Il viaggio di Elena Parte 13 – Triangolo e Tempesta in arrivo

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Le settimane successive furono un vortice lento e irresistibile, un triangolo amoroso che mi avvolgeva sempre più stretto, tirando corde diverse del mio cuore e del mio corpo. Ogni giorno era una danza pericolosa tra dolcezza, passione e segreti che si accumulavano come polvere sotto il tappeto, pronti a soffocarmi al minimo soffio.
Con Nino l’evoluzione fu un crescendo continuo, un fuoco che partiva da tenerezza pura e diventava sempre più perversione condivisa, senza mai perdere l’amore che ci legava. Gli incontri restavano fissi alle 19:30–20:30, “palestra” per i suoi genitori. All’inizio erano solo baci profondi, carezze lente, pompini dolci e la sua prima penetrazione – timida, emozionata, piena di “ti amo” sussurrati mentre tremava dentro di me. Poi Nino prese confidenza: imparò a leccarmi fino a farmi squirtare sulle sue labbra, assaporando ogni goccia con un misto di stupore e fame; a scoprirmi con le dita mentre mi baciava il collo, facendomi venire più volte prima di entrare; a prendermi da dietro con spinte sempre più sicure, venendo dentro di me con un gemito roco che mi faceva sciogliere. Una sera mi chiese di succhiarglielo mentre gli infilavo un dito nel culo – arrossì violentemente quando lo fece, ma venne così forte che mi riempì la gola, sussurrando “sei incredibile” con voce spezzata. Un’altra volta mi fece venire con la lingua sul clitoride mentre mi scopava con due dita, poi mi girò a pecora e mi prese anale per la prima volta – lento, con tanto lubrificante, sussurrandomi “dimmi se fa male” a ogni centimetro. Io venni squirting sul letto mentre lui esplodeva dentro il mio culo, tremando e piangendo di emozione, abbracciandomi subito dopo come se temesse di perdermi. Ogni volta finivamo intrecciati, baci infiniti, carezze leggere, sussurri d’amore che diventavano sempre più reali. “Ti amo davvero,” mi disse una sera, con gli occhi lucidi e la voce rotta. Io lo strinsi forte, incapace di rispondere con la stessa certezza. Era amore? Sì. Ma era anche un segreto che mi divorava.
Concetta restava sporadica, ma intensa. Ci vedevamo una, massimo due volte a settimana – un caffè che finiva sempre nel mio monolocale. Era passione possessiva: mi baciava con fame, mi leccava fino a farmi squirttare sulle sue labbra, mi scopava con il vibratore mentre mi sussurrava “sei mia, solo mia”. Ma il suo sguardo cambiava: diventava più tagliente, più indagatore. “Hai un profumo diverso ultimamente,” mi disse una volta, annusandomi il collo dopo avermi fatto venire. “Qualcuno ti tocca quando non ci sono?” Io ridevo, la baciavo per distrarla, ma sentivo la sua gelosia crescere. Un’altra volta mi chiese direttamente, con voce bassa e pericolosa: “Chi è Nino? Ho visto un suo messaggio sul tuo telefono quando eri in bagno… cosa sta succedendo tra te e mio fratello?” Mentii, dissi “Non é tuo fratello, é un amico di famiglia”, ma lei non era convinta. Il suo equilibrio “un pochino di te ogni tanto” cominciava a incrinarsi: mi guardava con sospetto, mi stringeva più forte, come se temesse di perdermi. “Non mi nascondere niente, Elena,” mi disse una sera, occhi lucidi di rabbia e paura. “Non lo sopporterei.”
Franco, invece, alternava routine dura a novità golose che mi lasciavano senza fiato. I report in ufficio erano sempre frettolosi: orale rapido, affondi brutali, creampie caldi. Ma una volta mi fece leccare il suo culo mentre si masturbava, un’altra mi scopò anale contro la finestra con le tende socchiuse, venendo dentro e poi infilandomi il plug a chiudere. “Tienilo tutto il giorno,” ordinò. “E stasera lo porti da me.” Mi costrinse a incontrarlo fuori ufficio: un appartamento che usava per “riunioni private”. Lì mi prese anale di nuovo, lento e profondo, venendo dentro mentre mi sussurrava “sei la mia troia preferita”. Poi mi fece tenere il plug per ore, anche quando tornavo a casa. Una sera, con il plug ancora inserito, arrivò Nino alle 19:30. Lo accolsi con il corpo già pronto, bagnato, dilatato. Lui non lo sapeva, ma quando salii su di lui (lo feci sedere su di me, cowgirl inversa), il plug premeva contro le pareti posteriori, rendendo tutto più intenso. Nino gemette forte, “sei… diversa stasera… più stretta… più calda”, probabilmente non sapeva nemmeno cosa fosse quell’oggetto seminascosto dalle mie chiappone. Venni con uno squirting copioso mentre lui esplodeva dentro di me, ignaro del segreto che portavo nel culo. Franco mi aveva resa sua anche quando ero con Nino.
Marco, nelle chiamate serali, continuava a eccitarsi con i racconti di Franco e Concetta. Gli descrivevo il pompino sotto la scrivania, l’anale contro la finestra, il plug che tenevo tutto il giorno – lui veniva forte, ansimando “continua… non nascondermi niente”. Ma io nascondevo l’essenziale. E lui, finalmente, annunciò la notizia che mi fece esplodere di felicità e terrore allo stesso tempo.
Marco (21:45, messaggio): Amore, ho preso i biglietti. Vengo a Palermo da venerdì a lunedì prossimo. Non ce la faccio più a starti lontano. Ti amo.
Il cuore mi si fermò. Felicità pura: Marco qui, tra le mie braccia, il mio uomo, il mio porto sicuro. Ma anche ansia e paura che mi divoravano: come avrei nascosto Nino? Come avrei gestito Franco e Concetta con lui in città? Come avrei fatto l’amore con Marco sapendo che il mio cuore batteva già per un ragazzo di 18 anni che mi sussurrava “ti amo” ogni sera? Come avrei nascosto l’amore che cresceva dentro di me come una fiamma che non sapevo spegnere?
Il viaggio non accelerava più: era diventato una corsa cieca verso un precipizio che non vedevo arrivare, ma sentivo sotto i piedi. E io, ormai, ero al centro di tutto – non più spettatrice, ma protagonista di una storia che rischiava di travolgermi.
scritto il
2026-02-26
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