Il marito è sempre il marito

di
genere
etero

Rossella, Il marito è sempre il marito. Capitolo 8

Appena entrata chiamai a voce alta Guido. Lo feci due volte senza risposta. Entrai nel suo studio. nessuno. Entrai in camera da letto e lui era li. Infilato sotto le coperte con gli occhi aperti e con un sorriso stampato sul viso.

“Che fai già a letto amore?”

“Aspettavo tornassi. Ricordi ho un compito da adempiere”

“Quale?” chiesi io?

“Amore devo scoparti! me lo ordinato stamattina”

Scoppiai in una risata.

“Amore, hai ragione. L’avevo dimenticato. Mi faccio una doccia e sono tutta tua” dissi.

Usci nuda e ancora umida. Capelli bagnati. Lo guardai negli occhi mi poggiai con le mani su un lato del letto e dissi:

“Vieni amore.”

Guido si alza dal letto già nudo con il cazzo in erezione e mi viene dietro. Sento che mi sta guardando, meglio scrutando. Poi lo sento avvicinarsi. Guido mi afferrò per i fianchi senza dire niente. Aveva le mani calde. Sentii il suo respiro sulle spalle mentre si abbassa a mordicchiare la mia scapola sinistra. Restai immobile, le mani ben piantate sul materasso, il viso che sfiorava la federa del cuscino. La sua eccitazione mi faceva sorridere. Mi tenne ferma. Sentii il pollice sfiorarmi il coccige, la pressione leggera che si spostava lentamente in basso. Ruotava leggero e spingeva.

“Ci pensi spesso?” chiese, senza alzare la voce.

“Alle tue mani? Sempre”, sussurrai.

Guido mi chiese se fossi pronta, e io risposi di sì anche se ancora non mi aveva chiesto davvero nulla. Sentii il suo cazzo puntare, mi tenne le natiche ben separate, accarezzandole piano per un tempo che mi sembrò infinito.

Guido mi entrò dentro piano, come se volesse concedermi qualche secondo per cambiare idea. Diedi una spinta indietro col culo e lui lo capì subito. Volevo urlargli addosso, fargli sentire quanto gradirei sentirlo più cattivo, ma mi esce solo un rantolo dalla gola. Nella testa mi esplosero una valanga di pensieri sporchi che non riuscivo più a trattenere.

“Dai, sei capace solo di questo? Me lo vuoi sbattere tutto oppure hai paura?,” gli gridai. La sua presa si fece più forte.

“Sfondami, fammi male. Non farti pregare” gli ringhiai, quasi fuori controllo.
Lui si fermò, un attimo appena.

“Se non sei in grado di farmelo bene, me lo faccio fare da qualcun altro.”

C’è un silenzio, poi lui mi spinge giù ancora più forte, e lo sento che sta cambiando, che non vuole mollare. Non mi lascia il tempo di respirare. Le sue mani stringono, mi pizzicano la pelle, e il dolore si mescola con il piacere. Sento lo sbattere umido dei nostri corpi. Mi fa male e mi piace. Sento le parole farsi strada nella testa: Sono tua, fammi tutto quello che vuoi. Ho voglia di dirglielo, ma resto zitta e glielo faccio capire col corpo.
Guido rallenta e si piega sopra di me, il suo fiato quasi rabbioso nell’incavo del mio orecchio.

“Ti piace così tanto.”

Mi sfugge una specie di risata ansimante.

“Sì, cazzo. Mi piace.”

"Da chi altro ti fai inculare troia?”
Sento che sentirselo dire lo eccita e glielo dico.

“Vuoi davvero saperlo?” domandai, sentendo la voce diventare strana, afona.

Guido non rispose, ma io lo sapevo che la voleva, la risposta.

“Allora ascolta bene: sì, penso ad altri. Sempre. Quando sono in macchina, quando sono in ufficio, quando mangio, quando dormo e quando sogno. Sì, ci penso e non solo ci penso: me lo faccio fare, Guido. Da chiunque lo voglia. Da chiunque abbia voglia di scoparsi il culo di una troia come me.”

A queste parole mi sfonda. Non so nemmeno come faccia a essere così duro. Me lo dà come se volesse strapparmi l’anima da dentro, come se ogni spinta volesse frantumare il nostro passato e ridisegnare il futuro, con me a quattro zampe e lui che mi scopa senza pietà.

Urlo. Credo sia la prima volta che lo faccio davvero, senza filtri, senza senso del pudore. Lui mi tiene giù con tutto il suo peso, mi schiaccia contro il materasso, mi schiaffeggia con forza.

“Lo faccio anche con più uomini. Succhio cazzi, scopo con sconosciuti.”

Gli sento il respiro spezzato andare a tempo con le spinte, e capisco che sta per venire. Lui che mi chiama troia e io che gli sputo addosso tutte le fantasie che non aveva mai voluto ascoltare. Sento il piacere scattare di colpo, tagliarmi in due. Guido mi tira verso di sé, tutto il suo peso sulle reni, e si svuota dentro, forte, senza nemmeno cercare di trattenere il rumore. Restiamo fermi così, sudati e ansimanti, il mio volto premuto sulla stoffa. Entro il suo sesso sgonfiarsi dentro di me. Lui esce piano, mi prende i capelli e me li sposta dalla faccia.

Mi rigiro piano su me stessa e lo guardo: il viso arrossato, il braccio che trema, gli occhi che non sanno dove posarsi.

Sorrido, ed è uno di quei sorrisi dolci e sporchi, pieni di segreti.

“Mi piace quando fai la troia”.

“A me piace esserlo amore.”
scritto il
2026-02-24
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