Il primo giorno (parte 2)
di
Nerea
genere
etero
Lei chiuse gli occhi.
Sentendo il suo sorriso contro la pelle. Quel dannatissimo sorriso. Quello che l’aveva fatta innervosire nel bar quella mattina. Adesso era molto peggio. Lui si concentrò sui suoi capezzoli ormai turgidi, li strinse in un modo che le fece quasi male, solo quasi, ma che le fece sfuggire piccoli gemiti e abbandonare la testa sul petto di lui. Poi una mano di lui scese sui suoi fianchi, sotto la gonna, e poi ancora più giù, a sfiorarle l’orlo delle mutandine. Lui parlò piano “Se continuo…”disse piano. Lei attese.
«…non credo di riuscire a pensare più a niente.» Un brivido le attraversò la schiena.
“Allora non farlo”. Lui sorrise in modo impercettibile, ma lei lo sentì.
Come senti il dito di lui scostarle l’orlo delle mutande e scivolarle lentamente sulla pelle delicata, fino a trovare il suo punto più sensibile. Iniziò a muoversi piano e lei ebbe la certezza che di lì a poco sarebbe crollata, il desiderio era troppo, la tensione di tutto il giorno stava per esplodere in lei. Quando senti che era al limite lo fermò
“Non così, ti voglio dentro di me”.
E si voltò per cercare il suo sguardo. Trovò qualcosa di completamente diverso dall’arroganza che aveva notato poche ore prima. Desiderio. Puro. Innegabile. Come se non si aspettasse di volerla così tanto. Marco le sfiorò una guancia. Poi il mento.
«Sai qual è il problema?»
Lei scosse appena la testa.
«Che adesso che posso toccarti …»
Le sue labbra si fermarono a un soffio dalle sue.
«…non riusciro più a pensare ad altro.»
Il bacio che seguì cancellò tutto il resto.
L’ufficio. L’orario. Le riunioni. Le regole. Rimasero soltanto loro. I vestiti caddero piano sul pavimento e quella tensione accumulata per un’intera giornata che finalmente trovava il modo di esplodere. Lui la sollevò, le gambe di lei intorno alla vita, la schiena premuta contro il muro, ormai nessun ostacolo, nessun pezzo di stoffa tra i loro corpi. Si guardarono per un istante sospeso nel tempo, poi senza distogliere lo sguardo con un movimento lento ma inesorabile lui entrò in lei. E si fermò per assaporare ogni istante, per vedere lo sguardo di lei cambiare, da attesa a piacere puro, uno sguardo che poteva incatenarlo a lei per sempre. Poi iniziarono a muoversi, lui la prese sempre più profondamente, i gemiti di lei crescevano. Le mise una mano sulla bocca, per soffocarli, o per farli ancora più suoi. La spostò sulla scrivania, con i fogli e le penne che cadevano sul pavimento, la fece sdraiare senza mai uscire da lei, lui rimase in piedi, e la guardava come se volesse imprimere ogni centimetro del suo corpo nella sua memoria. Continuando a muoversi iniziò a toccarle il seno, stringendole i capezzoli come aveva fatto prima… ma ora aveva tutto un altro sapore. Lei inarcò la schiena e chiuse gli occhi. Lui aumentò il ritmo, facendola gridare, continuando a toccarle il seno, poi tornò a scendere con la mano sul centro del suo piacere, facendo piccoli cerchi delicati e in poco tempo lei fu di nuovo al limite..
ma questa volta non lo fermò. L’orgasmo la travolse, in un modo diverso da qualsiasi altra volta. Lui non si fermò ma si chinò su di lei per prendere la sua bocca, baciandola con passione, come se volesse prendersi anche la sua voce, anche le sue urla, come se volesse tutto di lei. Le gambe le tremarono e Marco la sentì stringersi spasmodicamente intorno a lui, portandolo velocemente oltre il limite, facendolo venire in profondità dentro di lei. E quando alla fine rimasero abbracciati nel silenzio dell’ufficio ormai vuoto, Marco appoggiò la fronte alla sua. Per una volta non aveva nulla di arrogante da dire. Niente battute. Niente sicurezza ostentata. Solo quello sguardo intenso che lei aveva imparato a riconoscere. Quello di un uomo che pensava di avere il controllo. E che aveva appena scoperto di averlo perso.
Sentendo il suo sorriso contro la pelle. Quel dannatissimo sorriso. Quello che l’aveva fatta innervosire nel bar quella mattina. Adesso era molto peggio. Lui si concentrò sui suoi capezzoli ormai turgidi, li strinse in un modo che le fece quasi male, solo quasi, ma che le fece sfuggire piccoli gemiti e abbandonare la testa sul petto di lui. Poi una mano di lui scese sui suoi fianchi, sotto la gonna, e poi ancora più giù, a sfiorarle l’orlo delle mutandine. Lui parlò piano “Se continuo…”disse piano. Lei attese.
«…non credo di riuscire a pensare più a niente.» Un brivido le attraversò la schiena.
“Allora non farlo”. Lui sorrise in modo impercettibile, ma lei lo sentì.
Come senti il dito di lui scostarle l’orlo delle mutande e scivolarle lentamente sulla pelle delicata, fino a trovare il suo punto più sensibile. Iniziò a muoversi piano e lei ebbe la certezza che di lì a poco sarebbe crollata, il desiderio era troppo, la tensione di tutto il giorno stava per esplodere in lei. Quando senti che era al limite lo fermò
“Non così, ti voglio dentro di me”.
E si voltò per cercare il suo sguardo. Trovò qualcosa di completamente diverso dall’arroganza che aveva notato poche ore prima. Desiderio. Puro. Innegabile. Come se non si aspettasse di volerla così tanto. Marco le sfiorò una guancia. Poi il mento.
«Sai qual è il problema?»
Lei scosse appena la testa.
«Che adesso che posso toccarti …»
Le sue labbra si fermarono a un soffio dalle sue.
«…non riusciro più a pensare ad altro.»
Il bacio che seguì cancellò tutto il resto.
L’ufficio. L’orario. Le riunioni. Le regole. Rimasero soltanto loro. I vestiti caddero piano sul pavimento e quella tensione accumulata per un’intera giornata che finalmente trovava il modo di esplodere. Lui la sollevò, le gambe di lei intorno alla vita, la schiena premuta contro il muro, ormai nessun ostacolo, nessun pezzo di stoffa tra i loro corpi. Si guardarono per un istante sospeso nel tempo, poi senza distogliere lo sguardo con un movimento lento ma inesorabile lui entrò in lei. E si fermò per assaporare ogni istante, per vedere lo sguardo di lei cambiare, da attesa a piacere puro, uno sguardo che poteva incatenarlo a lei per sempre. Poi iniziarono a muoversi, lui la prese sempre più profondamente, i gemiti di lei crescevano. Le mise una mano sulla bocca, per soffocarli, o per farli ancora più suoi. La spostò sulla scrivania, con i fogli e le penne che cadevano sul pavimento, la fece sdraiare senza mai uscire da lei, lui rimase in piedi, e la guardava come se volesse imprimere ogni centimetro del suo corpo nella sua memoria. Continuando a muoversi iniziò a toccarle il seno, stringendole i capezzoli come aveva fatto prima… ma ora aveva tutto un altro sapore. Lei inarcò la schiena e chiuse gli occhi. Lui aumentò il ritmo, facendola gridare, continuando a toccarle il seno, poi tornò a scendere con la mano sul centro del suo piacere, facendo piccoli cerchi delicati e in poco tempo lei fu di nuovo al limite..
ma questa volta non lo fermò. L’orgasmo la travolse, in un modo diverso da qualsiasi altra volta. Lui non si fermò ma si chinò su di lei per prendere la sua bocca, baciandola con passione, come se volesse prendersi anche la sua voce, anche le sue urla, come se volesse tutto di lei. Le gambe le tremarono e Marco la sentì stringersi spasmodicamente intorno a lui, portandolo velocemente oltre il limite, facendolo venire in profondità dentro di lei. E quando alla fine rimasero abbracciati nel silenzio dell’ufficio ormai vuoto, Marco appoggiò la fronte alla sua. Per una volta non aveva nulla di arrogante da dire. Niente battute. Niente sicurezza ostentata. Solo quello sguardo intenso che lei aveva imparato a riconoscere. Quello di un uomo che pensava di avere il controllo. E che aveva appena scoperto di averlo perso.
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