Riflessi di desiderio
di
Angelo B
genere
trio
Angelo, dopo una notte di passione con
Gaia, trova Valeria nel suo appartamento.
Lei ha osservato il loro incontro attraverso
uno specchio a due vie e ora vuole giocare,
coinvolgendolo in un gioco di sguardi e
desideri proibiti.
L’aria della notte era ancora calda quando Angelo varcò la soglia del suo appartamento, il corpo ancora vibrante
per l’incontro con Gaia. Il profumo del sesso gli aderiva alla pelle, mescolato al sudore e al leggero sentore di
alcol che ancora gli aleggiava intorno. Si sfilò la giacca con un gesto lento, lasciandola cadere sulla poltrona
vicino all’ingresso, mentre con l’altra mano si allentava il nodo della cravatta. La serata era stata più intensa del
previsto, e il ricordo delle gambe tremanti di Gaia, del modo in cui si era stretta intorno a lui mentre la penetrava
per la prima volta, gli faceva ancora pulsare il cazzo nei pantaloni, semiduro e appagato ma non del tutto sazio.
Fu allora che notò qualcosa di diverso.
Un profumo femminile, dolce e avvolgente, che non apparteneva né a Gaia né alle donne che solitamente
frequentavano il suo letto. Un odore di vaniglia e qualcosa di più speziato, quasi animalesco, che si mescolava
all’aria condizionata dell’appartamento. Angelo si fermò, le dita ancora sui bottoni della camicia, e sollevò lo
sguardo verso il divano in pelle nera, posizionato strategicamente di fronte alla grande finestra che affacciava
sulla città.
Lì, distesa con una gamba accavallata sull’altra e un bicchiere di whisky in mano, c’era lei.
Una donna che non aveva bisogno di presentazioni, anche se non l’aveva mai vista prima. I capelli scuri, lisci
come seta, le ricadevano su una spalla scoperta, lasciando intravedere la curva di un seno pieno che premeva
contro il tessuto sottile di un abito attillato, color rosso sangue. Le labbra, carnose e lucide, si incurvarono in un
sorriso quando incrociò il suo sguardo, e gli occhi—scuri, quasi neri—brillavano di una malizia che Angelo
riconobbe all’istante.
«Finalmente», disse lei, la voce bassa e vellutata, come se avesse atteso quel momento per ore. «Mi chiedevo
quando saresti tornato.»
Angelo non si mosse. Non era tipo da spaventarsi, ma c’era qualcosa in quella presenza che lo metteva in allerta.
Non era una ladra, non con quel portamento da regina e quel sorriso che prometteva molto più di un furto. «Chi
sei?» domandò, la voce calma ma carica di una tensione che non riuscì a nascondere.
La donna si alzò con grazia felina, posando il bicchiere sul tavolino di cristallo con un clink che risuonò nella
stanza silenziosa. Si avvicinò a lui, i tacchi alti che battevano sul parquet come un metronomo sensuale, e
quando fu abbastanza vicina, allungò una mano per sfiorargli il petto, proprio dove il primo bottone della camicia
era ancora chiuso. «Mi chiamo Valeria», sussurrò, le unghie laccate di rosso che tracciavano un percorso verso il
basso, seguendo la linea dei suoi addominali. «E so esattamente cosa hai fatto stasera.»
Un brivido gli percorse la schiena. Non era una minaccia, no—era qualcosa di molto più pericoloso. Era
complicità. «Mi stavi seguendo», dedusse, afferrandole il polso prima che potesse scendere oltre la cintura. Non
per fermarla, ma per sentirne la pelle sotto le dita, per testare la sua reazione.
Valeria non si ritrasse. Anzi, premette il corpo contro il suo, abbastanza da fargli sentire il calore che emanava, il
seno che si schiacciava contro il suo torace. «Non solo», ammise, la bocca così vicina al suo orecchio che Angelo
sentì il suo respiro caldo sfiorargli la pelle. «Ti ho guardato.»
Le parole gli esplosero nella mente come un flash. Guardato. Non era possibile. Il separé era riservato, buio,
protetto da tende pesanti. Eppure… il modo in cui lo diceva, con quella sicurezza, quel sorrisetto compiaciuto,
non lasciava spazio ai dubbi. «Dove?» ringhiò, la mano che stringeva il suo polso un po’ più forte, non per farle
male, ma per il bisogno di controllare quella situazione che stava sfuggendo di mano.
Valeria rise, una risata bassa e roca, e con la mano libera gli sfiorò l’inguine, dove il cazzo, traditore, cominciò a
indurirsi di nuovo. «Dietro lo specchio», confessò. «Quello a due vie. Non ti sei mai chiesto perché quel separé
fosse così… popolare tra certi clienti?» Le sue dita si chiusero intorno alla sua erezione nascente, massaggiandola
attraverso il tessuto dei pantaloni con una familiarità che lo fece gemere nonostante sé. «Ti ho visto mentre la
spogliavi. Mentre le leccavi quella figa stretta e innocente. Mentre la scoperchiavi come se fosse l’ultima cosa
che avresti fatto nella vita.»
Angelo chiuse gli occhi per un istante, assalito dalle immagini che lei gli stava dipingendo nella mente. Il ricordo
di Gaia, delle sue gambe che tremavano mentre lui la penetrava, del modo in cui aveva gridato il suo nome, si
mescolava ora alla sensazione delle dita di Valeria che lo accarezzavano, che promettevano qualcosa di diverso,
di più. «E cosa vuoi, adesso?» domandò, riaprendo gli occhi per fissarla, sfidandola.
Valeria non rispose con parole. Invece, si abbassò lentamente in ginocchio davanti a lui, le mani che lavoravano
con destrezza sulla cintura, slacciandogliela con un fruscio metallico. «Voglio giocare», disse, tirando giù la zipper
dei pantaloni con i denti, il respiro caldo che già gli avvolgeva l’asta. «Voglio vedere se sei altrettanto bravo
quando sai di essere osservato.»
Il cazzo di Angelo scattò fuori, duro e pulsante, la punta già umida di precum. Valeria lo afferrò alla base,
stringendo appena, e prima che potesse reagire, la sua lingua calda e bagnata gli leccò tutta la lunghezza, dalla
base fino alla cima, soffermandosi sul gland sensibile. Angelo sussultò, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli
scuri, tirandoli indietro per costringerla a guardarlo. «Sei una piccola stalker, eh?» ringhiò, ma la voce gli uscì
roca, tradita dal desiderio.
Lei rise contro la sua pelle, il fiato che gli faceva accapponare la pelle. «Sono una che sa quello che vuole»,
corresse, prima di avvolgere le labbra intorno alla cima del suo cazzo e iniziare a scendere, centimetro dopo
centimetro, fino a quando non lo sentì toccarle la gola.
Angelo gemette, le anche che si muovevano istintivamente, spingendo il suo membro più a fondo in quella bocca
esperta. Non era come Gaia—non c’era innocenza, qui. Solo fame. Solo bisogno. Valeria lo prendeva tutto,
senza conati, senza esitazione, le mani che gli massaggiavano le palle mentre lo lavorava con una tecnica che lo
faceva impazzire. E poi, mentre lui era perso nel piacere, lei si ritirò appena, lasciando che il suo cazzo le sfiorasse
le labbra umide, e sussurrò: «Ti piace l’idea che qualcuno ti guardi, Angelo? Che sappia esattamente come ti
contorci, come gemi, come ti viene duro solo al pensiero di essere osservato?»
La domanda lo colpì come una frustata. Non era mai stato uno che si faceva problemi a essere visto—anzi,
spesso era parte del gioco. Ma questa volta era diverso. Questa volta lei aveva visto tutto. Aveva visto lui che
reclamava Gaia, che la marchiava, che la faceva sua. E ora voleva la sua parte.
«Cazzo», imprecò, afferrandole la testa e spingendola di nuovo giù, questa volta senza gentilezza. Valeria
accettò il suo movimento, anzi, si abbandonò a lui, lasciando che le scopasse la bocca con colpi profondi e
regolari, le lacrime che le velavano gli occhi ma il sorriso che non lasciava mai le sue labbra.
Quando sentì le palle contrarsi, quando il piacere divenne troppo intenso per essere contenuto, Angelo la tirò
su con un movimento brusco, il cazzo che pulsava tra di loro, pronto a esplodere. «Dove vuoi che ti riempia,
troia?» le chiese, la voce un ringhio animale.
Valeria non esitò. Si voltò, appoggiando le mani sul divano, e inarcando la schiena in modo che il suo culo
perfetto, avvolto nell’abito stretto, fosse offerto a lui. «Qui», disse, sollevando appena il tessuto per rivelare che
non indossava mutandine. «Voglio sentirti mentre mi guardi allo specchio. Voglio vedere la tua faccia mentre mi
scoperchi come hai fatto con quella ragazzina.»
Angelo non ebbe bisogno di altre parole. Con un movimento rapido, le sollevò l’abito fino alla vita, scoprendo il
suo culo sodo e liscio, già bagnato di eccitazione. Non perse tempo in preamboli—afferrò i suoi fianchi e si
posizionò dietro di lei, la punta del cazzo che sfiorava le sue labbra umide, pronte ad accoglierlo.
«Allora guardami», ordinò, spingendo dentro di lei con un solo, potente affondo.
Valeria gridò, le unghie che affondavano nel divano, ma non per il dolore—per il piacere puro, per la sensazione
di essere riempita all’istante, senza avvertimento, senza pietà. Angelo cominciò a muoversi subito, con colpi
lunghi e profondi, le palle che sbattevano contro il suo clitoride ad ogni spinta, il suono umido dei loro corpi che
si scontravano che riempiva la stanza.
E mentre la scopava, mentre sentiva il suo corpo stringersi intorno a lui, Angelo sollevò lo sguardo verso lo
specchio di fronte a loro.
Lì, tra i riflessi della luce fioca, vide se stesso—sudato, gli occhi iniettati di sangue, le labbra dischiuse in un
ringhio di piacere. E dietro di loro, appena visibile nell’ombra, la sagoma di un’altra figura.
Qualcuno che guardava.
Gaia, trova Valeria nel suo appartamento.
Lei ha osservato il loro incontro attraverso
uno specchio a due vie e ora vuole giocare,
coinvolgendolo in un gioco di sguardi e
desideri proibiti.
L’aria della notte era ancora calda quando Angelo varcò la soglia del suo appartamento, il corpo ancora vibrante
per l’incontro con Gaia. Il profumo del sesso gli aderiva alla pelle, mescolato al sudore e al leggero sentore di
alcol che ancora gli aleggiava intorno. Si sfilò la giacca con un gesto lento, lasciandola cadere sulla poltrona
vicino all’ingresso, mentre con l’altra mano si allentava il nodo della cravatta. La serata era stata più intensa del
previsto, e il ricordo delle gambe tremanti di Gaia, del modo in cui si era stretta intorno a lui mentre la penetrava
per la prima volta, gli faceva ancora pulsare il cazzo nei pantaloni, semiduro e appagato ma non del tutto sazio.
Fu allora che notò qualcosa di diverso.
Un profumo femminile, dolce e avvolgente, che non apparteneva né a Gaia né alle donne che solitamente
frequentavano il suo letto. Un odore di vaniglia e qualcosa di più speziato, quasi animalesco, che si mescolava
all’aria condizionata dell’appartamento. Angelo si fermò, le dita ancora sui bottoni della camicia, e sollevò lo
sguardo verso il divano in pelle nera, posizionato strategicamente di fronte alla grande finestra che affacciava
sulla città.
Lì, distesa con una gamba accavallata sull’altra e un bicchiere di whisky in mano, c’era lei.
Una donna che non aveva bisogno di presentazioni, anche se non l’aveva mai vista prima. I capelli scuri, lisci
come seta, le ricadevano su una spalla scoperta, lasciando intravedere la curva di un seno pieno che premeva
contro il tessuto sottile di un abito attillato, color rosso sangue. Le labbra, carnose e lucide, si incurvarono in un
sorriso quando incrociò il suo sguardo, e gli occhi—scuri, quasi neri—brillavano di una malizia che Angelo
riconobbe all’istante.
«Finalmente», disse lei, la voce bassa e vellutata, come se avesse atteso quel momento per ore. «Mi chiedevo
quando saresti tornato.»
Angelo non si mosse. Non era tipo da spaventarsi, ma c’era qualcosa in quella presenza che lo metteva in allerta.
Non era una ladra, non con quel portamento da regina e quel sorriso che prometteva molto più di un furto. «Chi
sei?» domandò, la voce calma ma carica di una tensione che non riuscì a nascondere.
La donna si alzò con grazia felina, posando il bicchiere sul tavolino di cristallo con un clink che risuonò nella
stanza silenziosa. Si avvicinò a lui, i tacchi alti che battevano sul parquet come un metronomo sensuale, e
quando fu abbastanza vicina, allungò una mano per sfiorargli il petto, proprio dove il primo bottone della camicia
era ancora chiuso. «Mi chiamo Valeria», sussurrò, le unghie laccate di rosso che tracciavano un percorso verso il
basso, seguendo la linea dei suoi addominali. «E so esattamente cosa hai fatto stasera.»
Un brivido gli percorse la schiena. Non era una minaccia, no—era qualcosa di molto più pericoloso. Era
complicità. «Mi stavi seguendo», dedusse, afferrandole il polso prima che potesse scendere oltre la cintura. Non
per fermarla, ma per sentirne la pelle sotto le dita, per testare la sua reazione.
Valeria non si ritrasse. Anzi, premette il corpo contro il suo, abbastanza da fargli sentire il calore che emanava, il
seno che si schiacciava contro il suo torace. «Non solo», ammise, la bocca così vicina al suo orecchio che Angelo
sentì il suo respiro caldo sfiorargli la pelle. «Ti ho guardato.»
Le parole gli esplosero nella mente come un flash. Guardato. Non era possibile. Il separé era riservato, buio,
protetto da tende pesanti. Eppure… il modo in cui lo diceva, con quella sicurezza, quel sorrisetto compiaciuto,
non lasciava spazio ai dubbi. «Dove?» ringhiò, la mano che stringeva il suo polso un po’ più forte, non per farle
male, ma per il bisogno di controllare quella situazione che stava sfuggendo di mano.
Valeria rise, una risata bassa e roca, e con la mano libera gli sfiorò l’inguine, dove il cazzo, traditore, cominciò a
indurirsi di nuovo. «Dietro lo specchio», confessò. «Quello a due vie. Non ti sei mai chiesto perché quel separé
fosse così… popolare tra certi clienti?» Le sue dita si chiusero intorno alla sua erezione nascente, massaggiandola
attraverso il tessuto dei pantaloni con una familiarità che lo fece gemere nonostante sé. «Ti ho visto mentre la
spogliavi. Mentre le leccavi quella figa stretta e innocente. Mentre la scoperchiavi come se fosse l’ultima cosa
che avresti fatto nella vita.»
Angelo chiuse gli occhi per un istante, assalito dalle immagini che lei gli stava dipingendo nella mente. Il ricordo
di Gaia, delle sue gambe che tremavano mentre lui la penetrava, del modo in cui aveva gridato il suo nome, si
mescolava ora alla sensazione delle dita di Valeria che lo accarezzavano, che promettevano qualcosa di diverso,
di più. «E cosa vuoi, adesso?» domandò, riaprendo gli occhi per fissarla, sfidandola.
Valeria non rispose con parole. Invece, si abbassò lentamente in ginocchio davanti a lui, le mani che lavoravano
con destrezza sulla cintura, slacciandogliela con un fruscio metallico. «Voglio giocare», disse, tirando giù la zipper
dei pantaloni con i denti, il respiro caldo che già gli avvolgeva l’asta. «Voglio vedere se sei altrettanto bravo
quando sai di essere osservato.»
Il cazzo di Angelo scattò fuori, duro e pulsante, la punta già umida di precum. Valeria lo afferrò alla base,
stringendo appena, e prima che potesse reagire, la sua lingua calda e bagnata gli leccò tutta la lunghezza, dalla
base fino alla cima, soffermandosi sul gland sensibile. Angelo sussultò, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli
scuri, tirandoli indietro per costringerla a guardarlo. «Sei una piccola stalker, eh?» ringhiò, ma la voce gli uscì
roca, tradita dal desiderio.
Lei rise contro la sua pelle, il fiato che gli faceva accapponare la pelle. «Sono una che sa quello che vuole»,
corresse, prima di avvolgere le labbra intorno alla cima del suo cazzo e iniziare a scendere, centimetro dopo
centimetro, fino a quando non lo sentì toccarle la gola.
Angelo gemette, le anche che si muovevano istintivamente, spingendo il suo membro più a fondo in quella bocca
esperta. Non era come Gaia—non c’era innocenza, qui. Solo fame. Solo bisogno. Valeria lo prendeva tutto,
senza conati, senza esitazione, le mani che gli massaggiavano le palle mentre lo lavorava con una tecnica che lo
faceva impazzire. E poi, mentre lui era perso nel piacere, lei si ritirò appena, lasciando che il suo cazzo le sfiorasse
le labbra umide, e sussurrò: «Ti piace l’idea che qualcuno ti guardi, Angelo? Che sappia esattamente come ti
contorci, come gemi, come ti viene duro solo al pensiero di essere osservato?»
La domanda lo colpì come una frustata. Non era mai stato uno che si faceva problemi a essere visto—anzi,
spesso era parte del gioco. Ma questa volta era diverso. Questa volta lei aveva visto tutto. Aveva visto lui che
reclamava Gaia, che la marchiava, che la faceva sua. E ora voleva la sua parte.
«Cazzo», imprecò, afferrandole la testa e spingendola di nuovo giù, questa volta senza gentilezza. Valeria
accettò il suo movimento, anzi, si abbandonò a lui, lasciando che le scopasse la bocca con colpi profondi e
regolari, le lacrime che le velavano gli occhi ma il sorriso che non lasciava mai le sue labbra.
Quando sentì le palle contrarsi, quando il piacere divenne troppo intenso per essere contenuto, Angelo la tirò
su con un movimento brusco, il cazzo che pulsava tra di loro, pronto a esplodere. «Dove vuoi che ti riempia,
troia?» le chiese, la voce un ringhio animale.
Valeria non esitò. Si voltò, appoggiando le mani sul divano, e inarcando la schiena in modo che il suo culo
perfetto, avvolto nell’abito stretto, fosse offerto a lui. «Qui», disse, sollevando appena il tessuto per rivelare che
non indossava mutandine. «Voglio sentirti mentre mi guardi allo specchio. Voglio vedere la tua faccia mentre mi
scoperchi come hai fatto con quella ragazzina.»
Angelo non ebbe bisogno di altre parole. Con un movimento rapido, le sollevò l’abito fino alla vita, scoprendo il
suo culo sodo e liscio, già bagnato di eccitazione. Non perse tempo in preamboli—afferrò i suoi fianchi e si
posizionò dietro di lei, la punta del cazzo che sfiorava le sue labbra umide, pronte ad accoglierlo.
«Allora guardami», ordinò, spingendo dentro di lei con un solo, potente affondo.
Valeria gridò, le unghie che affondavano nel divano, ma non per il dolore—per il piacere puro, per la sensazione
di essere riempita all’istante, senza avvertimento, senza pietà. Angelo cominciò a muoversi subito, con colpi
lunghi e profondi, le palle che sbattevano contro il suo clitoride ad ogni spinta, il suono umido dei loro corpi che
si scontravano che riempiva la stanza.
E mentre la scopava, mentre sentiva il suo corpo stringersi intorno a lui, Angelo sollevò lo sguardo verso lo
specchio di fronte a loro.
Lì, tra i riflessi della luce fioca, vide se stesso—sudato, gli occhi iniettati di sangue, le labbra dischiuse in un
ringhio di piacere. E dietro di loro, appena visibile nell’ombra, la sagoma di un’altra figura.
Qualcuno che guardava.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La caccia è la preda
Commenti dei lettori al racconto erotico