Desideri nella penombra
di
Angelo B
genere
incesti
Gis e Nicole coinvolgono il protagonista in
un gioco di desideri e sottomissione, dove
ogni regola viene scritta e infranta in un
crescendo di passione e piacere, sotto la
pioggia che batte contro i vetri.
La pioggia scendeva in gocce lente e pesanti contro i vetri delle finestre, un ritmico ticchettio che si fondeva con
il respiro caldo della stanza. L’aria era densa, carica di quel profumo dolce e muschiato che Gis portava sempre
addosso, una fragranza che si mescolava all’odore del vino rosso versato da poco e al leggero sentore di sudore
fresco sulla pelle di Nicole. La luce filtrata dalle tende chiuse disegnava ombre morbide sui corpi, avvolgendo
ogni movimento in una penombra intima, quasi sacra.
Gis si muoveva per la casa con una lentezza studiata, i piedi nudi che scivolavano sul parquet lucido, le dita che
accarezzavano il bordo del calice come se stesse già accarezzando qualcosa di molto più intimo. Indossava solo
una camicia bianca di lino, troppo grande per lei—probabilmente rubata dal mio armadio—che le scendeva sulle
cosce lasciando intravedere, ad ogni passo, il contorno scuro dei capezzoli duri sotto il tessuto sottile. La stoffa,
resa quasi trasparente dalla luce obliqua, aderiva appena ai fianchi snelli, oscillando ad ogni movimento come un
invito silenzioso. Non portava nulla sotto. Lo si capiva dal modo in cui il tessuto si incollava tra le gambe quando
si fermava, come se stesse già cercando un contatto che non osava ancora prendere.
Nicole, invece, era rannicchiata sul divano di velluto scuro, le gambe nude piegate sotto di sé, coperte solo da
un plaid leggero che le scivolava sulle spalle lasciando scoperta la curva di un seno. I capelli castani, leggermente
umidi, le cadevano in ciocche disordinate sul viso, e le labbra, appena dischiuse, sembravano pronte a catturare
qualsiasi parola o gemito che l’aria portasse. Non stava guardando Gis. Stava guardando me. Gli occhi verdi,
quasi fosforescenti in quella luce fioca, erano fissi sui miei, come se stesse già decidendo quale parte di me
avrebbe divorato per prima.
«Oggi ci viziamo», disse Gis, la voce bassa e vellutata, mentre si avvicinava con il calice in mano. Il vino rosso
brillava come sangue liquido tra le sue dita, e quando me lo porse, le sue dita sfiorarono le mie, un tocco appena
più lungo del necessario. «Ma tu giochi con noi… davvero.»
Sentii il calore del suo corpo prima ancora che si sedesse accanto a me, il profumo della sua eccitazione che si
mescolava a quello del vino. Il divano cedette leggermente sotto il suo peso, e quando si sistemò, la camicia si
aprì appena, rivelando un triangolo di pelle liscia sopra il pube depilato. Non indossava biancheria. Non c’era
nulla tra me e il calore umido che già si raccoglieva tra le sue cosce.
«Che tipo di gioco?» chiesi, anche se conoscevo già la risposta. Con loro, il gioco era sempre lo stesso: un mix di
potere, sottomissione e desiderio sfrenato, dove le regole venivano scritte e stracciate nel giro di un respiro.
Nicole sorrise, un sorriso lento e carnivoro, e con un movimento fluido si slacciò la vestaglia di seta nera che
indossava. Il tessuto scivolò sulle sue spalle, poi sulle braccia, e infine cadde sul tappeto con un fruscio quasi
impercettibile. Sotto, non c’era nulla. Solo pelle lattea, capezzoli rosa scuro già duri per l’eccitazione, e quel
piccolo piercing d’argento che le attraversava il capezzolo sinistro, luccicante ogni volta che respirava. Il suo
corpo era una mappa di curve sinuose, i fianchi larghi che si restringevano in una vita stretta, le cosce piene che
si sfioravano appena, come se stesse già cercando attrito.
«Io inizio», disse Nicole, la voce un po’ roca, mentre si allungava sul divano, le gambe che si aprivano appena,
abbastanza da farmi intravedere il rosa scuro delle labbra della sua fica, già lucide, già pronte. Si passò una mano
sul ventre, le dita che scendevano verso il basso con una lentezza madornale, come se volesse farmi impazzire
prima ancora di toccarsi davvero. «E il mio primo desiderio è… che tu mi guardi mentre mi faccio venire.»
Gis emise un piccolo suono, qualcosa tra un gemito e una risata, e si spostò più vicina a me, fino a quando la sua
coscia non premette contro la mia. Sentii il calore del suo corpo attraverso i jeans, il modo in cui il suo respiro si
faceva più veloce. «Regole semplici», mormorò, la bocca così vicina al mio orecchio che sentii il suo alito caldo
sulla pelle. «Ogni desiderio espresso… va esaudito.» Poi, senza aspettare una risposta, mi prese la mano e la
guidò tra le sue cosce aperte.
La sua fica era bollente. Umida. Le labbra erano gonfie, aperte, e quando le sfiorai con le dita, sentii il suo corpo
sussultare. Gis gemette piano, le unghie che mi graffiavano appena la coscia attraverso il tessuto dei jeans.
«Vedi?» sussurrò, la voce tremante. «Non è così difficile. Ora tocca a te.»
Ma io non potevo distogliere lo sguardo da Nicole. Le sue dita avevano raggiunto il clitoride, e ora lo
stuzzicavano con movimenti circolari, lenti, mentre le labbra si aprivano in un gemito silenzioso. La sua schiena si
inarcava appena, i seni che si sollevavano ad ogni respiro, il piercing che luccicava ogni volta che la luce lo
colpiva. «Ti piace guardare, vero?» chiese, la voce che si spezzava mentre aumentava il ritmo. «Ti piace vedere
quanto sono bagnata… quanto ho voglia di te.»
Non risposi. Non ne ebbi il tempo. Gis mi spinse la mano più a fondo tra le sue gambe, le dita che affondavano
nella sua carne calda, e quando trovai l’ingresso della sua fica, era già fradicia, già pronta a inghiottirmi. «Dai,
tesoro», ansimò, le unghie che si conficcavano nella mia spalla. «Fammi sentire quanto sei bravo a ubbidire.»
E così iniziai a muovere le dita dentro di lei, mentre con l’altra mano le stringevo un seno, il pollice che sfregava il
capezzolo duro attraverso la camicia bagnata. Gis gemette, il corpo che si dimenava contro il mio, le cosce che si
chiudevano attorno alla mia mano come se volesse trattenerla lì per sempre. Nel frattempo, Nicole aveva
accelerato il ritmo, due dita che ora scivolavano dentro e fuori dalla sua fica con un suono bagnato, i fianchi che
si sollevavano dal divano ad ogni spinta.
«Dio, sì», ansimò Nicole, gli occhi che si chiudevano per un istante prima di riaprirsi, fissi sui miei. «Guarda come
mi scopo le dita… immagina che siano le tue.»
Non potei resistere. Mi chinai in avanti, le labbra che cercavano quelle di Gis, e quando i nostri respiri si
mescolarono, sentii il sapore del vino e della sua eccitazione. La baciai con ferocia, la lingua che si insinuava nella
sua bocca mentre le dita continuavano a martellare dentro di lei. Gis rispose con la stessa intensità, i denti che
mordevano il mio labbro inferiore, le unghie che mi graffiavano la nuca.
«Voglio che mi lecchi», gemette Nicole all’improvviso, la voce rotta dal piacere. «Adesso. Mentre mi tocco.»
Non ebbi bisogno di altre istruzioni. Mi staccai da Gis—che emise un lamento di protesta—e mi spostai verso
Nicole, le mani che le afferrarono le cosce e le aprirono ancora di più. Il suo odore mi avvolse prima ancora che la
mia bocca sfiorasse la sua fica: dolce, muschiato, suo. La lingua scivolò tra le sue labbra aperte, trovando il
clitoride gonfio, e quando lo sfiorai, Nicole sobbalzò, le dita che si conficcavano nei miei capelli.
«Cazzo, sì», ringhiò, i fianchi che si sollevavano contro la mia faccia. «Proprio lì… non smettere.»
Non avevo intenzione di farlo. La leccai con lunghezze lente, la lingua che tracciava cerchi attorno al suo
clitoride prima di succhiarlo tra le labbra, mentre con una mano le penetravo con due dita, sentendo le pareti
della sua fica stringersi attorno a me. Era stretta. Bollente. E ogni volta che la mia lingua premeva più forte, lei
gemette più forte, le cosce che tremavano attorno alla mia testa.
«Ti prego», supplicò, le unghie che mi graffiavano il cuoio capelluto. «Fammi venire… fammi venire ora.»
E io ubbidii. Aumentai il ritmo, le dita che si muovevano dentro di lei mentre la lingua lavorava senza sosta sul
suo clitoride, fino a quando non sentii il suo corpo irrigidirsi, i muscoli che si contraevano attorno alle mie dita, e
poi—
«Oh Dio—!» Il suo grido si persero in un ansito rotto mentre l’orgasmo la travolgeva, i fianchi che si sollevavano
dalla pelle del divano, le dita che mi stringevano i capelli come se volesse fondersi con me. Sentii il suo sapore
inonda la mia bocca, dolce e salato, mentre le sue cosce tremavano contro le mie guance.
Quando finalmente si rilassò, ansimante, mi staccai appena, le labbra lucide del suo piacere. Ma non ebbi il
tempo di riprendere fiato. Gis mi afferrò per i capelli e mi tirò verso di sé, la bocca che si schiantava contro la mia
in un bacio vorace, la lingua che si insinuava tra le mie labbra per assaggiare Nicole su di me.
«Adesso tocca a me», sussurrò contro le mie labbra, gli occhi che brillavano di una fame che conoscevo troppo
bene. «E il mio desiderio è… che tu mi scopi mentre Nicole ti guarda.» Si sdraiò sul divano, le gambe aperte, la
camicia che si sollevava appena, rivelando il ventre piatto e la fica già lucida, pronta. «Che ne dici, tesoro? Sei
pronto a ubbidire ancora?»
un gioco di desideri e sottomissione, dove
ogni regola viene scritta e infranta in un
crescendo di passione e piacere, sotto la
pioggia che batte contro i vetri.
La pioggia scendeva in gocce lente e pesanti contro i vetri delle finestre, un ritmico ticchettio che si fondeva con
il respiro caldo della stanza. L’aria era densa, carica di quel profumo dolce e muschiato che Gis portava sempre
addosso, una fragranza che si mescolava all’odore del vino rosso versato da poco e al leggero sentore di sudore
fresco sulla pelle di Nicole. La luce filtrata dalle tende chiuse disegnava ombre morbide sui corpi, avvolgendo
ogni movimento in una penombra intima, quasi sacra.
Gis si muoveva per la casa con una lentezza studiata, i piedi nudi che scivolavano sul parquet lucido, le dita che
accarezzavano il bordo del calice come se stesse già accarezzando qualcosa di molto più intimo. Indossava solo
una camicia bianca di lino, troppo grande per lei—probabilmente rubata dal mio armadio—che le scendeva sulle
cosce lasciando intravedere, ad ogni passo, il contorno scuro dei capezzoli duri sotto il tessuto sottile. La stoffa,
resa quasi trasparente dalla luce obliqua, aderiva appena ai fianchi snelli, oscillando ad ogni movimento come un
invito silenzioso. Non portava nulla sotto. Lo si capiva dal modo in cui il tessuto si incollava tra le gambe quando
si fermava, come se stesse già cercando un contatto che non osava ancora prendere.
Nicole, invece, era rannicchiata sul divano di velluto scuro, le gambe nude piegate sotto di sé, coperte solo da
un plaid leggero che le scivolava sulle spalle lasciando scoperta la curva di un seno. I capelli castani, leggermente
umidi, le cadevano in ciocche disordinate sul viso, e le labbra, appena dischiuse, sembravano pronte a catturare
qualsiasi parola o gemito che l’aria portasse. Non stava guardando Gis. Stava guardando me. Gli occhi verdi,
quasi fosforescenti in quella luce fioca, erano fissi sui miei, come se stesse già decidendo quale parte di me
avrebbe divorato per prima.
«Oggi ci viziamo», disse Gis, la voce bassa e vellutata, mentre si avvicinava con il calice in mano. Il vino rosso
brillava come sangue liquido tra le sue dita, e quando me lo porse, le sue dita sfiorarono le mie, un tocco appena
più lungo del necessario. «Ma tu giochi con noi… davvero.»
Sentii il calore del suo corpo prima ancora che si sedesse accanto a me, il profumo della sua eccitazione che si
mescolava a quello del vino. Il divano cedette leggermente sotto il suo peso, e quando si sistemò, la camicia si
aprì appena, rivelando un triangolo di pelle liscia sopra il pube depilato. Non indossava biancheria. Non c’era
nulla tra me e il calore umido che già si raccoglieva tra le sue cosce.
«Che tipo di gioco?» chiesi, anche se conoscevo già la risposta. Con loro, il gioco era sempre lo stesso: un mix di
potere, sottomissione e desiderio sfrenato, dove le regole venivano scritte e stracciate nel giro di un respiro.
Nicole sorrise, un sorriso lento e carnivoro, e con un movimento fluido si slacciò la vestaglia di seta nera che
indossava. Il tessuto scivolò sulle sue spalle, poi sulle braccia, e infine cadde sul tappeto con un fruscio quasi
impercettibile. Sotto, non c’era nulla. Solo pelle lattea, capezzoli rosa scuro già duri per l’eccitazione, e quel
piccolo piercing d’argento che le attraversava il capezzolo sinistro, luccicante ogni volta che respirava. Il suo
corpo era una mappa di curve sinuose, i fianchi larghi che si restringevano in una vita stretta, le cosce piene che
si sfioravano appena, come se stesse già cercando attrito.
«Io inizio», disse Nicole, la voce un po’ roca, mentre si allungava sul divano, le gambe che si aprivano appena,
abbastanza da farmi intravedere il rosa scuro delle labbra della sua fica, già lucide, già pronte. Si passò una mano
sul ventre, le dita che scendevano verso il basso con una lentezza madornale, come se volesse farmi impazzire
prima ancora di toccarsi davvero. «E il mio primo desiderio è… che tu mi guardi mentre mi faccio venire.»
Gis emise un piccolo suono, qualcosa tra un gemito e una risata, e si spostò più vicina a me, fino a quando la sua
coscia non premette contro la mia. Sentii il calore del suo corpo attraverso i jeans, il modo in cui il suo respiro si
faceva più veloce. «Regole semplici», mormorò, la bocca così vicina al mio orecchio che sentii il suo alito caldo
sulla pelle. «Ogni desiderio espresso… va esaudito.» Poi, senza aspettare una risposta, mi prese la mano e la
guidò tra le sue cosce aperte.
La sua fica era bollente. Umida. Le labbra erano gonfie, aperte, e quando le sfiorai con le dita, sentii il suo corpo
sussultare. Gis gemette piano, le unghie che mi graffiavano appena la coscia attraverso il tessuto dei jeans.
«Vedi?» sussurrò, la voce tremante. «Non è così difficile. Ora tocca a te.»
Ma io non potevo distogliere lo sguardo da Nicole. Le sue dita avevano raggiunto il clitoride, e ora lo
stuzzicavano con movimenti circolari, lenti, mentre le labbra si aprivano in un gemito silenzioso. La sua schiena si
inarcava appena, i seni che si sollevavano ad ogni respiro, il piercing che luccicava ogni volta che la luce lo
colpiva. «Ti piace guardare, vero?» chiese, la voce che si spezzava mentre aumentava il ritmo. «Ti piace vedere
quanto sono bagnata… quanto ho voglia di te.»
Non risposi. Non ne ebbi il tempo. Gis mi spinse la mano più a fondo tra le sue gambe, le dita che affondavano
nella sua carne calda, e quando trovai l’ingresso della sua fica, era già fradicia, già pronta a inghiottirmi. «Dai,
tesoro», ansimò, le unghie che si conficcavano nella mia spalla. «Fammi sentire quanto sei bravo a ubbidire.»
E così iniziai a muovere le dita dentro di lei, mentre con l’altra mano le stringevo un seno, il pollice che sfregava il
capezzolo duro attraverso la camicia bagnata. Gis gemette, il corpo che si dimenava contro il mio, le cosce che si
chiudevano attorno alla mia mano come se volesse trattenerla lì per sempre. Nel frattempo, Nicole aveva
accelerato il ritmo, due dita che ora scivolavano dentro e fuori dalla sua fica con un suono bagnato, i fianchi che
si sollevavano dal divano ad ogni spinta.
«Dio, sì», ansimò Nicole, gli occhi che si chiudevano per un istante prima di riaprirsi, fissi sui miei. «Guarda come
mi scopo le dita… immagina che siano le tue.»
Non potei resistere. Mi chinai in avanti, le labbra che cercavano quelle di Gis, e quando i nostri respiri si
mescolarono, sentii il sapore del vino e della sua eccitazione. La baciai con ferocia, la lingua che si insinuava nella
sua bocca mentre le dita continuavano a martellare dentro di lei. Gis rispose con la stessa intensità, i denti che
mordevano il mio labbro inferiore, le unghie che mi graffiavano la nuca.
«Voglio che mi lecchi», gemette Nicole all’improvviso, la voce rotta dal piacere. «Adesso. Mentre mi tocco.»
Non ebbi bisogno di altre istruzioni. Mi staccai da Gis—che emise un lamento di protesta—e mi spostai verso
Nicole, le mani che le afferrarono le cosce e le aprirono ancora di più. Il suo odore mi avvolse prima ancora che la
mia bocca sfiorasse la sua fica: dolce, muschiato, suo. La lingua scivolò tra le sue labbra aperte, trovando il
clitoride gonfio, e quando lo sfiorai, Nicole sobbalzò, le dita che si conficcavano nei miei capelli.
«Cazzo, sì», ringhiò, i fianchi che si sollevavano contro la mia faccia. «Proprio lì… non smettere.»
Non avevo intenzione di farlo. La leccai con lunghezze lente, la lingua che tracciava cerchi attorno al suo
clitoride prima di succhiarlo tra le labbra, mentre con una mano le penetravo con due dita, sentendo le pareti
della sua fica stringersi attorno a me. Era stretta. Bollente. E ogni volta che la mia lingua premeva più forte, lei
gemette più forte, le cosce che tremavano attorno alla mia testa.
«Ti prego», supplicò, le unghie che mi graffiavano il cuoio capelluto. «Fammi venire… fammi venire ora.»
E io ubbidii. Aumentai il ritmo, le dita che si muovevano dentro di lei mentre la lingua lavorava senza sosta sul
suo clitoride, fino a quando non sentii il suo corpo irrigidirsi, i muscoli che si contraevano attorno alle mie dita, e
poi—
«Oh Dio—!» Il suo grido si persero in un ansito rotto mentre l’orgasmo la travolgeva, i fianchi che si sollevavano
dalla pelle del divano, le dita che mi stringevano i capelli come se volesse fondersi con me. Sentii il suo sapore
inonda la mia bocca, dolce e salato, mentre le sue cosce tremavano contro le mie guance.
Quando finalmente si rilassò, ansimante, mi staccai appena, le labbra lucide del suo piacere. Ma non ebbi il
tempo di riprendere fiato. Gis mi afferrò per i capelli e mi tirò verso di sé, la bocca che si schiantava contro la mia
in un bacio vorace, la lingua che si insinuava tra le mie labbra per assaggiare Nicole su di me.
«Adesso tocca a me», sussurrò contro le mie labbra, gli occhi che brillavano di una fame che conoscevo troppo
bene. «E il mio desiderio è… che tu mi scopi mentre Nicole ti guarda.» Si sdraiò sul divano, le gambe aperte, la
camicia che si sollevava appena, rivelando il ventre piatto e la fica già lucida, pronta. «Che ne dici, tesoro? Sei
pronto a ubbidire ancora?»
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