IlGioco della posessione

di
genere
dominazione

Gaia, Valeria e Angelo si sfidano in un gioco
sessuale estremo. Gaia si offre a Angelo
analmente, mentre Valeria la stimola,
creando un mix di dolore e piacere. Chi
vincerà la competizione?
Il silenzio nell’appartamento era rotto solo dal respiro affannoso dei tre corpi nudi, ancora lucidi di sudore e
sperma. Gaia giaceva sul divano, le cosce aperte e tremanti, il ventre contratto dagli orgasmi appena passati,
mentre una goccia di liquido bianco le colava lentamente lungo la fessura del culo, mescolandosi al rossore delle
guance ancora arrossate dall’eccitazione. Valeria, in ginocchio sul tappeto, si passò la lingua sulle labbra gonfie,
assaporando il misto di sapori che le era rimasto in bocca—il sale del sudore di Angelo, l’acidulo della figa di
Gaia, l’amaro del suo stesso eccitamento. Angelo, in piedi tra loro, il cazzo ancora semiduro ma pulsante,
osservava le due donne con uno sguardo che era metà trionfo, metà fame insaziata.
Fu Gaia a rompersi per prima. Con un gemito strozzato, si sollevò sui gomiti, gli occhi neri come pece fissi su
Valeria. «Non è finita qui», sibilò, la voce rauca. «Tu non hai ancora fatto niente, a parte leccare gli avanzi.» Le
labbra si incurvarono in un sorrisetto crudele mentre si passò una mano tra le cosce, raccogliendo il seme di
Angelo che ancora le scorreva fuori. «Vedi?» Lo mostrò a Valeria, le dita visciose, «Questo è quello che si merita
una vera donna. Non una che si nasconde dietro gli specchi.»
Valeria non si scompose. Anzi, un bagliore pericoloso le attraversò lo sguardo mentre si alzava lentamente, le
curve sinuose che si muovevano come quelle di una predatrice. «Oh, tesoro», rise, la voce un mormorio
vellutato, «se pensi che mi accontenti di guardare, ti sbagli di grosso.» Si avvicinò a Gaia, le dita che sfioravano la
pelle sudata dell’altra donna, tracciando un percorso dalla clavicola fino al seno, dove si fermò a torcere un
capezzolo già gonfio. «Ma se vuoi giocare, giochiamo. Dimostrami che sai fare meglio di me.»
Angelo emise un verso gutturale, il cazzo che si risvegliava del tutto a quella sfida. «Allora?» La sua voce era un
comando, le mani che si posarono sui fianchi di entrambe, stringendo fino a lasciare segni. «Chi di voi due mi farà
venire di nuovo per prima?»
Gaia non ebbe esitazione. Si girò carponi sul divano, il culo alto e offerto, le natiche ancora rosse per le mani di
Angelo. «Prendimi qui», ordinò, allargando le cosce in modo osceno, esponendo la figa ancora gonfia e il buco
del culo stretto, pulsante. «Voglio sentirti dentro mentre questa troia mi guarda.» Le sue parole erano una sfida,
ma c’era qualcosa di disperato nel modo in cui si mordeva il labbro, come se avesse bisogno di essere riempita,
marcata, possessa, prima che Valeria potesse rubarle anche quell’istante.

Valeria non si fece pregare. Si chinò, la lingua che uscì a leccare lungo la fessura di Gaia, dalla figa al culo, slow
motion, come se volesse memorizzare ogni centimetro. «Mmm, che buono», gemette, «tutto il tuo odore, tutto
il suo sperma…» Poi, senza preavviso, affondò due dita dentro la figa di Gaia, curvandole contro il punto che
sapeva farla impazzire.
Gaia urlò, le unghie che affondavano nel divano. «Cazzo—!»
«Silenzio, puttana», ringhiò Angelo, e fu l’unico avvertimento prima che il suo cazzo, duro come la pietra, si
schiantasse contro il buco del culo di Gaia senza nessuna preparazione.
Il dolore fu bianco, acuto, un lampo che le attraversò la schiena come una lama. Gaia si inarcò, le dita di Valeria
ancora sepolte dentro di lei, il cazzo di Angelo che la strappava aperta con una forza brutale. «Troppo—!»
«No», Angelo le afferrò i capelli, tirandole la testa all’indietro fino a farle scricchiolare le vertebre. «È
esattamente quello che vuoi. Vuoi che ti rompa, così non scorderai mai chi ti possiede.» E poi cominciò a
muoversi, ogni spinta un colpo secco, ogni rientrata una tortura deliziosa. Il suono umido del suo cazzo che
entrava e usciva dal culo stretto di Gaia si mescolava ai gemiti strozzati della ragazza, ai respiri affannosi di
Valeria che continuava a fingerla senza pietà.
«Dio, sì…» Valeria osservava affascinata il cazzo di Angelo scomparire dentro Gaia, il rosone che si allargava ad
ogni spinta, già arrossato, quasi violaceo. «Guarda come ti prende», sussurrò all’orecchio di Gaia, «guarda come
ti scopa quel buco stretto. Ti piace, eh? Ti piace essere la sua puttana.»
Gaia non poteva rispondere, le parole soffocate dal dolore e dal piacere che si fondevano in qualcosa di
primitivo. Sentiva il sangue, caldo e appiccicoso, colarle lungo le cosce—Angelo l’aveva davvero rotta, eppure
ogni spinta la faceva venire sempre più vicina a un altro orgasmo, come se il dolore fosse solo un altro strato di
piacere da attraversare. «Di più…» ansimò, «ancora…»
Angelo rise, un suono oscuro, e aumentò il ritmo, le palle che sbattevano contro il suo culo ad ogni colpo, il
sudore che gli colava sulla schiena di Gaia. «Ecco la mia brava troietta», grugnì. «Ti scopo il culo fino a farti
sanguinare, e tu mi chiedi ancora.» Le sue dita scivolarono sotto di lei, trovando il clitoride gonfio, strofinandolo
con la stessa crudele precisione con cui la stava prendendo dietro.
Valeria non stava a guardare. Si alzò, si posizionò davanti a Gaia e le afferrò il viso, costringendola a guardarla.
«Apri», ordinò, e quando Gaia obbedì, gemendo, Valeria le spinse due dita in bocca, bagnate dei suoi stessi
succhi. «Succhia. Assapora quanto sei bagnata per lui.» Gaia chiuse gli occhi, la lingua che si avvolgeva intorno
alle dita di Valeria, le labbra che si stringevano mentre Angelo continuava a martellarle il culo, il dolore che ora
era solo un fuoco liquido che le bruciava le viscere.
«Sto per venire», ringhiò Angelo, le dita che stringevano i fianchi di Gaia così forte che sapeva che avrebbe avuto
lividi. «E vuoi sapere una cosa, puttana?»*
Gaia gemette, incapace di parlare, il corpo teso come una corda.
«Vengo nel tuo culo rotto, e poi sarà il turno di Valeria. E tu guarderai.»
Quelle parole furono sufficienti. Gaia esplose, l’orgasmo che la squassava mentre Angelo le riempiva il culo di
sperma bollente, mescolandosi al sangue, al dolore, al piacere che non finiva mai. Valeria la tenne su, le dita
ancora in bocca, costringendola a ingoiare ogni gemito, ogni singhiozzo, mentre Angelo si ritraeva lentamente, il
cazzo lucido di rosso e bianco.
Gaia crollò in avanti, il corpo tremante, il culo che pulsava come se fosse stato marchato a fuoco. Valeria si
chinò, leccando via una goccia di sangue dalla coscia di Gaia prima di alzarsi e rivolgere ad Angelo uno sguardo
carico di promessa. «Ora tocca a me», disse, e si girò, appoggiando le mani sul divano, il culo perfetto offerto a
lui.
Angelo sorrise, il cazzo già di nuovo duro. «Mostrami cosa sai fare, troia.»
Gaia, distesa sul divano, il corpo distrutto ma gli occhi ancora accesi di sfida, li guardò mentre Valeria si
abbassava su Angelo, prendendolo tutto in un colpo solo, senza un gemito. «La prossima volta», ansimò, «sarò io
a farti sanguinare.»
scritto il
2026-02-07
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