Il viaggio di Elena Parte 14 – L’Arrivo di Marco

di
genere
tradimenti

Il venerdì mattina mi svegliai con il cuore che batteva forte: Marco sarebbe arrivato quella sera. Eravamo al telefono la sera prima, eccitati come ragazzini. Gli avevo confessato la fantasia che mi girava in testa da giorni: arrivare da lui piena del seme di Franco, tutti i buchi pieni, bagnata, pronta per essere reclamata. Marco aveva gemuto forte: “Cazzo sì… fallo. Voglio trovarti così. Piena di lui. Poi ti pulisco io, e ti faccio mia di nuovo.” Avevamo deciso tutto: quel pomeriggio, al lavoro, avrei lasciato che Franco mi riempisse – vagina, culo, bocca – tre volte, come una promessa d’amore sporco tra me e Marco. Lui voleva sentirmi sua anche attraverso il sapore di un altro.
Alle 16:30 Franco mi convocò per il report. Entrai, porta chiusa, tende abbassate. Lui era già in piedi, cravatta allentata, sguardo duro.
“Chiudi,” ordinò. “Oggi voglio tutto.”
Gli sorrisi maliziosa. “Anch’io. Marco arriva stasera… voglio che mi trovi piena di te. In tutti i buchi.”
Franco ringhiò eccitato. “Troia… allora preparati.”
Ma stavolta fui io a prendere il controllo. Lo spinsi sulla sedia, mi inginocchiai tra le sue gambe. “Oggi comando io,” sussurrai, slacciandogli i pantaloni. Lo presi in bocca, succhiando lento, profondo, gola che si contraeva intorno alla cappella. Lo guardai negli occhi, maliziosa, mentre roteavo la lingua, stimolandolo con la mano alla base. Lui gemette, mani sui braccioli. “Cazzo… Elena…” Accelerai, succhiando più forte, lingua che giocava sul frenulo. Lui venne presto, primo carico caldo che ingoiai avida, continuando a succhiare delicatamente per non farlo afflosciare.
“Primo buco fatto,” sussurrai, alzandomi. Mi tolsi l’abito, mutandine, reggiseno. Mi misi a cavalcioni su di lui, lo presi in mano, lo sfregai contro la mia fica bagnata. “Secondo buco.” Scesi piano su di lui, prendendolo vaginale. Mi mossi lenta, circolare, stringendolo con le pareti. Lui mi afferrò i fianchi, ma io dettavo il ritmo. “Senti quanto sono bagnata per te…” sussurrai, accelerando. Venni squirting sulle sue cosce, lui seguì, secondo carico caldo che mi riempì la fica.
Non gli diedi tregua. Mi alzai, mi girai, mi piegai sulla scrivania. “Terzo buco.” Mi spalmai il suo seme e il mio squirting sull’ano, lo stimolai con le dita, poi lo guidai dentro. Lui gemette, spinse piano. Io mi mossi all’indietro, prendendo il controllo, stringendolo con il culo. “Dai… vieni per me… ancora una volta…” sussurrai maliziosa, roteando i fianchi. Lui accelerò, grugnendo. Venni di nuovo, forte, lui esplose dentro il mio culo, terzo carico caldo che mi riempì completamente.
Si accasciò sulla sedia, ansimante, 66 anni e tre eiaculazioni in pochi minuti. “Cazzo… Elena… sei… incredibile.” Io sorrisi, lo baciò rude, facendogli sentire il suo sapore misto al mio. “Per Marco,” sussurrai. “Vai da lui così. Piena di me.”
Uscii dall’ufficio con le gambe tremanti, i buchi pieni del suo sperma, il sapore in bocca. Presi un taxi per l’aeroporto. Durante il tragitto sentivo il seme colare piano, bagnandomi le cosce. Ero eccitata, nervosa, felice.
All’aeroporto lo vidi subito: Marco, alto, sorriso luminoso, occhi che mi cercavano. Corsi da lui, ci abbracciammo forte. Lui mi sollevò, mi baciò appassionato. Le sue labbra sulle mie, la lingua che cercava la mia – e lì, in quel bacio, sentì il sapore di Franco. Si fermò un attimo, occhi spalancati, eccitati. “È… suo?” sussurrò. Annuii, arrossendo. “Come avevi chiesto.” Lui gemette piano, mi baciò di nuovo, più profondo, assaporando tutto. “Sei incredibile,” mormorò.
In taxi verso il monolocale, la passione crebbe. Marco mi accarezzava la coscia sotto la gonna, salendo piano. Le sue dita trovarono la mia fica bagnata, piena del seme di Franco. “Cazzo… è ancora caldo… pieno di lui…” sussurrò, infilando due dita dentro, mescolando il suo sperma. Io gemetti, stringendogli la mano. “Ti piace?” chiesi. “Da morire,” rispose, baciandomi il collo.
Arrivati al monolocale, la porta si chiuse e ci buttammo uno sull’altra. Marco mi spogliò con urgenza, mi baciò ovunque: collo, seni, pancino, cosce. Mi fece sdraiare, scese tra le mie gambe. “Voglio pulirti,” sussurrò. Leccò la mia fica, assaporando il seme di Franco misto al mio bagnato. Gemetti forte mentre la sua lingua mi esplorava, succhiando ogni goccia. Poi mi girò, mi aprì le natiche, leccò il mio culo pieno del suo sperma. “Cazzo… è ovunque…” mormorò eccitato. Mi fece venire con la lingua, squirting sulle sue labbra.
Poi mi prese. Prima vaginale, lento, profondo, baciandomi con amore. “Ti amo,” sussurrò mentre spingeva. Venni di nuovo, stringendolo forte. Poi mi girò a pecora, mi penetrò anale, pompando deciso ma dolce. “Sei mia,” disse, venendo dentro il mio culo, sigillando la sua supremazia con un ultimo getto caldo. Restammo abbracciati, corpi sudati, baci teneri, amore infinito.
Il sabato fu magico: girammo Palermo mano nella mano – Cattedrale, Quattro Canti, Ballarò, mercati, vicoli profumati. Ridevamo, ci baciavamo, ci sentivamo di nuovo noi. La sera cena con Concetta. Lei sapeva tutto di Marco, Marco sapeva tutto di lei – entrambi sapevano che l’altro sapeva. La cena fu leggera, complice, carica di tensione erotica. Concetta mi guardava con desiderio, Marco con orgoglio. Alla fine, Concetta accettò di salire nel monolocale.
La notte fu un’esplosione di passione a tre. Marco e Concetta si baciarono per la prima volta – un bacio curioso, poi appassionato. Io li guardavo, eccitata. Concetta mi leccò mentre Marco mi scopava vaginale. Poi Marco prese Concetta da dietro mentre io le leccavo il clitoride. Concetta mi scopò con il vibratore mentre Marco mi prendeva anale. Ogni combinazione possibile: baci a tre, lingue che si cercavano, mani ovunque, squirting reciproco, orgasmi multipli. Finimmo esausti, abbracciati, sudati, felici.
Domenica al mare a Mondello. Sole, acqua cristallina, noi due sdraiati sulla sabbia. Improvvisamente vidi Nino con i suoi amici, poco lontano. Lui mi vide, i nostri sguardi si incrociarono per un istante lunghissimo. Arrossì violentemente, il viso che si illuminava di un misto di gioia e sorpresa. Mi salutò con un sorriso timido, alzando una mano esitante, come se volesse avvicinarsi ma non osasse. Io ricambiai il saluto con un cenno discreto, il cuore che batteva forte, sperando che Marco non notasse. Ma lui lo vide: il mio rossore improvviso, lo scambio di sguardi troppo intimo, il modo in cui Nino mi guardava – non come un conoscente qualunque, ma con qualcosa di profondo, di segreto.
“Chi è?” chiese Marco, voce calma ma occhi attenti. “Sembra che ti conosca bene.”
“Un ragazzo che conosco dal lavoro,” dissi vaga, cercando di sorridere. “Niente di importante.”
Ma il suo sguardo cambiò: sospetto, curiosità, un velo di gelosia che non aveva mai mostrato prima. Non insistette lì, sulla spiaggia, ma sentivo il peso della sua domanda aleggiare tra noi per il resto della giornata. Il sole batteva caldo, l’acqua scintillava, ma dentro di me una tempesta si preparava.
La sera, cena a casa da soli. Marco mi guardò serio, il viso illuminato dalla candela. “Elena… dimmi la verità. Chi è quel ragazzo? Ho visto come ti guardava. E come tu lo guardavi.”
Esitai, il cuore in gola. Poi cedetti, le lacrime che salivano. Gli raccontai tutto: Nino, 18 anni, timido, dolce. Il bacio alla festa, i messaggi, il pompino, la prima volta, l’amore che cresceva. “Mi sono… un pochino infatuata,” ammisi, voce rotta, lacrime che rigavano il viso. “Mi fa sentire viva, amata in modo puro. Ma è sbagliato. Tu sei il mio amore vero. L’unico.”
Marco mi ascoltò in silenzio, il viso teso, gli occhi lucidi. Poi mi abbracciò forte, stringendomi come se temesse di perdermi. “Ti perdono,” disse, voce bassa ma ferma. “Ma mi fa male che non me l’hai detto prima. Pensavo fossimo aperti su tutto. Promettimi che non mi nasconderai più niente.” Annuii, piangendo sul suo petto. “Promesso. Tu sei la persona giusta. Il mio unico amore. Quello che mi capisce davvero.”
Decisi che avrei interrotto con Nino – con tatto, con dolcezza, considerando la sua tenera età. Non volevo ferirlo, ma non potevo continuare a nascondere. Marco mi baciò, un bacio pieno di amore e perdono, e facemmo l’amore quella sera – lento, appassionato, come a sigillare una promessa nuova.
Lunedì mattina Marco passò in ufficio prima della pausa pranzo. Voleva conoscere Franco. Entrò con me, strinse la mano al mio capo. “Piacere, Marco,” disse calmo, ma con uno sguardo possessivo che non gli conoscevo. Franco sorrise, ma nei suoi occhi vidi un lampo di possesso. Marco mi guardò, eccitato e innamorato. “È lui?” sussurrò. Annuii. Lui mi baciò lì, davanti a tutti, un bacio possessivo.
Andammo a pranzo fuori, riva al mare. Sole, mare meraviglioso, giornata perfetta. Marco mi prese la mano, mi guardò negli occhi con un’intensità che mi fece tremare. “Elena… questi giorni mi hanno fatto capire quanto ti amo. Quanto sei parte di me. Voglio passare la vita con te, con tutti i tuoi segreti, con tutti i tuoi desideri. Vuoi sposarmi?”
Lacrime agli occhi, il cuore pieno di gioia e sollievo. “Sì,” sussurrai, convinta come mai prima. “Sì, amore mio. Per sempre. Ti prometto amore eterno, trasparenza, noi due contro il mondo.”
Ci baciammo, generando amore eterno. Lui partì per l’aeroporto, contento. Io rimasi lì, anello al dito, cuore pieno – e pronto per i cambiamenti che sarebbero venuti.
Il viaggio non era più solo accelerazione. Era a un bivio. E io dovevo scegliere.
scritto il
2026-02-27
1 0 5
visite
3
voti
valutazione
6.7
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.