Doccia di umiliazione
di
Angelo B
genere
corna
Marco scopre Nicole in una scena esplicita
con Angelo, che la penetra analmente
sotto la doccia. Nicole, provocatoria, umilia
Marco rivelando la sua inferiorità sessuale,
mentre Angelo lo fissa con disprezzo.
La porta del bagno si aprì con un cigolio leggero, interrotto solo dal rumore dell’acqua che scorreva nella doccia
e dai gemiti soffocati di Nicole. Marco, il compagno di lei, entrò senza bussare, distratto dal pensiero di
asciugarsi le mani dopo aver lavato i piatti. Il suo sguardo cadde immediatamente sulla scena che si svolgeva
davanti a lui, e per un istante il mondo sembrò fermarsi.
Nicole era piegata in avanti, le mani appoggiate contro le piastrelle fredde della doccia, le gambe divaricate e
tremanti. L’acqua le scorreva lungo la schiena, mescolandosi ai rivoli di sudore e sperma che le colavano sulle
cosce. Angelo, dietro di lei, la teneva per i fianchi con una presa possessiva, le dita affondate nella carne morbida
mentre la penetrava con colpi profondi e regolari. Il suo cazzo, grosso e lucido per l’umidità, scompariva dentro il
suo culo stretto, facendola gemere ad ogni affondo. Non si fermò nemmeno quando Marco spalancò gli occhi,
anzi, rallentò appena, come per godersi lo spettacolo della sua reazione.
Il silenzio si spezzò solo quando Nicole, sentendo lo sguardo del compagno su di sé, sollevò la testa con un
sorrisetto malizioso. Le labbra gonfie per i baci e i morsi, gli occhi lucidi di lussuria, si voltò appena per guardarlo
dritto in faccia. «Ciao, amore», sussurrò con voce roca, mentre Angelo le affondava dentro con un colpo così
violento da farle sfuggire un grido strozzato. «Stavi cercando qualcosa?» Non aspettò risposta. Con un
movimento lento e provocatorio, si passò una mano tra le gambe, raccogliendo lo sperma di Angelo che le colava
dall’ingresso usurato e portandolo alla bocca, leccandosi le dita con volgare compiacimento.
Marco rimase pietrificato sulla soglia, la bocca semiaperta, incapace di distogliere lo sguardo da quella visione
oscena. Il suo cervello faticava a processare ciò che vedeva: la sua donna, la stessa che poco prima gli aveva
sorriso mentre gli chiedeva di passare in edicola, ora si lasciava fottere nel culo da un altro uomo, senza alcun
rimorso, anzi, con un piacere evidente che le faceva tremare le cosce. Angelo, invece, non distolse nemmeno lo
sguardo dal compagno di Nicole. I loro occhi si incrociarono, e in quello sguardo c’era una sfida aperta, un
disprezzo palese. Non smise di muoversi, anzi, aumentò il ritmo, i fianchi che sbattevano contro il sedere di
Nicole con un suono umido e violento, l’acqua che schizzava intorno a loro.
«Ti piace lo spettacolo, cornuto?» Nicole rise, la voce rotta dai gemiti mentre Angelo le allargava le natiche con
le mani, esponendo il buco stretto che si apriva e si chiudeva intorno al suo cazzo. «Guarda come Angelo mi
scopa bene… tu non sei mai riuscito a farmi gemere così.» Si morse il labbro, gli occhi che si chiudevano per un
istante quando lui le diede una spinta particolarmente profonda, facendola inarcare. «E non sai neanche come si
lecca la figa, povero illuso.» Con un movimento fluido, si staccò appena dalle piastrelle, portando una mano
dietro di sé per accarezzare i testicoli di Angelo, pesanti e gonfi di sperma. «Lui sa come farmi venire fino a farmi
svenire. Tu mi hai mai fatta svenire, tesoro?»
Marco sentì un nodo allo stomaco, le mani che si stringevano a pugno senza che se ne rendesse conto. Non
riusciva a parlare, a muoversi, a reagire. Era come se il suo corpo fosse paralizzato dall’orrore e, allo stesso
tempo, da una stranissima, inconfessabile eccitazione. Angelo, approfittando del suo silenzio, strinse i capelli di
Nicole in un pugno, tirandole la testa all’indietro con forza. «Dillo a questo povero coglione chi ti scopa meglio»,
ringhiò, la voce bassa e minacciosa, mentre continuava a martellarle il culo senza pietà. «Dillo, puttana.»
Nicole ansimò, le unghie che graffiavano le piastrelle mentre cercava di reggersi in piedi. «Lui», gemette, la voce
che si spezzava in un singhiozzo di piacere. «Angelo mi fotte come si deve… mi riempie di cazzo e di sperma, mi
fa sua in ogni buco.» Si voltò di nuovo verso Marco, gli occhi lucidi e sfacciati. «E ora mi sta fotendo anche il
culo, cornuto. Guarda.» Con un gemito, spinse indietro i fianchi, incontrando il colpo di Angelo con un grido
strozzato. «Guarda come mi allarga… sento ancora il bruciore della prima volta che me l’ha messo dentro, ma
ora… ora mi piace da impazzire.»
Angelo emise un ringhio di approvazione, le dita che si conficcavano nella carne delle cosce di Nicole, lasciando
segni rossi che si sarebbero trasformati in lividi. «Ti piace essere una troia, eh?» le sibilò all’orecchio, prima di
mordere il lobo con forza. «Ti piace farti scopare mentre il tuo fidanzatuccio guarda, impotente.» Senza
preavviso, le tirò fuori il cazzo dal culo con un movimento brusco, facendola gemere per il vuoto improvviso. Poi,
con un colpo secco, la penetrò di nuovo, questa volta nella figa già fradicia e gonfia, facendola urlare. «Ecco, ora
ti scopo dove dovrebbe farlo lui… ma tu sai che il suo cazzo non ti basterà mai più, vero?»
Marco indietreggiò di un passo, come se quelle parole lo avessero colpito fisicamente. Il suo respiro era
affannoso, le guance in fiamme. Non aveva mai visto Nicole così… così libera. Così spudorata. E, peggio ancora,
non aveva mai sospettato che sotto quella facciata da ragazza perbene si nascondesse una simile fame di
degradazione. Angelo, intanto, non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Anzi, afferrò Nicole per i fianchi e la
sollevò quasi da terra, costringendola ad appoggiarsi completamente contro la parete della doccia, le gambe
aperte e tremanti. L’acqua continuava a scorrere su di loro, mescolandosi al sudore e ai fluidi che colavano lungo
le cosce di lei.
«Ti prego», supplicò Nicole, anche se non era chiaro se si rivolgesse ad Angelo o a Marco. «Non fermarti… ho
bisogno di sentirti dentro.» Angelo non aveva bisogno di altre incoraggiamenti. Con un affondo violento, la
penetrò di nuovo nel culo, facendola gridare. «Così», ansimò lei, le unghie che graffiavano le piastrelle. «Proprio
così, cazzo.» Si voltò di nuovo verso Marco, gli occhi semichiusi per il piacere. «Vedi come mi scopa? Vedi come
mi fa sua?» Un altro colpo, più forte, le fece sfuggire un gemito rotto. «Tu non potrai mai darmi questo, cornuto.
Mai.»
Marco sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non era solo gelosia, non era solo rabbia. Era umiliazione pura, la
consapevolezza che la donna che credeva sua era in realtà proprietà di un altro uomo, e che lei amava essere
usata in quel modo. Angelo, come se avesse percepito il suo crollo interiore, rallentò i movimenti, ma solo per
affondare dentro Nicole con colpi lenti e profondi, facendola contorcere. «Guarda bene, amico», disse, la voce
carica di disprezzo. «Questa è la tua donna. E ora è la mia puttana.» Con un ultimo, violento affondo, la riempì di
sperma, il seme caldo che le colava fuori dal culo mentre lei tremava, le gambe che finalmente cedevano.
Nicole ansimò, il corpo scosso da brividi di piacere post-orgasmico. Si voltò verso Marco, un sorrisetto
trionfante sulle labbra. «Ora sai com’è», sussurrò, mentre Angelo si ritraeva lentamente, lasciando che il suo
sperma colasse fuori da lei, mescolandosi all’acqua che scorreva ai loro piedi. «Ora sai chi mi fa venire davvero.»
E con quelle parole, si staccò dalla parete, le gambe ancora tremanti, ma lo sguardo fisso su Marco, come a
sfidarlo a reagire.
Il silenzio che seguì fu pesante, carico di tensione. Marco non sapeva cosa fare. Non sapeva se urlare, piangere, o
semplicemente girare i tacchi e scappare. Ma una cosa era certa: nulla sarebbe più stato come prim
con Angelo, che la penetra analmente
sotto la doccia. Nicole, provocatoria, umilia
Marco rivelando la sua inferiorità sessuale,
mentre Angelo lo fissa con disprezzo.
La porta del bagno si aprì con un cigolio leggero, interrotto solo dal rumore dell’acqua che scorreva nella doccia
e dai gemiti soffocati di Nicole. Marco, il compagno di lei, entrò senza bussare, distratto dal pensiero di
asciugarsi le mani dopo aver lavato i piatti. Il suo sguardo cadde immediatamente sulla scena che si svolgeva
davanti a lui, e per un istante il mondo sembrò fermarsi.
Nicole era piegata in avanti, le mani appoggiate contro le piastrelle fredde della doccia, le gambe divaricate e
tremanti. L’acqua le scorreva lungo la schiena, mescolandosi ai rivoli di sudore e sperma che le colavano sulle
cosce. Angelo, dietro di lei, la teneva per i fianchi con una presa possessiva, le dita affondate nella carne morbida
mentre la penetrava con colpi profondi e regolari. Il suo cazzo, grosso e lucido per l’umidità, scompariva dentro il
suo culo stretto, facendola gemere ad ogni affondo. Non si fermò nemmeno quando Marco spalancò gli occhi,
anzi, rallentò appena, come per godersi lo spettacolo della sua reazione.
Il silenzio si spezzò solo quando Nicole, sentendo lo sguardo del compagno su di sé, sollevò la testa con un
sorrisetto malizioso. Le labbra gonfie per i baci e i morsi, gli occhi lucidi di lussuria, si voltò appena per guardarlo
dritto in faccia. «Ciao, amore», sussurrò con voce roca, mentre Angelo le affondava dentro con un colpo così
violento da farle sfuggire un grido strozzato. «Stavi cercando qualcosa?» Non aspettò risposta. Con un
movimento lento e provocatorio, si passò una mano tra le gambe, raccogliendo lo sperma di Angelo che le colava
dall’ingresso usurato e portandolo alla bocca, leccandosi le dita con volgare compiacimento.
Marco rimase pietrificato sulla soglia, la bocca semiaperta, incapace di distogliere lo sguardo da quella visione
oscena. Il suo cervello faticava a processare ciò che vedeva: la sua donna, la stessa che poco prima gli aveva
sorriso mentre gli chiedeva di passare in edicola, ora si lasciava fottere nel culo da un altro uomo, senza alcun
rimorso, anzi, con un piacere evidente che le faceva tremare le cosce. Angelo, invece, non distolse nemmeno lo
sguardo dal compagno di Nicole. I loro occhi si incrociarono, e in quello sguardo c’era una sfida aperta, un
disprezzo palese. Non smise di muoversi, anzi, aumentò il ritmo, i fianchi che sbattevano contro il sedere di
Nicole con un suono umido e violento, l’acqua che schizzava intorno a loro.
«Ti piace lo spettacolo, cornuto?» Nicole rise, la voce rotta dai gemiti mentre Angelo le allargava le natiche con
le mani, esponendo il buco stretto che si apriva e si chiudeva intorno al suo cazzo. «Guarda come Angelo mi
scopa bene… tu non sei mai riuscito a farmi gemere così.» Si morse il labbro, gli occhi che si chiudevano per un
istante quando lui le diede una spinta particolarmente profonda, facendola inarcare. «E non sai neanche come si
lecca la figa, povero illuso.» Con un movimento fluido, si staccò appena dalle piastrelle, portando una mano
dietro di sé per accarezzare i testicoli di Angelo, pesanti e gonfi di sperma. «Lui sa come farmi venire fino a farmi
svenire. Tu mi hai mai fatta svenire, tesoro?»
Marco sentì un nodo allo stomaco, le mani che si stringevano a pugno senza che se ne rendesse conto. Non
riusciva a parlare, a muoversi, a reagire. Era come se il suo corpo fosse paralizzato dall’orrore e, allo stesso
tempo, da una stranissima, inconfessabile eccitazione. Angelo, approfittando del suo silenzio, strinse i capelli di
Nicole in un pugno, tirandole la testa all’indietro con forza. «Dillo a questo povero coglione chi ti scopa meglio»,
ringhiò, la voce bassa e minacciosa, mentre continuava a martellarle il culo senza pietà. «Dillo, puttana.»
Nicole ansimò, le unghie che graffiavano le piastrelle mentre cercava di reggersi in piedi. «Lui», gemette, la voce
che si spezzava in un singhiozzo di piacere. «Angelo mi fotte come si deve… mi riempie di cazzo e di sperma, mi
fa sua in ogni buco.» Si voltò di nuovo verso Marco, gli occhi lucidi e sfacciati. «E ora mi sta fotendo anche il
culo, cornuto. Guarda.» Con un gemito, spinse indietro i fianchi, incontrando il colpo di Angelo con un grido
strozzato. «Guarda come mi allarga… sento ancora il bruciore della prima volta che me l’ha messo dentro, ma
ora… ora mi piace da impazzire.»
Angelo emise un ringhio di approvazione, le dita che si conficcavano nella carne delle cosce di Nicole, lasciando
segni rossi che si sarebbero trasformati in lividi. «Ti piace essere una troia, eh?» le sibilò all’orecchio, prima di
mordere il lobo con forza. «Ti piace farti scopare mentre il tuo fidanzatuccio guarda, impotente.» Senza
preavviso, le tirò fuori il cazzo dal culo con un movimento brusco, facendola gemere per il vuoto improvviso. Poi,
con un colpo secco, la penetrò di nuovo, questa volta nella figa già fradicia e gonfia, facendola urlare. «Ecco, ora
ti scopo dove dovrebbe farlo lui… ma tu sai che il suo cazzo non ti basterà mai più, vero?»
Marco indietreggiò di un passo, come se quelle parole lo avessero colpito fisicamente. Il suo respiro era
affannoso, le guance in fiamme. Non aveva mai visto Nicole così… così libera. Così spudorata. E, peggio ancora,
non aveva mai sospettato che sotto quella facciata da ragazza perbene si nascondesse una simile fame di
degradazione. Angelo, intanto, non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Anzi, afferrò Nicole per i fianchi e la
sollevò quasi da terra, costringendola ad appoggiarsi completamente contro la parete della doccia, le gambe
aperte e tremanti. L’acqua continuava a scorrere su di loro, mescolandosi al sudore e ai fluidi che colavano lungo
le cosce di lei.
«Ti prego», supplicò Nicole, anche se non era chiaro se si rivolgesse ad Angelo o a Marco. «Non fermarti… ho
bisogno di sentirti dentro.» Angelo non aveva bisogno di altre incoraggiamenti. Con un affondo violento, la
penetrò di nuovo nel culo, facendola gridare. «Così», ansimò lei, le unghie che graffiavano le piastrelle. «Proprio
così, cazzo.» Si voltò di nuovo verso Marco, gli occhi semichiusi per il piacere. «Vedi come mi scopa? Vedi come
mi fa sua?» Un altro colpo, più forte, le fece sfuggire un gemito rotto. «Tu non potrai mai darmi questo, cornuto.
Mai.»
Marco sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non era solo gelosia, non era solo rabbia. Era umiliazione pura, la
consapevolezza che la donna che credeva sua era in realtà proprietà di un altro uomo, e che lei amava essere
usata in quel modo. Angelo, come se avesse percepito il suo crollo interiore, rallentò i movimenti, ma solo per
affondare dentro Nicole con colpi lenti e profondi, facendola contorcere. «Guarda bene, amico», disse, la voce
carica di disprezzo. «Questa è la tua donna. E ora è la mia puttana.» Con un ultimo, violento affondo, la riempì di
sperma, il seme caldo che le colava fuori dal culo mentre lei tremava, le gambe che finalmente cedevano.
Nicole ansimò, il corpo scosso da brividi di piacere post-orgasmico. Si voltò verso Marco, un sorrisetto
trionfante sulle labbra. «Ora sai com’è», sussurrò, mentre Angelo si ritraeva lentamente, lasciando che il suo
sperma colasse fuori da lei, mescolandosi all’acqua che scorreva ai loro piedi. «Ora sai chi mi fa venire davvero.»
E con quelle parole, si staccò dalla parete, le gambe ancora tremanti, ma lo sguardo fisso su Marco, come a
sfidarlo a reagire.
Il silenzio che seguì fu pesante, carico di tensione. Marco non sapeva cosa fare. Non sapeva se urlare, piangere, o
semplicemente girare i tacchi e scappare. Ma una cosa era certa: nulla sarebbe più stato come prim
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