Vortice di desiderio
di
Angelo B
genere
voyeur
Barbara, Angelo e Marco si lasciano
trasportare da una notte di passione
sfrenata. Mentre Angelo la penetra con
forza, Barbara nota Marco che si masturba
guardandoli, aggiungendo un livello di
eccitazione voyeuristica.
Le labbra di Barbara erano ancora umide del seme di Angelo, un sapore salmastro che le riempiva la bocca
mentre si leccava le labbra con lentezza, come se volesse assaporare ogni ultima goccia. Gli occhi le brillavano di
lussuria, il corpo ancora scosso dai tremiti dell’orgasmo appena raggiunto. Ma non era finita lì. Non quella notte.
Con un movimento fluido, si sollevò dalle ginocchia, le gambe ancora deboli, e si avvicinò ad Angelo, che la
osservava con uno sguardo predatorio, il cazzo già di nuovo in erezione, pulsante e lucido di pre-sperma. Non
ebbe bisogno di parole. Le sue dita scivolarono lungo il torso muscoloso di lui, giù, fino ad avvolgere le sue palle
pesanti, gonfie di seme fresco. Lo sentì sussultare sotto il suo tocco, il respiro che si faceva più affannoso
mentre lei lo accarezzava con delicatezza, le dita che tracciavano la venatura sporgente del suo cazzo, già duro
come la pietra.
«Sei insaziabile, eh?» ringhiò Angelo, afferrandole un polso e stringendolo appena, non abbastanza da farle male,
ma abbastanza da ricordarle chi comandava. Barbara sorrise, un sorrisetto malizioso che diceva tutto senza
bisogno di parole. Si lasciò cadere all’indietro sul divano di pelle, le cosce che si aprivano in un invito silenzioso,
la figa già bagnata e pronta per lui. Non aveva nemmeno bisogno di toccarsi per sapere quanto fosse eccitata—il
calore tra le gambe era inconfondibile, il desiderio che le pulsava dentro come un secondo battito cardiaco.
Angelo non si fece pregare. Con un movimento rapido, si posizionò tra le sue gambe, le mani che le afferrarono i
fianchi con possessività, le dita che si conficcavano nella carne morbida. Barbara gemette quando sentì la punta
del suo cazzo sfiorarle le labbra della figa, già gonfie e sensibili. Non attese. Non aveva bisogno di preparazione.
Lo voleva dentro, ora.
E lui glielo diede.
Con una spinta decisa, Angelo la penetrò in un solo, fluido movimento, riempiendola completamente. Barbara
inarcò la schiena, un grido strozzato che le sfuggì dalle labbra mentre lui la prendeva senza pietà, il cazzo che le
allargava le pareti interne, strette e bagnate, pronte ad avvolgerlo. «Cazzo, sei così stretta…» ansimò Angelo, le
mani che le stringevano i fianchi con forza, le unghie che le segnavano la pelle mentre cominciava a muoversi,
ogni affondo profondo e misurato, come se volesse assicurarsi che sentisse ogni centimetro di lui.
Barbara non riusciva a pensare. Non riusciva a fare altro che sentire—il calore del suo corpo sopra di lei, il peso
dei suoi muscoli che la schiacciava sul divano, il cazzo che le martellava dentro senza tregua. Le sue mani si
aggrapparono alle spalle di lui, le unghie che affondavano nella pelle mentre cercava di reggere il ritmo, i fianchi
che si sollevavano per incontrare ogni sua spinta. «Di più… cazzo, dammi di più…» supplicò, la voce rotta dal
desiderio.
E poi lo sentì.
Un gemito basso, familiare, che proveniva dall’angolo della stanza. Si voltò appena, gli occhi annebbiati dal
piacere, e vide Marco. Il suo marito. Seduto sulla poltrona di pelle, i pantaloni aperti, la mano che si muoveva
lentamente sul suo cazzo, gli occhi incollati su di loro, sul modo in cui Angelo la scopava senza remore. Il suo
respiro era affannoso, il viso arrossato, le labbra leggermente dischiuse mentre si segava, il pre-sperma che già gli
colava dalla punta.
Quella vista la fece impazzire.
«Guardami, puttana» ringhiò Angelo, afferrandole il mento e costringendola a tornare a guardarlo. «Guardami
mentre ti riempio.» Le sue parole erano un ordine, un promessa, e Barbara ubbidì, gli occhi che si fissavano nei
suoi mentre lui accelerava il ritmo, le spinte che diventavano più profonde, più violente, il divano che
scricchiolava sotto di loro. Sentiva il suo cazzo gonfiarsi ancora di più dentro di lei, il calore che le si diffondeva
nel ventre, la pressione che cresceva, inarrestabile.
«Sto per venire…» ansimò Angelo, i muscoli tesi, il sudore che gli imperlava la fronte. «Prendilo tutto, troia.»
E fu allora che Barbara esplose.
Un orgasmo violento la travolse, le pareti della figa che si contraevano attorno al cazzo di Angelo, stringendolo,
milkandolo, mentre lui spingeva un’ultima volta, affondando fino in fondo. Sentì il suo sperma schizzare dentro
di lei, caldo e denso, riempiendola, marcandola, e gemette, le unghie che gli affondavano nella schiena mentre
veniva travolta dalle ondate di piacere.
E poi, con la coda dell’occhio, vide Marco.
Il suo marito aveva accelerato il movimento della mano, il cazzo che pulsava tra le sue dita, e con un gemito
strozzato, venne anche lui, lo sperma che schizzava sul suo torace, gocce bianche che gli macchiavano la pelle
mentre ansimava, gli occhi ancora fissi su di loro, su quel cazzo che ancora pulsava dentro la figa di sua moglie.
Barbara sorrise, sazia, mentre Angelo si ritraeva lentamente, il suo seme che cominciava già a colarle lungo le
cosce. Si sentiva piena. Usata. Perfettamente appagata.
«Credo che abbiamo bisogno di una doccia» mormorò Angelo, passandole un dito lungo la figa, raccogliendo una
goccia del suo sperma mischiato ai suoi succhi. Barbara annuì, ancora senza fiato, mentre Marco si alzava
lentamente dalla poltrona, il cazzo ancora semi-duro, gli occhi che brillavano di una lussuria che non aveva
nessuna intenzione di nascondere.
La vasca idromassaggio era già pronta, l’acqua calda che vorticava invitante, il vapore che si alzava dalla
superficie mentre il fuoco nel camino crepitava alle loro spalle. Angelo entrò per primo, il corpo muscoloso che si
immergeva nell’acqua con un sospiro di piacere, poi tese una mano a Barbara, che lo seguì senza esitazione,
sentendo l’acqua avvolgerla, lenire i muscoli ancora tesi dall’orgasmo. Marco li osservava dalla soglia, prima di
spogliarsi completamente, il cazzo che cominciava già a risvegliarsi di nuovo mentre si univa a loro nella vasca.
Le mani cominciarono a muoversi sott’acqua quasi immediatamente. Quelle di Angelo che scivolavano lungo la
schiena di Barbara, le dita che le accarezzavano il culo prima di scivolare tra le sue natiche, sfiorandole l’ano con
delicatezza. Marco, dall’altro lato, non resistette e le avvolse una mano attorno a un seno, il pollice che le
sfiorava il capezzolo già duro, mentre con l’altra si accarezzava lentamente, il cazzo che tornava a gonfiarsi sotto
lo sguardo eccitato di Angelo.
«Mi piace vedervi così» mormorò Angelo, la voce bassa e roca, mentre una delle sue mani si allungava verso
Marco, afferrandogli il cazzo e cominciando a segarlo con lentezza, gli occhi fissi su Barbara. «Due puttane
pronte per me.»
Barbara gemette, la testa che si appoggiava contro il bordo della vasca mentre chiudeva gli occhi, lasciandosi
trasportare dalle sensazioni—le mani di Angelo che la esploravano, quelle di Marco che le stringevano i seni, il
calore dell’acqua che la avvolgeva, il fuoco che crepitava vicino a loro. Non aveva mai sentito niente di così
perfetto.
E quando Angelo le sussurrò all’orecchio «Brindiamo a questa notte», aprì gli occhi appena in tempo per vedere
Marco che si chinava verso di loro, un bicchiere di champagne in mano, il sorriso malizioso che prometteva che
quella era solo l’inizio.
trasportare da una notte di passione
sfrenata. Mentre Angelo la penetra con
forza, Barbara nota Marco che si masturba
guardandoli, aggiungendo un livello di
eccitazione voyeuristica.
Le labbra di Barbara erano ancora umide del seme di Angelo, un sapore salmastro che le riempiva la bocca
mentre si leccava le labbra con lentezza, come se volesse assaporare ogni ultima goccia. Gli occhi le brillavano di
lussuria, il corpo ancora scosso dai tremiti dell’orgasmo appena raggiunto. Ma non era finita lì. Non quella notte.
Con un movimento fluido, si sollevò dalle ginocchia, le gambe ancora deboli, e si avvicinò ad Angelo, che la
osservava con uno sguardo predatorio, il cazzo già di nuovo in erezione, pulsante e lucido di pre-sperma. Non
ebbe bisogno di parole. Le sue dita scivolarono lungo il torso muscoloso di lui, giù, fino ad avvolgere le sue palle
pesanti, gonfie di seme fresco. Lo sentì sussultare sotto il suo tocco, il respiro che si faceva più affannoso
mentre lei lo accarezzava con delicatezza, le dita che tracciavano la venatura sporgente del suo cazzo, già duro
come la pietra.
«Sei insaziabile, eh?» ringhiò Angelo, afferrandole un polso e stringendolo appena, non abbastanza da farle male,
ma abbastanza da ricordarle chi comandava. Barbara sorrise, un sorrisetto malizioso che diceva tutto senza
bisogno di parole. Si lasciò cadere all’indietro sul divano di pelle, le cosce che si aprivano in un invito silenzioso,
la figa già bagnata e pronta per lui. Non aveva nemmeno bisogno di toccarsi per sapere quanto fosse eccitata—il
calore tra le gambe era inconfondibile, il desiderio che le pulsava dentro come un secondo battito cardiaco.
Angelo non si fece pregare. Con un movimento rapido, si posizionò tra le sue gambe, le mani che le afferrarono i
fianchi con possessività, le dita che si conficcavano nella carne morbida. Barbara gemette quando sentì la punta
del suo cazzo sfiorarle le labbra della figa, già gonfie e sensibili. Non attese. Non aveva bisogno di preparazione.
Lo voleva dentro, ora.
E lui glielo diede.
Con una spinta decisa, Angelo la penetrò in un solo, fluido movimento, riempiendola completamente. Barbara
inarcò la schiena, un grido strozzato che le sfuggì dalle labbra mentre lui la prendeva senza pietà, il cazzo che le
allargava le pareti interne, strette e bagnate, pronte ad avvolgerlo. «Cazzo, sei così stretta…» ansimò Angelo, le
mani che le stringevano i fianchi con forza, le unghie che le segnavano la pelle mentre cominciava a muoversi,
ogni affondo profondo e misurato, come se volesse assicurarsi che sentisse ogni centimetro di lui.
Barbara non riusciva a pensare. Non riusciva a fare altro che sentire—il calore del suo corpo sopra di lei, il peso
dei suoi muscoli che la schiacciava sul divano, il cazzo che le martellava dentro senza tregua. Le sue mani si
aggrapparono alle spalle di lui, le unghie che affondavano nella pelle mentre cercava di reggere il ritmo, i fianchi
che si sollevavano per incontrare ogni sua spinta. «Di più… cazzo, dammi di più…» supplicò, la voce rotta dal
desiderio.
E poi lo sentì.
Un gemito basso, familiare, che proveniva dall’angolo della stanza. Si voltò appena, gli occhi annebbiati dal
piacere, e vide Marco. Il suo marito. Seduto sulla poltrona di pelle, i pantaloni aperti, la mano che si muoveva
lentamente sul suo cazzo, gli occhi incollati su di loro, sul modo in cui Angelo la scopava senza remore. Il suo
respiro era affannoso, il viso arrossato, le labbra leggermente dischiuse mentre si segava, il pre-sperma che già gli
colava dalla punta.
Quella vista la fece impazzire.
«Guardami, puttana» ringhiò Angelo, afferrandole il mento e costringendola a tornare a guardarlo. «Guardami
mentre ti riempio.» Le sue parole erano un ordine, un promessa, e Barbara ubbidì, gli occhi che si fissavano nei
suoi mentre lui accelerava il ritmo, le spinte che diventavano più profonde, più violente, il divano che
scricchiolava sotto di loro. Sentiva il suo cazzo gonfiarsi ancora di più dentro di lei, il calore che le si diffondeva
nel ventre, la pressione che cresceva, inarrestabile.
«Sto per venire…» ansimò Angelo, i muscoli tesi, il sudore che gli imperlava la fronte. «Prendilo tutto, troia.»
E fu allora che Barbara esplose.
Un orgasmo violento la travolse, le pareti della figa che si contraevano attorno al cazzo di Angelo, stringendolo,
milkandolo, mentre lui spingeva un’ultima volta, affondando fino in fondo. Sentì il suo sperma schizzare dentro
di lei, caldo e denso, riempiendola, marcandola, e gemette, le unghie che gli affondavano nella schiena mentre
veniva travolta dalle ondate di piacere.
E poi, con la coda dell’occhio, vide Marco.
Il suo marito aveva accelerato il movimento della mano, il cazzo che pulsava tra le sue dita, e con un gemito
strozzato, venne anche lui, lo sperma che schizzava sul suo torace, gocce bianche che gli macchiavano la pelle
mentre ansimava, gli occhi ancora fissi su di loro, su quel cazzo che ancora pulsava dentro la figa di sua moglie.
Barbara sorrise, sazia, mentre Angelo si ritraeva lentamente, il suo seme che cominciava già a colarle lungo le
cosce. Si sentiva piena. Usata. Perfettamente appagata.
«Credo che abbiamo bisogno di una doccia» mormorò Angelo, passandole un dito lungo la figa, raccogliendo una
goccia del suo sperma mischiato ai suoi succhi. Barbara annuì, ancora senza fiato, mentre Marco si alzava
lentamente dalla poltrona, il cazzo ancora semi-duro, gli occhi che brillavano di una lussuria che non aveva
nessuna intenzione di nascondere.
La vasca idromassaggio era già pronta, l’acqua calda che vorticava invitante, il vapore che si alzava dalla
superficie mentre il fuoco nel camino crepitava alle loro spalle. Angelo entrò per primo, il corpo muscoloso che si
immergeva nell’acqua con un sospiro di piacere, poi tese una mano a Barbara, che lo seguì senza esitazione,
sentendo l’acqua avvolgerla, lenire i muscoli ancora tesi dall’orgasmo. Marco li osservava dalla soglia, prima di
spogliarsi completamente, il cazzo che cominciava già a risvegliarsi di nuovo mentre si univa a loro nella vasca.
Le mani cominciarono a muoversi sott’acqua quasi immediatamente. Quelle di Angelo che scivolavano lungo la
schiena di Barbara, le dita che le accarezzavano il culo prima di scivolare tra le sue natiche, sfiorandole l’ano con
delicatezza. Marco, dall’altro lato, non resistette e le avvolse una mano attorno a un seno, il pollice che le
sfiorava il capezzolo già duro, mentre con l’altra si accarezzava lentamente, il cazzo che tornava a gonfiarsi sotto
lo sguardo eccitato di Angelo.
«Mi piace vedervi così» mormorò Angelo, la voce bassa e roca, mentre una delle sue mani si allungava verso
Marco, afferrandogli il cazzo e cominciando a segarlo con lentezza, gli occhi fissi su Barbara. «Due puttane
pronte per me.»
Barbara gemette, la testa che si appoggiava contro il bordo della vasca mentre chiudeva gli occhi, lasciandosi
trasportare dalle sensazioni—le mani di Angelo che la esploravano, quelle di Marco che le stringevano i seni, il
calore dell’acqua che la avvolgeva, il fuoco che crepitava vicino a loro. Non aveva mai sentito niente di così
perfetto.
E quando Angelo le sussurrò all’orecchio «Brindiamo a questa notte», aprì gli occhi appena in tempo per vedere
Marco che si chinava verso di loro, un bicchiere di champagne in mano, il sorriso malizioso che prometteva che
quella era solo l’inizio.
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