Il gusto dell’ umiliazione

di
genere
tradimenti

Nicole provoca Marco, mostrando i segni
del rapporto con Angelo. La tensione
cresce mentre Marco lotta con la sua
eccitazione e umiliazione, mentre Nicole e
Angelo lo spingono oltre i suoi limiti.
Il silenzio nella stanza era così denso che si poteva quasi tagliare con un coltello. Marco rimase immobile sulla
soglia del bagno, le mani strette a pugno lungo i fianchi, il respiro affannoso che tradiva l’eccitazione che gli
pulsava nei pantaloni. Nicole, ancora bagnata e lucida per la doccia, lo fissava con uno sguardo carico di
disprezzo e desiderio, le labbra gonfie per i morsi di Angelo, le cosce leggermente aperte a mostrare i rivoli di
sperma che le colavano giù, segni indelebili del possesso dell’amante.
«Allora?» la voce di Nicole era un ringhio basso, quasi una sfida. «Sei troppo codardo anche per questo, amore?
O preferisci continuare a guardare mentre Angelo mi scopa come si deve?» Le sue dita scivolarono lungo il suo
ventre, raccogliendo una goccia biancastra che poi si portò alle labbra, leccandola con lentezza provocatoria.
«Mmm… sai com’è buono il suo sperma, Marco? Sai quanto mi riempie? Quanto mi fa sentire viva?»
Marco deglutì, il suo sguardo oscillava tra il viso di Nicole e il cazzo semieretto di Angelo, che si stava
accarezzando con noncuranza, appoggiato al muro. L’umiliazione gli bruciava dentro, ma il suo corpo traditore
rispondeva a ogni parola, a ogni immagine, il sangue che gli affluiva all’inguine fino a renderlo dolorosamente
duro. «Io… io non posso…» balbettò, ma le parole gli morirono in gola quando Nicole scivolò giù dal lavandino su
cui era appoggiata, i piedi nudi che lasciavano impronte bagnate sul pavimento, avanzando verso di lui con la
grazia predatoria di una pantera.
«Non puoi cosa?» sibilò lei, afferrandogli la camicia e strappandogliela con un gesto violento, i bottoni che
schizzarono via in tutte le direzioni. «Non puoi ammettere che ti eccita vedermi in ginocchio per un altro? Che ti
fa impazzire l’idea di leccare via lo sperma di Angelo dalla mia figa?» Le sue unghie graffiarono il petto di Marco,
tracciando solchi rossi sulla pelle mentre lui ansimava, incapace di resistere. «O forse…» continuò lei, abbassando
la voce a un sussurro roco, «forse è solo che hai troppa paura di quello che provi.»
Prima che Marco potesse reagire, Nicole gli fu addosso, le mani che gli slacciavano la cintura con movimenti
frenetici, i denti che gli mordevano il collo mentre lo spingeva indietro fino a farlo sbattere contro la parete. Il
rumore del metallo della fibbia che si apriva risuonò nel silenzio, seguito dal fruscio dei pantaloni che
scendevano lungo le sue cosce. Marco gemette quando la mano di Nicole lo afferrò attraverso i boxer,
stringendo forte il suo cazzo già duro, i polpastrelli che premevano contro il tessuto umido di precum.

«Guarda come sei eccitato, puttaniere» ridacchiò lei, strappandogli giù anche gli slip in un unico gesto, liberando
la sua erezione che schizzò in avanti, rossa e pulsante. «Ti piace, eh? Ti piace l’idea che sia Angelo a fottermi
mentre tu puzzi di desiderio.» Senza aspettare risposta, Nicole si inginocchiò davanti a lui, le mani che gli
avvolgevano le cosce, le unghie che si conficcavano nella carne mentre la sua bocca si apriva, la lingua che usciva
a leccare la punta del suo cazzo con un gesto lento, quasi reverenziale.
Marco sobbalzò, le dita che si aggrappavano alla parete alle sue spalle, le ginocchia che tremavano. «N-Nicole…
per l’amor di Dio…» ma le parole si persero in un gemito strozzato quando lei lo ingoiò tutto d’un colpo, la gola
che si contraeva attorno alla sua lunghezza, le labbra strette in un anello perfetto. Non c’era dolcezza in quel
gesto, solo fame, una fame brutale che lo divora senza pietà, la saliva che colava dagli angoli della sua bocca
mentre risaliva con un colpo secco, lasciandolo scivolare fuori con un pop umido.
«Vedi come ti succhio bene, tesoro?» ansimò lei, passandosi il dorso della mano sulle labbra lucide, gli occhi che
brillavano di malizia. «È così che dovresti fare con Angelo. In ginocchio, come il cane che sei.» E senza dargli il
tempo di rispondere, lo risucchiò di nuovo, questa volta con ancora più forza, la testa che oscillava avanti e
indietro in un ritmo serrato, le guance che si scavavano mentre lo prendeva fino in fondo, soffocandosi
volontariamente per fargli sentire ogni centimetro della sua gola stretta.
Angelo, che aveva osservato la scena con un sorrisetto compiaciuto, si staccò finalmente dal muro, avvicinandosi
con passi lenti. «Brava puttana» mormorò, accarezzando i capelli di Nicole mentre lei continuava a pompare con
la bocca su Marco, i gemiti soffocati che vibravano lungo la sua asta. «Ma sai una cosa? Mi sembra che tu stia
trascurando qualcosa.» Con un gesto rapido, afferrò Nicole per i capelli, tirandole indietro la testa con forza
enough da farle lasciare andare Marco con un plop bagnato. «Non è giusto che solo lui si diverta, no?»
Nicole ansimò, gli occhi lucidi per l’eccitazione, le labbra gonfie e rosse. «Hai ragione…» sussurrò, voltandosi
verso Angelo mentre si alzava in piedi, le mani che gli slacciavano i pantaloni con movimenti esperti. «Dovremmo
condividere.» E prima che Marco potesse capire cosa stesse accadendo, Angelo aveva già liberato il suo cazzo,
spesso e venato, ancora semi-duro ma che si induriva rapidamente sotto lo sguardo famelico di Nicole.
«Girati» ordinò Angelo, e Nicole obbedì senza esitare, presentandogli il culo, le natiche ancora arrossate dai
colpi precedenti. Marco, paralizzato, poteva solo guardare mentre Angelo si posizionava dietro di lei, il cazzo che
scivolava tra le sue chiappe prima di trovare l’ingresso già fradicio della sua figa. «Ahhh, sì…» gemette Nicole
quando Angelo la penetrò con un solo, lungo affondo, riempiendola completamente, le dita che si aggrappavano
al lavandino mentre lui cominciava a martellarla con colpi secchi e profondi.
«N-Nicole…» Marco riuscì a balbettare, il suo cazzo che pulsava dolorosamente, abbandonato e bagnato di
saliva. Non poteva distogliere lo sguardo: Angelo che affondava in lei con violenza, i testicoli che sbattevano
contro il suo clitoride a ogni spinta, Nicole che ansimava, la bocca aperta in un grido silenzioso, le labbra che si
muovevano in parole incomprensibili.
«Vuoi che ti succhi di nuovo, cucciolo?» chiese Nicole con voce rotta, voltando la testa verso di lui mentre
Angelo le tirava i capelli all’indietro, esponendo la gola. «O preferisci guardare mentre mi sfonda come merito?»
Non aspettò risposta. Con un gemito, si staccò dal lavandino e si abbassò, afferrando il cazzo di Marco con una
mano mentre con l’altra si reggeva al bordo, la schiena inarcata mentre Angelo continuava a fotterla senza pietà.

La bocca di Nicole si richiuse attorno a lui di nuovo, ma questa volta era diverso. Ogni colpo di Angelo la faceva
spingere più a fondo su Marco, la gola che si contraeva attorno a lui mentre veniva trapassata alle spalle, i suoni
umidi e osceni che riempivano la stanza. Marco non resse a lungo. Con un grido strozzato, venne, le dita che si
conficcavano nei capelli di Nicole mentre lei ingoiava ogni goccia, leccandosi le labbra solo quando lui si fu
completamente svuotato.
Angelo, invece, non aveva ancora finito. Con un ringhio, afferrò Nicole per i fianchi e la sollevò, facendola
piegare in avanti sul lavandino mentre le sue spinte diventavano sempre più violente, il corpo che sbatteva
contro il suo con un ritmo brutale. «Sì, puttana… prendilo tutto…» ansimò, e Marco poté solo guardare, il suo
sperma ancora caldo sulle labbra di sua moglie, mentre Angelo la riempiva di nuovo, il suo seme che schizzava
dentro di lei con un gemito animalesco.
Quando finalmente Angelo si ritirò, Nicole rimase lì, tremante, il corpo coperto di sudore e sperma, le gambe che
faticavano a reggerla. Si voltò verso Marco, un sorrisetto crudele sulle labbra. «Ecco» disse, passandosi una mano
tra le cosce e raccogliendo una goccia bianca che poi si portò alla bocca. «Ora sai qual è il tuo posto.
scritto il
2026-02-05
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