Marchiata per sempre
di
Angelo B
genere
trio
Gaia interrompe il rapporto tra Angelo e
Valeria, sfidando lui a riconoscerla e
dichiarando il suo desiderio. Il sesso
diventa un gioco di potere e passione, con
Valeria che si unisce, creando un ménage à
trois intenso e selvaggio.
L’istinto di Angelo era troppo preso dal ritmo dei fianchi che sbattevano contro il culo sodo di Valeria, le mani
affondate nella carne morbida delle sue cosce mentre la penetrava con colpi profondi e regolari. Il riflesso nello
specchio davanti a loro mostrava ogni dettaglio: il suo cazzo lucido per i fluidi di lei, le labbra di Valeria
semiaperte in un gemito silenzioso, gli occhi socchiusi per il piacere. Ma qualcosa, un movimento appena
percettibile nella penombra alle spalle del divano, lo fece irrigidire.
Un’ombra si mosse.
Non era un gioco di luci, non era la sua immaginazione. C’era qualcuno.
«Ferma», ringhiò Angelo, afferrando Valeria per i fianchi e bloccando il movimento. Il suo cazzo pulsava ancora
dentro di lei, duro come la pietra, ma il suo cervello aveva registrato il pericolo. Valeria gemette per la
frustrazione, cercando di spingersi indietro contro di lui, ma lui la tenne ferma, gli occhi fissi sul punto oscuro
vicino alla porta d’ingresso.
«Che cazzo…?» cominciò, la voce bassa e minacciosa.
Poi la sagoma si staccò dal buio.
Gaia emerse lentamente, come se l’oscurità stessa l’avesse partorita. I capelli scuri le ricadevano sulle spalle in
ciocche disordinate, gli occhi – quelli grandi, innocenti che Angelo ricordava dal club – ora bruciavano di una
luce diversa. Non c’era più traccia della vergine impaurita di qualche ora prima. Al suo posto c’era una belva, le
labbra gonfie per averle morsicate, il respiro affannoso, le mani che si stringevano a pugno lungo i fianchi.
Indossava ancora l’abito attillato di prima, ma era strappato in un punto sulla spalla, come se si fosse graffiata da
sola nella frenesia di seguirlo.
«Ti sei scordato di me, Angelo?» La sua voce era un sibilo, carico di veleno e di qualcosa di più oscuro, di più
pericoloso. «Oppure è così che funziona? Una fighetta nuova ogni ora?»
Valeria rise, un suono gutturale e compiaciuto, mentre si dimenava sotto il controllo di Angelo. «Oh, tesoro,
sembra che tu abbia perso il treno», disse, girando appena la testa per guardare Gaia con un sorrisetto malizioso.
«Ma se vuoi unire, possiamo trovare un accordo.»
Gaia non rispose a lei. I suoi occhi erano inchiodati su Angelo, sul modo in cui il suo cazzo brillava, ancora
conficcato dentro l’altra donna. Il desiderio le serpeggiava nello stomaco, mescolato a una rabbia così intensa da
farle tremare le gambe. Aveva seguito Angelo fino a casa, convinta che avrebbe voluto rivederla, che quella
notte sarebbe stata sua. Invece l’aveva trovato qui, a fottere un’altra come se lei non esistesse.
«Ti ho sentito, sai?», continuò Gaia, facendo un passo avanti. Le luci della città dietro le finestre le disegnavano
contorni taglienti, mettevano in risalto il modo in cui il suo petto si sollevava affannosamente. «Ti ho sentito
mentre le dicevi che eri suo. Mentre le promettevi che l’avresti riempita.» Un altro passo. Ora era abbastanza
vicina da sentire l’odore del sesso nell’aria, misto al profumo dolciastro di Valeria. «Ma a me cosa hai promesso,
Angelo? Che ero speciale? Che ero tua?»
Angelo estrasse lentamente il cazzo da Valeria, lasciandolo scivolare fuori con un suono umido, bagnato. Il
membro pulsava, gonfio, la punta rossa e lucida. Non si coprì, non si vergognò. Anzi, sembrò godere di quella
scena, dello sguardo famelico di Gaia che non riusciva a staccarsi dalla sua erezione.
«Sei qui», disse semplicemente, la voce roca. «Questo è già qualcosa.»
Gaia sentì un’ondata di calore tra le gambe. Odio. Desiderio. Gelosia. Tutto si mescolava, tutto la faceva
bagnare. «Non basta», ringhiò. «Voglio che tu sappia cosa provi.»
Non aspettò risposta. Si lanciò in avanti, le mani che afferrarono i capelli di Valeria e la strattonarono via dal
divano con una forza che sorprese tutte e tre. Valeria urlò, più per la sorpresa che per il dolore, ma Gaia non le
diede tempo di reagire. La spinse giù, facendola finire in ginocchio sul tappeto, poi si voltò verso Angelo con uno
sguardo che era una sfida pura.
«Adesso mi guardi», ordinò, le dita che già slacciavano la cintura del suo abito strappato. «Mi guardi mentre mi
tocco. Mentre mi faccio venire per te.»
Angelo non si mosse. Rimase lì, in piedi, il cazzo che gocciolava semi di Valeria, gli occhi incollati a Gaia mentre
lei si denudava con gesti frenetici. L’abito scivolò giù, rivelando il corpo snello, i seni piccoli e sodi, il pube rasato
e già lucido di eccitazione. Le sue dita scesero tra le gambe senza esitazione, due dita che si infilarono dentro di
sé con un gemito strozzato.
«Dio, quanto sono bagnata», ansimò, gli occhi che si chiudevano per un istante mentre si penetrava con forza.
«È tutto per te, Angelo. Ogni goccia. Ogni gemito.» Le dita uscirono fradice, brillanti, poi risalirono a strofinarle il
clitoride in cerchi veloci, disperati. «Guarda come mi faccio venire. Guarda come ti voglio.»
Valeria, ancora in ginocchio, si leccò le labbra. Non era più la predatrice sicura di sé. Ora era una spettatrice, gli
occhi incollati alla scena, una mano che scivolò istintivamente tra le sue cosce, come se non potesse fare a meno
di toccarsi.
Angelo fece un passo avanti.
Gaia lo vide. Sorrise, un sorrisetto crudele, mentre le sue dita lavoravano più veloci, il respiro che diventava un
ansito continuo. «Vieni qui», ordinò, la voce che si spezzava. «Voglio sentirti mentre vengo. Voglio che tu sappia
che è per te.»
Non ci fu esitazione. Angelo fu su di lei in un istante, una mano che le afferrò il polso, costringendola a togliere
le dita dalla sua figa fradicia, l’altra che le avvolse la gola, spingendola indietro sul divano. Gaia gemette, il corpo
che si inarcava, offerto, mentre lui si posizionava tra le sue gambe aperte.
«Non sei più una brava ragazza, eh?» ringhiò Angelo, la punta del cazzo che sfiorava la sua entrata, bagnata e
calda.
«No», ansimò Gaia, le unghie che gli graffiavano le spalle. «Sono una puttana. La tua puttana.»
E poi lui la penetrò.
Non dolcemente, non con la cautela che aveva usato al club. No. Questa volta fu un colpo secco, violento, che
la riempì tutta in un solo movimento. Gaia urlò, il corpo scosso da un orgasmo istantaneo, le pareti interne che si
contraevano intorno a lui, strette, bollenti. Angelo non si fermò. Cominciò a scoparla con colpi duri, profondi, il
divano che scricchiolava sotto di loro, i loro corpi che sbattevano insieme in un ritmo selvaggio.
Valeria si avvicinò, strisciando sul tappeto come una gatta in calore. Non chiedeva permesso. Le sue labbra si
chiusero intorno al capezzolo di Gaia, succhiando forte, i denti che graffiavano appena la pelle sensibile. Gaia
gemette, la testa che cadeva all’indietro, i capelli che si spargevano sul cuscino mentre Angelo la martellava
senza pietà.
«Di’ che sono io il tuo uomo», comandò Angelo, le mani che le stringevano i fianchi, i pollici che premevano sulle
sue ossa.
«Sì!», gridò Gaia, le unghie che gli solcavano la schiena. «Solo tuo! Solo tuo!»
Valeria rise contro la sua pelle, poi scivolò giù, le labbra che tracciavano una scia bagnata sul suo addome, fino ad
arrivare dove i loro corpi si univano. La sua lingua uscì, piatta e calda, leccando il punto in cui Angelo entrava e
usciva da Gaia, raccogliendo i loro fluidi misti, il sapore salato del sesso.
«Porca puttana», imprecò Angelo, sentendo quella lingua sulla sua asta mentre continuava a fottere Gaia. «Sei
una troia, Valeria.»
«Lo so», rispose lei, la voce roca, prima di chiudere le labbra intorno al suo cazzo ogni volta che usciva da Gaia,
succhiando la punta come se volesse berlo fino all’ultima goccia.
Gaia non resse oltre. Un altro orgasmo la travolse, più forte del primo, il corpo che si contraeva violentemente,
le urla che riempivano la stanza. Angelo sentì le sue pareti stringersi intorno a lui, il calore che lo avvolgeva, e
non poté più trattenersi. Con un ruggito, si spinse fino in fondo, il cazzo che pulsava mentre veniva,
riempiendola di sperma bollente, marcandola di nuovo, definitivamente.
Valeria non si perse una goccia. Leccò tutto ciò che colava fuori, le labbra che si chiudevano intorno a loro due,
la lingua che puliva ogni traccia del loro piacere.
Quando finalmente Angelo si ritirò, Gaia rimase sdraiata sul divano, il corpo tremante, gli occhi semichiusi, un
sorrisetto soddisfatto sulle labbra.
«Ora», ansimò, «siamo pari.»
Valeria, sfidando lui a riconoscerla e
dichiarando il suo desiderio. Il sesso
diventa un gioco di potere e passione, con
Valeria che si unisce, creando un ménage à
trois intenso e selvaggio.
L’istinto di Angelo era troppo preso dal ritmo dei fianchi che sbattevano contro il culo sodo di Valeria, le mani
affondate nella carne morbida delle sue cosce mentre la penetrava con colpi profondi e regolari. Il riflesso nello
specchio davanti a loro mostrava ogni dettaglio: il suo cazzo lucido per i fluidi di lei, le labbra di Valeria
semiaperte in un gemito silenzioso, gli occhi socchiusi per il piacere. Ma qualcosa, un movimento appena
percettibile nella penombra alle spalle del divano, lo fece irrigidire.
Un’ombra si mosse.
Non era un gioco di luci, non era la sua immaginazione. C’era qualcuno.
«Ferma», ringhiò Angelo, afferrando Valeria per i fianchi e bloccando il movimento. Il suo cazzo pulsava ancora
dentro di lei, duro come la pietra, ma il suo cervello aveva registrato il pericolo. Valeria gemette per la
frustrazione, cercando di spingersi indietro contro di lui, ma lui la tenne ferma, gli occhi fissi sul punto oscuro
vicino alla porta d’ingresso.
«Che cazzo…?» cominciò, la voce bassa e minacciosa.
Poi la sagoma si staccò dal buio.
Gaia emerse lentamente, come se l’oscurità stessa l’avesse partorita. I capelli scuri le ricadevano sulle spalle in
ciocche disordinate, gli occhi – quelli grandi, innocenti che Angelo ricordava dal club – ora bruciavano di una
luce diversa. Non c’era più traccia della vergine impaurita di qualche ora prima. Al suo posto c’era una belva, le
labbra gonfie per averle morsicate, il respiro affannoso, le mani che si stringevano a pugno lungo i fianchi.
Indossava ancora l’abito attillato di prima, ma era strappato in un punto sulla spalla, come se si fosse graffiata da
sola nella frenesia di seguirlo.
«Ti sei scordato di me, Angelo?» La sua voce era un sibilo, carico di veleno e di qualcosa di più oscuro, di più
pericoloso. «Oppure è così che funziona? Una fighetta nuova ogni ora?»
Valeria rise, un suono gutturale e compiaciuto, mentre si dimenava sotto il controllo di Angelo. «Oh, tesoro,
sembra che tu abbia perso il treno», disse, girando appena la testa per guardare Gaia con un sorrisetto malizioso.
«Ma se vuoi unire, possiamo trovare un accordo.»
Gaia non rispose a lei. I suoi occhi erano inchiodati su Angelo, sul modo in cui il suo cazzo brillava, ancora
conficcato dentro l’altra donna. Il desiderio le serpeggiava nello stomaco, mescolato a una rabbia così intensa da
farle tremare le gambe. Aveva seguito Angelo fino a casa, convinta che avrebbe voluto rivederla, che quella
notte sarebbe stata sua. Invece l’aveva trovato qui, a fottere un’altra come se lei non esistesse.
«Ti ho sentito, sai?», continuò Gaia, facendo un passo avanti. Le luci della città dietro le finestre le disegnavano
contorni taglienti, mettevano in risalto il modo in cui il suo petto si sollevava affannosamente. «Ti ho sentito
mentre le dicevi che eri suo. Mentre le promettevi che l’avresti riempita.» Un altro passo. Ora era abbastanza
vicina da sentire l’odore del sesso nell’aria, misto al profumo dolciastro di Valeria. «Ma a me cosa hai promesso,
Angelo? Che ero speciale? Che ero tua?»
Angelo estrasse lentamente il cazzo da Valeria, lasciandolo scivolare fuori con un suono umido, bagnato. Il
membro pulsava, gonfio, la punta rossa e lucida. Non si coprì, non si vergognò. Anzi, sembrò godere di quella
scena, dello sguardo famelico di Gaia che non riusciva a staccarsi dalla sua erezione.
«Sei qui», disse semplicemente, la voce roca. «Questo è già qualcosa.»
Gaia sentì un’ondata di calore tra le gambe. Odio. Desiderio. Gelosia. Tutto si mescolava, tutto la faceva
bagnare. «Non basta», ringhiò. «Voglio che tu sappia cosa provi.»
Non aspettò risposta. Si lanciò in avanti, le mani che afferrarono i capelli di Valeria e la strattonarono via dal
divano con una forza che sorprese tutte e tre. Valeria urlò, più per la sorpresa che per il dolore, ma Gaia non le
diede tempo di reagire. La spinse giù, facendola finire in ginocchio sul tappeto, poi si voltò verso Angelo con uno
sguardo che era una sfida pura.
«Adesso mi guardi», ordinò, le dita che già slacciavano la cintura del suo abito strappato. «Mi guardi mentre mi
tocco. Mentre mi faccio venire per te.»
Angelo non si mosse. Rimase lì, in piedi, il cazzo che gocciolava semi di Valeria, gli occhi incollati a Gaia mentre
lei si denudava con gesti frenetici. L’abito scivolò giù, rivelando il corpo snello, i seni piccoli e sodi, il pube rasato
e già lucido di eccitazione. Le sue dita scesero tra le gambe senza esitazione, due dita che si infilarono dentro di
sé con un gemito strozzato.
«Dio, quanto sono bagnata», ansimò, gli occhi che si chiudevano per un istante mentre si penetrava con forza.
«È tutto per te, Angelo. Ogni goccia. Ogni gemito.» Le dita uscirono fradice, brillanti, poi risalirono a strofinarle il
clitoride in cerchi veloci, disperati. «Guarda come mi faccio venire. Guarda come ti voglio.»
Valeria, ancora in ginocchio, si leccò le labbra. Non era più la predatrice sicura di sé. Ora era una spettatrice, gli
occhi incollati alla scena, una mano che scivolò istintivamente tra le sue cosce, come se non potesse fare a meno
di toccarsi.
Angelo fece un passo avanti.
Gaia lo vide. Sorrise, un sorrisetto crudele, mentre le sue dita lavoravano più veloci, il respiro che diventava un
ansito continuo. «Vieni qui», ordinò, la voce che si spezzava. «Voglio sentirti mentre vengo. Voglio che tu sappia
che è per te.»
Non ci fu esitazione. Angelo fu su di lei in un istante, una mano che le afferrò il polso, costringendola a togliere
le dita dalla sua figa fradicia, l’altra che le avvolse la gola, spingendola indietro sul divano. Gaia gemette, il corpo
che si inarcava, offerto, mentre lui si posizionava tra le sue gambe aperte.
«Non sei più una brava ragazza, eh?» ringhiò Angelo, la punta del cazzo che sfiorava la sua entrata, bagnata e
calda.
«No», ansimò Gaia, le unghie che gli graffiavano le spalle. «Sono una puttana. La tua puttana.»
E poi lui la penetrò.
Non dolcemente, non con la cautela che aveva usato al club. No. Questa volta fu un colpo secco, violento, che
la riempì tutta in un solo movimento. Gaia urlò, il corpo scosso da un orgasmo istantaneo, le pareti interne che si
contraevano intorno a lui, strette, bollenti. Angelo non si fermò. Cominciò a scoparla con colpi duri, profondi, il
divano che scricchiolava sotto di loro, i loro corpi che sbattevano insieme in un ritmo selvaggio.
Valeria si avvicinò, strisciando sul tappeto come una gatta in calore. Non chiedeva permesso. Le sue labbra si
chiusero intorno al capezzolo di Gaia, succhiando forte, i denti che graffiavano appena la pelle sensibile. Gaia
gemette, la testa che cadeva all’indietro, i capelli che si spargevano sul cuscino mentre Angelo la martellava
senza pietà.
«Di’ che sono io il tuo uomo», comandò Angelo, le mani che le stringevano i fianchi, i pollici che premevano sulle
sue ossa.
«Sì!», gridò Gaia, le unghie che gli solcavano la schiena. «Solo tuo! Solo tuo!»
Valeria rise contro la sua pelle, poi scivolò giù, le labbra che tracciavano una scia bagnata sul suo addome, fino ad
arrivare dove i loro corpi si univano. La sua lingua uscì, piatta e calda, leccando il punto in cui Angelo entrava e
usciva da Gaia, raccogliendo i loro fluidi misti, il sapore salato del sesso.
«Porca puttana», imprecò Angelo, sentendo quella lingua sulla sua asta mentre continuava a fottere Gaia. «Sei
una troia, Valeria.»
«Lo so», rispose lei, la voce roca, prima di chiudere le labbra intorno al suo cazzo ogni volta che usciva da Gaia,
succhiando la punta come se volesse berlo fino all’ultima goccia.
Gaia non resse oltre. Un altro orgasmo la travolse, più forte del primo, il corpo che si contraeva violentemente,
le urla che riempivano la stanza. Angelo sentì le sue pareti stringersi intorno a lui, il calore che lo avvolgeva, e
non poté più trattenersi. Con un ruggito, si spinse fino in fondo, il cazzo che pulsava mentre veniva,
riempiendola di sperma bollente, marcandola di nuovo, definitivamente.
Valeria non si perse una goccia. Leccò tutto ciò che colava fuori, le labbra che si chiudevano intorno a loro due,
la lingua che puliva ogni traccia del loro piacere.
Quando finalmente Angelo si ritirò, Gaia rimase sdraiata sul divano, il corpo tremante, gli occhi semichiusi, un
sorrisetto soddisfatto sulle labbra.
«Ora», ansimò, «siamo pari.»
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