Il gioco
di
Travis83
genere
dominazione
La sera di giugno cala sulla costa adriatica come un sospiro caldo e salmastro. Nella provincia marchigiana, in un piccolo appartamento che profuma di salsedine e sesso latente, Giulio e Claudia si muovono nel loro rituale di coppia. Lui, trentaquattro anni, sguardo magnetico e un sorriso che sa di dominio; lei, trentuno, una bellezza minuta e scattante, con occhi di carbone che brillano di sfida e resa. Dieci anni di fidanzamento, dieci anni di giochi, di confini spinti e riscoperti. Stasera, però, Giulio ha in mente qualcosa di speciale.
«Non cucinare, amore. Stasera penso a tutto io», dice con voce calma, quasi distratta, mentre prende il telefono. Ordina le loro pizze preferite: una margherita, semplice e perfetta, e una capricciosa, ricca e carnosa. Ma il vero menù della serata è già scritto nei suoi occhi.
Claudia lo guarda, sente la tensione nell’aria, quel brivido che le accarezza la nuca. Lui ama il gioco, la dominazione, e lei è una schiava perfetta, che si abbandona senza riserve. Ma non sa cosa l’aspetta.
«Prima di cena, ho voglia di scoparti per bene», dice Giulio, la voce bassa e tagliente. «Vai in camera. Nuda. A quattro zampe sul letto. Metti un cuscino sotto le ginocchia. Aspettami così.»
Lei obbedisce senza esitare, il cuore che le martella nel petto. Si spoglia lentamente, lasciando cadere i vestiti come promesse. S’inginocchia sul materasso, il cuscino morbido sotto le ginocchia, il sedere sollevato, la testa china. Il suo corpo è un’offerta: piccola ma perfetta, seno terzo che pende dolcemente, capezzoli già duri per l’eccitazione, e quel culetto a mandolino, sodo e invitante, che trema leggermente nell’attesa.
Giulio intanto si versa un bicchiere di Jack Daniel’s in salotto. Il ghiaccio tintinna contro il vetro mentre sorseggia lentamente, lasciando che il whisky scaldi la gola e la mente. Aspetta qualche minuto, gustando il potere del controllo. Poi entra in camera.
La vista lo colpisce come una mazzata. Lei è lì, nuda, vulnerabile, perfetta. Il respiro di Giulio si fa più pesante. Si avvicina senza fretta, ogni passo un rintocco di desiderio.
«Ora ti bendiamo», sussurra, mentre le fascia gli occhi con una benda di seta nera. Il buio la avvolge, amplificando ogni altro senso. Poi le blocca i polsi con manette morbide ma ferme. Infine, le infila delle cuffie sulle orecchie e alza il volume: musica pesante, bassi pulsanti che cancellano ogni suono esterno. Lei è sola nel suo corpo, in balia del tatto e dell’odore.
Claudia è bagnata. Umida come una conchiglia che si apre alla marea. La sua figa è già calda, gonfia di sangue e desiderio. Ma il meglio deve ancora venire.
Sono quasi le otto. Il campanello squilla preciso come un meccanismo d’orologio. Giulio apre la porta con un sorriso tranquillo. Davanti a lui c’è un ragazzo giovane, forse venticinque anni, con la divisa della pizzeria e due scatole calde in mano.
«Buonasera, prego, si accomodi», dice Giulio con naturalezza. «Ho i soldi in camera. Mi segua un attimo, non si preoccupi.»
Il ragazzo esita un istante, poi lo segue. Entrano nella stanza da letto e lui si blocca. La scena è porno e surreale: una donna nuda, bendata, ammanettata, a quattro zampe sul letto, il culo all’insù, la fica umida che luccica alla luce fioca della lampada.
Giulio gli fa l’occhiolino, calmo come se stesse ordinando una birra.
«Stai tranquillo, non ti vede e non ti sente. Ha le cuffie con la musica a palla.» Porge i soldi della pizza e poi tira fuori un’altra banconota da cinquanta euro. «Se vuoi restare e scopare la mia ragazza, questi sono tuoi. Lei ha sempre desiderato un due contro uno. Stasera le faccio una sorpresa.»
Il ragazzo deglutisce. Gli occhi gli vanno dalla banconota al corpo nudo di Claudia. Poi annuisce.
«Okay… okay, ci sto.»
Si spoglia in fretta, i pantaloni che cadono a terra, la maglietta che vola via. Ha un corpo asciutto, muscoloso, il cazzo già duro e pulsante per l’eccitazione della situazione.
«Mettiti dietro di lei», ordina Giulio a bassa voce. «Scopala a pecorina. Nella fica. Lentamente all’inizio, poi come ti pare.»
Il ragazzo si posiziona dietro Claudia. Lei sente il peso del materasso spostarsi, un calore nuovo alle spalle. Poi la punta di un cazzo – più spesso, più caldo di quello di Giulio? – preme contro la sua entrata bagnata.
Entra.
Claudia mugola forte, un suono soffocato di sorpresa e piacere. La musica nelle cuffie rimbomba, ma lei sente il corpo invaso da una verga sconosciuta che comincia a pompala con ritmo deciso.
«Sì… sì, così… più forte!» ansima Claudia, credendo di parlare a Giulio. «Sei un maiale pervertito… mi piace… mi piace tanto…»
Giulio sorride. Si china su di lei, solleva un auricolare e le sussurra all’orecchio: «Lo sai amore cosa mi fai scatenare…» Poi glielo rimette, lasciandola ancora nel suo bozzolo di buio e musica.
Il ragazzo della pizza ora spinge più forte, affondando completamente nella figa calda e stretta di Claudia. Lei geme senza freni, il corpo che ondeggia al ritmo delle sue spinte. Le mani legate stringono il vuoto.
«Vieni dentro», dice Giulio al ragazzo con voce bassa. «Prende la pillola. Riempila bene.»
Poche spinte ancora e il ragazzo si irrigidisce, un gemito strozzato mentre sborra dentro di lei a getti caldi e copiosi. La figa di Claudia viene inondata, il liquido che cola lentamente lungo le sue cosce.
Il ragazzo si ritrae, il cazzo ancora gocciolante.
«Ora», dice Giulio, «sali sul letto e mettiglielo in bocca.»
Il ragazzo obbedisce. Si mette a cavalcioni sul petto di Claudia, il cazzo umido davanti alla sua bocca. Lei apre le labbra istintivamente quando sente la punta sfiorarle i denti, e lui entra nella sua gola calda.
Intanto Giulio si posiziona dietro di lei. Vede la fica ancora aperta, grondante di sborra altrui. Il suo cazzo è duro come pietra. Si sputa in mano, lubrifica la punta e la preme contro lo sfintere di Claudia.
Lei sussulta, un mugolio soffocato intorno al cazzo in bocca. Giulio spinge. Lentamente, poi con decisione. Il culo stretto cede, lo inghiotte fino in fondo. Lui si aggrappa alle manette di lei, ai polsi legati, e comincia a inculare con ritmo feroce.
La scena è totale: il ragazzo che le riempie la bocca, Giulio che le possiede il culo. Claudia è un ponte di carne tra due corpi estranei, un giocattolo vivo che geme e trema e gode senza potersi fermare.
Per dieci minuti non esiste altro che il rumore dei corpi che sbattono, i respiri affannati, l’odore del sesso e del sudore. Poi Giulio sente l’orgasmo montare come un’onda. Spinge più forte, più profondo, e viene dentro il culo di Claudia con un ruggito soffocato. Quasi contemporaneamente, il ragazzo si irrigidisce e sborra in bocca a lei, riempiendole la gola di sapore salato e caldo.
Claudia ingoia senza pensarci, il corpo scosso da un orgasmo finale che la lascia senza fiato.
Poi tutto tace.
Il ragazzo si tira indietro, ansimante. Si riveste in fretta, mentre Giulio lo ringrazia con una pacca sulla spalla.
«Grazie per aver accettato. È stato… perfetto.»
Il ragazzo sorride imbarazzato, prende i soldi della pizza più i cinquanta euro extra.
«Magari tutte le consegne fossero così», dice ridacchiando. «Sarebbe il lavoro più bello del mondo.»
Giulio lo accompagna alla porta. Poi torna in camera.
Libera Claudia dalle manette, dalla benda, dalle cuffie. Lei apre gli occhi, arrossata, sudata, sorridente.
«Sei proprio un porco schifoso», mormora con voce roca. «Ma ti amo.»
Giulio ride piano, accarezzandole i capelli incollati alla fronte.
«Peccato che la pizza si sia raffreddata», dice.
Lei lo guarda con occhi ancora lucidi di piacere e gli sorride maliziosa.
«Fortunatamente solo quella…»
«Non cucinare, amore. Stasera penso a tutto io», dice con voce calma, quasi distratta, mentre prende il telefono. Ordina le loro pizze preferite: una margherita, semplice e perfetta, e una capricciosa, ricca e carnosa. Ma il vero menù della serata è già scritto nei suoi occhi.
Claudia lo guarda, sente la tensione nell’aria, quel brivido che le accarezza la nuca. Lui ama il gioco, la dominazione, e lei è una schiava perfetta, che si abbandona senza riserve. Ma non sa cosa l’aspetta.
«Prima di cena, ho voglia di scoparti per bene», dice Giulio, la voce bassa e tagliente. «Vai in camera. Nuda. A quattro zampe sul letto. Metti un cuscino sotto le ginocchia. Aspettami così.»
Lei obbedisce senza esitare, il cuore che le martella nel petto. Si spoglia lentamente, lasciando cadere i vestiti come promesse. S’inginocchia sul materasso, il cuscino morbido sotto le ginocchia, il sedere sollevato, la testa china. Il suo corpo è un’offerta: piccola ma perfetta, seno terzo che pende dolcemente, capezzoli già duri per l’eccitazione, e quel culetto a mandolino, sodo e invitante, che trema leggermente nell’attesa.
Giulio intanto si versa un bicchiere di Jack Daniel’s in salotto. Il ghiaccio tintinna contro il vetro mentre sorseggia lentamente, lasciando che il whisky scaldi la gola e la mente. Aspetta qualche minuto, gustando il potere del controllo. Poi entra in camera.
La vista lo colpisce come una mazzata. Lei è lì, nuda, vulnerabile, perfetta. Il respiro di Giulio si fa più pesante. Si avvicina senza fretta, ogni passo un rintocco di desiderio.
«Ora ti bendiamo», sussurra, mentre le fascia gli occhi con una benda di seta nera. Il buio la avvolge, amplificando ogni altro senso. Poi le blocca i polsi con manette morbide ma ferme. Infine, le infila delle cuffie sulle orecchie e alza il volume: musica pesante, bassi pulsanti che cancellano ogni suono esterno. Lei è sola nel suo corpo, in balia del tatto e dell’odore.
Claudia è bagnata. Umida come una conchiglia che si apre alla marea. La sua figa è già calda, gonfia di sangue e desiderio. Ma il meglio deve ancora venire.
Sono quasi le otto. Il campanello squilla preciso come un meccanismo d’orologio. Giulio apre la porta con un sorriso tranquillo. Davanti a lui c’è un ragazzo giovane, forse venticinque anni, con la divisa della pizzeria e due scatole calde in mano.
«Buonasera, prego, si accomodi», dice Giulio con naturalezza. «Ho i soldi in camera. Mi segua un attimo, non si preoccupi.»
Il ragazzo esita un istante, poi lo segue. Entrano nella stanza da letto e lui si blocca. La scena è porno e surreale: una donna nuda, bendata, ammanettata, a quattro zampe sul letto, il culo all’insù, la fica umida che luccica alla luce fioca della lampada.
Giulio gli fa l’occhiolino, calmo come se stesse ordinando una birra.
«Stai tranquillo, non ti vede e non ti sente. Ha le cuffie con la musica a palla.» Porge i soldi della pizza e poi tira fuori un’altra banconota da cinquanta euro. «Se vuoi restare e scopare la mia ragazza, questi sono tuoi. Lei ha sempre desiderato un due contro uno. Stasera le faccio una sorpresa.»
Il ragazzo deglutisce. Gli occhi gli vanno dalla banconota al corpo nudo di Claudia. Poi annuisce.
«Okay… okay, ci sto.»
Si spoglia in fretta, i pantaloni che cadono a terra, la maglietta che vola via. Ha un corpo asciutto, muscoloso, il cazzo già duro e pulsante per l’eccitazione della situazione.
«Mettiti dietro di lei», ordina Giulio a bassa voce. «Scopala a pecorina. Nella fica. Lentamente all’inizio, poi come ti pare.»
Il ragazzo si posiziona dietro Claudia. Lei sente il peso del materasso spostarsi, un calore nuovo alle spalle. Poi la punta di un cazzo – più spesso, più caldo di quello di Giulio? – preme contro la sua entrata bagnata.
Entra.
Claudia mugola forte, un suono soffocato di sorpresa e piacere. La musica nelle cuffie rimbomba, ma lei sente il corpo invaso da una verga sconosciuta che comincia a pompala con ritmo deciso.
«Sì… sì, così… più forte!» ansima Claudia, credendo di parlare a Giulio. «Sei un maiale pervertito… mi piace… mi piace tanto…»
Giulio sorride. Si china su di lei, solleva un auricolare e le sussurra all’orecchio: «Lo sai amore cosa mi fai scatenare…» Poi glielo rimette, lasciandola ancora nel suo bozzolo di buio e musica.
Il ragazzo della pizza ora spinge più forte, affondando completamente nella figa calda e stretta di Claudia. Lei geme senza freni, il corpo che ondeggia al ritmo delle sue spinte. Le mani legate stringono il vuoto.
«Vieni dentro», dice Giulio al ragazzo con voce bassa. «Prende la pillola. Riempila bene.»
Poche spinte ancora e il ragazzo si irrigidisce, un gemito strozzato mentre sborra dentro di lei a getti caldi e copiosi. La figa di Claudia viene inondata, il liquido che cola lentamente lungo le sue cosce.
Il ragazzo si ritrae, il cazzo ancora gocciolante.
«Ora», dice Giulio, «sali sul letto e mettiglielo in bocca.»
Il ragazzo obbedisce. Si mette a cavalcioni sul petto di Claudia, il cazzo umido davanti alla sua bocca. Lei apre le labbra istintivamente quando sente la punta sfiorarle i denti, e lui entra nella sua gola calda.
Intanto Giulio si posiziona dietro di lei. Vede la fica ancora aperta, grondante di sborra altrui. Il suo cazzo è duro come pietra. Si sputa in mano, lubrifica la punta e la preme contro lo sfintere di Claudia.
Lei sussulta, un mugolio soffocato intorno al cazzo in bocca. Giulio spinge. Lentamente, poi con decisione. Il culo stretto cede, lo inghiotte fino in fondo. Lui si aggrappa alle manette di lei, ai polsi legati, e comincia a inculare con ritmo feroce.
La scena è totale: il ragazzo che le riempie la bocca, Giulio che le possiede il culo. Claudia è un ponte di carne tra due corpi estranei, un giocattolo vivo che geme e trema e gode senza potersi fermare.
Per dieci minuti non esiste altro che il rumore dei corpi che sbattono, i respiri affannati, l’odore del sesso e del sudore. Poi Giulio sente l’orgasmo montare come un’onda. Spinge più forte, più profondo, e viene dentro il culo di Claudia con un ruggito soffocato. Quasi contemporaneamente, il ragazzo si irrigidisce e sborra in bocca a lei, riempiendole la gola di sapore salato e caldo.
Claudia ingoia senza pensarci, il corpo scosso da un orgasmo finale che la lascia senza fiato.
Poi tutto tace.
Il ragazzo si tira indietro, ansimante. Si riveste in fretta, mentre Giulio lo ringrazia con una pacca sulla spalla.
«Grazie per aver accettato. È stato… perfetto.»
Il ragazzo sorride imbarazzato, prende i soldi della pizza più i cinquanta euro extra.
«Magari tutte le consegne fossero così», dice ridacchiando. «Sarebbe il lavoro più bello del mondo.»
Giulio lo accompagna alla porta. Poi torna in camera.
Libera Claudia dalle manette, dalla benda, dalle cuffie. Lei apre gli occhi, arrossata, sudata, sorridente.
«Sei proprio un porco schifoso», mormora con voce roca. «Ma ti amo.»
Giulio ride piano, accarezzandole i capelli incollati alla fronte.
«Peccato che la pizza si sia raffreddata», dice.
Lei lo guarda con occhi ancora lucidi di piacere e gli sorride maliziosa.
«Fortunatamente solo quella…»
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