Vibrazioni di vetro

di
genere
sadomaso

Nina, cameriera in un club esclusivo, viene
sottoposta a umiliazioni e piaceri intensi
mentre indossa un vibratore impazzito.
Anna, Nicole e Angelo la spingono oltre i
limiti in una notte di sesso e potere.
Il vibratore dentro di Nina impazzì del tutto.
Un ronzio acuto, quasi un ululare meccanico, salì di frequenza fino a un battito continuo, imperioso, senza più
pause né pietà. Le ginocchia della ragazza cedettero all’istante: dovette aggrapparsi al bracciolo del divanetto in
pelle rossa per non crollare sul pavimento lucido del club. Due gocce di sudore le scesero lungo la nuca, si
insinuarono sotto il colletto di pizzo nero dell’uniforme da cameriera. Il suo ventre si contrasse, caldo e
liquefatto, come se una mano invisibile le stravasse dentro, strizzando ogni piega umida della sua passera. «Ah…
no…» sussurrò, ma il suono fu sommerso dal techno-soft che filtrava dagli altoparlanti a cono sospesi al soffitto.
Anna, alta sui tacchi a spillo come una statua di porcellana scura, si avvicinò di un passo. «Sembra che il tuo
giocattolo abbia deciso di giocare da solo, tesoro.» Il suo sorriso era una lama sottile; la punta delle dita sfiorò il
grembiule di Nina, poi scivolò lungo il fianco, affondando fra le pieghe del vestito corto fino a trovare la cerniera
nascosta. «Non vorrai deludere i clienti, vero? Su, porta i cocktail al tavolo dieci.»
Nina cercò di ricomporsi; il piatto d’argento con le tre Martini tremava fra le dita. Il vibratore, invece di
rallentare, sirizzò più forte, come una falena intrappolata che batteva le ali contro il muro del suo utero. Ogni
vibrazione le saettava su per la colonna, le gonfiava il clitoride fino a fargli pizzicare la pelle, le annegava i sensi in
un calore bianco. Il primo orgasmo la colpì mentre attraversava la pista illuminata da led blu: un’onda così
improvvisa che il piatto le si inclinò di colpo. Gin, vermouth e olive scivolarono sul décolleté di un u distinto,
gocce verdone che gli macchiarono la camicia di seta.
Angelo, appoggiato al bancone in lontananza, alzò il telecomando morto fra le dita. «Niente da fare, è fuso» rise,
mostrando il dispositivo spento a Nicole. «Adesso è tutto automatico.»
La padrona bionda si portò una mano alle labbra, divertita. «Perfetto. Imparerà a gestire l’imprevisto.»
Caduto il vassoio, Nina si inginocchiò istintivamente per raccogliere i bicchieri. Le cosce le si spalancarono, il
vestito si sollevò appena, offrendo agli astanti la visione del tanga nero e del lato della coscia dove una striscia di
latte delicato segnava il liq-uore versato. Il vibratore non le dava tregua: la sua fica palpitava, contratta, il nodo
di muscoli interni si apriva e si richiudeva in spasmi che le tagliavano il respiro. Un secondo orgasmo le si

accavallò sul primo, più violento, e dovette mordicchiarsi il dorso della mano per non urlare. Qualche applauso
beffardo salì dai divanetti: qualcuno capiva, qualcuno immaginava, tutti osservavano.
Anna si chinò, afferrò una ciocca dei capelli castani di Nina e la costrinse a guardarla. «Hai versato sul mio socio.
Le tue disattenzioni hanno un prezzo.» Con lentezza estrasse dal décolleté un piccolo cucchiaio da cocktail
d’acciaio lucido. «Apri la bocca.»
Nina obbedì, ansimante. Il metallo freddo le entrò tra i denti, curvò la lingua, solleticò il palato. Anna lo fece
scorrere avanti e indietro, come se tastasse la salsa di un piatto, mutando il gesto in una scopata orale in
miniatura. «Ti piace succhiare, vero?» disse, mentre con l’altra mane premeva l’indice sul proprio clitoride, sopra
la gonna di vinile. Poi estrasse il cucchiaio e lo lasciò cadere nel bicchiere rovesciato. «Ora leccare.»
Nina si chino sul pavimento di marmo lucido, ginocchia divaricate, culo in alto, il vestito stretto che leava le
natiche. Il suo utero si contraeva ritmicamente, il vibratore che rimbombava dentro il tunnel bagnato; un
rivoletto di umori le colava piano lungo il interno coscia, brillando sotto la luce al neon. Leccò l’liquido
aromatico, le guance arrossate di vergogna e piacere. Un uomo al tavolo vicino tirò fuori il cellulare e inquadrò la
scena; Nicole, accorta, gli posò due dita sulla spalla. «No foto, grazie. Posso offrirle un drink per la compagnia.»
L’uomo annuì, incantato, riponendo il telefono ma continuando a fissare il culo tremolante di Nina.
Anna si raddrizzò, soddisfatta. «In piedi.»
Nina si tirò su, barcollante. Le sue labbra tremavano, i capezzoli tesi contro il tessuto, scuri e visibili. Il terzo
orgasmo la travolse mentre si voltava: la sua voce si ruppe in un gemito soffocato, il corpo si piegò in avanti. La
fica le si strinse così forte che il vibratore ne risuonò, come se scoccasse elettricità contro le pareti umide. Il
sudore le imbrellò la schiena, colando nella scollatura.
Nicole intervenne, afferrò una manciata dei capelli di Nina e la condusse al centro del salotto, sotto il lampadario
di cristallo. «Adesso ci serve qualcosa di speciale.» disse, mostrando a tutti la serva tremante. «Angelo, Anna:
credo che la nostra piccola fica urlante abbia bisogno di un ripostiglio più tranquillo… oppure di un’audience più
coinvolta.»
Anna rise, portò le mani ai gioielli d’argento alla caviglia. «Propongo il Privè. Un divanetto, quattro ospiti
selezionati, e la nostra puttana di vetro che continua a servire mentre riceve.»
Nicole annuì con un sorriso lento. «Perfetto.»
Il gruppo si mosse. Nicole guidò Nina per la collana di perle finta che le stringeva il collo, come un guinzaglio
invisibile. Il vibratore non rallentava; il ronzio era diventato un rullo sordo, continuo, che trasmetteva vibrazioni
al pavimento pelvico della ragazza facendole tremare le anche ad ogni passo. Attraversarono la pista illuminata
da led, superarono una pesante tenda di velluto isabella ed entrarono in una nicchia interna: il Privè, un cubicolo
con specchi su tre lati, un lunghissimo divano in pelle nera e un tavolo basso. Due coppie eleganti — uomo e
donna ciascuna, già mezzi ignudi — stavano sorseggiando sidro agli spiedini di frutta. Assunsero una postura più
attenta non appena Nina comparve, barcollante, il viso brillante di sudore e smalto labbra scomposto.
Angelo chiuse la porta a ventilatione. «Servi.» disse, porgendo un vassoio vuoto. «E non versare, stavolta.»

Il vibratore sembrò rispondere a un impulso ulteriore: aumentò l’intensità, come se qualche micromotorino
supplementare si fosse acceso. Nina si inginocchiò per prendere il vassoio da terra e il movimento le spalancò le
natiche; il tanga si incise fra le labbra gonfie, mostrando a tutti il cilindretto nero che spuntava appena alla base
dello slip, la luce che si rifletteva sull’anello di silicone umido. Un’altra fitta di piacere le fece perdere il respiro.
«Vi prego…» sussurrò, ma le parole suonavano come un invito.
Anna si sedette sul bracciolo del divano, spalancò le cosce. «Vieni.» ordinò. «Mi serve un po’ di lingua per
accompagnare il drink.» Sollevò la gonna di vinile, rivelando la passera completamente depilata, le pieghe interne
già lucide del proprio nettare. «E niente dita, solo lingua. Se sento i tuoi artigli, ti ficco il vibratore nel culo,
capito?»
Nina annuì, tremante. Si chino, il vassoio ancora in mano, e dovette sollevare il peso con un braccio solo per
poter avvicinare la bocca alla fica di Anna. La prima leccata fu lunga, dal perineo all’clitoride, un movimento lento
che fece sussultare la dominatrice. Il sapore salato, leggermente amarognolo, le riempì la lingua.
Contemporaneamente il suo corpo esplose nel quarto orgasmo: le cosce le si chiuserero da sole, il bacino si
mosse in avanti, cercando attrito contro l’aria, il vibratore che rimbombava dentro di lei come una colonna
sonora di bassi techno. Il vassoio le tremò talmente che rischiò di farlo cadere; un gentlemen vicino si affrettò a
sorreggerlo, approfittando per accarezzarle il polso e godersi la sua espressione liquefatta.
Anna premette la testa di Nina più a fondo, usando i capelli come manico. «Dentro.» ringhiò. «Fammi venire in
faccia tua, cagna.»
Nina obbedì, affondò la lingua nella fessura calda, la sentì stringersi attorno a quel muscolo umido. Il suo mondo
si ridusse a quel sapore, al ronzio ossessivo nella sua passera, al calore che le saliva dalle ginocchia alla gola. Anna
si mise a tremare, le cosse le si serrarono contro le guance della ragazza per un lungo secondo, poi un grido
corto sfondò la musica di sottofondo. Bagnore caldo schizzò le labbra di Nina, colò sul mento, gocciolò sul
bordo del vassoio.
Nicole, che nel frattempo si era tolta i pantaloni di seta, indicò il divano. «Adesso tocca a noi.» disse, prendendo
posto accanto ad Anna. «Angelo, vieni dietro. Voglio vedere la nostra cameriera riempita da entrambi mentre
cerca di non versare lo champagne.»
Angelo si sfilò la cerniera, mostrando un cazzo turgido, venato, la cappella gonfia che brillava già di gocce
pre-sperma. «Posizione perfetta.» sibilò. Spostò il tanga di Nina in laterale, lasciando scoperta la fica che
continuava a stringere il vibratore. Con un movimento lento lo estrasse di un centimetro, abbastanza da far
vibrare l’estremità contro il bordo della vagina, quindi lo rimise dentro con un colpo secco.
Nina emise un gemito soffocato, la fronte ancora contro il ventre di Anna; le guance le bruciavano, il proprio
sudore si mescolava al sapore della donna. Nicole si sdraiò supina, sollevò una gamba sullo schienale e la afferrò
dietro il ginocchio, esponendo la propria fica rasata. «Vieni sopra di me, cagna. Tieni il vassoio dritto: se versa, ti
lecco la pelle e poi ti frusto. Su.»
Barcollante, Nina si mosse, dovette inginocchiarsi fra le cosce di Nicole, sul divano, senza mai lasciare il vassoio
con una mano. Il vibratore, premuto fra le pareti vaginali e il peso del proprio corpo, esplose in un ronzio ancora
più profondo. Il quinto orgasmo la colpì mentre si chinava a leccare il clitoride di Nicole, il gusto delicato di fiori
e piscio dolce le riempì la bocca. Sentì Angelo alle sue spalle, due mani forti che le spingevano i fianchi in avanti,
e poi la pressione calda del suo cazzo contro le natiche. «Resta aperta.» ordinò Angelo. «Ti prendo con il
vibratore ancora dentro. Voglio sentirti stringere entrambi.»
La sensazione fu devastante: la carne dura di Angelo scivolò appena sopra il cilindretto ancora vibrante, facendo
attrito contro le pareti interne di Nina. Il suo corpo tremò, il vassoio ondeggiò, ma lei trovò l’equilibrio
appoggiandolo alla spalla di Nicole. Con la lingua continuava a lambire la fica della padrona, mentre il cazzo di
Angelo le sfondava la passera, urtandole il vibratore contro il punto dove tutto il piacere si concentrava. Il suo
respiro si ruppe: era un unico lungo orgasmo che non finiva più, una serie di contrazioni che le schiacciavano la
mente, le facevano percepire solo calore, carne, sudore, odore di sesso.
Nicole afferrò la testa di Nina, la tirò su per un bacio, le passò la lingua insieme al sapore della propria fica. «Sei
la nostra puttana perfetta.» sussurrò contro le sue labbra. «Prendilo tutto, vieni per noi.»
Angelo accelerò, i colpi profondi fecero scivolare il vibratore leggermente fuori; lo spinse di nuovo dentro con il
pollice, continuando a scoparla con ritmo forsennato. Le natiche di Nina vibravano come tamburelli, il suono
umido delle penetrazioni rimbombava nello specchio. Gli ospiti intorno si erano avvicinati, due donna si
baciavano mentre gli uomini si toccavano i pantaloni, godendo della scena. L’aria era satura di feromoni, di
profumo di sperma e fica, di alcool caldo.
Nina sentì il culmine avvicinarsi di nuovo, questa volta così intenso che temette di svenire. Il suo ventre si
contrasse, caldo, e il vibratore sembrò scendere più in basso, stimolando anche il pozzo anale, trasformando
l’orgasmo in un’esplosione di piacere che le salì dalla pianta dei piedi fino alla bocca aperta. Un urlo le sfuggì,
smorzato dalla lingua di Nicole. Contemporaneamente Angelo affondò fino in fondo e rimase lì, il cazzo che
pulsava; sentì la sua calda sborra riempirla, mescolarsi agli umori della sua fica, ai fremiti del dispositivo.
Quando il cazzo di Angelo si ritirò, una cascata di sperma e secrezioni colò sul bordo interno delle cosce di Nina,
fino a inzuppare il bordo del tanga. Nicole le accarezzò il viso. «Ottimo lavoro.» disse. «Ma non abbiamo finito.»
Nina rimase in ginocchio, il respiro scomposto, il vassoio finalmente vuoto. La luce dei lampadari specchiati
moltiplicava la sua immagine: passera gonfia, perle di sborra sulle labbra, la pelle brillante. Il vibratorio continuava
a ronzare, spento solo dalla volontà di chi lo comandava — ma il telecomando era ancora inutilizzabile. Era
prigioniera di quel battito continuo, di quella voglia che non scemava.
Anna si accorse di un filo di sborra sul bordo del divano, lo raccolse con l’indice e lo mostrò a Nina. «Finisci di
pulire.» disse. «E poi torni al bar. La notté è ancora lunga e il tuo dispositivo, mi dicono, ha le batterie extra.»
Nina si chinò, lingua fuori, leccò il mobile, il sapore salato che le riempì di nuovo la bocca. Ogni movimento le
faceva vibrare la fica, e sapeva che sarebbe durato ancora. Ma non si lamentò: l’umiliazione era diventata un
calore familiare, la continua spinta verso l’orgasmo la sua nuova respirazione.
Nicole ed Angelo si scambiarono un’occhiata, poi guardarono Anna. «Adesso» dissero all’unisono, «la scopiamo
con immenso piacere, inclusa Anna.»
scritto il
2026-01-13
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