Rosso di Mezzanotte

di
genere
tradimenti

Alcune dovute premesse:
1) questo racconto non è frutto di fantasia, è assolutamente vero. Solo alcune circostanze sono state romanzate. Ma neanche troppo.
2) spero che questo racconto ecciti la fantasia di qualcuno, uomo o donna che sia, e che sia di ispirazione. Se così non fosse, potete dedicare la vostra lettura ad altri autori.
3) se qualcuno ha dei commenti da fare può contattarmi su b_bull_and_master@proton.me
4) con questo racconto esco dalla mia comfort zone, una narrazione diversa, ed anche argomenti diversi. Inoltre il racconto sarà fatto dalla protagonista. Sto cercando di migliorare il mio modo di scrivere, proposito del nuovo anno.
Era la notte di Capodanno, e il ristorante era un’esplosione di luci dorate, calici che tintinnavano in brindisi allegri, risate che si mescolavano alla musica jazz di sottofondo. L’aria profumava di champagne costoso, agrumi freschi e quel sentore muschiato di corpi eleganti premuti vicini nei tavoli affollati. Io, Elena, trentenne bionda con un corpo che sapevo far voltare la testa – seni pieni e sodi, vita stretta, culo tonico fasciato da un vestito rosso fuoco cortissimo che arrivava appena sotto le cosce, lasciando esposte gambe infinite in calze velate nere – sedevo al tavolo con il mio accompagnatore del momento, un tipo prevedibile perso nel telefonino, ignaro di tutto.
Il vestito era un’arma: aderente come una seconda pelle, rosso scarlatto che catturava ogni riflesso di luce, scollatura profonda che metteva in evidenza il bordo di un reggiseno di pizzo nero, i seni che premevano contro il tessuto sottile, capezzoli già duri per l’eccitazione dell’aria fresca e per il gioco che sentivo nell’aria. Sotto, un perizoma rosso minuscolo, già umido al pensiero di provocare qualcuno – chiunque, ma qualcuno che meritasse. I capelli biondi lunghi sciolti sulle spalle nude, labbra carnose dipinte di rosso matching, occhi azzurri che vagavano per la sala con malizia felina.
E poi lo vidi. Al tavolo di fronte, un uomo sulla cinquantina, abito nero impeccabile su misura che gli fasciava il petto ampio, camicia bianca stirata, cravatta annodata con precisione dominante. Lineamenti decisi, capelli scuri con tempie grigie che lo rendevano ancora più sexy, occhi scuri che trasudavano esperienza, controllo. Accanto a lui, una moglie che chiacchierava animata con amici, ignara – o distratta – dello sguardo di lui che già vagava.
I nostri occhi si incrociarono durante il brindisi di avvicinamento a mezzanotte. Lui alzò il calice verso di me, lento, intenzionale, un sorriso appena accennato sulle labbra carnose. Io ricambiai, leccando piano il bordo del mio bicchiere con la punta della lingua, assaporando il champagne ma immaginando ben altro – il suo sapore, salato e maschio. Lui non distolse lo sguardo: intenso, sfacciato, come se mi stesse già spogliando con gli occhi, scendendo sulla mia scollatura, sui seni che si alzavano veloci per il respiro accelerato, sulle cosce accavallate che lasciavano intravedere la pelle nuda sopra le calze.
Il gioco iniziò lì, silenzioso, pericoloso. Accavallai le gambe con lentezza deliberata, il vestito che saliva pericolosamente, rivelando il bordo del perizoma rosso – un lampo di pizzo umido che catturò la sua attenzione immediata. Lui strinse il bicchiere, le nocche bianche, gli occhi che bruciavano mentre beveva un sorso lento, la gola che si muoveva in modo ipnotico. Io portai una mano al collo, sfiorandomi la clavicola calda, scendendo piano verso la scollatura con dita leggere – un tocco casuale, ma per lui: pizzicai appena un capezzolo attraverso il tessuto, facendolo indurire visibilmente, puntare contro il rosso come un invito esplicito. Lui deglutì, il petto che si alzava più veloce, e io sentii la figa contrarsi, bagnarsi copiosamente per quel gioco a distanza.
Lui rispose: bevve un altro sorso, ma il suo sguardo era fisso su di me, sfacciato, come se mi stesse già toccando – immaginai le sue mani ruvide sui miei seni, che strizzavano forte, pizzicavano i capezzoli fino a farmi gemere. Incrociò le gambe sotto il tavolo, e io vidi il rigonfiamento nei pantaloni eleganti – duro per me, gonfio, e sorrisi maliziosa, mordicchiandomi il labbro inferiore mentre prendevo una ciliegia dal dessert, la leccavo lenta con la lingua, la succhiavo profonda prima di morderla, il succo rosso che mi colava sul mento. Lo pulii con un dito, lo portai in bocca e lo succhiai profondamente, gli occhi nei suoi.
La tensione era elettrica, insopportabile – sudavo sotto il vestito, la figa che colava nel perizoma minuscolo, le cosce che si stringevano per calmare il pulsare del clitoride gonfio. Lui strinse il tovagliolo, le nocche bianche, il viso teso dal desiderio represso. Sua moglie rideva accanto, ignara, e io godevo dentro: lui era mio stasera, anche solo con gli occhi.
Non resistetti più. Quando lo vidi alzarsi con calma studiata, fingendo di andare in bagno – passandomi accanto, sfiorandomi il braccio con le dita in un tocco elettrico che mi fece rabbrividire fino alla figa – capii. Aspettai minuti eterni, il cuore che martellava, la figa che pulsava vuota e disperata. Poi mi alzai, ignorando il mio accompagnatore perso nel telefono, e lo seguii.
Bussai piano alla porta del bagno privato. Lui aprì, gli occhi scuri che bruciavano di rabbia erotica repressa. Entrai come una furia, chiudendo a chiave. Non una parola. Mi spinse contro il muro con violenza controllata, le mani che volavano sotto il vestito corto, afferrandomi le cosce sode, salendo fino a sentire quanto fossi bagnata. Gemetti forte, afferrandogli la cravatta e tirandolo a me per un bacio famelico: lingue che si divoravano, denti che mordevano, il suo sapore maschio che mi invadeva.
Mi alzò il vestito fino alla vita, strappandomi via il perizoma rosso con un gesto brutale – il tessuto che si lacerava tra le sue dita, e l’idea che se lo tenesse come trofeo mi fece gemere più forte. Ero fradicia, la figa gonfia e pulsante per lui. Le sue dita entrarono profonde, tre, curvandosi per sfregare dentro mentre mi baciava il collo, mordendo forte fino a lasciarmi segni. “Bagnata da morire per me,” ringhiò raucedalla, scopandomi con le dita ritmiche, veloci, il pollice sul clitoride che mi faceva inarcare con ansiti disperati.
Le sue mani slacciarono la cintura, liberarono il cazzo duro, venoso, bagnato di pre-eiaculazione – grosso, pulsante, pronto. Mi girò di spalle, premendomi contro il lavandino, il mio culo in fuori per lui. Mi penetrò con un affondo rabbioso, profondo, fino in fondo – gridai piano, mordendomi il labbro per soffocare il suono, le pareti che lo stringevano come una morsa bollente, stretta e calda. Iniziò a scoparmi con forza, colpi veloci e potenti, una mano nei miei capelli biondi per tirarmi la testa indietro, l’altra che mi strizzava un seno attraverso il vestito, pizzicando il capezzolo fino a farmi contrarre intorno a lui.
“Più forte,” ansimai, la voce rotta dal piacere, spingendo indietro per prenderlo tutto. Obbedì, grugnendo animalesco, i nostri corpi che schiocciavano bagnati, il suono che echeggiava nel bagno. Venni per prima, violento: un orgasmo che mi travolse, le pareti che lo munsero in spasmi rabbiosi, un urlo soffocato contro il suo braccio mentre colavo copiosamente sulle sue cosce.
Lui venne subito dopo, profondo dentro di me, getti caldi e abbondanti che mi riempirono, marchiandomi mentre grugniva raucedalla nel mio collo, il corpo che tremava contro il mio.
Ci sistemammo in fretta, ansimanti, sudati, con sguardi complici e soddisfatti. Mi abbassai il vestito sulle cosce lucide dei nostri umori, lui si richiusi i pantaloni – con il mio perizoma rosso in tasca, trofeo caldo.
Tornammo ai tavoli separati, anonimi. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo attraverso la sala durante il brindisi di mezzanotte: carichi di segreto, di promessa. Lui alzò il calice verso di me, lento, e io ricambiai, la figa ancora pulsante piena di lui.
E mentre i fuochi d’artificio esplodevano fuori, pensai: se il buongiorno si vede dal mattino, questo sarà un anno stupendo.
Ma non sapevo che lo avrei rivisto presto. Molto presto.
scritto il
2026-01-01
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