Rosso di Mezzanotte Cap 2. Calore Sconosciuto
di
b_bull_and_master
genere
etero
Alcune dovute premesse:
1) questo racconto non è frutto di fantasia, è assolutamente vero. Solo alcune circostanze sono state romanzate. Ma neanche troppo.
2) spero che questo racconto ecciti la fantasia di qualcuno, uomo o donna che sia, e che sia di ispirazione. Se così non fosse, potete dedicare la vostra lettura ad altri autori.
3) se qualcuno ha dei commenti da fare può contattarmi su b_bull_and_master@proton.me
4) con questo racconto esco dalla mia comfort zone, una narrazione diversa, ed anche argomenti diversi. Inoltre il racconto sarà fatto dalla protagonista.
L’esperienza di quella notte di Capodanno mi aveva sconvolta completamente, in un modo che non avrei mai immaginato possibile. Non era stato solo sesso – non solo il suo cazzo duro che mi penetrava rabbioso nel bagno, i colpi profondi che mi facevano contrarre intorno a lui in spasmi violenti, il suo seme caldo che mi riempiva mentre grugniva basso contro il mio collo, possessivo anche senza parole. Era stato di più. Molto di più. Quell’uomo misterioso non mi aveva scopato solo il corpo – mi aveva scopato il cervello, l’anima, in un modo profondo, ossessivo, che mi lasciava tremante, bagnata, vuota senza di lui. Per la prima volta nella mia vita, un incontro anonimo, furioso, senza nomi né promesse, mi aveva marchiata non solo tra le cosce, ma dentro la testa – pensieri che mi consumavano ogni ora, ogni minuto, un desiderio che non era solo fisico ma mentale, una droga che mi faceva pulsare la figa depilata al solo ricordo del suo odore muschiato, del suo sguardo scuro che mi trafiggeva come se mi possedesse già completamente.
Non sapevo il suo nome, non sapevo nulla di lui tranne la forza delle sue mani che mi reclamavano come se fossi già sua, il sapore salato della sua bocca durante quel bacio famelico, la sensazione del suo cazzo venoso che mi stirava fino al limite, facendomi venire forte, contratta intorno a lui come una disperata. E io… io ero ossessionata. Mi toccavo ogni notte pensando a lui: dita che entravano nella figa depilata, lente all’inizio come i suoi baci sul collo, poi veloci e profonde imitando i suoi affondi brutali, venendo forte con gemiti rochi, pensando ai suoi occhi scuri che mi trafiggevano, alla sua mano nei miei capelli biondi che mi tirava la testa indietro mentre mi possedeva. Era diventato un bisogno, una droga – quell’anonimato che rendeva tutto più intenso, più proibito. Non cercavo il mio accompagnatore di Capodanno, né altri uomini. Cercavo lui. Lo sognavo in ogni luogo pubblico, sperando di rivederlo, di sentire di nuovo quella connessione elettrica, quel desiderio frustrato che mi faceva colare solo con uno sguardo.
E accadde di nuovo, pochi giorni dopo, in un lounge bar elegante del centro – luci basse, divani di velluto, cocktail sofisticati e un’atmosfera carica di possibilità. Indossavo un tubino grigio perla cortissimo, aderente come una carezza, che mi fasciava i seni pieni e il culo sodo, niente sotto per sentirmi audace, pronta. Accompagnata da un amico qualunque – un tipo piacevole ma insignificante – sorseggiavo un Negroni, gli occhi che vagavano per la sala alla ricerca di qualcosa, qualcuno, che accendesse di nuovo quel fuoco.
E lo vidi. Lui. Seduto a un tavolo vicino, cappotto scuro slacciato su un abito grigio, camicia aperta sul collo forte, quello sguardo scuro che mi trafisse all’istante attraverso la folla. Riconoscimento puro, un fulmine che mi colpì il basso ventre, facendomi contrarre la figa vuota con un brivido violento. Lui mi vide, gli occhi che si scurirono immediatamente, un sorriso lento, predatorio che gli incurvò le labbra. Non distolse lo sguardo – intenso, possessivo, come se mi stesse già toccando.
La tensione esplose all’istante, elettrica, insopportabile. Accavallai le gambe con lentezza deliberata, il tubino che saliva pericolosamente, rivelando la pelle nuda delle cosce interne, il calore umido che emanava da me. Lui strinse il bicchiere, le nocche bianche, gli occhi che scendevano sulla mia scollatura, sui seni che premevano contro il tessuto sottile, i capezzoli che si indurirono visibilmente per lui. Portai una mano al collo, sfiorandomi la clavicola calda, scendendo piano verso la scollatura con dita leggere – un tocco casuale, ma per lui: pizzicai appena un capezzolo attraverso il tessuto, facendolo puntare contro il grigio come un invito esplicito.
Lui rispose: bevve un sorso lento, la gola che si muoveva ipnotica, ma il suo sguardo era fisso su di me, sfacciato, come se mi stesse già spogliando con gli occhi – immaginai le sue dita ruvide che mi alzavano il tubino, che entravano nella mia figa nuda, fradicia. Incrociò le gambe, e vidi il rigonfiamento nei pantaloni – duro per me, gonfio, pulsante. Il mio accompagnatore parlava, ma io non ascoltavo: mordicchiandomi il labbro inferiore, presi un’oliva dal piatto, la leccai lenta con la lingua, la succhiai profonda, il succo che colava sul mento. Lo pulii con un dito, lo portai in bocca e lo succhiai profondamente, gemendo piano apposta, gli occhi nei suoi.
La tensione era un nodo soffocante – sudavo sotto il tubino, la figa che colava copiosamente, le cosce che si stringevano per calmare il clitoride gonfio, dolorante. Lui strinse le nocche sul tavolo, il viso teso dal desiderio represso, gli occhi che bruciavano di rabbia erotica – gelosia per il mio accompagnatore che mi toccava il braccio distratto, per il fatto che ero lì con un altro ma bagnata solo per lui.
Non ce la facevo più. Quando lo vidi alzarsi con calma studiata, dirigersi verso i bagni in fondo al corridoio buio – sfiorandomi la spalla con il dorso della mano in un tocco disperato, elettrico che mi fece rabbrividire fino alla figa – capii. Aspettai minuti eterni, il corpo in fiamme, la figa che pulsava vuota e bisognosa. Poi mi alzai, ignorando il mio accompagnatore, e lo seguii.
Entrai nel bagno privato senza bussare, chiudendo a chiave. Lui era lì, contro il muro, gli occhi scuri che bruciavano di rabbia erotica repressa. Mi spinse contro la porta con violenza, le mani che volavano sotto il tubino, afferrandomi le cosce sode, salendo fino a sentire quanto fossi fradicia – niente sotto, la figa liscia e gonfia per lui. Gemetti forte, afferrandogli la cravatta e tirandolo a me per un bacio famelico: lingue che si divoravano, denti che mordevano, il suo sapore maschio che mi invadeva di nuovo.
Mi alzò il tubino fino alla vita, le dita che entravano profonde, tre, scopandomi ritmica mentre mi baciava il collo, mordendo forte. “Bagnata da morire… per me,” grugnì rauco, il pollice sul clitoride che mi faceva inarcare con ansiti disperati. Le sue mani slacciarono la cintura, liberarono il cazzo duro, venoso, bagnato di desiderio – grosso, pulsante, pronto. Mi girò di spalle, premendomi contro lo specchio appannato, e mi penetrò con un affondo profondo, rabbioso – fino in fondo, stirandomi deliziosamente mentre gridavo piano, le pareti che lo stringevano come una morsa bollente.
Iniziò a scoparmi con forza, colpi veloci e potenti, una mano nei miei capelli biondi per tirarmi la testa indietro, l’altra che mi strizzava un seno attraverso il tubino, pizzicando il capezzolo fino a farmi contrarre intorno a lui. “Più forte,” ansimai, spingendo indietro per prenderlo tutto, la voce rotta dal piacere. Obbedì, grugnendo animalesco, i nostri corpi che schiocciavano bagnati, il suono che echeggiava nel bagno.
Venni per prima, violento: un orgasmo che mi travolse, le pareti che lo munsero in spasmi rabbiosi, un urlo soffocato contro lo specchio mentre colavo copiosamente sulle sue cosce, le gambe che tremavano. Lui venne subito dopo, profondo dentro di me, getti caldi e abbondanti che mi riempirono di nuovo, marchiandomi mentre grugnì rauco nel mio collo, il corpo che tremava contro il mio.
Ci sistemammo in fretta, ansimanti, sudati, con sguardi complici e soddisfatti. Mi abbassai il tubino sulle cosce lucide, lui si richiusi i pantaloni.
Tornammo nel locale separati, anonimi. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo attraverso la sala: carichi di segreto, di fame insaziata.
Ma non sapevo che lo avrei rivisto presto. Ancora una volta. E che stavolta il rischio sarebbe stato maggiore.
1) questo racconto non è frutto di fantasia, è assolutamente vero. Solo alcune circostanze sono state romanzate. Ma neanche troppo.
2) spero che questo racconto ecciti la fantasia di qualcuno, uomo o donna che sia, e che sia di ispirazione. Se così non fosse, potete dedicare la vostra lettura ad altri autori.
3) se qualcuno ha dei commenti da fare può contattarmi su b_bull_and_master@proton.me
4) con questo racconto esco dalla mia comfort zone, una narrazione diversa, ed anche argomenti diversi. Inoltre il racconto sarà fatto dalla protagonista.
L’esperienza di quella notte di Capodanno mi aveva sconvolta completamente, in un modo che non avrei mai immaginato possibile. Non era stato solo sesso – non solo il suo cazzo duro che mi penetrava rabbioso nel bagno, i colpi profondi che mi facevano contrarre intorno a lui in spasmi violenti, il suo seme caldo che mi riempiva mentre grugniva basso contro il mio collo, possessivo anche senza parole. Era stato di più. Molto di più. Quell’uomo misterioso non mi aveva scopato solo il corpo – mi aveva scopato il cervello, l’anima, in un modo profondo, ossessivo, che mi lasciava tremante, bagnata, vuota senza di lui. Per la prima volta nella mia vita, un incontro anonimo, furioso, senza nomi né promesse, mi aveva marchiata non solo tra le cosce, ma dentro la testa – pensieri che mi consumavano ogni ora, ogni minuto, un desiderio che non era solo fisico ma mentale, una droga che mi faceva pulsare la figa depilata al solo ricordo del suo odore muschiato, del suo sguardo scuro che mi trafiggeva come se mi possedesse già completamente.
Non sapevo il suo nome, non sapevo nulla di lui tranne la forza delle sue mani che mi reclamavano come se fossi già sua, il sapore salato della sua bocca durante quel bacio famelico, la sensazione del suo cazzo venoso che mi stirava fino al limite, facendomi venire forte, contratta intorno a lui come una disperata. E io… io ero ossessionata. Mi toccavo ogni notte pensando a lui: dita che entravano nella figa depilata, lente all’inizio come i suoi baci sul collo, poi veloci e profonde imitando i suoi affondi brutali, venendo forte con gemiti rochi, pensando ai suoi occhi scuri che mi trafiggevano, alla sua mano nei miei capelli biondi che mi tirava la testa indietro mentre mi possedeva. Era diventato un bisogno, una droga – quell’anonimato che rendeva tutto più intenso, più proibito. Non cercavo il mio accompagnatore di Capodanno, né altri uomini. Cercavo lui. Lo sognavo in ogni luogo pubblico, sperando di rivederlo, di sentire di nuovo quella connessione elettrica, quel desiderio frustrato che mi faceva colare solo con uno sguardo.
E accadde di nuovo, pochi giorni dopo, in un lounge bar elegante del centro – luci basse, divani di velluto, cocktail sofisticati e un’atmosfera carica di possibilità. Indossavo un tubino grigio perla cortissimo, aderente come una carezza, che mi fasciava i seni pieni e il culo sodo, niente sotto per sentirmi audace, pronta. Accompagnata da un amico qualunque – un tipo piacevole ma insignificante – sorseggiavo un Negroni, gli occhi che vagavano per la sala alla ricerca di qualcosa, qualcuno, che accendesse di nuovo quel fuoco.
E lo vidi. Lui. Seduto a un tavolo vicino, cappotto scuro slacciato su un abito grigio, camicia aperta sul collo forte, quello sguardo scuro che mi trafisse all’istante attraverso la folla. Riconoscimento puro, un fulmine che mi colpì il basso ventre, facendomi contrarre la figa vuota con un brivido violento. Lui mi vide, gli occhi che si scurirono immediatamente, un sorriso lento, predatorio che gli incurvò le labbra. Non distolse lo sguardo – intenso, possessivo, come se mi stesse già toccando.
La tensione esplose all’istante, elettrica, insopportabile. Accavallai le gambe con lentezza deliberata, il tubino che saliva pericolosamente, rivelando la pelle nuda delle cosce interne, il calore umido che emanava da me. Lui strinse il bicchiere, le nocche bianche, gli occhi che scendevano sulla mia scollatura, sui seni che premevano contro il tessuto sottile, i capezzoli che si indurirono visibilmente per lui. Portai una mano al collo, sfiorandomi la clavicola calda, scendendo piano verso la scollatura con dita leggere – un tocco casuale, ma per lui: pizzicai appena un capezzolo attraverso il tessuto, facendolo puntare contro il grigio come un invito esplicito.
Lui rispose: bevve un sorso lento, la gola che si muoveva ipnotica, ma il suo sguardo era fisso su di me, sfacciato, come se mi stesse già spogliando con gli occhi – immaginai le sue dita ruvide che mi alzavano il tubino, che entravano nella mia figa nuda, fradicia. Incrociò le gambe, e vidi il rigonfiamento nei pantaloni – duro per me, gonfio, pulsante. Il mio accompagnatore parlava, ma io non ascoltavo: mordicchiandomi il labbro inferiore, presi un’oliva dal piatto, la leccai lenta con la lingua, la succhiai profonda, il succo che colava sul mento. Lo pulii con un dito, lo portai in bocca e lo succhiai profondamente, gemendo piano apposta, gli occhi nei suoi.
La tensione era un nodo soffocante – sudavo sotto il tubino, la figa che colava copiosamente, le cosce che si stringevano per calmare il clitoride gonfio, dolorante. Lui strinse le nocche sul tavolo, il viso teso dal desiderio represso, gli occhi che bruciavano di rabbia erotica – gelosia per il mio accompagnatore che mi toccava il braccio distratto, per il fatto che ero lì con un altro ma bagnata solo per lui.
Non ce la facevo più. Quando lo vidi alzarsi con calma studiata, dirigersi verso i bagni in fondo al corridoio buio – sfiorandomi la spalla con il dorso della mano in un tocco disperato, elettrico che mi fece rabbrividire fino alla figa – capii. Aspettai minuti eterni, il corpo in fiamme, la figa che pulsava vuota e bisognosa. Poi mi alzai, ignorando il mio accompagnatore, e lo seguii.
Entrai nel bagno privato senza bussare, chiudendo a chiave. Lui era lì, contro il muro, gli occhi scuri che bruciavano di rabbia erotica repressa. Mi spinse contro la porta con violenza, le mani che volavano sotto il tubino, afferrandomi le cosce sode, salendo fino a sentire quanto fossi fradicia – niente sotto, la figa liscia e gonfia per lui. Gemetti forte, afferrandogli la cravatta e tirandolo a me per un bacio famelico: lingue che si divoravano, denti che mordevano, il suo sapore maschio che mi invadeva di nuovo.
Mi alzò il tubino fino alla vita, le dita che entravano profonde, tre, scopandomi ritmica mentre mi baciava il collo, mordendo forte. “Bagnata da morire… per me,” grugnì rauco, il pollice sul clitoride che mi faceva inarcare con ansiti disperati. Le sue mani slacciarono la cintura, liberarono il cazzo duro, venoso, bagnato di desiderio – grosso, pulsante, pronto. Mi girò di spalle, premendomi contro lo specchio appannato, e mi penetrò con un affondo profondo, rabbioso – fino in fondo, stirandomi deliziosamente mentre gridavo piano, le pareti che lo stringevano come una morsa bollente.
Iniziò a scoparmi con forza, colpi veloci e potenti, una mano nei miei capelli biondi per tirarmi la testa indietro, l’altra che mi strizzava un seno attraverso il tubino, pizzicando il capezzolo fino a farmi contrarre intorno a lui. “Più forte,” ansimai, spingendo indietro per prenderlo tutto, la voce rotta dal piacere. Obbedì, grugnendo animalesco, i nostri corpi che schiocciavano bagnati, il suono che echeggiava nel bagno.
Venni per prima, violento: un orgasmo che mi travolse, le pareti che lo munsero in spasmi rabbiosi, un urlo soffocato contro lo specchio mentre colavo copiosamente sulle sue cosce, le gambe che tremavano. Lui venne subito dopo, profondo dentro di me, getti caldi e abbondanti che mi riempirono di nuovo, marchiandomi mentre grugnì rauco nel mio collo, il corpo che tremava contro il mio.
Ci sistemammo in fretta, ansimanti, sudati, con sguardi complici e soddisfatti. Mi abbassai il tubino sulle cosce lucide, lui si richiusi i pantaloni.
Tornammo nel locale separati, anonimi. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo attraverso la sala: carichi di segreto, di fame insaziata.
Ma non sapevo che lo avrei rivisto presto. Ancora una volta. E che stavolta il rischio sarebbe stato maggiore.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Rosso di Mezzanotte
Commenti dei lettori al racconto erotico