Una notte di piacere anale
di
Angelo B
genere
gay
Mi chiamo Angelo, e questa è la storia di una notte che non dimenticherò mai. Tutto è iniziato in un bar affollato, in una città moderna, dove l'aria era carica di promesse e desideri inespressi. Ero lì con il mio amico Michele, un ragazzo di 20 cm di pura perfezione, e l'atmosfera era elettrica.
Il gioco di ruolo era la nostra passione, e quella sera decidemmo di spingerci oltre i nostri limiti. Michele, con i suoi occhi che brillavano di eccitazione, mi sussurrò all'orecchio: "Stasera sarai mio, Angelo." Il mio cuore perse un battito.
Ci ritirammo in un appartamento, un nido di peccati e segreti. Le luci soffuse, la musica lenta, l'odore inebriante di incenso, tutto contribuiva a creare l'atmosfera perfetta. Michele, con la sua bellezza scolpita, era un angelo caduto, pronto a tentare.
Iniziammo lentamente, con baci rubati e carezze che accendevano la passione. Le sue mani, esperte e vogliose, esploravano ogni centimetro del mio corpo. Il suo cazzo, duro e pulsante, premeva contro di me, un invito irresistibile.
"Spompina il mio cazzo, Angelo," sussurrò Michele, la voce roca di desiderio. Obbedii, le mie labbra avvolsero la sua virilità, e il piacere mi invase. Il suo gemito, un suono di pura estasi, mi diede la forza di continuare.
Poi, la penetrazione. Lenta, profonda, dolorosa e meravigliosa. Il suo cazzo, un'arma di piacere, si fece strada dentro di me, riempiendomi, possedendomi. I nostri corpi si muovevano all'unisono, una danza selvaggia di carne e desiderio.
"Inculami, Angelo," gridò Michele, la sua voce spezzata dall'eccitazione. E io lo feci, con la stessa passione che mi aveva consumato. Il dolore si trasformò in piacere, la vergogna in estasi. Eravamo un tutt'uno, due corpi fusi in un unico, intenso orgasmo.
La notte continuò, un susseguirsi di amplessi e gemiti, di baci e carezze. Eravamo angeli e demoni, amanti e peccatori, intrappolati in un vortice di piacere.
All'alba, esausti ma felici, ci stringemmo l'uno all'altro. Il sole, con i suoi raggi dorati, illuminava i nostri corpi nudi, testimoni di una notte indimenticabile. Eravamo cambiati, trasformati, legati per sempre da quel segreto.
Michele mi guardò negli occhi, un sorriso malizioso sulle labbra. "È stato fantastico, Angelo," disse. "Non vedo l'ora di ripetere." E io, con il cuore ancora in tumulto, risposi: "Anch'io, Michele. Anch'io."
Il gioco di ruolo era la nostra passione, e quella sera decidemmo di spingerci oltre i nostri limiti. Michele, con i suoi occhi che brillavano di eccitazione, mi sussurrò all'orecchio: "Stasera sarai mio, Angelo." Il mio cuore perse un battito.
Ci ritirammo in un appartamento, un nido di peccati e segreti. Le luci soffuse, la musica lenta, l'odore inebriante di incenso, tutto contribuiva a creare l'atmosfera perfetta. Michele, con la sua bellezza scolpita, era un angelo caduto, pronto a tentare.
Iniziammo lentamente, con baci rubati e carezze che accendevano la passione. Le sue mani, esperte e vogliose, esploravano ogni centimetro del mio corpo. Il suo cazzo, duro e pulsante, premeva contro di me, un invito irresistibile.
"Spompina il mio cazzo, Angelo," sussurrò Michele, la voce roca di desiderio. Obbedii, le mie labbra avvolsero la sua virilità, e il piacere mi invase. Il suo gemito, un suono di pura estasi, mi diede la forza di continuare.
Poi, la penetrazione. Lenta, profonda, dolorosa e meravigliosa. Il suo cazzo, un'arma di piacere, si fece strada dentro di me, riempiendomi, possedendomi. I nostri corpi si muovevano all'unisono, una danza selvaggia di carne e desiderio.
"Inculami, Angelo," gridò Michele, la sua voce spezzata dall'eccitazione. E io lo feci, con la stessa passione che mi aveva consumato. Il dolore si trasformò in piacere, la vergogna in estasi. Eravamo un tutt'uno, due corpi fusi in un unico, intenso orgasmo.
La notte continuò, un susseguirsi di amplessi e gemiti, di baci e carezze. Eravamo angeli e demoni, amanti e peccatori, intrappolati in un vortice di piacere.
All'alba, esausti ma felici, ci stringemmo l'uno all'altro. Il sole, con i suoi raggi dorati, illuminava i nostri corpi nudi, testimoni di una notte indimenticabile. Eravamo cambiati, trasformati, legati per sempre da quel segreto.
Michele mi guardò negli occhi, un sorriso malizioso sulle labbra. "È stato fantastico, Angelo," disse. "Non vedo l'ora di ripetere." E io, con il cuore ancora in tumulto, risposi: "Anch'io, Michele. Anch'io."
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