Enzo
di
Messalina
genere
confessioni
Quando mia mamma fu dimessa, ebbi piu tempo per me stessa. Iniziai ad uscire la sera,cominciarono le prime conoscenze maschili. Ricordo un circolo culturale intitolata ad Antonio Gramsci, nato come casa del popolo ne conservava tutte le funzioni. Era un ritrovo di noi giovani, si poteva giocare a scacchi e a ping pong. All'interno c'era un giardino von altri fi mandarino, di limoni, un ciliegio ed in albero di nespole. C'erano anche delle panchine ef alcuni tavolini ds giardino.
Già da all'ora indossavo le minigonne, mi davano una sensazione di onnipotenza.
Ci ritrovavano li prima di uscire ogni sabato e domenica sera, ma io vi andavo ogni sera visto che abitavo a dieci metri. Mi divertivo vedere giocare a scacchi, o guardare come i piu anziani giocavano a bocce. Spesso mi drlrgsvano a tirare la palla al loro posto, dicevano che ero un porta fortuna e applaifivano ad ogni moo tiro anche sr non andava a buon fine. Ad ogni tiro la gonna si alzava mostrando le mie mutandine, le prime volti ero un po imbarazzata poi col passare drl tempo mi sciolti, fivenni più disinvolta e meno impacciata,in fondo erano persone piu grandi che chiedevano aiuto.
Quando entravo nel salone grande, il tavolo da ping pong era sempre occupato, ragazzi poco più grandi di me, si sfidano tra loro.
Imparai a giocare bene,avevo applausi a scena aperta, anche se la gonna saliva e, modttasvo le striminzite mutandine.
Un giorno mi trovai sola von uno di loro, Gino mi pare si chiamasse,no no ora ricordo Giorgio .
«Ci facciamo una partita?» disse « se vinco mi fai ina pompa», ci pensai poi risposi« se perdi?» candidamente rispose« mi fsi uns sega.
Dissi che andava bene, credevo di aver fatto un affare,pensandoci bene comunque finisse vincerebbe sempre lui qualcosa . Mi impegnsi allora a non vincere , visto che sempre io dovevo pagare pegno, tanto valeva fare la cosa più divertente.
Voleva gli facessi il bocchino in bagno io risposi di no .
Mi faceva schifo, gestito da uomini per risparmiare sulle pulizie . Lo portai in mezzo al giardino dove gli alberi erano folti, cera una panchina nascosta tra i fiori. Gli cacciai il cazzo e cominciai a succhiarlo, caspita che pompino gli feci. Quel cazzo meritava un attenzione particolare,era grosso, impotente. Glielo succhiavo con passione finché mi sborro in bocca, quanta ne fece , la bevi tutta ,non ne persi neanche una goccia. I suoi mugolii attrassero l'attenzione di alcuni vicini che dai balconi applaudirono. Mentre lui scappo via io mi inchinavo in segno di ringraziamento.
Pochi giorni dopo conobbi Enzo, un tipo dell'apparenza tranquillo. Lo paragonai subito ad Achille l'invincibile principe greco, forte di animo e incantevole d'aspetto.
Veniva spesso al circolo,divenne amico di mio fratello, cominciò a frequentare casa mia.
Li nella stanza do mio fratello nio hli portavo ol caffè e dell'acqua fresca, lui mo diceva «grazie puttanella» non so perché quel nomignolo, ma mi piaceva. Avevo il cuore in gola ogni volta che lo vedevo e le mutandine sempre bagnate.
Quella domenica mattina lo incontrai per caso, gli chiesi di accompagnarmi cera un tipo che mi infastidiva, voleva fidanzarsi con me. Gli chiesi fi far finta di essere il mio fidanzato. Lo vidi da lontano lo dissi ad Enzo che di punto in bianco mi baciò. Wow ero in estasi, scenari di sesso sfrenato comparvero agli occhi. Poi mi chiese fi uscire la sera von lui per una passeggiata sul lungomare, mentre mi passo la vespa del tizio davanti, si fermò in istante mi chiamò puttana e andò via. A volte la gente è strana, solo perché in ospedale, la srra prima di avere l'operazione per ridurre la tensione mi feci inculare, voleva accampare diritti su di me. Con il cuore oramai estasiato dissi di sì all'invito di enzo mo chiese di far coppia fissa, di volermi come fidanzata e lo chiedeva mentre mi baciava il collo. Come potevo dirgli di no , io stravedevo per lui. La sugli scogli tento di chiavarmi era buoi e dalla strada non si distingueva bene cioè che facevamo ma dalla spiaggetta si allora lo fermai. Per farlo ebbi bisogno do tutto il moo self control. Non fu facile fare lui , ma neanche fermare me. La domenica successiva uscimmo di nuovo , stavolta mi porto fuori città ,in un campo di proprietà di suo nonno tra erba altre alberi. In mezzo al nulla, ci limonammo. Cominciai a spogliarmi quando una .muta fi cani feroci muoveva contro di noi . Io di pietra col seno al vento, lui col cazzo da fuori disse gridando « nonno fea sti cazxo do.cani». Il nonno germo i cani poi von aria candidamente disse che si era dimenticato che enzo lo aveva avvisato.poi rivoltosi a me mi chiese scusa si volto e disse« continuate pure». Che vuoi continuare cazzo mi gevinrisccompagnsre a casa, ero arrabbiata
Lavoravo allora vome cuciture in una fabbrica di foderine per auto, la sera lo trovai con un pacchetto im mano « questo è per farmi perdonare» disse poi mo bacio. Non cera bisogno del regalino lo avevo già perdonato. Ma a lui piaceba viziati lo faceva con fiori e cioccolatini, stavolta era un bracciale d'oro.
Avevo uns collrga chevabitava vicino a me. Anche lei aveva un fidanzato . Insieme ci avviamo presso casa passammo per um vicolo stretto, buio, non illuminato proprio perché nessuno ci passava mai. Enzo mi afferro da dietro,cominciò a sbaciucchiarti ol collo,mi disse che aveva voglia. Senza chiedere mo alzo. La gonna a portafoglio da dietro e spostando un po le mutandine mi pernetrò.
Nom ero mai stata presa così, in piedi, in una strada buia , fu la prima volta, fu bellissimo. Nonfu l'unica volta, ma fu l'inizio di una bella storia
Già da all'ora indossavo le minigonne, mi davano una sensazione di onnipotenza.
Ci ritrovavano li prima di uscire ogni sabato e domenica sera, ma io vi andavo ogni sera visto che abitavo a dieci metri. Mi divertivo vedere giocare a scacchi, o guardare come i piu anziani giocavano a bocce. Spesso mi drlrgsvano a tirare la palla al loro posto, dicevano che ero un porta fortuna e applaifivano ad ogni moo tiro anche sr non andava a buon fine. Ad ogni tiro la gonna si alzava mostrando le mie mutandine, le prime volti ero un po imbarazzata poi col passare drl tempo mi sciolti, fivenni più disinvolta e meno impacciata,in fondo erano persone piu grandi che chiedevano aiuto.
Quando entravo nel salone grande, il tavolo da ping pong era sempre occupato, ragazzi poco più grandi di me, si sfidano tra loro.
Imparai a giocare bene,avevo applausi a scena aperta, anche se la gonna saliva e, modttasvo le striminzite mutandine.
Un giorno mi trovai sola von uno di loro, Gino mi pare si chiamasse,no no ora ricordo Giorgio .
«Ci facciamo una partita?» disse « se vinco mi fai ina pompa», ci pensai poi risposi« se perdi?» candidamente rispose« mi fsi uns sega.
Dissi che andava bene, credevo di aver fatto un affare,pensandoci bene comunque finisse vincerebbe sempre lui qualcosa . Mi impegnsi allora a non vincere , visto che sempre io dovevo pagare pegno, tanto valeva fare la cosa più divertente.
Voleva gli facessi il bocchino in bagno io risposi di no .
Mi faceva schifo, gestito da uomini per risparmiare sulle pulizie . Lo portai in mezzo al giardino dove gli alberi erano folti, cera una panchina nascosta tra i fiori. Gli cacciai il cazzo e cominciai a succhiarlo, caspita che pompino gli feci. Quel cazzo meritava un attenzione particolare,era grosso, impotente. Glielo succhiavo con passione finché mi sborro in bocca, quanta ne fece , la bevi tutta ,non ne persi neanche una goccia. I suoi mugolii attrassero l'attenzione di alcuni vicini che dai balconi applaudirono. Mentre lui scappo via io mi inchinavo in segno di ringraziamento.
Pochi giorni dopo conobbi Enzo, un tipo dell'apparenza tranquillo. Lo paragonai subito ad Achille l'invincibile principe greco, forte di animo e incantevole d'aspetto.
Veniva spesso al circolo,divenne amico di mio fratello, cominciò a frequentare casa mia.
Li nella stanza do mio fratello nio hli portavo ol caffè e dell'acqua fresca, lui mo diceva «grazie puttanella» non so perché quel nomignolo, ma mi piaceva. Avevo il cuore in gola ogni volta che lo vedevo e le mutandine sempre bagnate.
Quella domenica mattina lo incontrai per caso, gli chiesi di accompagnarmi cera un tipo che mi infastidiva, voleva fidanzarsi con me. Gli chiesi fi far finta di essere il mio fidanzato. Lo vidi da lontano lo dissi ad Enzo che di punto in bianco mi baciò. Wow ero in estasi, scenari di sesso sfrenato comparvero agli occhi. Poi mi chiese fi uscire la sera von lui per una passeggiata sul lungomare, mentre mi passo la vespa del tizio davanti, si fermò in istante mi chiamò puttana e andò via. A volte la gente è strana, solo perché in ospedale, la srra prima di avere l'operazione per ridurre la tensione mi feci inculare, voleva accampare diritti su di me. Con il cuore oramai estasiato dissi di sì all'invito di enzo mo chiese di far coppia fissa, di volermi come fidanzata e lo chiedeva mentre mi baciava il collo. Come potevo dirgli di no , io stravedevo per lui. La sugli scogli tento di chiavarmi era buoi e dalla strada non si distingueva bene cioè che facevamo ma dalla spiaggetta si allora lo fermai. Per farlo ebbi bisogno do tutto il moo self control. Non fu facile fare lui , ma neanche fermare me. La domenica successiva uscimmo di nuovo , stavolta mi porto fuori città ,in un campo di proprietà di suo nonno tra erba altre alberi. In mezzo al nulla, ci limonammo. Cominciai a spogliarmi quando una .muta fi cani feroci muoveva contro di noi . Io di pietra col seno al vento, lui col cazzo da fuori disse gridando « nonno fea sti cazxo do.cani». Il nonno germo i cani poi von aria candidamente disse che si era dimenticato che enzo lo aveva avvisato.poi rivoltosi a me mi chiese scusa si volto e disse« continuate pure». Che vuoi continuare cazzo mi gevinrisccompagnsre a casa, ero arrabbiata
Lavoravo allora vome cuciture in una fabbrica di foderine per auto, la sera lo trovai con un pacchetto im mano « questo è per farmi perdonare» disse poi mo bacio. Non cera bisogno del regalino lo avevo già perdonato. Ma a lui piaceba viziati lo faceva con fiori e cioccolatini, stavolta era un bracciale d'oro.
Avevo uns collrga chevabitava vicino a me. Anche lei aveva un fidanzato . Insieme ci avviamo presso casa passammo per um vicolo stretto, buio, non illuminato proprio perché nessuno ci passava mai. Enzo mi afferro da dietro,cominciò a sbaciucchiarti ol collo,mi disse che aveva voglia. Senza chiedere mo alzo. La gonna a portafoglio da dietro e spostando un po le mutandine mi pernetrò.
Nom ero mai stata presa così, in piedi, in una strada buia , fu la prima volta, fu bellissimo. Nonfu l'unica volta, ma fu l'inizio di una bella storia
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