Il Viaggio di Elena Parte 2 – La Prima Notte di Passione e Possesso
di
LeCurveDiElena
genere
tradimenti
Jeffrey bussò piano alla porta dell’hotel, puntuale come sempre anche a lavoro, e quando aprii, i suoi occhi scuri si accesero come braci alla vista di me in lingerie. Mi guardò dalla testa ai piedi, soffermandosi sulle mie curve esposte, e mormorò con quel sorriso simpatico ma carico di desiderio: “Mia dea… sei ancora più bella di quanto immaginassi”. Subito mi prese tra le braccia, baciandomi con una fame che mi tolse il fiato – la sua bocca calda contro la mia, la lingua che esplorava piano, assaggiando ogni mio sapore, mentre le sue mani forti scivolavano sulla mia schiena, stringendomi contro il suo corpo muscoloso. Non era solo lussuria: nei suoi occhi c’era ammirazione vera, come se fosse innamorato all’istante, e quello mi fece sciogliere, nonostante i miei pensieri interni: “E se ora vede tutto e si pente? Con questo culo grosso che mi fa sentire vulnerabile?”.
Mi spogliò piano, con una delicatezza che contrastava con la sua forza, baciando ogni centimetro di pelle che scopriva. Quando rimasi nuda, provai a coprirmi il pancino morbido con le braccia, arrossendo di insicurezza – ma lui mi prese le mani, le baciò con tenerezza, e sussurrò: “Non nasconderti, mia meraviglia. Ogni tua curva è perfetta”. Si inginocchiò davanti a me, le sue mani che accarezzavano le cosce piene, e iniziò a venerarmi il sedere: baci leggeri sulle natiche, la lingua che tracciava il solco tra di esse con movimenti lenti, circolari, poi più insistente intorno all’ano, leccando e succhiando con una devozione che mi fece gemere forte. Sentivo la sua lingua calda esplorare ogni piega, il suo respiro contro la mia pelle, e pensavo: “Come può adorarmi così? Questo culo che odio è la sua ossessione”. Mi fece sdraiare sul letto, un cuscino sotto i fianchi per sollevarmi, e continuò a leccarmi figa e culo per quello che sembrò un’eternità – la lingua che entrava e usciva, disegnava l’ano e stuzzicava il clitoride con fame crescente. Il piacere montava come una tempesta: il primo orgasmo arrivò solo con la sua lingua, un’esplosione liquida che mi fece squirtare per la prima volta, bagnando le lenzuola mentre il mio corpo tremava, le gambe che si contraevano, e io urlavo il suo nome, incredula di quanto fosse intenso.
Come ringraziamento per avermi fatta sentire così desiderata, mi inginocchiai davanti a lui, slacciandogli i pantaloni con mani tremanti di eccitazione. Il suo cazzo era enorme, scuro e venoso, già duro come marmo, e lo presi in bocca lentamente, succhiandolo con devozione, la lingua che girava intorno alla cappella, assaggiando il suo sapore salato e muschiato che mi riempiva la bocca. Lui gemeva basso, accarezzandomi i capelli mossi: “Brava, mia dea, succhialo tutto”, e io lo facevo con più vigore, spingendolo in gola fino a farmi lacrimare gli occhi, il desiderio di piacergli che mi consumava.
Poi è iniziata l’esplosione vera. Mi girò a pecorina, le sue mani sui miei fianchi, e entrò nella figa lento ma profondo, ogni centimetro che mi dilatava facendomi gemere di un misto di dolore e piacere. Ogni spinta era cruda, ritmata, e io sentivo il suo bacino sbattere contro il mio sedere, le natiche che ondeggiavano a ogni colpo. Il primo orgasmo mi colpì come un tuono, i muscoli che si contraevano intorno a lui, facendomi urlare. Il secondo arrivò dopo avermi rigirato alla missionaria e mentre mi mordicchiava i capezzoli, la sua bocca calda che succhiava forte, mandandomi ondate di elettricità in tutto il corpo. Il terzo fu quando tornammo alla pecorina e accelerò, rude, violento: schiaffi ritmati sul culo che bruciavano la pelle, lasciando segni rossi, e lui che ringhiava “Puttana culona mia” – parole che mi facevano bagnare di più. A un certo punto, a pecorina, spinse più forte, possessivo, e senza chiedermi il permesso mi venne dentro – un fiotto caldo, abbondante, che colava mentre venivo per la quinta volta, il corpo che tremava, le lacrime agli occhi per l’intensità.
Nessuno mi era mai venuto dentro senza preservativo. Mai. Nemmeno Marco, sempre attentissimo. Il pensiero mi colpì come un’onda di fuoco: terrore, eccitazione, vergogna, desiderio tutto insieme. Sentii il suo respiro accelerare contro il mio collo, un ringhio basso che vibrò nella mia spina dorsale. Il primo fiotto arrivò caldo, denso, potente – un getto profondo che mi colpì dentro come un’esplosione liquida. Lo sentii espandersi, riempirmi, colare già lungo le pareti mentre lui continuava a spingere, pompando altro seme dentro di me, fiotto dopo fiotto, caldo e abbondante. Era una sensazione aliena, intima, sporca e sacra allo stesso tempo: il suo sperma che mi invadeva, che si depositava nel mio utero, che mi marchiava dall’interno. Venni anch’io in quel momento, la quinta volta della notte, un orgasmo violentissimo che mi fece contrarre intorno a lui, mungere ogni goccia mentre squirtavo forte, bagnando le lenzuola e le sue cosce. Le lacrime mi rigarono il viso per l’intensità – non solo piacere, ma anche lo shock di quella prima volta cruda, di sentirmi riempita davvero, di sapere che il suo seme era dentro di me e non potevo più tornare indietro.
Poi le coccole: mi tenne tra le braccia, baciandomi la fronte, sussurrando quanto fossi speciale, le sue mani che accarezzavano piano il mio pancino e le cosce, facendomi sentire protetta dopo la tempesta. Ma era già duro di nuovo, in un baleno. Questa volta l’amore fu lento, intimo: mi misi sopra di lui, cavalcandolo con un ritmo circolare, sentendo ogni centimetro scivolare dentro di me, il suo cazzo che pulsava contro le mie pareti bagnate. Volevo farlo venire dentro, ora come mio vero desiderio, per sigillare quel momento – il sesto orgasmo fu dolce, ondeggiante, come un’onda che mi travolgeva piano, e il settimo arrivò insieme al suo, quando lo implorai “Vieni dentro di me, Jeffrey”, il suo seme caldo che colava mentre tremavo, esausta ma appagata, i pensieri che vorticavano: “È questo che volevo, essere desiderata così, selvaggia e amata”.
Mi spogliò piano, con una delicatezza che contrastava con la sua forza, baciando ogni centimetro di pelle che scopriva. Quando rimasi nuda, provai a coprirmi il pancino morbido con le braccia, arrossendo di insicurezza – ma lui mi prese le mani, le baciò con tenerezza, e sussurrò: “Non nasconderti, mia meraviglia. Ogni tua curva è perfetta”. Si inginocchiò davanti a me, le sue mani che accarezzavano le cosce piene, e iniziò a venerarmi il sedere: baci leggeri sulle natiche, la lingua che tracciava il solco tra di esse con movimenti lenti, circolari, poi più insistente intorno all’ano, leccando e succhiando con una devozione che mi fece gemere forte. Sentivo la sua lingua calda esplorare ogni piega, il suo respiro contro la mia pelle, e pensavo: “Come può adorarmi così? Questo culo che odio è la sua ossessione”. Mi fece sdraiare sul letto, un cuscino sotto i fianchi per sollevarmi, e continuò a leccarmi figa e culo per quello che sembrò un’eternità – la lingua che entrava e usciva, disegnava l’ano e stuzzicava il clitoride con fame crescente. Il piacere montava come una tempesta: il primo orgasmo arrivò solo con la sua lingua, un’esplosione liquida che mi fece squirtare per la prima volta, bagnando le lenzuola mentre il mio corpo tremava, le gambe che si contraevano, e io urlavo il suo nome, incredula di quanto fosse intenso.
Come ringraziamento per avermi fatta sentire così desiderata, mi inginocchiai davanti a lui, slacciandogli i pantaloni con mani tremanti di eccitazione. Il suo cazzo era enorme, scuro e venoso, già duro come marmo, e lo presi in bocca lentamente, succhiandolo con devozione, la lingua che girava intorno alla cappella, assaggiando il suo sapore salato e muschiato che mi riempiva la bocca. Lui gemeva basso, accarezzandomi i capelli mossi: “Brava, mia dea, succhialo tutto”, e io lo facevo con più vigore, spingendolo in gola fino a farmi lacrimare gli occhi, il desiderio di piacergli che mi consumava.
Poi è iniziata l’esplosione vera. Mi girò a pecorina, le sue mani sui miei fianchi, e entrò nella figa lento ma profondo, ogni centimetro che mi dilatava facendomi gemere di un misto di dolore e piacere. Ogni spinta era cruda, ritmata, e io sentivo il suo bacino sbattere contro il mio sedere, le natiche che ondeggiavano a ogni colpo. Il primo orgasmo mi colpì come un tuono, i muscoli che si contraevano intorno a lui, facendomi urlare. Il secondo arrivò dopo avermi rigirato alla missionaria e mentre mi mordicchiava i capezzoli, la sua bocca calda che succhiava forte, mandandomi ondate di elettricità in tutto il corpo. Il terzo fu quando tornammo alla pecorina e accelerò, rude, violento: schiaffi ritmati sul culo che bruciavano la pelle, lasciando segni rossi, e lui che ringhiava “Puttana culona mia” – parole che mi facevano bagnare di più. A un certo punto, a pecorina, spinse più forte, possessivo, e senza chiedermi il permesso mi venne dentro – un fiotto caldo, abbondante, che colava mentre venivo per la quinta volta, il corpo che tremava, le lacrime agli occhi per l’intensità.
Nessuno mi era mai venuto dentro senza preservativo. Mai. Nemmeno Marco, sempre attentissimo. Il pensiero mi colpì come un’onda di fuoco: terrore, eccitazione, vergogna, desiderio tutto insieme. Sentii il suo respiro accelerare contro il mio collo, un ringhio basso che vibrò nella mia spina dorsale. Il primo fiotto arrivò caldo, denso, potente – un getto profondo che mi colpì dentro come un’esplosione liquida. Lo sentii espandersi, riempirmi, colare già lungo le pareti mentre lui continuava a spingere, pompando altro seme dentro di me, fiotto dopo fiotto, caldo e abbondante. Era una sensazione aliena, intima, sporca e sacra allo stesso tempo: il suo sperma che mi invadeva, che si depositava nel mio utero, che mi marchiava dall’interno. Venni anch’io in quel momento, la quinta volta della notte, un orgasmo violentissimo che mi fece contrarre intorno a lui, mungere ogni goccia mentre squirtavo forte, bagnando le lenzuola e le sue cosce. Le lacrime mi rigarono il viso per l’intensità – non solo piacere, ma anche lo shock di quella prima volta cruda, di sentirmi riempita davvero, di sapere che il suo seme era dentro di me e non potevo più tornare indietro.
Poi le coccole: mi tenne tra le braccia, baciandomi la fronte, sussurrando quanto fossi speciale, le sue mani che accarezzavano piano il mio pancino e le cosce, facendomi sentire protetta dopo la tempesta. Ma era già duro di nuovo, in un baleno. Questa volta l’amore fu lento, intimo: mi misi sopra di lui, cavalcandolo con un ritmo circolare, sentendo ogni centimetro scivolare dentro di me, il suo cazzo che pulsava contro le mie pareti bagnate. Volevo farlo venire dentro, ora come mio vero desiderio, per sigillare quel momento – il sesto orgasmo fu dolce, ondeggiante, come un’onda che mi travolgeva piano, e il settimo arrivò insieme al suo, quando lo implorai “Vieni dentro di me, Jeffrey”, il suo seme caldo che colava mentre tremavo, esausta ma appagata, i pensieri che vorticavano: “È questo che volevo, essere desiderata così, selvaggia e amata”.
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