Il Viaggio di Elena Parte 3 – Il Secondo Incontro: La Spirale di Rimorsi e Desiderio Incontrollabile
di
LeCurveDiElena
genere
tradimenti
Il giorno dopo, a casa, i sensi di colpa mi assalirono come una tempesta violenta e implacabile, un turbine di emozioni che mi lasciava senza fiato, il petto stretto in una morsa di rimorso e vergogna. Marco era ancora in trasferta per lavoro, ma il suo ricordo era ovunque: nelle foto sul comodino dove sorrideva con quel suo modo goffo e tenero, nelle lenzuola che odoravano ancora di lui, nelle chiamate serali che mi sussurrava “mi manchi tanto, amore mio” con quella voce calda e rassicurante che mi aveva sempre fatta sentire al sicuro in un mondo che mi sembrava troppo grande per il mio corpo imperfetto. Pensavo incessantemente a lui: “Ho tradito l’uomo che mi ama davvero, quello che mi ha accettata con tutte le mie insicurezze, che mi accarezzava il pancino morbido senza giudicare, che mi baciava le cosce piene dicendomi che ero perfetta così com’ero. E per cosa? Per sette orgasmi esplosivi che mi hanno lasciato il corpo dolorante, le natiche arrossate dai schiaffi, la figa gonfia e pulsante, e l’anima in pezzi, frantumata come vetro sotto i piedi?”. Mi sentivo sporca, usata, una traditrice indegna: il sapore salato e muschiato di Jeffrey ancora sulla lingua, il suo seme che avevo sentito colare per ore tra le cosce, appiccicoso e caldo, un promemoria costante della mia debolezza. Mi guardavo allo specchio, toccando con dita tremanti il sedere ancora sensibile, segnato da impronte rosse che bruciavano al tocco, pensando “Come ho potuto? Con questo corpo che non mi piace nemmeno, questo culo grosso che mi fa sentire goffa e volgare, ho ceduto a un desiderio carnale che mi sta distruggendo dall’interno, pezzo per pezzo”. Il senso di colpa mi consumava come un fuoco lento, mi faceva piangere sotto la doccia mentre sfregavo la pelle fino a farla arrossire, cercando di lavare via non solo il sudore e il seme, ma anche l’eco dei miei gemiti, il ricordo delle sue mani forti che mi spalancavano le natiche, la sua lingua che esplorava ogni piega proibita con una devozione che mi aveva fatta sauirtare come una fontana, bagnando tutto intorno a me in un’esplosione di piacere vergognoso.
Eppure, nonostante il rimorso che mi attanagliava lo stomaco, facendomi venire la nausea al solo pensiero di Marco che tornava e mi abbracciava ignaro, il desiderio carnale era più forte, un fuoco infernale che non si spegneva, che ribolliva tra le mie cosce ogni volta che chiudevo gli occhi e rivivevo la notte precedente: il suo cazzo enorme che mi dilatava, le spinte crudeli che facevano ondeggiare le mie natiche, i suoi insulti eccitanti che mi facevano bagnare di più. Mi masturbavo furiosamente sotto le coperte, le dita che scivolavano nella figa ancora sensibile, immaginando Jeffrey che mi possedeva di nuovo, ma finivo sempre in lacrime, odiandomi per la mia debolezza. “Devo fermarmi, devo resistere,” mi ripetevo, ma era una bugia, perché il mio corpo tradiva la mente, bagnandosi al solo ricordo del suo odore muschiato, della sua erezione premuta contro di me.
Poi arrivò il messaggio di Jeffrey, simpatico ma deciso come sempre, un pugno allo stomaco che mi lasciò ansimante: “Buongiorno, mia dea. Ieri è stato incredibile, il tuo corpo mi ha fatto impazzire. Stasera voglio riempire anche il tuo culo meraviglioso, voglio sfondarti piano e poi forte fino a farti urlare di nuovo, voglio sentirti contrarre intorno a me mentre squirti. Dimmi di sì, Elena, dimmi che lo vuoi quanto me.” Lo lessi e mi sciolsi quasi subito – le guance bollenti, un calore traditore tra le cosce che mi bagnò le mutandine all’istante, facendomi stringere le gambe per contenere l’eccitazione. Nonostante i rimorsi per il tradimento già perpetrato, nonostante i pensieri su Marco che mi chiamava ogni sera dicendomi “mi manchi, non vedo l’ora di stringerti”, accettai un nuovo incontro in hotel per la sera stessa, il cuore che batteva forte come un tamburo di guerra. Stavolta ero più preparata e decisa, ma anche più terrorizzata: comprai lubrificante in farmacia, arrossendo al bancone mentre la farmacista mi guardava con un sorriso complice, mi vestii con lingerie sexy rossa che mi fasciava le curve facendole sembrare invitanti e peccaminose, esponendo il mio pancino morbido e le cosce piene in modo provocante, e arrivai in hotel con il cuore che martellava, le mani sudate, ma senza esitazioni esterne. Dentro di me, però, un vortice: “Voglio di più, voglio sentirmi posseduta, adorata, dominata fino al limite, anche se so che è sbagliato, anche se questo mi sta portando all’autodistruzione, anche se domani mi odierò ancora di più per aver ceduto a questa fame insaziabile”.
Jeffrey mi accolse con un bacio possessivo, rude fin dal primo momento, le sue mani forti che afferravano subito i miei fianchi larghi, stringendoli con forza possessiva mentre sussurrava contro le mie labbra “Mia meraviglia, non vedo l’ora di farti mia di nuovo, di esplorare ogni tuo buco fino a farti implorare pietà”. Mi spogliò con urgenza questa volta, strappando quasi la lingerie con dita impazienti, ma sempre con quel tocco di adorazione brutale: baci voraci sul collo che lasciavano segni rossi, morsi leggeri sulla schiena mentre mi girava a quattro zampe sul letto, le sue mani che accarezzavano e schiaffeggiavano alternativamente le mie natiche, facendole tremare. Iniziò con leccate nel sedere lunghe, profonde e ossessive – la lingua calda che tracciava il solco tra le natiche con movimenti circolari lenti all’inizio, poi sempre più insistenti, esplorando ogni piega intima con una fame animale, entrava nell’ano stretto con spinte ritmate, succhiando e leccando con una devozione che mi fece gemere forte fin dal primo contatto, le gambe che tremavano incontrollabilmente mentre il piacere montava come una marea. Pensavo: “Come può adorarmi così? Questo culo che odio, grosso e morbido, è il suo tempio, la sua ossessione, e io mi sento una dea depravata sotto la sua lingua”. Le sue mani spalancavano le natiche con forza, tenendole aperte mentre la lingua entrava sempre più profonda, girando e spingendo, facendomi bagnare la figa senza toccarla, un rivolo di umori che colava sulle cosce mentre venivo la prima volta solo con quello – un orgasmo squirting violento che mi lasciò ansimante, il corpo che si contraeva in spasmi, squirtando un fiotto caldo che bagnò il letto e le sue mani, urlando il suo nome in un misto di estasi e vergogna.
Poi la penetrazione anale: applicò il lubrificante con dita esperte e possessive, esplorando l’ano piano all’inizio con un dito, poi due, dilatandomi con movimenti circolari che mi facevano gemere di un piacere doloroso, sussurrando “Rilassati, mia dea, ti piacerà da morire, sentirai ogni centimetro che ti riempie fino a farti impazzire”. Entrò rude, doloroso all’inizio – un bruciore lancinante che mi fece mordere il labbro fino a farlo sanguinare, pensare “Non ce la faccio, sono troppo stretta, mi sta spaccando in due” – ma presto si trasformò in un piacere da morire, un’estasi proibita che mi consumava, ogni spinta lenta e profonda che mi dilatava completamente, il suo cazzo enorme che riempiva tutto lo spazio, pulsando contro le pareti sensibili mentre accelerava, le sue mani che schiaffeggiavano le natiche con colpi secchi e brucianti, lasciando segni rossi che pulsavano al ritmo del mio cuore. Venni di nuovo, urlando forte, il corpo che tremava in un orgasmo anale che mi fece squirtare dalla figa intatta, un’esplosione liquida che mi lasciò senza fiato. La sua venuta nel mio ano fu forte, violenta, possente – un fiotto caldo e abbondante che colava dentro di me mentre pulsava, riempiendomi completamente, facendomi venire una terza volta in un’esplosione di estasi totale, le lacrime che mi rigavano il viso per l’intensità, il piacere che mi travolgeva come un’onda distruttiva.
Ma non era finita: il secondo round fu un misto di dolcezza e passione brutale, un contrasto che mi mandava in tilt. Mi girò sulla schiena, le sue mani che accarezzavano il mio pancino morbido con tenerezza possessiva, baciando ogni curva mentre entrava nella figa lento e profondo, ogni spinta un’onda di piacere che mi faceva arcuare la schiena. Sussurrava parole eccitanti e possessive: “Voglio metterti incinta, Elena, voglio che porti mio figlio, che il tuo pancino si gonfi con il mio seme, che tu sia mia per sempre”, parole che mi spaventavano a morte – “Non sono pronta, e se capita davvero? Come lo spiego a Marco?” – ma mi eccitavano da morire, facendomi bagnare di più, i muscoli che si contraevano intorno a lui in spasmi involontari. Venni ancora, una quarta volta, i muscoli che lo stringevano come una morsa mentre squirttavo intorno al suo cazzo, e lui accelerò, rude e animalesco, schiaffeggiando il seno e mordicchiando i capezzoli fino a farli dolere, venendomi dentro con un gemito profondo, restando lì a pulsare mentre ci baciavamo, sudati e appagati, il suo seme che colava misto al mio squirt. Pensavo: “Questo è il paradiso, ma è anche l’inferno – come farò con i sensi di colpa che mi divorano, con questa dipendenza che mi sta consumando l’anima?”. Esausta, mi addormentai tra le sue braccia per un po’, ma al risveglio il rimorso tornò più forte, un’ombra che oscurava tutto, anche se il mio corpo ancora fremeva per lui.
Eppure, nonostante il rimorso che mi attanagliava lo stomaco, facendomi venire la nausea al solo pensiero di Marco che tornava e mi abbracciava ignaro, il desiderio carnale era più forte, un fuoco infernale che non si spegneva, che ribolliva tra le mie cosce ogni volta che chiudevo gli occhi e rivivevo la notte precedente: il suo cazzo enorme che mi dilatava, le spinte crudeli che facevano ondeggiare le mie natiche, i suoi insulti eccitanti che mi facevano bagnare di più. Mi masturbavo furiosamente sotto le coperte, le dita che scivolavano nella figa ancora sensibile, immaginando Jeffrey che mi possedeva di nuovo, ma finivo sempre in lacrime, odiandomi per la mia debolezza. “Devo fermarmi, devo resistere,” mi ripetevo, ma era una bugia, perché il mio corpo tradiva la mente, bagnandosi al solo ricordo del suo odore muschiato, della sua erezione premuta contro di me.
Poi arrivò il messaggio di Jeffrey, simpatico ma deciso come sempre, un pugno allo stomaco che mi lasciò ansimante: “Buongiorno, mia dea. Ieri è stato incredibile, il tuo corpo mi ha fatto impazzire. Stasera voglio riempire anche il tuo culo meraviglioso, voglio sfondarti piano e poi forte fino a farti urlare di nuovo, voglio sentirti contrarre intorno a me mentre squirti. Dimmi di sì, Elena, dimmi che lo vuoi quanto me.” Lo lessi e mi sciolsi quasi subito – le guance bollenti, un calore traditore tra le cosce che mi bagnò le mutandine all’istante, facendomi stringere le gambe per contenere l’eccitazione. Nonostante i rimorsi per il tradimento già perpetrato, nonostante i pensieri su Marco che mi chiamava ogni sera dicendomi “mi manchi, non vedo l’ora di stringerti”, accettai un nuovo incontro in hotel per la sera stessa, il cuore che batteva forte come un tamburo di guerra. Stavolta ero più preparata e decisa, ma anche più terrorizzata: comprai lubrificante in farmacia, arrossendo al bancone mentre la farmacista mi guardava con un sorriso complice, mi vestii con lingerie sexy rossa che mi fasciava le curve facendole sembrare invitanti e peccaminose, esponendo il mio pancino morbido e le cosce piene in modo provocante, e arrivai in hotel con il cuore che martellava, le mani sudate, ma senza esitazioni esterne. Dentro di me, però, un vortice: “Voglio di più, voglio sentirmi posseduta, adorata, dominata fino al limite, anche se so che è sbagliato, anche se questo mi sta portando all’autodistruzione, anche se domani mi odierò ancora di più per aver ceduto a questa fame insaziabile”.
Jeffrey mi accolse con un bacio possessivo, rude fin dal primo momento, le sue mani forti che afferravano subito i miei fianchi larghi, stringendoli con forza possessiva mentre sussurrava contro le mie labbra “Mia meraviglia, non vedo l’ora di farti mia di nuovo, di esplorare ogni tuo buco fino a farti implorare pietà”. Mi spogliò con urgenza questa volta, strappando quasi la lingerie con dita impazienti, ma sempre con quel tocco di adorazione brutale: baci voraci sul collo che lasciavano segni rossi, morsi leggeri sulla schiena mentre mi girava a quattro zampe sul letto, le sue mani che accarezzavano e schiaffeggiavano alternativamente le mie natiche, facendole tremare. Iniziò con leccate nel sedere lunghe, profonde e ossessive – la lingua calda che tracciava il solco tra le natiche con movimenti circolari lenti all’inizio, poi sempre più insistenti, esplorando ogni piega intima con una fame animale, entrava nell’ano stretto con spinte ritmate, succhiando e leccando con una devozione che mi fece gemere forte fin dal primo contatto, le gambe che tremavano incontrollabilmente mentre il piacere montava come una marea. Pensavo: “Come può adorarmi così? Questo culo che odio, grosso e morbido, è il suo tempio, la sua ossessione, e io mi sento una dea depravata sotto la sua lingua”. Le sue mani spalancavano le natiche con forza, tenendole aperte mentre la lingua entrava sempre più profonda, girando e spingendo, facendomi bagnare la figa senza toccarla, un rivolo di umori che colava sulle cosce mentre venivo la prima volta solo con quello – un orgasmo squirting violento che mi lasciò ansimante, il corpo che si contraeva in spasmi, squirtando un fiotto caldo che bagnò il letto e le sue mani, urlando il suo nome in un misto di estasi e vergogna.
Poi la penetrazione anale: applicò il lubrificante con dita esperte e possessive, esplorando l’ano piano all’inizio con un dito, poi due, dilatandomi con movimenti circolari che mi facevano gemere di un piacere doloroso, sussurrando “Rilassati, mia dea, ti piacerà da morire, sentirai ogni centimetro che ti riempie fino a farti impazzire”. Entrò rude, doloroso all’inizio – un bruciore lancinante che mi fece mordere il labbro fino a farlo sanguinare, pensare “Non ce la faccio, sono troppo stretta, mi sta spaccando in due” – ma presto si trasformò in un piacere da morire, un’estasi proibita che mi consumava, ogni spinta lenta e profonda che mi dilatava completamente, il suo cazzo enorme che riempiva tutto lo spazio, pulsando contro le pareti sensibili mentre accelerava, le sue mani che schiaffeggiavano le natiche con colpi secchi e brucianti, lasciando segni rossi che pulsavano al ritmo del mio cuore. Venni di nuovo, urlando forte, il corpo che tremava in un orgasmo anale che mi fece squirtare dalla figa intatta, un’esplosione liquida che mi lasciò senza fiato. La sua venuta nel mio ano fu forte, violenta, possente – un fiotto caldo e abbondante che colava dentro di me mentre pulsava, riempiendomi completamente, facendomi venire una terza volta in un’esplosione di estasi totale, le lacrime che mi rigavano il viso per l’intensità, il piacere che mi travolgeva come un’onda distruttiva.
Ma non era finita: il secondo round fu un misto di dolcezza e passione brutale, un contrasto che mi mandava in tilt. Mi girò sulla schiena, le sue mani che accarezzavano il mio pancino morbido con tenerezza possessiva, baciando ogni curva mentre entrava nella figa lento e profondo, ogni spinta un’onda di piacere che mi faceva arcuare la schiena. Sussurrava parole eccitanti e possessive: “Voglio metterti incinta, Elena, voglio che porti mio figlio, che il tuo pancino si gonfi con il mio seme, che tu sia mia per sempre”, parole che mi spaventavano a morte – “Non sono pronta, e se capita davvero? Come lo spiego a Marco?” – ma mi eccitavano da morire, facendomi bagnare di più, i muscoli che si contraevano intorno a lui in spasmi involontari. Venni ancora, una quarta volta, i muscoli che lo stringevano come una morsa mentre squirttavo intorno al suo cazzo, e lui accelerò, rude e animalesco, schiaffeggiando il seno e mordicchiando i capezzoli fino a farli dolere, venendomi dentro con un gemito profondo, restando lì a pulsare mentre ci baciavamo, sudati e appagati, il suo seme che colava misto al mio squirt. Pensavo: “Questo è il paradiso, ma è anche l’inferno – come farò con i sensi di colpa che mi divorano, con questa dipendenza che mi sta consumando l’anima?”. Esausta, mi addormentai tra le sue braccia per un po’, ma al risveglio il rimorso tornò più forte, un’ombra che oscurava tutto, anche se il mio corpo ancora fremeva per lui.
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