro figlio.
Trascorremmo in tranquillità il giorno successivo, e mentre ero in acqua vidi Ile e Lorella parlottare fitto e ogni tanto sorridersi... Il mattino successivo Fabio disse che Lorella era rimasta in camera, perché aveva mal di testa.
La sera successiva decidemmo di tornare al Nautilus: Luciano era sempre lì, alla sua postazione da proprietario del locale.
Quando finimmo di mangiare Fabio disse: "Mi dispiace, ma questa sera offro io!" E si alzò per andare a pagare. Quando tornò disse: "Davvero gentile, il proprietario! Lo avevo giudicato male... Pensate che ci ha offerto metà della cena! Incredibile!"
Io guardai Ile, che proprio in quello stesso momento stava scambiando una maliziosa occhiata di intesa con Lorella... Il vantaggio di essere un Cuckold è che tu sai di essere cornuto, mentre molti cornuti non sanno di esserlo...
A settembre tornammo da Luciano, ma questa è un'altra storia...
2
voti
voti
valutazione
6
6
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La nascita di un Cuckold
Commenti dei lettori al racconto erotico