L'ultima volta con il Preside

di
genere
corna

Come ho avuto modo di raccontare in precedenza, Mario, il Preside della scuola di nostro figlio, era ormai diventato il toro da monta della mia Ilenia.
Lei era come ringiovanita… Aveva fatto un taglio di capelli a caschetto che le lasciava scoperto il collo, e questo esaltava la sensualità delle sue spalle. I suoi occhi color di giada erano più brillanti. Il seno poi sembrava cresciuto di una taglia… era sempre piccolo, ma i capezzoli erano sempre duri e impettiti come chiodi. E il suo sguardo… il suo sguardo era sempre languido e scintillante.
Sul letto di casa nostra regnava il dio Eros, e scopavamo come quando eravamo all’università. Solo che ormai lei era aperta come non mai. Il cazzone a barattolo di Mario l’aveva allargata proprio per bene, soprattutto nel culo, in cui ormai entravo davvero facilmente. Il che mi permetteva di durare molto di più…
Mentre scopavamo lei mi insultava. Non lo aveva mai fatto prima, ma ora lo faceva con costanza, chiamandomi porco, frocetta, succhia cazzi… e io mi eccitavo sempre tantissimo!
Un giorno Mario ci propose di andare a casa sua. Quella sera sua moglie, Francesca, sarebbe uscita con delle amiche, e i suoi figli erano già all’università, quindi non erano un problema. Ci invitò per cena, e io presi una buona bottiglia di vino rosso.
Ci presentammo intorno alle 8. Mario era davvero un buon cuoco, e ci gustammo la compagnia e, soprattutto, il vino.
Già durante la cena lui aveva allungato più volte le mani sotto il tavolo, e gli occhi di Ilenia divennero persino più languidi del solito, e soprattutto ogni tanto lanciava gridolini di goduria e mi sorrideva…
Arrivammo al dolce, e, mentre lo portava, Mario mi si avvicinò e disse: “Il tuo dolcetto ce l’ho io, Carlo… Dopo che mi sarò seduto guarda sotto il tavolo.” Quindi porse il dolce a Ilenia e si sedette appoggiando il suo davanti a sé. Ma dopo essersi accomodato lo vidi armeggiare con le mani sotto la tovaglia. Allora capii.
Guardai Ilenia, che già sapeva, e che disse, maliziosa e ammiccante: “Non lo vuoi il tuo dolcetto, amore?”
“Per te mi strafogherei di dolci così”, dissi, e mi abbassai carponi sotto il tavolo.
Il cazzo di Mario era lì,davanti a me, a meno di un metro. Gattonai fino ai suoi piedi, e lo presi direttamente in bocca, senza toccarlo. Mario non lo aveva lavato, evidentemente, e sentii il sapore acre di urina. Ma invece che schifarmi mi eccitai ancora di più, e affondai la bocca al massimo.
Sopra il tavolo loro due parlavano, come nulla fosse, e dopo un po’, mentre io continuavo a gustarmi il mio dolce, vidi la mano di Mario che si infilava sotto la gonna di Ilenia, scostava le mutandine e infilava due dita nella fessa pelosa di mia moglie.
Allora pensai di cambiare obiettivo, e mi girai verso di lei, pensando di prepararla leccandola per bene. Ma sentii Mario dire, perentorio: “Ehi Carlo, non hai ancora finito il tuo dolce, e non ti potrai alzare finché non lo avrai fatto!”
Nessuno mi vide avvampare, ma sono sicuro che diventai rosso come una mela…
Quindi continuai a… gustarmi il dolce, che nel frattempo era sempre più duro, mentre sentivo Ilenia ansimare e mugolare forte, sempre più forte… e quando sentii che stava godendo sentii anche il cazzone di Mario pulsare sempre più forte nella mia bocca, finché non mi arrivò un’onda di sborra che ebbi l’accortezza di far colare fuori dalla bocca, altrimenti mi avrebbe soffocato…
Alla fine Mario si staccò e lo sentii dire, ridacchiando: “Vieni Ilenia, andiamo dove si sta più comodi. Lasciamo qui quel frocio di Carlo, così si gusta ancora un po’ il sapore del suo dolcetto.”
Anche Ilenia rise, e di gusto, e mi sentii ancora più umiliato dalla sua risata.
Sentii i tacchi di Ilenia allontanarsi verso il corridoio che portava verso le camere, e mi sdraiai a terra, sotto il tavolo, in preda alla mia vergogna e alla mia eccitazione.
Non so quanto tempo rimasi così, ma credo che passò almeno un quarto d’ora. Quando mi ripresi mi alzai lentamente e andai a cercarli. Non conoscendo la casa avanzai piano piano, e guardavo dentro ogni stanza lungo il corridoio. Ma ad un tratto sentii dei rumori provenire proprio dalla stanza in fondo, che aveva la porta socchiusa.
E infatti erano lì. Ilenia era completamente nuda, e stava a pecorina sul letto. Mario, sopra di lei, stava proprio appoggiando il cazzo tra le labbra pelose. Era già di nuovo duro, quel diavolo d’uomo, e la infilò con un colpo solo… Ilenia gridò: “Cazzo, mi spacchi!” E Mario: “Non fare la santarellina, che ormai sei più larga di una troia!”
Io rimasi sulla soglia, a godermi lo spettacolo, che andò avanti per un bel pezzo. E a segarmi.
Per cui non mi accorsi del rumore del portone, né dei passi lungo il corridoio…
“Che cazzo succede qui??”
Era Francesca, la moglie di Mario.
Io mi girai di scatto, con il cazzo ancora in mano. Nella camera si sentì un trambusto, e Mario scese dal letto, mentre Ilenia cercò di coprirsi alla bell’e meglio.
“Cara ti posso spiegare…” Mario comparve di fianco a me con ancora il cazzo duro.
“Ma cosa c’è da spiegare, cristo santo! Lo vedo benissimo cosa stai facendo con quella zoccola! E lei, signor Carlo… Cosa ci fa con il cazzo di fuori con questi due che scopano? Ma non è sua moglie quella?”
“Certo che è mia moglie… Guardi, è la prima volta che capita… Stavamo cenando e da cosa nasce cosa…”
“Qui io vedo solo che sono una cornuta! Anzi, che siamo due cornuti!”
Francesca era una bella cinquantenne. Bionda, un po’ in carne, con un bel seno ancora apprezzabile, insegnava matematica in un Istituto superiore. Insomma era una bella Professoressa… Questo pensavo mentre le dissi, guardandola con ancora il cazzo in mano: “Allora pareggiamo i conti…”
Lei mi guardò interdetta. Certamente non sapeva se incazzarsi ancora di più, mettersi a ridere o… Mentre aleggiava quell’ “o…” il suo sguardo si abbassò sul mio cazzo, che nel frattempo ovviamente aveva perso un po’ la sua consistenza.
“Mario” disse rivolta al marito, “facci passare, e anche tu, zoccola” rivolgendosi a Ilenia, “spostati!”
Quindi mi guardò negli occhi e mi prese per… l’uccello, trascinandomi verso il letto.
Mi guardò languida, e poi mi baciò. Io avevo ancora in bocca il sapore della sborra di Mario, ma lei non sembrò accorgersene. Nel frattempo il mio cazzo stava tornando duro, e anche se non potevo vantare misure come quella di Mario, il mio amichetto aveva sempre fatto il suo dovere… Così cominciai a spogliarla, e vidi che aveva davvero due belle tette, di certo più grandi di quelle di Ilenia. Quando le tolsi le mutande vidi che anche lei lì sotto era bella pelosa… La feci adagiare sul letto e cominciai a leccarla…
Mario e Ilenia erano rimasti sulla porta, e a quella vista ripresero, questa volta in piedi, da dove avevano interrotto.
Quando infilai il cazzo nella figa di Francesca sentii che era fradicia, e larga, davvero larga, così cominciai a pompare con foga, tanto che lei dovette aggrapparsi alle coperte per non scivolare giù dal letto. A un certo punto, tra un gemito e l’altro, disse: “Guarda Mario, anche tu sei cornuto!”
Mario grugnì, e tolse il cazzo dalla figa di Ilenia per metterglielo nel culo. Lei, tra un gemito e l’altro mi guardava, e sembrava stupita da come mi stessi impegnando per far godere Francesca.
Visto che Mario stava inculando Ilenia, feci girare Francesca a pecorina verso di loro, e, mettendomi sopra di lei, presi di mira il suo culo. Certo, abituata a Mario, era davvero morbido e accogliente, e non faticai minimamente ad entrare.
La stanza era satura di sospiri e gemiti, e io e Mario grugnivamo come bestie. Dopo qualche minuto io non ce la facevo più, e, tolto il cazzo dal culo gridai: “Dai Francesca, vieni qui che te lo do in bocca!” Nel frattempo vidi che anche Mario era uscito da Ilenia e l’aveva fatta inginocchiare.
Sborrammo tutti e due nello stesso tempo, ma mentre io spruzzai tutta la mia sborra sul viso di Francesca, Mario spinse il suo uccello in gola a Ilenia e quasi la affogò di sborra… Aprì la bocca per farla uscire e le colò tutta sul seno. Un’immagine che resterà per sempre impressa nella mia memoria.
Francesca nel frattempo mi ripulì per bene… Ma vidi pian piano la lussuria svanire dal suo sguardo, e ritornare la rabbia. “Adesso andate via di qui, e non fatevi vedere mai più! Io e te Mario dobbiamo parlare!”
Io e Ilenia ci rivestimmo in fretta, con lo sguardo ancora un po’ perso e ancora intontiti dai nostri orgasmi, mentre quei due continuavano a gridarsi addosso.
Uscimmo e salimmo in macchina senza dire una parola. Solo quando feci per partire Ilenia aprì bocca per dire: “Però, ti sei dato da fare con Francesca, eh? Porco cornuto… E’ un vero peccato però… Penso che Mario non si farà più rivedere…” E nel frattempo si leccò le labbra, e mi venne voglia di baciarla. Aveva ancora il sapore della sborra di Mario, lo riconoscevo…
scritto il
2026-02-04
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