Il bagno
di
Luisa Damore
genere
confessioni
Il ristorante era ancora affollato, ma la mia mente era altrove, intrappolata nel ricordo di quel bagno. La sensazione delle sue mani, il sapore della sua bocca, il suono dei miei gemiti soffocati. Era passato un mese, eppure ogni volta che mi sedevo a tavola, il mio sguardo vagava, alla ricerca del suo.
Quella sera, lo vidi. Era seduto al tavolo accanto al nostro, con una donna. Ridevano, si toccavano, e il mio cuore si strinse. La gelosia, un sentimento che non conoscevo, mi invase. Decisi di ignorarlo, di concentrarmi sulla cena, ma era impossibile. Ogni volta che alzavo gli occhi, lo trovavo a fissarmi.
Dopo il dolce, mi alzai. "Vado un attimo in bagno", dissi al mio accompagnatore, cercando di sembrare indifferente. Ma sapevo che mi avrebbe seguita. E infatti, pochi secondi dopo, lo vidi entrare.
"Non dovresti", sussurrai, con il cuore in gola.
"Non posso farne a meno", rispose, avvicinandosi.
Il bagno era piccolo, stretto, ma in quel momento era il nostro universo. Le sue mani mi afferrarono, la sua bocca sulla mia. Il bacio era avido, disperato, come se entrambi avessimo bisogno di quel contatto per sopravvivere.
Questa volta, non ci fu il lavandino. Ci baciammo, ci toccammo, ci desiderammo, in piedi, in mezzo a quel piccolo spazio. I nostri vestiti caddero a terra, senza che nessuno dei due si preoccupasse. Il piacere era intenso, selvaggio, e i nostri corpi si unirono in un'estasi che cancellò ogni pensiero.
Quando finimmo, ci rivestimmo in fretta, con le mani tremanti. Uscimmo dal bagno, separati, come se nulla fosse accaduto. Ma io sapevo che quella notte, come quella precedente, sarebbe rimasta impressa nella mia memoria. E sapevo anche che, nonostante il rischio, non avrei mai smesso di cercarlo. Perché certe passioni, come la fame, non si possono negare.
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io Sono Luisa Damore e amo scrivere di erotismo
il mio ultimo libro è "Dentro di me Deluxe" e lo trovi su Amazon
Quella sera, lo vidi. Era seduto al tavolo accanto al nostro, con una donna. Ridevano, si toccavano, e il mio cuore si strinse. La gelosia, un sentimento che non conoscevo, mi invase. Decisi di ignorarlo, di concentrarmi sulla cena, ma era impossibile. Ogni volta che alzavo gli occhi, lo trovavo a fissarmi.
Dopo il dolce, mi alzai. "Vado un attimo in bagno", dissi al mio accompagnatore, cercando di sembrare indifferente. Ma sapevo che mi avrebbe seguita. E infatti, pochi secondi dopo, lo vidi entrare.
"Non dovresti", sussurrai, con il cuore in gola.
"Non posso farne a meno", rispose, avvicinandosi.
Il bagno era piccolo, stretto, ma in quel momento era il nostro universo. Le sue mani mi afferrarono, la sua bocca sulla mia. Il bacio era avido, disperato, come se entrambi avessimo bisogno di quel contatto per sopravvivere.
Questa volta, non ci fu il lavandino. Ci baciammo, ci toccammo, ci desiderammo, in piedi, in mezzo a quel piccolo spazio. I nostri vestiti caddero a terra, senza che nessuno dei due si preoccupasse. Il piacere era intenso, selvaggio, e i nostri corpi si unirono in un'estasi che cancellò ogni pensiero.
Quando finimmo, ci rivestimmo in fretta, con le mani tremanti. Uscimmo dal bagno, separati, come se nulla fosse accaduto. Ma io sapevo che quella notte, come quella precedente, sarebbe rimasta impressa nella mia memoria. E sapevo anche che, nonostante il rischio, non avrei mai smesso di cercarlo. Perché certe passioni, come la fame, non si possono negare.
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