La vacanza
di
b_bull_and_master
genere
dominazione
Alcune dovute premesse:
1) questo racconto non è frutto di fantasia, è assolutamente vero. Solo alcune circostanze sono state romanzate. Ma neanche troppo.
2) spero che questo racconto ecciti la fantasia di qualcuno, uomo o donna che sia, e che sia di ispirazione. Se così non fosse, potete dedicare la vostra lettura ad altri autori.
3) se qualcuno ha dei commenti da fare può contattarmi su b_bull_and_master@proton.me
Rebecca, Chiara e Federica sono amiche da una vita. Tutte e tre bellissime, tutte e tre con storie in corso e stanche della routine torinese. Rebecca è la bionda più dolce del gruppo: capelli lunghi dorati, occhi azzurri, un corpo snello e morbido che sembra fatto per essere accarezzato. È sempre stata quella che ascolta, che sorride, che cede per prima. Chiara, mora, elegante, con un’aria da leader naturale, ha un lato dominante che esce soprattutto nei momenti di intimità. Federica, castana con curve generose e uno sguardo malizioso, è la più creativa e imprevedibile: ama dirigere, provocare, inventare giochi.
Hanno prenotato una villa isolata vicino a Chia, in Sardegna: piscina privata, vista mare, nessuna vicina per centinaia di metri. Dieci giorni di totale libertà.
Il viaggio inizia presto. L’auto di Federica le porta da Torino all’aeroporto di Caselle. È mattina, l’abitacolo è caldo, la musica bassa. Rebecca è seduta dietro, le gambe accavallate, indossando un vestitino leggero estivo che le lascia le spalle scoperte. Dopo un po’ di chiacchiere sul volo e sulla spiaggia, cala un silenzio complice.
Rebecca inspira profondamente, si morde il labbro, poi parla con voce bassa ma decisa:
«Ragazze… ho una proposta. Un po’ folle, forse.»
Chiara, al volante, alza un sopracciglio nello specchietto. Federica si gira sul sedile del passeggero, incuriosita.
«Dimmi, biondina», dice Federica con quel sorriso che già promette guai.
Rebecca arrossisce, ma continua:
«Durante queste vacanze… vorrei che voi due… mi sottometteste. Del tutto. Regole, ordini, punizioni leggere se non obbedisco… tutto quello che vi viene in mente. Voglio sentirmi vostra. Completamente. Per dieci giorni.»
Silenzio. Poi Chiara scoppia in una risata bassa, sensuale.
«Cazzo, Rebecca. Lo dici così, come se chiedessi di passare il sale.»
Federica si lecca le labbra. «Da quanto ci pensi?»
«Da mesi», ammette Rebecca, abbassando lo sguardo. «E so che a voi piace comandare… l’ho visto in passato, con i vostri ex. Voglio essere io il vostro gioco, stavolta.»
Chiara rallenta, accosta in una piazzola deserta prima dell’aeroporto. Spegne il motore. Si gira verso il sedile posteriore.
«Regole?», chiede con voce ferma.
Rebecca trema leggermente, ma sorride.
«Quello che decidete voi. Solo… sicuro, consensuale. Una safeword: “Torino”. E vale per tutto: ordini in pubblico leggeri, in privato… tutto quello che volete.»
Federica si avvicina, le accarezza una guancia.
«Brava la nostra bambina. Accettiamo. Da questo momento fino al ritorno a Torino, tu sei nostra. E iniziamo subito.»
Primo ordine, sussurrato: Rebecca deve togliersi le mutandine in macchina e consegnargliele. Lei obbedisce, arrossendo mentre si solleva il vestitino e le fa scivolare giù per le gambe. Le porge a Chiara, che le infila nella borsa con un sorriso soddisfatto.
All’aeroporto, mentre camminano verso il check-in, Rebecca sente già l’eccitazione crescervi dentro: niente sotto il vestitino, i capezzoli che sfregano contro il tessuto leggero, gli sguardi delle amiche che la controllano.
In aereo, seduta in mezzo a loro, riceve il secondo ordine via messaggio sul telefono (per non farsi sentire): deve tenere le mani ferme sulle cosce e non muoversi quando Chiara le accarezzerà l’interno coscia per tutto il decollo. Rebecca annuisce, il cuore che batte forte.
L’aereo atterra a Cagliari nel primo pomeriggio. Il caldo della Sardegna le investe non appena scendono dalla scaletta: un’onda densa, profumata di mirto e salsedine, che fa immediatamente sentire la pelle viva.
Noleggiano una Jeep cabrio rossa. Federica guida, Chiara accanto a lei con la mappa sul telefono, Rebecca sul sedile posteriore, ancora senza mutandine sotto il vestitino leggero, come ordinato in macchina prima dell’aeroporto. Il vento le scompiglia i capelli biondi e le solleva leggermente l’orlo dell’abito; ogni curva della strada costiera le ricorda quanto sia esposta, quanto già appartenga a loro.
Dopo una quarantina di minuti lasciano la statale e imboccano una stradina sterrata che scende verso il mare. La villa appare all’improvviso: bianca, bassa, con grandi vetrate, circondata da macchia mediterranea e da una piscina a sfioro che sembra buttarsi direttamente nell’azzurro del mare di Chia. Intorno, solo silenzio e profumo di ginepro.
Federica spegne il motore. Per un attimo nessuno parla.
«Benvenuta a casa, Rebecca», dice Chiara voltandosi, la voce bassa e calda. «Da questo momento le regole sono pienamente attive. Tu entri per ultima, porti dentro tutte le valigie. Una per uno. E ad ogni viaggio ti togli un indumento. Quando avrai finito, sarai nuda e ci aspetterai in ginocchio in soggiorno. Capito?»
Rebecca deglutisce, il cuore che le batte forte. «Sì, signora.»
Le due amiche scendono, prendono solo le loro borse piccole e si dirigono verso la porta senza voltarsi. Rebecca resta sola con la Jeep aperta, il sole che le scalda la pelle.
Primo viaggio. Afferra la sua valigia, la trascina fino alla porta d’ingresso. Davanti allo zerbino si sfila i sandaletti e le lascia lì, scalza sul marmo caldo. Rientra in casa: l’interno è fresco, pavimenti in cotto, divani bianchi, grandi finestre aperte sul mare. Chiara e Federica sono già in cucina, stanno aprendo una bottiglia di vermentino freddo.
Secondo viaggio. La valigia di Federica. Rebecca si ferma sulla soglia, si passa le mani sui fianchi, poi fa scivolare giù la spallina del vestitino. Il tessuto leggero cade a terra, lasciandola in reggiseno di pizzo bianco e niente sotto. Sente lo sguardo delle due amiche su di sé mentre trascina la valigia dentro.
Terzo viaggio. La valigia di Chiara. Stavolta si slaccia il reggiseno, lo appoggia con cura sul mucchio di vestiti accanto alla porta. I capezzoli si induriscono immediatamente all’aria condizionata e al brivido di eccitazione. Attraversa il soggiorno con i seni nudi che ondeggiano leggermente, la pelle d’oca nonostante il caldo.
Ultimo viaggio. Una borsa con gli acquisti duty-free. Ormai è completamente nuda, il vestitino, il reggiseno e le scarpe abbandonati fuori. Cammina scalza sul pavimento fresco, sente il sesso già umido, le cosce che sfregano appena. Lascia l’ultima borsa in ingresso.
Chiara e Federica sono sul grande divano del soggiorno, davanti alla vetrata aperta sul mare. Hanno tolto le scarpe e i parei, indossano solo bikini e sorridono sorseggiando il vino.
Rebecca si avvicina piano, il cuore in gola. Si ferma a un metro da loro, poi si abbassa lentamente in ginocchio sul tappeto morbido. Ginocchia divaricate quanto basta, mani appoggiate sulle cosce, palme in su. Testa bassa, capelli biondi che le cadono sulle spalle nude.
Silenzio. Solo il rumore lontano delle onde.
Federica è la prima a parlare, con voce lenta e soddisfatta:
«Brava, piccola. Guarda quanto sei bella così.»
Chiara si alza, gira intorno a lei come per ispezionarla. Le passa una mano tra i capelli, poi le accarezza la schiena, scendendo fino alle natiche. Rebecca trema ma resta immobile.
«Hai fatto caldo in viaggio, vero?», sussurra Chiara chinandosi al suo orecchio. «Si vede. Sei già bagnata.»
Le dita di Chiara sfiorano appena l’interno coscia di Rebecca, confermandolo. Rebecca lascia andare un piccolo gemito, ma non si muove.
Federica si alza a sua volta, prende il telefono.
«Prima regola della casa: foto ricordo. Sorridi, tesoro.»
Scatta un paio di foto: Rebecca in ginocchio, nuda, illuminata dalla luce del pomeriggio che entra dalle vetrate, il mare sullo sfondo.
Poi entrambe si siedono di nuovo sul divano, una di fronte all’altra, lasciando Rebecca al centro.
«Ora vieni qui», ordina Chiara battendo sul cuscino tra loro. «Sdraiati sulle nostre gambe. Vogliamo controllare quanto sei stata brava oggi… e decidere la tua prima ricompensa.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe un po’ tremanti, e si stende sul divano, la testa sulle cosce di Federica, il bacino su quelle di Chiara. Le mani delle due amiche iniziano subito a esplorarla: carezze lente sui seni, sul ventre, tra le cosce aperte.
Il primo pomeriggio in villa è pigro e bollente. Appena finito il “benvenuto” sul divano – dopo che Chiara e Federica hanno esplorato a lungo il corpo di Rebecca con mani lente e parole sussurrate, lasciandola tremante e sull’orlo del piacere senza mai concederle il rilascio – decidono di spostarsi in piscina.
«Ora prendiamo il sole», annuncia Chiara alzandosi, ancora con il bikini nero slacciato dopo le carezze di poco prima. «Tu, Rebecca, ci aiuti a sistemarci. Poi resti al nostro servizio.»
Rebecca, ancora nuda e con la pelle accesa dalle loro attenzioni, annuisce subito. «Sì, signora.»
Escono sulla terrazza. Il sole è alto, abbagliante, e la piscina a sfioro sembra fondersi con il mare all’orizzonte. Ci sono tre lettini allineati, con grandi asciugamani bianchi e una bottiglia di olio solare abbronzante sul tavolino.
Chiara e Federica si posizionano subito.
Chiara si sfila completamente la parte sopra del bikini, lasciando cadere il tessuto nero a terra. I suoi seni piccoli e sodi catturano immediatamente la luce, i capezzoli già inturgiditi dall’aria calda e dall’eccitazione residua di poco fa. Si sdraia a pancia in giù sul primo lettino, i capelli mora sciolti sulla schiena.
Federica fa lo stesso: slaccia il suo bikini rosso fuoco e lo getta sull’asciugamano. I suoi seni più pieni ondeggiano leggermente mentre si sistema sul secondo lettino, sempre a pancia in giù. «Vieni, piccola», dice a Rebecca con voce languida. «Spalmaci l’olio. Inizia da me.»
Rebecca prende la bottiglia, versa l’olio caldo sulle mani e si inginocchia accanto al lettino di Federica. Inizia dalle spalle, scendendo piano lungo la schiena, fino al fondoschiena. Le dita scivolano sulla pelle già dorata, massaggiando con cura. Federica sospira soddisfatta quando Rebecca arriva alle cosce, aprendo leggermente le gambe per farle raggiungere l’interno.
Poi tocca a Chiara. Rebecca si sposta, versa altro olio e ripete i gesti: spalle, schiena, vita, glutei. Chiara solleva appena i fianchi per farle capire di insistere sul fondoschiena, e Rebecca obbedisce, le mani che scivolano lente e devote.
Quando ha finito, Chiara si gira sul fianco, topless, senza alcun pudore. I seni esposti al sole, guarda Rebecca dritto negli occhi.
«Ora mettici la crema anche davanti. Ma solo a noi. Tu resti così, nuda, senza protezione. Vogliamo vederti arrossire un po’.»
Rebecca sente un brivido, ma annuisce. Inizia da Federica, che si è girata supina: spalma l’olio sul décolleté, sui seni pieni, sfiorando i capezzoli con i pollici. Federica chiude gli occhi e lascia andare un piccolo gemito di piacere.
Poi Chiara: Rebecca le massaggia il petto con movimenti circolari, attenta, quasi reverente. Chiara le prende la mano per un istante e la guida più forte su un capezzolo, facendola arrossire.
Terminate le due, Chiara indica il terzo lettino, vuoto.
«No, tu non ti sdrai. Resti in piedi qui tra noi. Mani dietro la schiena, gambe leggermente aperte. Così possiamo guardarti mentre prendiamo il sole.»
Rebecca obbedisce immediatamente. Si posiziona al centro, tra i due lettini, in piena luce. Il sole le brucia la pelle nuda: seni, ventre, sesso completamente esposto. Sente già il calore accumularsi, ma resta immobile, respirando piano.
Chiara e Federica, topless e luccicanti d’olio, si sdraiano supine, occhiali da sole sul naso, corpi rilassati. Ogni tanto una delle due alza lo sguardo su Rebecca, sorride, le fa un piccolo complimento o un ordine sussurrato.
«Inarca un po’ la schiena, tesoro. Vogliamo vedere meglio i tuoi seni.»
«Apri di più le gambe… brava, così.»
«Sei bellissima quando arrossisci, lo sai?»
Passano i minuti. Il sudore inizia a scivolarle lungo la schiena e tra i seni. Il sesso è gonfio, lucido, e Rebecca sente il desiderio crescervi dentro, ma non osa muoversi.
Dopo una ventina di minuti, Federica si stiracchia come un gatto.
«Ho caldo. Rebecca, vieni qui.»
Le fa cenno di sdraiarsi sopra di lei, sul lettino stretto. Rebecca si adagia piano, pelle nuda contro pelle nuda e oliata. I seni di Federica sotto i suoi, i capezzoli che si sfiorano. Federica le avvolge le braccia intorno alla vita, tenendola ferma.
Chiara, dall’altro lettino, allunga una mano e inizia ad accarezzare la schiena di Rebecca, scendendo piano fino alle natiche.
«Brava la nostra bambina», sussurra. «Ora resti qui, sopra di lei. Al caldo. E non ti muovere finché non te lo diciamo noi.»
Il sole continua a picchiare. Tre corpi intrecciati, due topless e abbronzate, una bionda nuda e dolcemente sottomessa, completamente persa nel loro gioco.
Il sole è ancora alto, ma la brezza marina ha iniziato a rinfrescare leggermente l’aria. Chiara e Federica, sdraiate sui lettini topless e lucide d’olio, decidono che è ora di entrare in acqua.
«Rebecca», dice Chiara con voce pigra, «vieni. Portaci in piscina.»
Rebecca, ancora sdraiata sopra Federica, pelle contro pelle calda, si solleva piano. Le gambe le tremano un po’ per il calore e per l’eccitazione accumulata. Federica le dà una leggera sculacciata sul fondoschiena mentre si alza, facendola sorridere arrossendo.
Chiara è la prima a entrare in acqua. Scivola nella piscina con un movimento fluido, l’acqua le arriva alla vita, i seni che galleggiano appena mentre si appoggia al bordo con i gomiti all’indietro. I capelli mora bagnati le aderiscono alle spalle.
Federica prende Rebecca per mano e la guida verso i gradini. «Tu entri per ultima, piccola. E ci raggiungi a nuoto.»
Rebecca annuisce e resta sul bordo mentre Federica si tuffa con un piccolo spruzzo. Le due amiche si avvicinano al centro della piscina, ridendo piano, i corpi che brillano sott’acqua.
«Ora vieni», ordina Chiara, la voce bassa ma ferma.
Rebecca entra lentamente. L’acqua è fresca contro la sua pelle surriscaldata dal sole, un contrasto delizioso che le fa indurire immediatamente i capezzoli. Nuota verso di loro con movimenti docili, i capelli biondi che si allargano sulla superficie come una nuvola dorata.
Quando le raggiunge, Chiara e Federica la circondano. Chiara davanti, Federica dietro. Rebecca si trova intrappolata tra i loro corpi, l’acqua che le arriva appena sotto i seni.
Chiara le prende il viso tra le mani bagnate e la bacia lentamente, profondamente. La lingua che entra piano, possessiva. Rebecca geme nella sua bocca, le mani che istintivamente cercano di appoggiarsi ai fianchi di Chiara, ma Federica gliele blocca subito dietro la schiena.
«No, tesoro», sussurra Federica all’orecchio di Rebecca, il respiro caldo contro la pelle bagnata. «Le mani ferme. Oggi sei solo nostra.»
Chiara continua a baciarla mentre Federica inizia ad accarezzarla da dietro: mani che scivolano sui seni, pizzicando leggermente i capezzoli, poi scendendo sul ventre, tra le cosce aperte dall’acqua. Rebecca inarca la schiena, il corpo che trema tra loro.
L’acqua rende tutto più lento, più sensuale. Ogni tocco è amplificato, ogni carezza scivola senza attrito.
Chiara stacca le labbra dalla sua bocca e scende a baciarle il collo, poi un seno, succhiando un capezzolo fino a farla gemere forte. Federica, nel frattempo, ha infilato una mano tra le sue gambe da dietro, le dita che trovano il clitoride gonfio e iniziano a girare piano, con una pressione perfetta.
«Brava, resta ferma», sussurra Federica. «Non muoverti. Lascia che ti usiamo.»
Rebecca obbedisce, le gambe che tremano nell’acqua, il respiro corto. Chiara passa all’altro seno, mordicchiando delicatamente, mentre con una mano raggiunge quella di Federica sott’acqua, aiutandola a stimolarla.
Le due amiche si guardano negli occhi sopra la spalla di Rebecca, sorridendo complici. Poi Chiara si abbassa leggermente, immergendo la testa per un istante, e prende in bocca un capezzolo sott’acqua, la sensazione calda e fredda insieme che fa quasi crollare Rebecca.
Federica accelera il movimento delle dita, due che entrano piano dentro di lei mentre il pollice continua sul clitoride. Chiara risale a baciarle la bocca, soffocando i suoi gemiti.
«Vieni quando te lo diciamo noi», ordina Chiara contro le sue labbra.
Rebecca annuisce debolmente, persa. Il piacere sale rapido, inevitabile.
Dopo minuti che sembrano eterni, Chiara sussurra: «Ora, piccola. Vieni per noi.»
Rebecca si lascia andare con un grido soffocato nella bocca di Chiara, il corpo che si contrae in spasmi lunghi, le gambe che cedono. Federica la sorregge da dietro, Chiara davanti, tenendola a galla mentre l’orgasmo la travolge in ondate.
Quando finisce, resta abbandonata tra loro, ansimante, l’acqua che le lambisce la pelle sensibile.
Chiara le accarezza i capelli bagnati. «Bravissima.»
Federica le bacia la nuca. «E questa era solo la prima della giornata.»
Dopo l’orgasmo che l’ha lasciata tremante e senza forze tra le loro braccia, Rebecca resta appoggiata al bordo della piscina, il respiro ancora corto, l’acqua che le lambisce dolcemente i seni. Chiara e Federica la tengono ancora stretta, una davanti e una dietro, come se non volessero lasciarla andare via neanche per un secondo.
Chiara le accarezza i capelli bagnati, scostandoglieli dal viso.
«Brava, piccola nostra. Ti è piaciuto, vero?»
Rebecca annuisce debolmente, la voce un sussurro: «Sì, signora… tantissimo.»
Federica ride piano contro la sua nuca. «Bene. Perché ora tocca a noi.»
Con un gesto sincronizzato, quasi avessero provato la scena mille volte, le due amiche cambiano posizione. Chiara si appoggia al bordo della piscina, le braccia aperte sul marmo caldo, i seni fuori dall’acqua che brillano di gocce. Federica spinge dolcemente Rebecca verso di lei.
«Inizia da Chiara», ordina Federica, la voce bassa e carica di desiderio. «Falle sentire quanto sei brava con la bocca.»
Rebecca non esita. Si avvicina, l’acqua che le rende i movimenti lenti e fluidi. Bacia prima il collo di Chiara, poi scende piano: lingua che sfiora la clavicola, i seni, succhiando un capezzolo con devozione. Chiara inarca la schiena, lasciando andare un sospiro profondo, una mano che si infila nei capelli biondi di Rebecca per guidarla.
Federica, nel frattempo, si posiziona dietro Rebecca. Le mani sulle sue anche, la spinge leggermente in avanti in modo che Rebecca resti china su Chiara, il fondoschiena esposto. Federica inizia ad accarezzarla di nuovo tra le cosce, ma stavolta solo per tenerla eccitata, per farla tremare mentre lavora.
Rebecca scende ancora. Bacia il ventre di Chiara, poi più in basso. Chiara apre le gambe nell’acqua, appoggiando un piede sul gradino sommerso per darle spazio. Rebecca affonda il viso tra le sue cosce, la lingua che trova subito il clitoride, lenta e obbediente. Chiara geme forte, la testa all’indietro, il sole che le illumina il viso estasiato.
Federica osserva per un po’, mordendosi il labbro. Poi si avvicina di più. Con una mano continua a stimolare Rebecca da dietro – due dita che entrano e escono piano, tenendola al limite – mentre con l’altra accarezza i seni di Chiara, pizzicando i capezzoli.
«Brava la nostra bambina», sussurra Federica. «La stai facendo impazzire.»
Chiara dura poco. Dopo qualche minuto di lingua attenta e devota di Rebecca, il suo corpo si tende, le cosce stringono la testa di Rebecca, e viene con un grido roco, le dita affondate nei capelli biondi.
Quando si riprende, Chiara tira su Rebecca e la bacia con passione, assaggiandosi sulla sua lingua.
«Ora tocca a Federica», dice con voce ancora tremante.
Si scambiano di posto. Federica si appoggia al bordo accanto a Chiara, le gambe aperte. Rebecca, guidata da Chiara che le tiene i fianchi, si china su di lei. Inizia lo stesso rituale: baci lenti sui seni pieni, sui capezzoli duri, poi scende.
Chiara, da dietro, prende il controllo completo di Rebecca. Le infila tre dita dentro piano, mentre con il pollice le stimola il clitoride. Rebecca geme contro il sesso di Federica, le vibrazioni che fanno impazzire l’amica.
Federica è più esigente: guida la testa di Rebecca con le mani, le dà piccoli ordini sussurrati.
«Più forte… sì, lì… brava… non fermarti…»
Rebecca obbedisce, la bocca instancabile, la lingua che danza esattamente come le viene chiesto. Chiara accelera dietro di lei, sapendo perfettamente come portarla al limite senza farla venire.
Federica viene con un lungo gemito profondo, il corpo che si inarca fuori dall’acqua, le mani che stringono forte i capelli di Rebecca.
Quando anche lei si riprende, le tre restano un momento in silenzio, abbracciate nell’acqua calda, i corpi ancora tremanti e vicini.
Poi Chiara sorride maliziosa.
«Dentro», ordina semplicemente. «Asciughiamo i corpi… e continuiamo sul lettone. Abbiamo portato qualche giocattolino che vuoi assolutamente provare, piccola.»
Rebecca arrossisce, ma il suo sorriso è radioso.
«Sì, signore.»
Escono dalla piscina una alla volta, i corpi nudi e bagnati che brillano sotto il sole del pomeriggio. Rebecca cammina in mezzo, una mano di Chiara e una di Federica che la tengono per la vita, come se fosse la cosa più preziosa del mondo. Chiara e Federica avvolgono Rebecca in un grande telo bianco, asciugandola piano, quasi con venerazione: passano il tessuto sui seni, sul ventre, tra le cosce, senza fretta. Rebecca trema a ogni tocco, le gambe deboli.
«Brava, piccola», sussurra Chiara baciandole la tempia. «Ora andiamo dentro. Abbiamo una sorpresa per te.»
Attraversano la terrazza tenendola in mezzo, una per mano. La villa è fresca, le persiane socchiuse filtrano la luce del pomeriggio in strisce dorate. La camera da letto principale è enorme: un lettone king-size con lenzuola bianche immacolate, ventilatore al soffitto che gira lento, vista sul mare attraverso la portafinestra aperta.
Sul comodino, Federica ha già preparato tutto: una piccola borsa di pelle nera aperta. Dentro, giocattoli che avevano scelto insieme mesi prima, “per un’occasione speciale”.
Chiara spinge dolcemente Rebecca al centro del letto.
«Sdraiati sulla schiena, braccia sopra la testa, gambe aperte.»
Rebecca obbedisce subito, il cuore che batte forte. Il telo le viene tolto, resta di nuovo completamente nuda, esposta sul lenzuolo fresco.
Federica si siede al suo fianco, accarezza i capelli biondi sparsi sul cuscino. Chiara invece prende due morbidi polsini di seta nera dalla borsa.
«Oggi ti leghiamo un po’», spiega Chiara con voce calma. «Solo i polsi alla testata. Così non puoi scappare quando ti facciamo impazzire.»
Rebecca annuisce, mordendosi il labbro. «Sì, signora… come volete voi.»
Chiara le lega i polsi con cura, non troppo stretti, ma abbastanza da impedirle di muoversi liberamente. I nodi sono morbidi, sensuali. Poi prende una mascherina di satin nero e gliela posa sugli occhi.
«Buio», sussurra. «Così senti solo noi.»
Il mondo scompare. Rebecca sente solo il respiro delle due amiche, il fruscio delle lenzuola, il profumo della loro pelle ancora salato di piscina.
Prima arrivano le bocche.
Federica inizia dai seni: baci lenti, lingua che gira intorno ai capezzoli, poi li succhia forte, alternando dolcezza e piccoli morsi. Chiara invece scende direttamente tra le sue gambe. Le apre le cosce con mani ferme, poi la prima leccata è lenta, dalla base fino al clitoride. Rebecca inarca la schiena con un gemito lungo.
«Zitta», ordina Chiara tra una leccata e l’altra. «Non devi parlare. Solo sentire.»
Le due lavorano in perfetta sincronia. Federica sui seni e sul collo, mordicchia il lobo dell’orecchio sussurrando: «Sei così bagnata per noi… lo sentiamo.»
Chiara è implacabile: la lingua che danza sul clitoride, due dita che entrano piano, curvandosi proprio lì, dove sa che la fa impazzire. Rebecca si contorce, i polsi tirano inutilmente contro i lacci.
Poi sentono il ronzio.
Chiara accende un piccolo vibratore a uovo, liscio e potente. Lo appoggia prima sul clitoride, facendola sobbalzare, poi lo infila piano dentro di lei, lasciandolo lì a pulsare a bassa intensità.
Federica sale sul letto, si mette a cavalcioni sul suo viso, ma senza sedersi del tutto.
«Leccami, piccola. Lentamente.»
Rebecca alza la testa bendata, cerca con la lingua. Trova il sesso di Federica già bagnato, caldo, e inizia a leccare con devozione: lunghi colpi lenti, poi piccoli cerchi sul clitoride. Federica geme, si sostiene alla testata, controllando il ritmo con i fianchi.
Chiara, nel frattempo, ha preso un altro giocattolo: un dildo di silicone morbido, medio, con una leggera curva. Lo lubrifica bene, poi lo appoggia all’ingresso di Rebecca, accanto al vibratore che continua a ronzare dentro.
«Respira», sussurra. Poi spinge piano.
Rebecca emette un gemito soffocato contro il sesso di Federica mentre viene riempita lentamente, centimetro dopo centimetro. Chiara inizia a muoverlo dentro e fuori con un ritmo costante, profondo, mentre con il pollice torna sul clitoride.
Il piacere diventa travolgente. Rebecca lecca Federica con sempre più foga, sentendo l’amica tremare sopra di lei. Federica viene per prima: un orgasmo lungo, silenzioso, i fianchi che premono forte sulla bocca di Rebecca.
Quando Federica si sposta, ansimante, Chiara aumenta il ritmo del dildo e del pollice.
«Ora tocca a te, piccola. Vieni forte. Subito.»
Rebecca non resiste più. L’orgasmo la travolge come un’onda violenta: il corpo che si inarca, i polsi che tirano i lacci, un grido lungo e spezzato che riempie la stanza. Chiara continua a muoverla dentro anche durante gli spasmi, prolungando il piacere fino a farla quasi piangere.
Quando finalmente si ferma, Rebecca è un fascio di nervi scoperti, tremante, bagnata di sudore e di piacere.
Chiara le toglie la mascherina piano. La luce del pomeriggio la abbaglia per un secondo. Vede le due amiche chine su di lei, occhi pieni di desiderio e tenerezza.
Federica le scioglie i polsi, le massaggia le braccia. Chiara si sdraia accanto a lei, la stringe forte.
«Sei stata perfetta», sussurra Chiara baciandola sulla fronte. «La nostra bellissima bambina.»
Rimangono così per un tempo indefinito: tre corpi nudi intrecciati sul lettone, il ventilatore che gira piano, il mare lontano che sussurra. Rebecca al centro, coccolata, baciata, accarezzata senza fretta. Il sole è tramontato da un pezzo, lasciando il cielo della Sardegna dipinto di viola e arancione. La villa è avvolta da una luce soffusa: solo poche lampade a parete e candele sparse sul tavolo della terrazza, che danno alla scena un’atmosfera intima e calda.
Chiara e Federica hanno deciso i ruoli per la cena con precisione.
Rebecca è ancora nuda, come del resto per tutto il giorno, ma stavolta le hanno messo un piccolo grembiule da cucina bianco, corto, che le copre appena il davanti e lascia scoperto il fondoschiena. Intorno al collo un collarino di velluto nero con un anellino d’argento: non un vero collare, ma abbastanza per ricordarle il suo posto. Ai polsi, bracciali di pelle morbida con piccoli ganci, nel caso volessero legarla più tardi.
«Stasera cucini e servi tu, piccola», aveva detto Federica mentre preparavano la tavola. «Noi ci rilassiamo e ti guardiamo.»
Il menu è semplice ma sensuale: insalata di polpo fresco, spaghetti alle vongole, pane carasau, un bianco freddo della zona. Rebecca ha cucinato sotto i loro sguardi attenti, chinandosi per prendere pentole, alzandosi in punta di piedi per raggiungere gli scaffali, perfettamente consapevole di essere osservata in ogni movimento.
Ora la tavola è apparecchiata sulla terrazza, proprio accanto alla piscina che riflette le luci delle candele. Chiara e Federica sono sedute una di fronte all’altra, indossando solo leggeri parei annodati in vita, i seni scoperti, i capelli ancora un po’ umidi dalla doccia veloce che hanno fatto senza di lei (“Tu aspetti il tuo turno”, le avevano detto).
Rebecca serve il primo piatto. Cammina scalza sul pavimento caldo, il grembiule che ondeggia ad ogni passo. Porge i piatti chinandosi leggermente, offrendo una vista perfetta sul décolleté e sul fondoschiena nudo quando si gira.
«Grazie, tesoro», dice Chiara prendendo il piatto, ma con l’altra mano le sfiora deliberatamente l’interno coscia mentre Rebecca è china. Rebecca trema, ma resta in silenzio.
Durante la cena le due amiche chiacchierano rilassate: del mare, del viaggio, di aneddoti leggeri. Rebecca resta in piedi accanto al tavolo, le mani dietro la schiena, pronta a versare il vino o a portare altro pane. Ogni tanto una di loro le dà un piccolo ordine.
«Vieni più vicina, Rebecca.»
Federica le fa scivolare una mano sotto il grembiule, accarezzandole piano il sesso per un secondo, giusto per farla arrossire e sospirare, poi la ritira come se niente fosse. «Brava, resta ferma.»
A metà cena Chiara batte una mano sulla sua coscia.
«Siediti qui. Sulle mie gambe.»
Rebecca obbedisce, si siede di traverso sulle ginocchia di Chiara, il grembiule che si solleva lasciando il fondoschiena nudo a contatto con la pelle calda dell’amica. Chiara le passa un braccio intorno alla vita, la tiene stretta mentre continua a mangiare e a parlare con Federica.
Con l’altra mano, Chiara inizia a imboccarla: prende una forchettata di spaghetti, la porta alla bocca di Rebecca.
«Apri.»
Rebecca mangia lentamente, obbediente, sentendo il sugo caldo sulle labbra. Ogni tanto Chiara le pulisce la bocca con il pollice, poi se lo infila in bocca perché lo lecchi.
Federica osserva sorridendo, poi si alza e si avvicina. Si mette dietro Rebecca, le slaccia il grembiule e lo lascia cadere a terra. Ora è di nuovo completamente nuda sulle gambe di Chiara.
«Meglio così», sussurra Federica baciandole il collo da dietro. Le sue mani scivolano sui seni di Rebecca, pizzicando leggermente i capezzoli mentre Chiara continua a imboccarla.
Rebecca è un fascio di nervi: il contatto con il corpo di Chiara sotto di lei, le mani di Federica che la esplorano senza fretta, il sapore del cibo, il vino che le viene versato direttamente in bocca da Chiara.
Quando i piatti sono finiti, Chiara le sussurra all’orecchio:
«Ora il dessert.»
Federica torna con una ciotola di fragole fresche e una di panna montata. Ne prende una fragola, la intinge nella panna e la porta alla bocca di Rebecca. Poi un’altra la appoggia direttamente sul capezzolo di Chiara, e ordina a Rebecca di leccarla via.
Rebecca si china, la lingua che raccoglie la panna dolce dal seno dell’amica. Chiara geme piano, le accarezza i capelli.
Poi tocca a Federica: panna sul collo, sul ventre, tra i seni. Rebecca lecca ovunque le venga indicato, lenta, attenta, mentre le due amiche la guidano con mani ferme e sussurri.
Alla fine, Chiara spinge delicatamente Rebecca in piedi e la fa appoggiare con le mani sul tavolo, il busto chinato in avanti, le gambe aperte.
«Brava la nostra cameriera», dice Federica accarezzandole la schiena. «Ora ti diamo la mancia.»
Le candele tremolano, la notte è calda, e la cena è solo l’antipasto di quello che verrà dopo. La cena è finita da un pezzo: i piatti sono accantonati sul tavolo, le candele si sono consumate lasciando un profumo dolce di cera e mirto nell’aria. La notte è calda, il cielo pieno di stelle, e il suono delle onde lontane accompagna tutto come una colonna sonora lenta.
Rebecca è ancora chinata sul tavolo, le mani appoggiate sul legno caldo, le gambe aperte, il corpo nudo che trema leggermente nell’attesa. Chiara e Federica sono in piedi dietro di lei, i parei slacciati e caduti a terra da tempo. Sono nude anche loro, i corpi illuminati solo dalla luce tremolante delle ultime candele e dalla luna che filtra dalla terrazza.
Chiara è la prima a muoversi. Prende la ciotola della panna montata avanzata dal dessert e ne raccoglie un po’ con due dita.
«Hai servito benissimo, piccola», sussurra, accarezzandole la schiena con l’altra mano. «Ora la mancia.»
Fa scivolare le dita ricoperte di panna tra le natiche di Rebecca, lentamente, spalmandola intorno e poi dentro, piano. Rebecca inspira forte, inarca la schiena, ma resta ferma come le è stato ordinato.
Federica ride piano, un suono basso e sensuale. Si china a baciarle la nuca, poi scende lungo la spina dorsale con la lingua, assaggiando la pelle salata di mare e sudore. Quando arriva al fondoschiena, lecca via la panna che Chiara ha lasciato, lenta, deliberata, facendola gemere.
«Brava, non ti muovere», ordina Chiara. Prende un piccolo plug di silicone nero dalla borsa che avevano lasciato su una sedia vicina – liscio, medio, con una base a gemma che brilla alla luce della luna. Lo lubrifica con altra panna e con un po’ di gel che aveva pronto.
Rebecca sente la punta fredda contro di sé.
«Respira, tesoro», sussurra Chiara. «Accoglilo. È un regalo.»
Spinte piano, con pazienza, il plug entra completamente. Rebecca emette un gemito lungo, profondo, le dita che stringono il bordo del tavolo. La sensazione di pienezza è intensa, nuova, deliziosamente invadente.
Federica si alza, le accarezza i capelli biondi.
«Ora vieni con noi.»
La prendono per mano e la guidano verso il grande divano ad angolo della terrazza, proprio di fronte alla piscina. La fanno sedere al centro – o meglio, inginocchiare sui cuscini morbidi, le mani appoggiate sullo schienale, il fondoschiena in fuori, il plug ben visibile.
Chiara si siede di fronte a lei, apre le gambe e attira la testa di Rebecca verso di sé.
«Leccami di nuovo. Lentamente. Voglio sentirti mentre Federica ti usa.»
Rebecca affonda subito la bocca tra le cosce di Chiara, la lingua obbediente, attenta, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Chiara geme, le dita nei suoi capelli, guidandola.
Federica, nel frattempo, si inginocchia dietro di lei. Accarezza il plug per un momento, lo ruota piano facendola sobbalzare, poi lo estrae lentamente e lo reinserisce, giocandoci. Con l’altra mano prende uno strap-on che avevano lasciato pronto: un modello doppio, con una parte che entra in lei e l’altra per Rebecca. Se lo sistema con calma, il respiro che si fa più corto mentre si riempie.
Quando è pronta, appoggia la punta contro il sesso bagnato di Rebecca.
«Prendimi, piccola», sussurra. «Fammi vedere quanto sei nostra.»
Spinte lente, profonde. Rebecca geme forte contro Chiara, le vibrazioni che fanno impazzire l’amica. Federica inizia un ritmo costante, le mani sui fianchi di Rebecca, controllando ogni movimento. Il plug è ancora lì, la doppia penetrazione la fa tremare, il piacere che sale rapido e incontrollabile.
Chiara viene per prima, stringendo la testa di Rebecca tra le cosce, un orgasmo lungo e silenzioso sotto le stelle.
Poi Federica accelera, una mano che scivola davanti per stimolare il clitoride di Rebecca.
«Ora vieni tu. Forte. Lascia che ti sentiamo.»
Rebecca si lascia andare completamente: un grido che si perde nella notte, il corpo che si contrae intorno a Federica e al plug, ondate di piacere così intense da farle girare la testa.
Quando anche Federica raggiunge l’orgasmo – spingendo profondo, il respiro spezzato – crollano tutte e tre sul divano, un groviglio di corpi sudati e soddisfatti.
Restano così a lungo: Rebecca in mezzo, accarezzata, baciata sul collo, sulle spalle, sulle labbra. Le stelle sopra di loro, il mare che sussurra, il plug ancora dentro come un dolce promemoria.
Chiara le bacia la fronte.
«Sei stata perfetta, amore nostro.»
Federica le accarezza una coscia.
«E domani… ne inventeremo di nuove.»
Dopo il lungo dopo-cena sulla terrazza, i corpi ancora caldi e appagati, Chiara e Federica decidono che è ora di andare a letto. La notte è profonda, l’aria profumata di salsedine e ginepro, e la villa è immersa in un silenzio rotto solo dal frinire delle cicale e dal lontano sciabordio del mare.
Chiara prende Rebecca per il collarino di velluto, un gesto dolce ma fermo.
«Stasera noi due dormiamo nel lettone grande», le dice guardandola negli occhi. «Tu vai nella stanza degli ospiti. La porta resta socchiusa. Vogliamo che ascolti.»
Federica le accarezza una guancia, un sorriso malizioso sulle labbra.
«E niente mani tra le gambe, piccola. Se ti tocchi senza permesso, domani lo sapremo. E ci saranno conseguenze.»
Rebecca abbassa lo sguardo, il cuore che batte forte. «Sì, signore. Obbedirò.»
Le due la accompagnano fino alla porta della camera degli ospiti: una stanza più piccola ma altrettanto bella, con un letto matrimoniale, lenzuola fresche di lino e una grande finestra aperta sul giardino. La porta viene lasciata socchiusa di una ventina di centimetri, abbastanza perché ogni suono arrivi chiaro.
Chiara le dà un ultimo bacio lento sulla bocca, Federica uno sul collo. Poi la lasciano sola.
Rebecca si sdraia sul letto, nuda come è stata tutto il giorno. Le lenzuola sono fresche contro la pelle ancora sensibile, ma il suo corpo è un fascio di nervi scoperti. Sa perfettamente cosa sta per succedere nella stanza accanto.
All’inizio sente solo passi leggeri, risate sussurrate, il fruscio delle lenzuola quando Chiara e Federica si infilano nel lettone. Poi il silenzio… seguito dal primo sospiro.
Un bacio. Lungo, profondo. Rebecca immagina le loro bocche che si cercano, le lingue che si intrecciano piano. Poi un gemito basso – è Chiara, la riconosce – quando Federica probabilmente le succhia un capezzolo.
I suoni diventano più chiari, più intensi.
Il letto cigola leggermente mentre si muovono. Federica sussurra qualcosa, parole troppo basse per capirle, ma il tono è quello dominante che Rebecca conosce bene. Chiara risponde con un riso spezzato, poi un altro gemito più forte quando – Rebecca lo sa – Federica le apre le gambe e inizia a leccarla lentamente.
Il ritmo dei sospiri di Chiara cresce. Rebecca, nella sua stanza, stringe le lenzuola tra le dita, le cosce serrate per resistere alla tentazione di toccarsi. Sente il respiro di Chiara farsi affannoso, poi un «Sì… lì… non fermarti» pronunciato con voce rotta.
Poi il silenzio improvviso… seguito dal gemito lungo e profondo dell’orgasmo di Chiara. Un suono che Rebecca conosce perfettamente, che le fa contrarre il ventre per l’eccitazione.
Un minuto di quiete, di baci e coccole sussurrate. Poi è Federica a gemere per prima: un suono più grave, più animalesco. Rebecca immagina Chiara sopra di lei, o forse con la testa tra le sue cosce, o magari con le dita dentro mentre la bacia sul collo.
I gemiti di Federica salgono piano, controllati all’inizio, poi sempre più liberi. «Più forte… sì, amore… proprio così…» La voce di Chiara, dolce e autoritaria insieme.
Il letto cigola di più, un ritmo costante. Rebecca sente il suono umido delle dita, o forse della lingua, e poi il grido soffocato di Federica quando viene: lungo, intenso, seguito da risate basse e affannate.
Dopo, solo sussurri, parole d’amore, baci lenti. Le due si coccolano, si raccontano quanto si desiderano, quanto Rebecca le renda tutto più bello. Parlano di lei a voce bassa, come se sapessero che sta ascoltando.
«Domani la faremo impazzire ancora di più», sussurra Chiara.
«Già trema solo a sentirci», risponde Federica ridendo piano.
Rebecca resta sveglia a lungo, il corpo in fiamme, il respiro corto. Ogni tanto sente un altro bacio, un altro sospiro, come se le due non riescano a smettere di toccarsi.
Alla fine si addormenta con il cuore che batte forte, il sesso pulsante di desiderio represso, sapendo che domani sarà di nuovo completamente loro.
E il pensiero la fa sorridere nel buio.
Il mattino dopo arriva presto, con la luce del sole che filtra dalle persiane e il profumo di caffè che si diffonde nella villa.
Chiara e Federica entrano nella stanza degli ospiti senza bussare. Rebecca è già sveglia da un po’, sdraiata nuda tra le lenzuola, il corpo ancora carico della notte passata ad ascoltare. Quando le vede, si mette subito seduta sul letto, le mani sulle cosce, lo sguardo basso.
«Buongiorno, piccola», dice Chiara con voce dolce ma ferma. «Hai dormito bene?»
Rebecca arrossisce. «Sì, signora… anche se… vi ho sentite.»
Federica ride, si avvicina e le solleva il mento con due dita. «Lo sappiamo. E hai obbedito? Niente mani tra le gambe?»
Rebecca annuisce subito. «Sì, signora. Non mi sono toccata.»
«Brava», risponde Chiara. «Allora meriti la colazione… ma con nuove regole.»
Le due la fanno alzare e la portano in cucina. Sul tavolo ci sono già cornetti freschi, frutta, yogurt e caffè. Rebecca deve servire, come la sera prima, ma stavolta in piedi accanto al tavolo, senza sedersi.
Nuove regole della colazione:
Non può mangiare finché una delle due non le dà un boccone direttamente con le dita o con il cucchiaino.
Ogni volta che una di loro batte le mani, deve aprire le gambe e restare così per trenta secondi, esposta.
Deve ringraziare ad alta voce dopo ogni boccone: «Grazie, signora, per avermi nutrita.»
La colazione dura quasi un’ora: bocconi lenti, succhiati dalle dita di Chiara o Federica, pause in cui Rebecca resta con le cosce aperte mentre loro chiacchierano tranquillamente, come se fosse la cosa più normale del mondo. Quando finisce, Rebecca è di nuovo bagnata e tremante di desiderio.
Chiara pulisce una goccia di yogurt dall’angolo della sua bocca con il pollice.
«Ora usciamo. Dobbiamo fare un po’ di spesa al paesino qui vicino. E tu vieni con noi, ovviamente.»
Federica apre un cassetto e tira fuori due oggetti: un paio di sandali neri con tacco 15 cm, altissimi, eleganti ma chiaramente provocanti, e il plug anale della sera prima, già pulito e pronto.
«Indosserai questi», dice Federica porgendole i tacchi. «E questo», aggiunge mostrando il plug. «Lo mettiamo ora.»
Rebecca arrossisce intensamente, ma obbedisce. Si china leggermente sul tavolo della cucina, le mani appoggiate, mentre Chiara lubrifica il plug e lo inserisce piano, con movimenti lenti e deliberati. Rebecca geme piano quando entra completamente, la base a gemma che sporge appena tra le natiche.
Poi i tacchi: Rebecca li indossa, le gambe subito tese, il portamento che cambia radicalmente. Camminare è una sfida, ogni passo fa muovere il plug dentro di lei, mandandole piccole scariche di piacere.
Per l’uscita le permettono un vestitino estivo corto, bianco, leggerissimo, senza reggiseno né mutandine. Il tessuto è così sottile che i cape ZZoli si intravedono, e se il vento lo solleva… bè, non lascia molto all’immaginazione. Sopra, un cappello di paglia per il sole.
Le due amiche, invece, sono eleganti e casual: shorts di jeans, top freschi, occhiali da sole. Sembrano due turiste normalissime.
Salgono sulla Jeep cabrio. Rebecca dietro, le gambe accavallate con attenzione per non far vedere troppo. Il viaggio verso il paesino è breve, ma ogni buca sulla strada fa sobbalzare il plug, facendola stringere i denti.
Il paesino è piccolo, tipico sardo: stradine strette, negozietti, qualche turista. Parcheggiano vicino al mercato.
Regole per la spesa:
Rebecca cammina sempre due passi dietro di loro, tacchi che risuonano sul selciato.
Quando entrano in un negozio, deve chinarsi per prendere cose dagli scaffali bassi se glielo ordinano.
Se una delle due le tocca la schiena, deve fermarsi e restare immobile per dieci secondi, ovunque siano.
Nel primo negozio, il fruttivendolo: Federica le ordina di scegliere le pesche più mature. Rebecca si china sullo scaffale, il vestitino che sale pericolosamente, il plug che preme ad ogni movimento. Sente sguardi di un paio di clienti, ma Chiara e Federica chiacchierano tranquillamente con il venditore come se niente fosse.
Poi la macelleria: Chiara le fa prendere un pacco di carne dal banco basso. Rebecca si china di nuovo, le cosce tese sui tacchi, il vestitino che si solleva quel tanto che basta a far intravedere la base del plug a chi guarda attento. Un uomo in coda arrossisce e distoglie lo sguardo. Rebecca è in fiamme per l’imbarazzo e l’eccitazione.
Infine il negozietto di formaggi e vini. Lì Federica le tocca la schiena: Rebecca si immobilizza in mezzo al negozio, le gambe leggermente aperte, mentre le due amiche assaggiano pecorino e chiacchierano con la proprietaria. Passano dieci secondi interminabili. Qualcuno la guarda, qualcuno no. Rebecca sente il plug, i tacchi, il vestitino che sfiora la pelle, e deve fare uno sforzo enorme per non gemere.
Quando escono, le borse della spesa sono piene. Tornano alla Jeep.
In macchina, mentre guidano verso la villa, Chiara si gira dal sedile davanti.
«Bravissima, piccola. Hai attirato un sacco di sguardi. Ti è piaciuto?»
Rebecca, la voce tremante: «Sì, signora… tantissimo. Anche se… ero terrorizzata.»
Federica ride. «Bene. Perché ora torniamo a casa… e ti premiamo come si deve.»
Tornano alla villa verso mezzogiorno. Il sole picchia forte sul vialetto di ghiaia, e Rebecca cammina due passi dietro Chiara e Federica, i tacchi 15 che affondano leggermente nel terreno, costringendola a passi piccoli e attenti. Il plug è ancora al suo posto, ogni movimento lo fa premere dentro di lei, ricordandole costantemente l’esibizione di poco prima al paese.
Chiara si ferma davanti alla porta d’ingresso, si gira e le sorride.
«Dentro, piccola. È ora di premiarti come si deve.»
Entrano. L’aria condizionata le accoglie come una carezza fresca sulla pelle sudata. Federica chiude la porta a chiave dietro di loro, poi apre la borsa della spesa e tira fuori un astuccio di velluto nero.
«Prima questo», dice.
Dentro c’è un collare vero, non più quello leggero di velluto della sera prima: pelle nera lucida, spesso, con un anello d’acciaio massiccio davanti e una fibbia con lucchetto minuscolo. Federica lo prende, lo apre e lo avvicina al collo di Rebecca.
«Da questo momento è ufficiale», sussurra, mentre lo allaccia. Il clic del lucchetto è secco, definitivo. «Questo non si toglie finché non decidiamo noi. Anche per dormire.»
Rebecca deglutisce, sente il peso del collare aderire perfettamente alla gola. È più rigido del precedente, le dà una sensazione di possesso totale. Il cuore le batte forte.
Chiara le solleva il mento con un dito.
«Spogliati. Subito.»
Rebecca fa scivolare giù il vestitino bianco in un unico movimento. Resta nuda, con solo i tacchi altissimi ai piedi e il nuovo collare al collo. Il plug brilla leggermente tra le natiche quando si gira per piegare il vestito con cura e posarlo su una sedia.
Federica aggancia un guinzaglio di catena sottile all’anello del collare.
«Vieni.»
La guida verso il soggiorno, i tacchi di Rebecca che risuonano sul pavimento di cotto come colpi di tamburo. La fanno fermare al centro della stanza, davanti al divano basso.
«In ginocchio. Mani dietro la schiena, petto in fuori.»
Rebecca si abbassa lentamente. I tacchi la costringono a tenere le ginocchia larghe per mantenere l’equilibrio, il plug preme di più, facendola respirare a fondo. Il collare le tira leggermente il collo all’indietro, obbligandola a una postura fiera, esposta.
Chiara e Federica si siedono sul divano di fronte a lei, ancora vestite con shorts e top leggeri. Per un lungo minuto la osservano in silenzio, ammirandola come un’opera d’arte.
«Sei bellissima così», dice infine Chiara, la voce bassa. «Il nostro trofeo.»
Federica tira leggermente il guinzaglio, facendola avvicinare di un passo sulle ginocchia.
«Il premio di oggi è semplice: ti faremo venire finché non implorerai pietà. Ma puoi venire solo quando te lo diciamo noi. E dopo ogni orgasmo, ringrazierai baciandoci i piedi.»
Chiara si alza, va a prendere la borsa dei giocattoli. Ne estrae il wand potente e un telecomando piccolo. Accende il vibratore del plug – Rebecca non sapeva che fosse remoto – e lo imposta su una vibrazione bassa, costante.
Rebecca geme piano, le cosce tremano.
Chiara si inginocchia dietro di lei, le lega i polsi dietro la schiena con una corda di seta morbida, non stretta ma ferma. Poi prende il wand e lo appoggia direttamente sul clitoride, senza preavviso, a intensità media.
Il primo orgasmo arriva in meno di un minuto: violento, improvviso. Rebecca inarca la schiena, un grido rauco, il corpo che si contrae intorno al plug vibrante.
Chiara non stacca il wand. Lo tiene lì, abbassando solo leggermente la potenza.
«Ringrazia, piccola.»
Rebecca, ansimante, si china in avanti – il guinzaglio la guida – e bacia il piede nudo di Chiara, poi quello di Federica.
«Grazie, signore… grazie per avermi fatta venire.»
Federica sorride, aumenta la vibrazione del plug.
«Bene. Ora il secondo.»
Passano così più di un’ora.
Il wand non si ferma mai del tutto. A volte Chiara lo preme forte, a volte lo allontana quel tanto che basta a negarle il rilascio. Federica gioca col telecomando del plug: ondate intense, pause, pulsazioni. Le due si alternano a tenerle il guinzaglio corto, a sussurrarle parole sporche e dolci all’orecchio.
Rebecca perde il conto dopo il sesto orgasmo. La voce è ridotta a un sussurro spezzato quando ringrazia, le lacrime di sovraccarico le rigano le guance, ma gli occhi sono luminosi, felici.
Alla fine, quando è un tremito continuo, la voce rotta che implora «Basta… signore… non ce la faccio più…», Chiara spegne tutto.
Federica la scioglie, le toglie il guinzaglio ma lascia collare e tacchi. La prendono in braccio – una per parte – e la portano sul divano, sdraiata tra loro.
Le asciugano le lacrime, le baciano la fronte, il collo, le labbra. Le accarezzano piano la pelle ipersensibile, evitando il sesso per non farla sobbalzare.
«Sei stata perfetta», sussurra Chiara stringendola forte.
«La nostra bambina più preziosa», aggiunge Federica, baciandole il collare.
Rebecca, esausta e appagata come mai prima, si rannicchia tra loro, i tacchi ancora ai piedi, il collare che le ricorda chi è in questa vacanza.
I giorni passano veloci e la dinamica tra le tre si è ormai cristallizzata: Rebecca è la loro sottomessa perfetta, collare nero sempre al collo, tacchi 15 ai piedi in casa, plug variabile e regole sempre più precise. Chiara e Federica adorano il controllo totale e si sentono sempre più a loro agio nel ruolo di padrone.
...
È il settimo giorno di vacanza.
Nel pomeriggio, mentre Rebecca è inginocchiata in terrazza a massaggiare i piedi di Federica con olio caldo (mentre Chiara legge sdraiata sul lettino), Federica riceve un messaggio.
«Sono Luca e Sara», dice sorridendo a Chiara. «I vicini della villa a duecento metri da qui. Li abbiamo conosciuti ieri in spiaggia a Chia, ricordi? Ci hanno aiutato a scegliere il posto migliore per gli ombrelloni. Giovani, simpatici, sposati da poco.»
Chiara alza un sopracciglio, divertita. «Quelli che non riuscivano a staccare gli occhi da Rebecca quando si è tolta il pareo? Sì, me li ricordo.»
Rebecca arrossisce ma continua il massaggio senza parlare – una delle regole: non intervenire nelle conversazioni delle padrone se non interpellata.
Federica digita veloce. «Li invito a cena stasera. Grill sul terrazzo, pesce fresco, vino. Sarà… interessante.»
Chiara sorride maliziosa. «Molto interessante.»
Preparazione della cena
Rebecca viene impiegata per tutta la preparazione, naturalmente.
Pulisce la terrazza in ginocchio, nuda con solo collare e tacchi, guinzaglio agganciato a un anello del tavolo così da avere raggio limitato.
Prepara il pesce e le verdure, china sul piano della cucina, il plug del giorno (oggi uno medio con coda di volpe incorporata) che sporge vistoso.
Apparecchia la tavola a sei posti (le due padrone, gli ospiti, e un posto per lei… sul pavimento, accanto alle sedie).
Chiara e Federica, invece, si preparano con cura: abitini estivi eleganti ma molto corti, niente sotto, sandali bassi. Vogliono essere sensuali ma non eccessive… almeno all’inizio.
Poco prima dell’arrivo degli ospiti, chiamano Rebecca.
Chiara le aggancia il guinzaglio lungo.
«Stasera sarai la nostra perfetta padrona di casa… a modo nostro. Regole speciali:
Servi da bere e da mangiare in ginocchio.
Non parli se non ti viene chiesto.
Se una di noi ti tocca la testa, ti fermi e resti immobile.
Se diciamo la parola “esposizione”, ti metti a quattro zampe sul tavolo e resti così finché non ti diciamo di scendere.
La safeword vale sempre, ovviamente.»
Federica le accarezza una guancia. «E se sarai brava, dopo gli ospiti ti daremo un premio speciale.»
L’arrivo degli ospiti
Luca e Sara arrivano alle 20:30. Lui alto, moro, fisico atletico da surfista. Lei bionda naturale, sorriso aperto, corpo snello e abbronzato. Portano una bottiglia di vermentino e un dolce tipico.
Saluti calorosi. Chiara e Federica li accolgono con abbracci e baci sulle guance. Rebecca è in piedi dietro di loro, nuda, collare evidente, coda di volpe che pende tra le gambe, tacchi altissimi, guinzaglio in mano a Federica.
Luca e Sara si fermano un attimo sulla soglia, sorpresi ma chiaramente incuriositi.
Chiara ride come se fosse la cosa più normale del mondo.
«Entrate, entrate. Lei è Rebecca, la nostra… compagna di vacanza molto speciale. Stasera ci aiuta a rendere la serata indimenticabile.»
Sara sorride, un po’ arrossendo ma senza distogliere lo sguardo. «Ciao Rebecca… sei stupenda.»
Luca annuisce, chiaramente colpito. «Sì… davvero.»
La cena
Inizia tutto in modo relativamente innocente.
Rebecca serve gli aperitivi in ginocchio, passando tra le sedie con il vassoio in mano. Ogni volta che si china per porgere un bicchiere, la coda di volpe ondeggia e il plug è perfettamente visibile. Gli ospiti inizialmente cercano di essere educati, ma gli sguardi diventano sempre più frequenti.
Durante l’antipasto, Federica tira leggermente il guinzaglio e Rebecca si ferma accanto a lei, immobile, mentre le accarezza i capelli come se fosse un animale domestico.
Luca e Sara si scambiano un’occhiata, poi Sara chiede con voce curiosa:
«Ma… è un gioco che fate sempre? Sembra… molto intenso.»
Chiara sorride. «Solo in vacanza. Rebecca ha chiesto lei di essere nostra per questi giorni. Le piace abbandonarsi completamente. Vero, piccola?»
Rebecca, autorizzata a parlare, risponde piano: «Sì, signora. È quello che desidero.»
La conversazione diventa sempre più aperta. Luca e Sara confessano di avere fantasie simili, di aver parlato spesso di dinamiche di potere, ma di non averle mai provate davvero. Sono affascinati.
L’escalation
A metà cena, mentre si parla di desiderio e confini, Chiara dice con naturalezza:
«Esposizione.»
Rebecca immediatamente sale sul tavolo (è stato progettato apposta, largo e robusto), si mette a quattro zampe al centro, le gambe leggermente aperte, la coda ben visibile, la testa bassa.
Silenzio per qualche secondo. Poi Sara: «Oddio… è bellissima così.»
Federica invita gli ospiti a toccarla, se vogliono. «Solo se vi va. È consenziente a tutto, entro i suoi limiti.»
Sara è la prima: accarezza piano la schiena di Rebecca, poi la coda, poi le natiche intorno al plug. Rebecca trema ma resta immobile.
Luca, più esitante, le accarezza i capelli e il collo, sfiorando il collare. «È… incredibile.»
Chiara e Federica osservano, eccitate dal controllo e dal condividere la loro sottomessa.
La serata continua con Rebecca che viene usata come “tavolino” per i bicchieri, poi fatta leccare il vino versato sul décolleté di Sara (con il permesso di Luca), poi fatta sedere sulle ginocchia di Luca mentre Federica le stimola il clitoride con le dita davanti a tutti, fino a farla venire con un gemito che fa arrossire tutti.
Luca e Sara partecipano sempre di più: Sara bacia Rebecca lungamente, Luca le accarezza i seni mentre Chiara la tiene per il guinzaglio.
La cena finisce tardi, sul divano della terrazza, con i cinque corpi intrecciati in un’esplorazione lenta e consensuale. Rebecca al centro, usata e adorata da quattro mani e due bocche oltre alle sue padrone.
Quando Luca e Sara se ne vanno, verso le 2 di notte, sono visibilmente sconvolti (in senso positivo).
«Grazie… è stata la serata più incredibile della nostra vita», dice Sara baciando Chiara e Federica sulla porta.
Rebecca, esausta, inginocchiata accanto alle sue padrone, riceve un bacio sulla fronte da entrambi.
Quando la porta si chiude, Chiara e Federica la guardano con occhi pieni di desiderio e orgoglio.
«Sei stata perfetta, piccola nostra», sussurra Chiara tirando il guinzaglio.
«Il premio te lo diamo adesso… tutta la notte.»
Dopo che Luca e Sara se ne sono andati, la terrazza resta immersa in un silenzio carico di elettricità. Le candele sono quasi consumate, la piscina riflette la luna, e Rebecca è ancora inginocchiata accanto alla porta, il respiro corto, il corpo lucido di sudore e di tutti i tocchi della serata. Il collare le stringe leggermente la gola, la coda di volpe è ancora al suo posto, i tacchi la tengono in una postura tesa e perfetta.
Chiara chiude la porta a chiave e si gira verso di lei.
«Alzati, piccola.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe tremanti dopo ore di posizione e di eccitazione. Federica le sgancia la coda di volpe con un movimento lento, quasi cerimonioso: il plug esce con un piccolo suono umido che la fa arrossire violentemente.
«Bravissima stasera», sussurra Federica baciandole la nuca. «Ci hai rese orgogliose. Hai visto come ti guardavano? Come ti desideravano? E tu sei rimasta nostra, sempre.»
Chiara le prende il guinzaglio e la guida verso la camera da letto principale. La stanza è illuminata solo da una lampada bassa sul comodino, il lettone enorme sembra aspettare solo loro tre.
«Stasera dormi con noi», annuncia Chiara. «Te lo sei meritato.»
Rebecca ha un piccolo singhiozzo di commozione. Non dormiva nel lettone da giorni.
Federica la spinge dolcemente al centro del materasso. Le tolgono i tacchi – finalmente – e le massaggiano i piedi indolenziti, baciando le caviglie, i polpacci. Poi le legano i polsi alla testata con polsini di pelle morbida, non stretti, solo per ricordarle che è loro.
Chiara si sdraia alla sua sinistra, Federica alla destra.
Iniziano piano, quasi con tenerezza dopo l’intensità della cena.
Chiara le bacia la bocca, lentamente, profondamente, mentre le accarezza i capelli biondi sparsi sul cuscino. Federica scende sul collo, sul collare, lo lecca proprio sopra la pelle, poi sui seni: capezzoli già sensibili che succhia piano, facendola inarcare.
Rebecca geme nel bacio di Chiara, le mani tirano leggermente i lacci.
«Shh», sussurra Chiara contro le sue labbra. «Ora ti usiamo piano. Ti meritiamo tutta la notte.»
Federica prende un piccolo vibratore a uovo, lo accende al minimo e lo infila dentro di lei, lasciandolo lì a pulsare debolmente. Poi si mette a cavalcioni sul suo viso, ma senza fretta.
«Leccami, piccola. Lentamente. Voglio sentirti per ore.»
Rebecca obbedisce, la lingua dolce e devota. Federica si muove piano, guidandola con i fianchi, gemendo sommessamente mentre Chiara scende tra le sue gambe e inizia a leccarla intorno al vibratore, senza mai toccare direttamente il clitoride.
Il ritmo è lento, estenuante. Federica viene per prima, un orgasmo lungo e silenzioso, premendo leggermente sulla bocca di Rebecca. Poi si sposta e bacia Chiara, mentre entrambe si concentrano su Rebecca.
Chiara aumenta l’intensità del vibratore. Federica le succhia i capezzoli, poi scende a unire la lingua a quella di Chiara tra le sue cosce.
Rebecca implora con la voce rotta: «Signore… per favore…»
«Ancora no», risponde Chiara, fermandosi un secondo prima del bordo. «Stanotte decidiamo noi quando vieni.»
La torturano così per quella che sembra un’eternità: la portano al limite, poi si fermano. Le parlano all’orecchio, le dicono quanto è stata perfetta con gli ospiti, quanto è loro, quanto la adorano.
Poi, finalmente, Chiara sussurra: «Ora, piccola. Vieni per noi.»
E Rebecca esplode: un orgasmo profondo, lunghissimo, che la fa singhiozzare di piacere, il corpo che si inarca contro i lacci.
Non si fermano. Cambiano posizione: Federica indossa lo strap-on, la penetra lentamente mentre Chiara le tiene le gambe aperte e le bacia la bocca. Poi si invertono.
Rebecca viene ancora, e ancora, fino a perdere la voce, fino a restare solo gemiti rotti e lacrime di sovraccarico sensazionale.
Alla fine, esausta, viene slegata. Le tolgono il vibratore, la stringono in mezzo a loro due, pelle contro pelle calda.
Chiara le bacia la fronte, proprio sopra gli occhi chiusi.
«Sei nostra, Rebecca. Completamente. E non ti lasceremo mai andare.»
Federica le accarezza il collare.
«Dormi, amore. Domani continueremo.»
Rebecca si addormenta così: al centro del lettone, tra le sue due padrone, il collare ancora al collo, il corpo dolorante di piacere, il cuore pieno come non mai.
Il giorno dopo la cena, verso mezzogiorno, arriva un messaggio da Sara:
«Grazie ancora per ieri sera. È stata un’esperienza che non dimenticheremo mai. Se vi va… ci piacerebbe passare ancora del tempo con voi. Magari oggi pomeriggio?»
Chiara e Federica si guardano, un sorriso complice. Rebecca è inginocchiata tra loro sul divano, nuda, collare al collo, mentre le massaggia i piedi. Sente tutto.
Federica risponde: «Venite pure. Abbiamo un’idea speciale per voi.»
Luca e Sara arrivano alle 16, con una bottiglia di mirto e sorrisi un po’ imbarazzati ma chiaramente eccitati.
Dopo un aperitivo leggero sulla terrazza, Chiara va dritta al punto.
«Noi oggi vi prestiamo Rebecca per un paio d’ore», annuncia con naturalezza. «Voi due la portate nella dependance in fondo al giardino – è privata, nessuno vi disturberà. Potete usarla come volete, nei suoi limiti. Lei obbedirà a voi come obbedisce a noi. Noi resteremo qui a rilassarci… e vi guarderemo da lontano, se vi va.»
Rebecca arrossisce violentemente, ma il suo respiro accelera. Non ha mai fatto una cosa del genere. Eppure l’idea di essere “prestata” dalle sue padrone la fa tremare di eccitazione.
Sara spalanca gli occhi, poi sorride. «Davvero? È… wow. Rebecca, ti va?»
Rebecca guarda Chiara e Federica in cerca di approvazione. Chiara annuisce.
«Rispondi, piccola.»
«Sì… mi va, se le mie signore lo permettono.»
Federica le aggancia il guinzaglio lungo al collare.
«Regole per te: obbedisci a loro come obbedisci a noi. Chiamali “signore” e “signora”. Puoi venire solo se te lo ordinano. E alla fine tornerai da noi strisciando a ringraziarci.»
Luca e Sara sono visibilmente eccitati. Sara prende il guinzaglio dalle mani di Federica con delicatezza.
Nella dependance
La dependance è piccola ma accogliente: un divano grande, un letto matrimoniale, ventilatore al soffitto, finestre aperte sul giardino ma schermate dalla vegetazione. Chiara e Federica restano sulla terrazza principale con un binocolo discreto e i telefoni pronti a ricevere foto o video, se gli ospiti vorranno condividere.
Sara guida Rebecca dentro, il guinzaglio in mano. Luca chiude la porta.
All’inizio sono un po’ timidi. Rebecca si inginocchia al centro della stanza, testa bassa, come le è stato insegnato.
Sara è la prima a parlare, la voce tremante di desiderio.
«Alzati, Rebecca. Vogliamo vederti bene.»
Rebecca obbedisce. Luca le gira intorno, le accarezza le spalle, il collare, i seni. Sara le solleva il mento e la bacia – un bacio lento, curioso, diverso da quelli delle sue padrone. Più dolce, più esplorativo.
La spogliano completamente (anche se era già nuda) togliendole i tacchi per farla stare più comoda, poi la fanno sdraiare sul letto.
Iniziano piano: baci sul collo, sui seni, sulle cosce. Sara è quella più attiva all’inizio – lecca i capezzoli di Rebecca mentre Luca le accarezza l’interno coscia. Poi si invertono.
Rebecca geme, obbediente, le mani ferme lungo i fianchi finché non le dicono di toccarli.
Sara si spoglia per prima, si mette a cavalcioni sul viso di Rebecca.
«Leccami, per favore…»
Rebecca lo fa con la stessa devozione che riserva alle sue padrone. Sara geme forte, sorpresa dalla sua abilità. Luca, nel frattempo, le apre le gambe e inizia a leccarla lentamente, poi infila due dita dentro di lei.
Rebecca è travolta: la bocca piena del sapore di Sara, la lingua di Luca che la fa impazzire. Quando Sara viene, premendo forte sui suoi capelli, Rebecca è già al limite.
Luca si spoglia, il sesso duro. Guarda Sara in cerca di approvazione. Lei annuisce, eccitatissima.
«Puoi scoparla», dice Sara con voce bassa. «Ma falla venire prima con la bocca.»
Luca obbedisce alla moglie: torna tra le gambe di Rebecca e la porta all’orgasmo con lingua e dita, mentre Sara le tiene le mani e la bacia.
Quando Rebecca viene – forte, con un grido soffocato – Luca entra in lei lentamente, profondamente. Sara osserva, si tocca, poi si mette accanto a Rebecca e le fa leccare le dita bagnate.
Scopano in varie posizioni: Rebecca sopra Luca, poi Sara che la guida da dietro con le mani sui fianchi; Rebecca a quattro zampe mentre Luca la prende da dietro e Sara sotto di lei, a leccarla o farsi leccare.
Vengono tutti e tre, più volte. È intenso, diverso dal gioco con Chiara e Federica: più tenero, più curioso, meno strutturato. Rebecca si sente usata, prestata, un oggetto di piacere per degli estranei con il permesso delle sue padrone, e questo la fa impazzire.
Il ritorno
Dopo quasi due ore, Sara riaggancia il guinzaglio e la riporta fuori. Rebecca cammina nuda, le gambe tremanti, il corpo segnato da baci e piccoli succhiotti, il sesso gonfio e lucido.
Chiara e Federica sono sul divano della terrazza, rilassate, con un bicchiere di vino in mano. Hanno guardato da lontano e ricevuto qualche foto da Sara.
Rebecca si avvicina strisciando sulle ginocchia gli ultimi metri, come ordinato. Si ferma ai loro piedi, la testa bassa.
«Grazie, signore», sussurra con voce rotta. «Grazie per avermi prestata.»
Chiara le accarezza i capelli.
«Brava, piccola nostra. Hai reso felici i nostri amici.»
Sara e Luca, ancora vestiti ma visibilmente soddisfatti, ringraziano con calore.
«Grazie a voi… è stato incredibile. Rebecca è… perfetta.»
Dopo che se ne vanno, Chiara e Federica la prendono in braccio e la portano dentro.
«Ora tocca a noi riprenderti», sussurra Federica. «Ti laveremo, ti massaggeremo… e poi ti useremo fino a farti dimenticare che sei stata di qualcun altro per un po’.»
Rebecca sorride debolmente, esausta e felice.
«Sì, signore… riprendetevi ciò che è vostro.»
Chiara e Federica la osservano per un lungo momento, in silenzio. Nei loro occhi c’è un misto di orgoglio, gelosia giocosa e desiderio possessivo.
Federica è la prima a parlare, la voce bassa e ferma.
«Alzati, piccola. Ora ti riprendiamo. Tutta.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe ancora tremanti. Chiara le aggancia di nuovo il guinzaglio al collare – un gesto simbolico, forte – e la guida dentro casa, verso la camera da letto principale. Federica chiude le persiane, lasciando solo la luce calda di due abat-jour.
La fanno fermare ai piedi del letto.
Chiara le gira intorno, le passa un dito sulle labbra, sul collo, sui segni lasciati da Sara e Luca.
«Ti hanno usata bene», sussurra. «Ma ora dobbiamo ricordarti a chi appartieni davvero.»
Federica prende una bacinella di acqua calda, una spugna morbida e oli profumati. La fanno sdraiare sul letto, a pancia in su, le braccia lungo i fianchi.
Iniziano a lavarla. Lentamente. Quasi cerimoniosamente.
Chiara bagna la spugna e la passa sul viso di Rebecca, sul collo, cancellando il profumo di Sara. Poi sui seni: movimenti circolari, lenti, sui capezzoli ancora sensibili. Rebecca geme piano, chiude gli occhi.
Federica si occupa della parte inferiore: le apre delicatamente le cosce, lava l’interno coscia, il sesso gonfio e ancora umido. Ogni tocco è possessivo, come a cancellare ogni traccia estranea. Poi la gira a pancia in giù, lava la schiena, le natiche, tra le natiche – dove il plug non c’è più – con dita che entrano piano, solo per pulire, ma anche per reclamare.
Rebecca è un mare di brividi. Non dice una parola, si lascia fare, abbandonata completamente.
Quando è perfettamente pulita, la asciugano con asciugamani caldi. Poi l’olio: Federica ne versa sulle mani e inizia a massaggiarla, partendo dalle spalle, scendendo lungo la schiena, sulle natiche, sulle cosce. Chiara si occupa del davanti: collo, seni, ventre, interno coscia. Le dita scivolano ovunque, ma senza mai portare al culmine.
Rebecca inizia a tremare, a supplicare con la voce rotta.
«Signore… per favore…»
Chiara le bacia la fronte.
«No, piccola. Prima ti marchiamo di nuovo.»
Federica prende un piccolo succhiotto: lo posiziona proprio sopra il collare, sul collo, dove si vedrà per giorni. Poi un altro sul seno sinistro, vicino al capezzolo. Chiara fa lo stesso sull’altro seno e sull’interno coscia, vicino al sesso.
Ogni succhiotto è lento, deliberato. Rebecca geme forte, inarca la schiena, ma resta ferma.
Poi si posizionano.
Chiara si sdraia tra le sue gambe, le apre le cosce e inizia a leccarla – non con la dolcezza esplorativa di Sara, ma con la sicurezza di chi conosce ogni centimetro del suo corpo. Lingua precisa, possessiva, che la fa impazzire in pochi secondi.
Federica si mette a cavalcioni sul suo viso.
«Leccami, piccola. Solo me. Fammi sentire che sei tornata a casa.»
Rebecca obbedisce con foga, la lingua disperata, come se volesse cancellare ogni altro sapore. Federica geme forte, le mani nei suoi capelli biondi, guidandola senza pietà.
Chiara infila due dita dentro di lei mentre la lecca, poi tre, curvandole proprio lì. Rebecca è al limite in pochi minuti.
«Vieni», ordina Chiara contro il suo sesso. «Vieni solo per noi.»
Rebecca esplode con un grido soffocato contro Federica: un orgasmo violento, profondo, che la fa singhiozzare. Federica viene subito dopo, premendo forte sulla sua bocca.
Non si fermano.
Cambiano posizione: Federica indossa lo strap-on grande, nero, quello che usa quando vuole sentirsi completamente dentro di lei. Chiara si mette dietro Rebecca, le alza i fianchi e la tiene aperta mentre Federica entra lentamente, profondamente.
«Guardami», ordina Federica spingendo. «Dimmi di chi sei.»
«Vostra… solo vostra…» ansima Rebecca, le lacrime che le rigano le guance.
Chiara le infila due dita nel fondoschiena, sincronizzata con le spinte di Federica. Rebecca viene di nuovo, urlando il loro nome.
Continuano per ore: posizioni diverse, giocattoli, mani, bocche. La fanno venire finché non implora davvero pietà, finché la voce non si spezza del tutto.
Alla fine, esausta, bagnata di sudore e di loro, Rebecca è accoccolata in mezzo a loro due sul letto. Chiara le bacia i segni freschi sul collo, Federica le accarezza i capelli.
«Ora sei di nuovo tutta nostra», sussurra Chiara.
«Nessuno te lo toglierà mai», aggiunge Federica stringendola forte.
Rebecca, con un filo di voce, sorride.
«Grazie, signore… non voglio essere di nessun altro.»
E si addormenta tra le loro braccia, il collare al collo, il corpo dolorante di piacere, finalmente a casa.
Gli ultimi due giorni di vacanza passano in una bolla di intimità assoluta, come se le tre volessero sigillare tutto quello che hanno vissuto prima di tornare alla realtà.
Luca e Sara salutano con un ultimo aperitivo il penultimo giorno: abbracci, baci, promesse di rivedersi («Magari a Torino, chissà»), ma senza ulteriori giochi. È un addio dolce, quasi nostalgico. Rebecca serve ancora una volta in ginocchio, nuda con il collare, ma stavolta resta sempre accanto alle sue padrone, come a sottolineare che il prestito è finito e lei è tornata definitivamente loro.
L’ultima notte è solo per loro tre.
Chiara e Federica decidono di rendere tutto lento, quasi rituale.
Portano Rebecca in terrazza al tramonto. La fanno sedere sul bordo della piscina, le gambe nell’acqua, il collare ancora al collo ma senza guinzaglio. Per la prima volta dopo tanti giorni le permettono di stare seduta alla stessa altezza, vicine, senza ordini.
Mangiano frutta, bevono vino fresco, parlano piano. Non di dominio o sottomissione, ma di quello che hanno provato, di quanto Rebecca sia stata coraggiosa e perfetta, di quanto loro si siano sentite potenti e innamorate nel comandarla.
Rebecca piange un po’, non di tristezza ma di commozione.
«Questi giorni sono stati i più belli della mia vita», sussurra. «Non voglio che finiscano.»
Chiara le bacia le lacrime.
«Non finiscono. Cambiano solo forma. A Torino continueremo, in modo diverso, più nascosto, ma continueremo.»
Federica annuisce. «Il collare lo terrai. Le regole le adatteremo alla vita reale. Ma tu resti nostra.»
Quella notte fanno l’amore senza giocattoli, senza legami, senza ordini urlati. Solo corpi che si cercano, baci lenti, mani che accarezzano senza fretta. Rebecca al centro, come sempre, ma stavolta con la libertà di toccare, di guidare ogni tanto, di venire quando vuole. È un sesso dolce, intenso, pieno di «ti amo» sussurrati e di risate tra un gemito e l’altro.
Dormono tutte e tre nel lettone, intrecciate, fino al mattino.
Il ritorno
L’ultimo giorno è pratico: valigie, pulizia della villa, ultimo bagno in piscina nudi tutti insieme.
Il collare nero resta al collo di Rebecca anche durante il viaggio di ritorno. Sopra indossa una sciarpa leggera per nasconderlo in aeroporto e in aereo, ma sotto la sciarpa sente il peso costante, rassicurante.
In aereo, seduta in mezzo a loro come all’andata, riceve un messaggio sul telefono da Chiara:
«Regola numero 1 a Torino: il venerdì sera vieni da noi, ti metti il collare visibile, e passi il weekend come in Sardegna.
Regola numero 2: durante la settimana, sotto i vestiti normali, porterai sempre qualcosa che ti ricordi di noi (mutandine vibranti, plug piccolo, morsetti… decideremo noi).
Regola numero 3: la safeword resta “Torino”. Ma speriamo di non sentirla mai.»
Rebecca sorride, le mani che tremano leggermente mentre risponde:
«Accetto tutte le regole, signore. Per sempre.»
Atterrano a Caselle la sera. L’aria di dicembre è fredda, un contrasto violento con il caldo sardo. Ma quando escono dall’aeroporto e Rebecca sente le mani di Chiara e Federica stringere le sue, sa che il fuoco che hanno acceso in Sardegna non si spegnerà mai.
La vacanza è finita.
Quello che è iniziato lì, invece, è solo all’inizio.
1) questo racconto non è frutto di fantasia, è assolutamente vero. Solo alcune circostanze sono state romanzate. Ma neanche troppo.
2) spero che questo racconto ecciti la fantasia di qualcuno, uomo o donna che sia, e che sia di ispirazione. Se così non fosse, potete dedicare la vostra lettura ad altri autori.
3) se qualcuno ha dei commenti da fare può contattarmi su b_bull_and_master@proton.me
Rebecca, Chiara e Federica sono amiche da una vita. Tutte e tre bellissime, tutte e tre con storie in corso e stanche della routine torinese. Rebecca è la bionda più dolce del gruppo: capelli lunghi dorati, occhi azzurri, un corpo snello e morbido che sembra fatto per essere accarezzato. È sempre stata quella che ascolta, che sorride, che cede per prima. Chiara, mora, elegante, con un’aria da leader naturale, ha un lato dominante che esce soprattutto nei momenti di intimità. Federica, castana con curve generose e uno sguardo malizioso, è la più creativa e imprevedibile: ama dirigere, provocare, inventare giochi.
Hanno prenotato una villa isolata vicino a Chia, in Sardegna: piscina privata, vista mare, nessuna vicina per centinaia di metri. Dieci giorni di totale libertà.
Il viaggio inizia presto. L’auto di Federica le porta da Torino all’aeroporto di Caselle. È mattina, l’abitacolo è caldo, la musica bassa. Rebecca è seduta dietro, le gambe accavallate, indossando un vestitino leggero estivo che le lascia le spalle scoperte. Dopo un po’ di chiacchiere sul volo e sulla spiaggia, cala un silenzio complice.
Rebecca inspira profondamente, si morde il labbro, poi parla con voce bassa ma decisa:
«Ragazze… ho una proposta. Un po’ folle, forse.»
Chiara, al volante, alza un sopracciglio nello specchietto. Federica si gira sul sedile del passeggero, incuriosita.
«Dimmi, biondina», dice Federica con quel sorriso che già promette guai.
Rebecca arrossisce, ma continua:
«Durante queste vacanze… vorrei che voi due… mi sottometteste. Del tutto. Regole, ordini, punizioni leggere se non obbedisco… tutto quello che vi viene in mente. Voglio sentirmi vostra. Completamente. Per dieci giorni.»
Silenzio. Poi Chiara scoppia in una risata bassa, sensuale.
«Cazzo, Rebecca. Lo dici così, come se chiedessi di passare il sale.»
Federica si lecca le labbra. «Da quanto ci pensi?»
«Da mesi», ammette Rebecca, abbassando lo sguardo. «E so che a voi piace comandare… l’ho visto in passato, con i vostri ex. Voglio essere io il vostro gioco, stavolta.»
Chiara rallenta, accosta in una piazzola deserta prima dell’aeroporto. Spegne il motore. Si gira verso il sedile posteriore.
«Regole?», chiede con voce ferma.
Rebecca trema leggermente, ma sorride.
«Quello che decidete voi. Solo… sicuro, consensuale. Una safeword: “Torino”. E vale per tutto: ordini in pubblico leggeri, in privato… tutto quello che volete.»
Federica si avvicina, le accarezza una guancia.
«Brava la nostra bambina. Accettiamo. Da questo momento fino al ritorno a Torino, tu sei nostra. E iniziamo subito.»
Primo ordine, sussurrato: Rebecca deve togliersi le mutandine in macchina e consegnargliele. Lei obbedisce, arrossendo mentre si solleva il vestitino e le fa scivolare giù per le gambe. Le porge a Chiara, che le infila nella borsa con un sorriso soddisfatto.
All’aeroporto, mentre camminano verso il check-in, Rebecca sente già l’eccitazione crescervi dentro: niente sotto il vestitino, i capezzoli che sfregano contro il tessuto leggero, gli sguardi delle amiche che la controllano.
In aereo, seduta in mezzo a loro, riceve il secondo ordine via messaggio sul telefono (per non farsi sentire): deve tenere le mani ferme sulle cosce e non muoversi quando Chiara le accarezzerà l’interno coscia per tutto il decollo. Rebecca annuisce, il cuore che batte forte.
L’aereo atterra a Cagliari nel primo pomeriggio. Il caldo della Sardegna le investe non appena scendono dalla scaletta: un’onda densa, profumata di mirto e salsedine, che fa immediatamente sentire la pelle viva.
Noleggiano una Jeep cabrio rossa. Federica guida, Chiara accanto a lei con la mappa sul telefono, Rebecca sul sedile posteriore, ancora senza mutandine sotto il vestitino leggero, come ordinato in macchina prima dell’aeroporto. Il vento le scompiglia i capelli biondi e le solleva leggermente l’orlo dell’abito; ogni curva della strada costiera le ricorda quanto sia esposta, quanto già appartenga a loro.
Dopo una quarantina di minuti lasciano la statale e imboccano una stradina sterrata che scende verso il mare. La villa appare all’improvviso: bianca, bassa, con grandi vetrate, circondata da macchia mediterranea e da una piscina a sfioro che sembra buttarsi direttamente nell’azzurro del mare di Chia. Intorno, solo silenzio e profumo di ginepro.
Federica spegne il motore. Per un attimo nessuno parla.
«Benvenuta a casa, Rebecca», dice Chiara voltandosi, la voce bassa e calda. «Da questo momento le regole sono pienamente attive. Tu entri per ultima, porti dentro tutte le valigie. Una per uno. E ad ogni viaggio ti togli un indumento. Quando avrai finito, sarai nuda e ci aspetterai in ginocchio in soggiorno. Capito?»
Rebecca deglutisce, il cuore che le batte forte. «Sì, signora.»
Le due amiche scendono, prendono solo le loro borse piccole e si dirigono verso la porta senza voltarsi. Rebecca resta sola con la Jeep aperta, il sole che le scalda la pelle.
Primo viaggio. Afferra la sua valigia, la trascina fino alla porta d’ingresso. Davanti allo zerbino si sfila i sandaletti e le lascia lì, scalza sul marmo caldo. Rientra in casa: l’interno è fresco, pavimenti in cotto, divani bianchi, grandi finestre aperte sul mare. Chiara e Federica sono già in cucina, stanno aprendo una bottiglia di vermentino freddo.
Secondo viaggio. La valigia di Federica. Rebecca si ferma sulla soglia, si passa le mani sui fianchi, poi fa scivolare giù la spallina del vestitino. Il tessuto leggero cade a terra, lasciandola in reggiseno di pizzo bianco e niente sotto. Sente lo sguardo delle due amiche su di sé mentre trascina la valigia dentro.
Terzo viaggio. La valigia di Chiara. Stavolta si slaccia il reggiseno, lo appoggia con cura sul mucchio di vestiti accanto alla porta. I capezzoli si induriscono immediatamente all’aria condizionata e al brivido di eccitazione. Attraversa il soggiorno con i seni nudi che ondeggiano leggermente, la pelle d’oca nonostante il caldo.
Ultimo viaggio. Una borsa con gli acquisti duty-free. Ormai è completamente nuda, il vestitino, il reggiseno e le scarpe abbandonati fuori. Cammina scalza sul pavimento fresco, sente il sesso già umido, le cosce che sfregano appena. Lascia l’ultima borsa in ingresso.
Chiara e Federica sono sul grande divano del soggiorno, davanti alla vetrata aperta sul mare. Hanno tolto le scarpe e i parei, indossano solo bikini e sorridono sorseggiando il vino.
Rebecca si avvicina piano, il cuore in gola. Si ferma a un metro da loro, poi si abbassa lentamente in ginocchio sul tappeto morbido. Ginocchia divaricate quanto basta, mani appoggiate sulle cosce, palme in su. Testa bassa, capelli biondi che le cadono sulle spalle nude.
Silenzio. Solo il rumore lontano delle onde.
Federica è la prima a parlare, con voce lenta e soddisfatta:
«Brava, piccola. Guarda quanto sei bella così.»
Chiara si alza, gira intorno a lei come per ispezionarla. Le passa una mano tra i capelli, poi le accarezza la schiena, scendendo fino alle natiche. Rebecca trema ma resta immobile.
«Hai fatto caldo in viaggio, vero?», sussurra Chiara chinandosi al suo orecchio. «Si vede. Sei già bagnata.»
Le dita di Chiara sfiorano appena l’interno coscia di Rebecca, confermandolo. Rebecca lascia andare un piccolo gemito, ma non si muove.
Federica si alza a sua volta, prende il telefono.
«Prima regola della casa: foto ricordo. Sorridi, tesoro.»
Scatta un paio di foto: Rebecca in ginocchio, nuda, illuminata dalla luce del pomeriggio che entra dalle vetrate, il mare sullo sfondo.
Poi entrambe si siedono di nuovo sul divano, una di fronte all’altra, lasciando Rebecca al centro.
«Ora vieni qui», ordina Chiara battendo sul cuscino tra loro. «Sdraiati sulle nostre gambe. Vogliamo controllare quanto sei stata brava oggi… e decidere la tua prima ricompensa.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe un po’ tremanti, e si stende sul divano, la testa sulle cosce di Federica, il bacino su quelle di Chiara. Le mani delle due amiche iniziano subito a esplorarla: carezze lente sui seni, sul ventre, tra le cosce aperte.
Il primo pomeriggio in villa è pigro e bollente. Appena finito il “benvenuto” sul divano – dopo che Chiara e Federica hanno esplorato a lungo il corpo di Rebecca con mani lente e parole sussurrate, lasciandola tremante e sull’orlo del piacere senza mai concederle il rilascio – decidono di spostarsi in piscina.
«Ora prendiamo il sole», annuncia Chiara alzandosi, ancora con il bikini nero slacciato dopo le carezze di poco prima. «Tu, Rebecca, ci aiuti a sistemarci. Poi resti al nostro servizio.»
Rebecca, ancora nuda e con la pelle accesa dalle loro attenzioni, annuisce subito. «Sì, signora.»
Escono sulla terrazza. Il sole è alto, abbagliante, e la piscina a sfioro sembra fondersi con il mare all’orizzonte. Ci sono tre lettini allineati, con grandi asciugamani bianchi e una bottiglia di olio solare abbronzante sul tavolino.
Chiara e Federica si posizionano subito.
Chiara si sfila completamente la parte sopra del bikini, lasciando cadere il tessuto nero a terra. I suoi seni piccoli e sodi catturano immediatamente la luce, i capezzoli già inturgiditi dall’aria calda e dall’eccitazione residua di poco fa. Si sdraia a pancia in giù sul primo lettino, i capelli mora sciolti sulla schiena.
Federica fa lo stesso: slaccia il suo bikini rosso fuoco e lo getta sull’asciugamano. I suoi seni più pieni ondeggiano leggermente mentre si sistema sul secondo lettino, sempre a pancia in giù. «Vieni, piccola», dice a Rebecca con voce languida. «Spalmaci l’olio. Inizia da me.»
Rebecca prende la bottiglia, versa l’olio caldo sulle mani e si inginocchia accanto al lettino di Federica. Inizia dalle spalle, scendendo piano lungo la schiena, fino al fondoschiena. Le dita scivolano sulla pelle già dorata, massaggiando con cura. Federica sospira soddisfatta quando Rebecca arriva alle cosce, aprendo leggermente le gambe per farle raggiungere l’interno.
Poi tocca a Chiara. Rebecca si sposta, versa altro olio e ripete i gesti: spalle, schiena, vita, glutei. Chiara solleva appena i fianchi per farle capire di insistere sul fondoschiena, e Rebecca obbedisce, le mani che scivolano lente e devote.
Quando ha finito, Chiara si gira sul fianco, topless, senza alcun pudore. I seni esposti al sole, guarda Rebecca dritto negli occhi.
«Ora mettici la crema anche davanti. Ma solo a noi. Tu resti così, nuda, senza protezione. Vogliamo vederti arrossire un po’.»
Rebecca sente un brivido, ma annuisce. Inizia da Federica, che si è girata supina: spalma l’olio sul décolleté, sui seni pieni, sfiorando i capezzoli con i pollici. Federica chiude gli occhi e lascia andare un piccolo gemito di piacere.
Poi Chiara: Rebecca le massaggia il petto con movimenti circolari, attenta, quasi reverente. Chiara le prende la mano per un istante e la guida più forte su un capezzolo, facendola arrossire.
Terminate le due, Chiara indica il terzo lettino, vuoto.
«No, tu non ti sdrai. Resti in piedi qui tra noi. Mani dietro la schiena, gambe leggermente aperte. Così possiamo guardarti mentre prendiamo il sole.»
Rebecca obbedisce immediatamente. Si posiziona al centro, tra i due lettini, in piena luce. Il sole le brucia la pelle nuda: seni, ventre, sesso completamente esposto. Sente già il calore accumularsi, ma resta immobile, respirando piano.
Chiara e Federica, topless e luccicanti d’olio, si sdraiano supine, occhiali da sole sul naso, corpi rilassati. Ogni tanto una delle due alza lo sguardo su Rebecca, sorride, le fa un piccolo complimento o un ordine sussurrato.
«Inarca un po’ la schiena, tesoro. Vogliamo vedere meglio i tuoi seni.»
«Apri di più le gambe… brava, così.»
«Sei bellissima quando arrossisci, lo sai?»
Passano i minuti. Il sudore inizia a scivolarle lungo la schiena e tra i seni. Il sesso è gonfio, lucido, e Rebecca sente il desiderio crescervi dentro, ma non osa muoversi.
Dopo una ventina di minuti, Federica si stiracchia come un gatto.
«Ho caldo. Rebecca, vieni qui.»
Le fa cenno di sdraiarsi sopra di lei, sul lettino stretto. Rebecca si adagia piano, pelle nuda contro pelle nuda e oliata. I seni di Federica sotto i suoi, i capezzoli che si sfiorano. Federica le avvolge le braccia intorno alla vita, tenendola ferma.
Chiara, dall’altro lettino, allunga una mano e inizia ad accarezzare la schiena di Rebecca, scendendo piano fino alle natiche.
«Brava la nostra bambina», sussurra. «Ora resti qui, sopra di lei. Al caldo. E non ti muovere finché non te lo diciamo noi.»
Il sole continua a picchiare. Tre corpi intrecciati, due topless e abbronzate, una bionda nuda e dolcemente sottomessa, completamente persa nel loro gioco.
Il sole è ancora alto, ma la brezza marina ha iniziato a rinfrescare leggermente l’aria. Chiara e Federica, sdraiate sui lettini topless e lucide d’olio, decidono che è ora di entrare in acqua.
«Rebecca», dice Chiara con voce pigra, «vieni. Portaci in piscina.»
Rebecca, ancora sdraiata sopra Federica, pelle contro pelle calda, si solleva piano. Le gambe le tremano un po’ per il calore e per l’eccitazione accumulata. Federica le dà una leggera sculacciata sul fondoschiena mentre si alza, facendola sorridere arrossendo.
Chiara è la prima a entrare in acqua. Scivola nella piscina con un movimento fluido, l’acqua le arriva alla vita, i seni che galleggiano appena mentre si appoggia al bordo con i gomiti all’indietro. I capelli mora bagnati le aderiscono alle spalle.
Federica prende Rebecca per mano e la guida verso i gradini. «Tu entri per ultima, piccola. E ci raggiungi a nuoto.»
Rebecca annuisce e resta sul bordo mentre Federica si tuffa con un piccolo spruzzo. Le due amiche si avvicinano al centro della piscina, ridendo piano, i corpi che brillano sott’acqua.
«Ora vieni», ordina Chiara, la voce bassa ma ferma.
Rebecca entra lentamente. L’acqua è fresca contro la sua pelle surriscaldata dal sole, un contrasto delizioso che le fa indurire immediatamente i capezzoli. Nuota verso di loro con movimenti docili, i capelli biondi che si allargano sulla superficie come una nuvola dorata.
Quando le raggiunge, Chiara e Federica la circondano. Chiara davanti, Federica dietro. Rebecca si trova intrappolata tra i loro corpi, l’acqua che le arriva appena sotto i seni.
Chiara le prende il viso tra le mani bagnate e la bacia lentamente, profondamente. La lingua che entra piano, possessiva. Rebecca geme nella sua bocca, le mani che istintivamente cercano di appoggiarsi ai fianchi di Chiara, ma Federica gliele blocca subito dietro la schiena.
«No, tesoro», sussurra Federica all’orecchio di Rebecca, il respiro caldo contro la pelle bagnata. «Le mani ferme. Oggi sei solo nostra.»
Chiara continua a baciarla mentre Federica inizia ad accarezzarla da dietro: mani che scivolano sui seni, pizzicando leggermente i capezzoli, poi scendendo sul ventre, tra le cosce aperte dall’acqua. Rebecca inarca la schiena, il corpo che trema tra loro.
L’acqua rende tutto più lento, più sensuale. Ogni tocco è amplificato, ogni carezza scivola senza attrito.
Chiara stacca le labbra dalla sua bocca e scende a baciarle il collo, poi un seno, succhiando un capezzolo fino a farla gemere forte. Federica, nel frattempo, ha infilato una mano tra le sue gambe da dietro, le dita che trovano il clitoride gonfio e iniziano a girare piano, con una pressione perfetta.
«Brava, resta ferma», sussurra Federica. «Non muoverti. Lascia che ti usiamo.»
Rebecca obbedisce, le gambe che tremano nell’acqua, il respiro corto. Chiara passa all’altro seno, mordicchiando delicatamente, mentre con una mano raggiunge quella di Federica sott’acqua, aiutandola a stimolarla.
Le due amiche si guardano negli occhi sopra la spalla di Rebecca, sorridendo complici. Poi Chiara si abbassa leggermente, immergendo la testa per un istante, e prende in bocca un capezzolo sott’acqua, la sensazione calda e fredda insieme che fa quasi crollare Rebecca.
Federica accelera il movimento delle dita, due che entrano piano dentro di lei mentre il pollice continua sul clitoride. Chiara risale a baciarle la bocca, soffocando i suoi gemiti.
«Vieni quando te lo diciamo noi», ordina Chiara contro le sue labbra.
Rebecca annuisce debolmente, persa. Il piacere sale rapido, inevitabile.
Dopo minuti che sembrano eterni, Chiara sussurra: «Ora, piccola. Vieni per noi.»
Rebecca si lascia andare con un grido soffocato nella bocca di Chiara, il corpo che si contrae in spasmi lunghi, le gambe che cedono. Federica la sorregge da dietro, Chiara davanti, tenendola a galla mentre l’orgasmo la travolge in ondate.
Quando finisce, resta abbandonata tra loro, ansimante, l’acqua che le lambisce la pelle sensibile.
Chiara le accarezza i capelli bagnati. «Bravissima.»
Federica le bacia la nuca. «E questa era solo la prima della giornata.»
Dopo l’orgasmo che l’ha lasciata tremante e senza forze tra le loro braccia, Rebecca resta appoggiata al bordo della piscina, il respiro ancora corto, l’acqua che le lambisce dolcemente i seni. Chiara e Federica la tengono ancora stretta, una davanti e una dietro, come se non volessero lasciarla andare via neanche per un secondo.
Chiara le accarezza i capelli bagnati, scostandoglieli dal viso.
«Brava, piccola nostra. Ti è piaciuto, vero?»
Rebecca annuisce debolmente, la voce un sussurro: «Sì, signora… tantissimo.»
Federica ride piano contro la sua nuca. «Bene. Perché ora tocca a noi.»
Con un gesto sincronizzato, quasi avessero provato la scena mille volte, le due amiche cambiano posizione. Chiara si appoggia al bordo della piscina, le braccia aperte sul marmo caldo, i seni fuori dall’acqua che brillano di gocce. Federica spinge dolcemente Rebecca verso di lei.
«Inizia da Chiara», ordina Federica, la voce bassa e carica di desiderio. «Falle sentire quanto sei brava con la bocca.»
Rebecca non esita. Si avvicina, l’acqua che le rende i movimenti lenti e fluidi. Bacia prima il collo di Chiara, poi scende piano: lingua che sfiora la clavicola, i seni, succhiando un capezzolo con devozione. Chiara inarca la schiena, lasciando andare un sospiro profondo, una mano che si infila nei capelli biondi di Rebecca per guidarla.
Federica, nel frattempo, si posiziona dietro Rebecca. Le mani sulle sue anche, la spinge leggermente in avanti in modo che Rebecca resti china su Chiara, il fondoschiena esposto. Federica inizia ad accarezzarla di nuovo tra le cosce, ma stavolta solo per tenerla eccitata, per farla tremare mentre lavora.
Rebecca scende ancora. Bacia il ventre di Chiara, poi più in basso. Chiara apre le gambe nell’acqua, appoggiando un piede sul gradino sommerso per darle spazio. Rebecca affonda il viso tra le sue cosce, la lingua che trova subito il clitoride, lenta e obbediente. Chiara geme forte, la testa all’indietro, il sole che le illumina il viso estasiato.
Federica osserva per un po’, mordendosi il labbro. Poi si avvicina di più. Con una mano continua a stimolare Rebecca da dietro – due dita che entrano e escono piano, tenendola al limite – mentre con l’altra accarezza i seni di Chiara, pizzicando i capezzoli.
«Brava la nostra bambina», sussurra Federica. «La stai facendo impazzire.»
Chiara dura poco. Dopo qualche minuto di lingua attenta e devota di Rebecca, il suo corpo si tende, le cosce stringono la testa di Rebecca, e viene con un grido roco, le dita affondate nei capelli biondi.
Quando si riprende, Chiara tira su Rebecca e la bacia con passione, assaggiandosi sulla sua lingua.
«Ora tocca a Federica», dice con voce ancora tremante.
Si scambiano di posto. Federica si appoggia al bordo accanto a Chiara, le gambe aperte. Rebecca, guidata da Chiara che le tiene i fianchi, si china su di lei. Inizia lo stesso rituale: baci lenti sui seni pieni, sui capezzoli duri, poi scende.
Chiara, da dietro, prende il controllo completo di Rebecca. Le infila tre dita dentro piano, mentre con il pollice le stimola il clitoride. Rebecca geme contro il sesso di Federica, le vibrazioni che fanno impazzire l’amica.
Federica è più esigente: guida la testa di Rebecca con le mani, le dà piccoli ordini sussurrati.
«Più forte… sì, lì… brava… non fermarti…»
Rebecca obbedisce, la bocca instancabile, la lingua che danza esattamente come le viene chiesto. Chiara accelera dietro di lei, sapendo perfettamente come portarla al limite senza farla venire.
Federica viene con un lungo gemito profondo, il corpo che si inarca fuori dall’acqua, le mani che stringono forte i capelli di Rebecca.
Quando anche lei si riprende, le tre restano un momento in silenzio, abbracciate nell’acqua calda, i corpi ancora tremanti e vicini.
Poi Chiara sorride maliziosa.
«Dentro», ordina semplicemente. «Asciughiamo i corpi… e continuiamo sul lettone. Abbiamo portato qualche giocattolino che vuoi assolutamente provare, piccola.»
Rebecca arrossisce, ma il suo sorriso è radioso.
«Sì, signore.»
Escono dalla piscina una alla volta, i corpi nudi e bagnati che brillano sotto il sole del pomeriggio. Rebecca cammina in mezzo, una mano di Chiara e una di Federica che la tengono per la vita, come se fosse la cosa più preziosa del mondo. Chiara e Federica avvolgono Rebecca in un grande telo bianco, asciugandola piano, quasi con venerazione: passano il tessuto sui seni, sul ventre, tra le cosce, senza fretta. Rebecca trema a ogni tocco, le gambe deboli.
«Brava, piccola», sussurra Chiara baciandole la tempia. «Ora andiamo dentro. Abbiamo una sorpresa per te.»
Attraversano la terrazza tenendola in mezzo, una per mano. La villa è fresca, le persiane socchiuse filtrano la luce del pomeriggio in strisce dorate. La camera da letto principale è enorme: un lettone king-size con lenzuola bianche immacolate, ventilatore al soffitto che gira lento, vista sul mare attraverso la portafinestra aperta.
Sul comodino, Federica ha già preparato tutto: una piccola borsa di pelle nera aperta. Dentro, giocattoli che avevano scelto insieme mesi prima, “per un’occasione speciale”.
Chiara spinge dolcemente Rebecca al centro del letto.
«Sdraiati sulla schiena, braccia sopra la testa, gambe aperte.»
Rebecca obbedisce subito, il cuore che batte forte. Il telo le viene tolto, resta di nuovo completamente nuda, esposta sul lenzuolo fresco.
Federica si siede al suo fianco, accarezza i capelli biondi sparsi sul cuscino. Chiara invece prende due morbidi polsini di seta nera dalla borsa.
«Oggi ti leghiamo un po’», spiega Chiara con voce calma. «Solo i polsi alla testata. Così non puoi scappare quando ti facciamo impazzire.»
Rebecca annuisce, mordendosi il labbro. «Sì, signora… come volete voi.»
Chiara le lega i polsi con cura, non troppo stretti, ma abbastanza da impedirle di muoversi liberamente. I nodi sono morbidi, sensuali. Poi prende una mascherina di satin nero e gliela posa sugli occhi.
«Buio», sussurra. «Così senti solo noi.»
Il mondo scompare. Rebecca sente solo il respiro delle due amiche, il fruscio delle lenzuola, il profumo della loro pelle ancora salato di piscina.
Prima arrivano le bocche.
Federica inizia dai seni: baci lenti, lingua che gira intorno ai capezzoli, poi li succhia forte, alternando dolcezza e piccoli morsi. Chiara invece scende direttamente tra le sue gambe. Le apre le cosce con mani ferme, poi la prima leccata è lenta, dalla base fino al clitoride. Rebecca inarca la schiena con un gemito lungo.
«Zitta», ordina Chiara tra una leccata e l’altra. «Non devi parlare. Solo sentire.»
Le due lavorano in perfetta sincronia. Federica sui seni e sul collo, mordicchia il lobo dell’orecchio sussurrando: «Sei così bagnata per noi… lo sentiamo.»
Chiara è implacabile: la lingua che danza sul clitoride, due dita che entrano piano, curvandosi proprio lì, dove sa che la fa impazzire. Rebecca si contorce, i polsi tirano inutilmente contro i lacci.
Poi sentono il ronzio.
Chiara accende un piccolo vibratore a uovo, liscio e potente. Lo appoggia prima sul clitoride, facendola sobbalzare, poi lo infila piano dentro di lei, lasciandolo lì a pulsare a bassa intensità.
Federica sale sul letto, si mette a cavalcioni sul suo viso, ma senza sedersi del tutto.
«Leccami, piccola. Lentamente.»
Rebecca alza la testa bendata, cerca con la lingua. Trova il sesso di Federica già bagnato, caldo, e inizia a leccare con devozione: lunghi colpi lenti, poi piccoli cerchi sul clitoride. Federica geme, si sostiene alla testata, controllando il ritmo con i fianchi.
Chiara, nel frattempo, ha preso un altro giocattolo: un dildo di silicone morbido, medio, con una leggera curva. Lo lubrifica bene, poi lo appoggia all’ingresso di Rebecca, accanto al vibratore che continua a ronzare dentro.
«Respira», sussurra. Poi spinge piano.
Rebecca emette un gemito soffocato contro il sesso di Federica mentre viene riempita lentamente, centimetro dopo centimetro. Chiara inizia a muoverlo dentro e fuori con un ritmo costante, profondo, mentre con il pollice torna sul clitoride.
Il piacere diventa travolgente. Rebecca lecca Federica con sempre più foga, sentendo l’amica tremare sopra di lei. Federica viene per prima: un orgasmo lungo, silenzioso, i fianchi che premono forte sulla bocca di Rebecca.
Quando Federica si sposta, ansimante, Chiara aumenta il ritmo del dildo e del pollice.
«Ora tocca a te, piccola. Vieni forte. Subito.»
Rebecca non resiste più. L’orgasmo la travolge come un’onda violenta: il corpo che si inarca, i polsi che tirano i lacci, un grido lungo e spezzato che riempie la stanza. Chiara continua a muoverla dentro anche durante gli spasmi, prolungando il piacere fino a farla quasi piangere.
Quando finalmente si ferma, Rebecca è un fascio di nervi scoperti, tremante, bagnata di sudore e di piacere.
Chiara le toglie la mascherina piano. La luce del pomeriggio la abbaglia per un secondo. Vede le due amiche chine su di lei, occhi pieni di desiderio e tenerezza.
Federica le scioglie i polsi, le massaggia le braccia. Chiara si sdraia accanto a lei, la stringe forte.
«Sei stata perfetta», sussurra Chiara baciandola sulla fronte. «La nostra bellissima bambina.»
Rimangono così per un tempo indefinito: tre corpi nudi intrecciati sul lettone, il ventilatore che gira piano, il mare lontano che sussurra. Rebecca al centro, coccolata, baciata, accarezzata senza fretta. Il sole è tramontato da un pezzo, lasciando il cielo della Sardegna dipinto di viola e arancione. La villa è avvolta da una luce soffusa: solo poche lampade a parete e candele sparse sul tavolo della terrazza, che danno alla scena un’atmosfera intima e calda.
Chiara e Federica hanno deciso i ruoli per la cena con precisione.
Rebecca è ancora nuda, come del resto per tutto il giorno, ma stavolta le hanno messo un piccolo grembiule da cucina bianco, corto, che le copre appena il davanti e lascia scoperto il fondoschiena. Intorno al collo un collarino di velluto nero con un anellino d’argento: non un vero collare, ma abbastanza per ricordarle il suo posto. Ai polsi, bracciali di pelle morbida con piccoli ganci, nel caso volessero legarla più tardi.
«Stasera cucini e servi tu, piccola», aveva detto Federica mentre preparavano la tavola. «Noi ci rilassiamo e ti guardiamo.»
Il menu è semplice ma sensuale: insalata di polpo fresco, spaghetti alle vongole, pane carasau, un bianco freddo della zona. Rebecca ha cucinato sotto i loro sguardi attenti, chinandosi per prendere pentole, alzandosi in punta di piedi per raggiungere gli scaffali, perfettamente consapevole di essere osservata in ogni movimento.
Ora la tavola è apparecchiata sulla terrazza, proprio accanto alla piscina che riflette le luci delle candele. Chiara e Federica sono sedute una di fronte all’altra, indossando solo leggeri parei annodati in vita, i seni scoperti, i capelli ancora un po’ umidi dalla doccia veloce che hanno fatto senza di lei (“Tu aspetti il tuo turno”, le avevano detto).
Rebecca serve il primo piatto. Cammina scalza sul pavimento caldo, il grembiule che ondeggia ad ogni passo. Porge i piatti chinandosi leggermente, offrendo una vista perfetta sul décolleté e sul fondoschiena nudo quando si gira.
«Grazie, tesoro», dice Chiara prendendo il piatto, ma con l’altra mano le sfiora deliberatamente l’interno coscia mentre Rebecca è china. Rebecca trema, ma resta in silenzio.
Durante la cena le due amiche chiacchierano rilassate: del mare, del viaggio, di aneddoti leggeri. Rebecca resta in piedi accanto al tavolo, le mani dietro la schiena, pronta a versare il vino o a portare altro pane. Ogni tanto una di loro le dà un piccolo ordine.
«Vieni più vicina, Rebecca.»
Federica le fa scivolare una mano sotto il grembiule, accarezzandole piano il sesso per un secondo, giusto per farla arrossire e sospirare, poi la ritira come se niente fosse. «Brava, resta ferma.»
A metà cena Chiara batte una mano sulla sua coscia.
«Siediti qui. Sulle mie gambe.»
Rebecca obbedisce, si siede di traverso sulle ginocchia di Chiara, il grembiule che si solleva lasciando il fondoschiena nudo a contatto con la pelle calda dell’amica. Chiara le passa un braccio intorno alla vita, la tiene stretta mentre continua a mangiare e a parlare con Federica.
Con l’altra mano, Chiara inizia a imboccarla: prende una forchettata di spaghetti, la porta alla bocca di Rebecca.
«Apri.»
Rebecca mangia lentamente, obbediente, sentendo il sugo caldo sulle labbra. Ogni tanto Chiara le pulisce la bocca con il pollice, poi se lo infila in bocca perché lo lecchi.
Federica osserva sorridendo, poi si alza e si avvicina. Si mette dietro Rebecca, le slaccia il grembiule e lo lascia cadere a terra. Ora è di nuovo completamente nuda sulle gambe di Chiara.
«Meglio così», sussurra Federica baciandole il collo da dietro. Le sue mani scivolano sui seni di Rebecca, pizzicando leggermente i capezzoli mentre Chiara continua a imboccarla.
Rebecca è un fascio di nervi: il contatto con il corpo di Chiara sotto di lei, le mani di Federica che la esplorano senza fretta, il sapore del cibo, il vino che le viene versato direttamente in bocca da Chiara.
Quando i piatti sono finiti, Chiara le sussurra all’orecchio:
«Ora il dessert.»
Federica torna con una ciotola di fragole fresche e una di panna montata. Ne prende una fragola, la intinge nella panna e la porta alla bocca di Rebecca. Poi un’altra la appoggia direttamente sul capezzolo di Chiara, e ordina a Rebecca di leccarla via.
Rebecca si china, la lingua che raccoglie la panna dolce dal seno dell’amica. Chiara geme piano, le accarezza i capelli.
Poi tocca a Federica: panna sul collo, sul ventre, tra i seni. Rebecca lecca ovunque le venga indicato, lenta, attenta, mentre le due amiche la guidano con mani ferme e sussurri.
Alla fine, Chiara spinge delicatamente Rebecca in piedi e la fa appoggiare con le mani sul tavolo, il busto chinato in avanti, le gambe aperte.
«Brava la nostra cameriera», dice Federica accarezzandole la schiena. «Ora ti diamo la mancia.»
Le candele tremolano, la notte è calda, e la cena è solo l’antipasto di quello che verrà dopo. La cena è finita da un pezzo: i piatti sono accantonati sul tavolo, le candele si sono consumate lasciando un profumo dolce di cera e mirto nell’aria. La notte è calda, il cielo pieno di stelle, e il suono delle onde lontane accompagna tutto come una colonna sonora lenta.
Rebecca è ancora chinata sul tavolo, le mani appoggiate sul legno caldo, le gambe aperte, il corpo nudo che trema leggermente nell’attesa. Chiara e Federica sono in piedi dietro di lei, i parei slacciati e caduti a terra da tempo. Sono nude anche loro, i corpi illuminati solo dalla luce tremolante delle ultime candele e dalla luna che filtra dalla terrazza.
Chiara è la prima a muoversi. Prende la ciotola della panna montata avanzata dal dessert e ne raccoglie un po’ con due dita.
«Hai servito benissimo, piccola», sussurra, accarezzandole la schiena con l’altra mano. «Ora la mancia.»
Fa scivolare le dita ricoperte di panna tra le natiche di Rebecca, lentamente, spalmandola intorno e poi dentro, piano. Rebecca inspira forte, inarca la schiena, ma resta ferma come le è stato ordinato.
Federica ride piano, un suono basso e sensuale. Si china a baciarle la nuca, poi scende lungo la spina dorsale con la lingua, assaggiando la pelle salata di mare e sudore. Quando arriva al fondoschiena, lecca via la panna che Chiara ha lasciato, lenta, deliberata, facendola gemere.
«Brava, non ti muovere», ordina Chiara. Prende un piccolo plug di silicone nero dalla borsa che avevano lasciato su una sedia vicina – liscio, medio, con una base a gemma che brilla alla luce della luna. Lo lubrifica con altra panna e con un po’ di gel che aveva pronto.
Rebecca sente la punta fredda contro di sé.
«Respira, tesoro», sussurra Chiara. «Accoglilo. È un regalo.»
Spinte piano, con pazienza, il plug entra completamente. Rebecca emette un gemito lungo, profondo, le dita che stringono il bordo del tavolo. La sensazione di pienezza è intensa, nuova, deliziosamente invadente.
Federica si alza, le accarezza i capelli biondi.
«Ora vieni con noi.»
La prendono per mano e la guidano verso il grande divano ad angolo della terrazza, proprio di fronte alla piscina. La fanno sedere al centro – o meglio, inginocchiare sui cuscini morbidi, le mani appoggiate sullo schienale, il fondoschiena in fuori, il plug ben visibile.
Chiara si siede di fronte a lei, apre le gambe e attira la testa di Rebecca verso di sé.
«Leccami di nuovo. Lentamente. Voglio sentirti mentre Federica ti usa.»
Rebecca affonda subito la bocca tra le cosce di Chiara, la lingua obbediente, attenta, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Chiara geme, le dita nei suoi capelli, guidandola.
Federica, nel frattempo, si inginocchia dietro di lei. Accarezza il plug per un momento, lo ruota piano facendola sobbalzare, poi lo estrae lentamente e lo reinserisce, giocandoci. Con l’altra mano prende uno strap-on che avevano lasciato pronto: un modello doppio, con una parte che entra in lei e l’altra per Rebecca. Se lo sistema con calma, il respiro che si fa più corto mentre si riempie.
Quando è pronta, appoggia la punta contro il sesso bagnato di Rebecca.
«Prendimi, piccola», sussurra. «Fammi vedere quanto sei nostra.»
Spinte lente, profonde. Rebecca geme forte contro Chiara, le vibrazioni che fanno impazzire l’amica. Federica inizia un ritmo costante, le mani sui fianchi di Rebecca, controllando ogni movimento. Il plug è ancora lì, la doppia penetrazione la fa tremare, il piacere che sale rapido e incontrollabile.
Chiara viene per prima, stringendo la testa di Rebecca tra le cosce, un orgasmo lungo e silenzioso sotto le stelle.
Poi Federica accelera, una mano che scivola davanti per stimolare il clitoride di Rebecca.
«Ora vieni tu. Forte. Lascia che ti sentiamo.»
Rebecca si lascia andare completamente: un grido che si perde nella notte, il corpo che si contrae intorno a Federica e al plug, ondate di piacere così intense da farle girare la testa.
Quando anche Federica raggiunge l’orgasmo – spingendo profondo, il respiro spezzato – crollano tutte e tre sul divano, un groviglio di corpi sudati e soddisfatti.
Restano così a lungo: Rebecca in mezzo, accarezzata, baciata sul collo, sulle spalle, sulle labbra. Le stelle sopra di loro, il mare che sussurra, il plug ancora dentro come un dolce promemoria.
Chiara le bacia la fronte.
«Sei stata perfetta, amore nostro.»
Federica le accarezza una coscia.
«E domani… ne inventeremo di nuove.»
Dopo il lungo dopo-cena sulla terrazza, i corpi ancora caldi e appagati, Chiara e Federica decidono che è ora di andare a letto. La notte è profonda, l’aria profumata di salsedine e ginepro, e la villa è immersa in un silenzio rotto solo dal frinire delle cicale e dal lontano sciabordio del mare.
Chiara prende Rebecca per il collarino di velluto, un gesto dolce ma fermo.
«Stasera noi due dormiamo nel lettone grande», le dice guardandola negli occhi. «Tu vai nella stanza degli ospiti. La porta resta socchiusa. Vogliamo che ascolti.»
Federica le accarezza una guancia, un sorriso malizioso sulle labbra.
«E niente mani tra le gambe, piccola. Se ti tocchi senza permesso, domani lo sapremo. E ci saranno conseguenze.»
Rebecca abbassa lo sguardo, il cuore che batte forte. «Sì, signore. Obbedirò.»
Le due la accompagnano fino alla porta della camera degli ospiti: una stanza più piccola ma altrettanto bella, con un letto matrimoniale, lenzuola fresche di lino e una grande finestra aperta sul giardino. La porta viene lasciata socchiusa di una ventina di centimetri, abbastanza perché ogni suono arrivi chiaro.
Chiara le dà un ultimo bacio lento sulla bocca, Federica uno sul collo. Poi la lasciano sola.
Rebecca si sdraia sul letto, nuda come è stata tutto il giorno. Le lenzuola sono fresche contro la pelle ancora sensibile, ma il suo corpo è un fascio di nervi scoperti. Sa perfettamente cosa sta per succedere nella stanza accanto.
All’inizio sente solo passi leggeri, risate sussurrate, il fruscio delle lenzuola quando Chiara e Federica si infilano nel lettone. Poi il silenzio… seguito dal primo sospiro.
Un bacio. Lungo, profondo. Rebecca immagina le loro bocche che si cercano, le lingue che si intrecciano piano. Poi un gemito basso – è Chiara, la riconosce – quando Federica probabilmente le succhia un capezzolo.
I suoni diventano più chiari, più intensi.
Il letto cigola leggermente mentre si muovono. Federica sussurra qualcosa, parole troppo basse per capirle, ma il tono è quello dominante che Rebecca conosce bene. Chiara risponde con un riso spezzato, poi un altro gemito più forte quando – Rebecca lo sa – Federica le apre le gambe e inizia a leccarla lentamente.
Il ritmo dei sospiri di Chiara cresce. Rebecca, nella sua stanza, stringe le lenzuola tra le dita, le cosce serrate per resistere alla tentazione di toccarsi. Sente il respiro di Chiara farsi affannoso, poi un «Sì… lì… non fermarti» pronunciato con voce rotta.
Poi il silenzio improvviso… seguito dal gemito lungo e profondo dell’orgasmo di Chiara. Un suono che Rebecca conosce perfettamente, che le fa contrarre il ventre per l’eccitazione.
Un minuto di quiete, di baci e coccole sussurrate. Poi è Federica a gemere per prima: un suono più grave, più animalesco. Rebecca immagina Chiara sopra di lei, o forse con la testa tra le sue cosce, o magari con le dita dentro mentre la bacia sul collo.
I gemiti di Federica salgono piano, controllati all’inizio, poi sempre più liberi. «Più forte… sì, amore… proprio così…» La voce di Chiara, dolce e autoritaria insieme.
Il letto cigola di più, un ritmo costante. Rebecca sente il suono umido delle dita, o forse della lingua, e poi il grido soffocato di Federica quando viene: lungo, intenso, seguito da risate basse e affannate.
Dopo, solo sussurri, parole d’amore, baci lenti. Le due si coccolano, si raccontano quanto si desiderano, quanto Rebecca le renda tutto più bello. Parlano di lei a voce bassa, come se sapessero che sta ascoltando.
«Domani la faremo impazzire ancora di più», sussurra Chiara.
«Già trema solo a sentirci», risponde Federica ridendo piano.
Rebecca resta sveglia a lungo, il corpo in fiamme, il respiro corto. Ogni tanto sente un altro bacio, un altro sospiro, come se le due non riescano a smettere di toccarsi.
Alla fine si addormenta con il cuore che batte forte, il sesso pulsante di desiderio represso, sapendo che domani sarà di nuovo completamente loro.
E il pensiero la fa sorridere nel buio.
Il mattino dopo arriva presto, con la luce del sole che filtra dalle persiane e il profumo di caffè che si diffonde nella villa.
Chiara e Federica entrano nella stanza degli ospiti senza bussare. Rebecca è già sveglia da un po’, sdraiata nuda tra le lenzuola, il corpo ancora carico della notte passata ad ascoltare. Quando le vede, si mette subito seduta sul letto, le mani sulle cosce, lo sguardo basso.
«Buongiorno, piccola», dice Chiara con voce dolce ma ferma. «Hai dormito bene?»
Rebecca arrossisce. «Sì, signora… anche se… vi ho sentite.»
Federica ride, si avvicina e le solleva il mento con due dita. «Lo sappiamo. E hai obbedito? Niente mani tra le gambe?»
Rebecca annuisce subito. «Sì, signora. Non mi sono toccata.»
«Brava», risponde Chiara. «Allora meriti la colazione… ma con nuove regole.»
Le due la fanno alzare e la portano in cucina. Sul tavolo ci sono già cornetti freschi, frutta, yogurt e caffè. Rebecca deve servire, come la sera prima, ma stavolta in piedi accanto al tavolo, senza sedersi.
Nuove regole della colazione:
Non può mangiare finché una delle due non le dà un boccone direttamente con le dita o con il cucchiaino.
Ogni volta che una di loro batte le mani, deve aprire le gambe e restare così per trenta secondi, esposta.
Deve ringraziare ad alta voce dopo ogni boccone: «Grazie, signora, per avermi nutrita.»
La colazione dura quasi un’ora: bocconi lenti, succhiati dalle dita di Chiara o Federica, pause in cui Rebecca resta con le cosce aperte mentre loro chiacchierano tranquillamente, come se fosse la cosa più normale del mondo. Quando finisce, Rebecca è di nuovo bagnata e tremante di desiderio.
Chiara pulisce una goccia di yogurt dall’angolo della sua bocca con il pollice.
«Ora usciamo. Dobbiamo fare un po’ di spesa al paesino qui vicino. E tu vieni con noi, ovviamente.»
Federica apre un cassetto e tira fuori due oggetti: un paio di sandali neri con tacco 15 cm, altissimi, eleganti ma chiaramente provocanti, e il plug anale della sera prima, già pulito e pronto.
«Indosserai questi», dice Federica porgendole i tacchi. «E questo», aggiunge mostrando il plug. «Lo mettiamo ora.»
Rebecca arrossisce intensamente, ma obbedisce. Si china leggermente sul tavolo della cucina, le mani appoggiate, mentre Chiara lubrifica il plug e lo inserisce piano, con movimenti lenti e deliberati. Rebecca geme piano quando entra completamente, la base a gemma che sporge appena tra le natiche.
Poi i tacchi: Rebecca li indossa, le gambe subito tese, il portamento che cambia radicalmente. Camminare è una sfida, ogni passo fa muovere il plug dentro di lei, mandandole piccole scariche di piacere.
Per l’uscita le permettono un vestitino estivo corto, bianco, leggerissimo, senza reggiseno né mutandine. Il tessuto è così sottile che i cape ZZoli si intravedono, e se il vento lo solleva… bè, non lascia molto all’immaginazione. Sopra, un cappello di paglia per il sole.
Le due amiche, invece, sono eleganti e casual: shorts di jeans, top freschi, occhiali da sole. Sembrano due turiste normalissime.
Salgono sulla Jeep cabrio. Rebecca dietro, le gambe accavallate con attenzione per non far vedere troppo. Il viaggio verso il paesino è breve, ma ogni buca sulla strada fa sobbalzare il plug, facendola stringere i denti.
Il paesino è piccolo, tipico sardo: stradine strette, negozietti, qualche turista. Parcheggiano vicino al mercato.
Regole per la spesa:
Rebecca cammina sempre due passi dietro di loro, tacchi che risuonano sul selciato.
Quando entrano in un negozio, deve chinarsi per prendere cose dagli scaffali bassi se glielo ordinano.
Se una delle due le tocca la schiena, deve fermarsi e restare immobile per dieci secondi, ovunque siano.
Nel primo negozio, il fruttivendolo: Federica le ordina di scegliere le pesche più mature. Rebecca si china sullo scaffale, il vestitino che sale pericolosamente, il plug che preme ad ogni movimento. Sente sguardi di un paio di clienti, ma Chiara e Federica chiacchierano tranquillamente con il venditore come se niente fosse.
Poi la macelleria: Chiara le fa prendere un pacco di carne dal banco basso. Rebecca si china di nuovo, le cosce tese sui tacchi, il vestitino che si solleva quel tanto che basta a far intravedere la base del plug a chi guarda attento. Un uomo in coda arrossisce e distoglie lo sguardo. Rebecca è in fiamme per l’imbarazzo e l’eccitazione.
Infine il negozietto di formaggi e vini. Lì Federica le tocca la schiena: Rebecca si immobilizza in mezzo al negozio, le gambe leggermente aperte, mentre le due amiche assaggiano pecorino e chiacchierano con la proprietaria. Passano dieci secondi interminabili. Qualcuno la guarda, qualcuno no. Rebecca sente il plug, i tacchi, il vestitino che sfiora la pelle, e deve fare uno sforzo enorme per non gemere.
Quando escono, le borse della spesa sono piene. Tornano alla Jeep.
In macchina, mentre guidano verso la villa, Chiara si gira dal sedile davanti.
«Bravissima, piccola. Hai attirato un sacco di sguardi. Ti è piaciuto?»
Rebecca, la voce tremante: «Sì, signora… tantissimo. Anche se… ero terrorizzata.»
Federica ride. «Bene. Perché ora torniamo a casa… e ti premiamo come si deve.»
Tornano alla villa verso mezzogiorno. Il sole picchia forte sul vialetto di ghiaia, e Rebecca cammina due passi dietro Chiara e Federica, i tacchi 15 che affondano leggermente nel terreno, costringendola a passi piccoli e attenti. Il plug è ancora al suo posto, ogni movimento lo fa premere dentro di lei, ricordandole costantemente l’esibizione di poco prima al paese.
Chiara si ferma davanti alla porta d’ingresso, si gira e le sorride.
«Dentro, piccola. È ora di premiarti come si deve.»
Entrano. L’aria condizionata le accoglie come una carezza fresca sulla pelle sudata. Federica chiude la porta a chiave dietro di loro, poi apre la borsa della spesa e tira fuori un astuccio di velluto nero.
«Prima questo», dice.
Dentro c’è un collare vero, non più quello leggero di velluto della sera prima: pelle nera lucida, spesso, con un anello d’acciaio massiccio davanti e una fibbia con lucchetto minuscolo. Federica lo prende, lo apre e lo avvicina al collo di Rebecca.
«Da questo momento è ufficiale», sussurra, mentre lo allaccia. Il clic del lucchetto è secco, definitivo. «Questo non si toglie finché non decidiamo noi. Anche per dormire.»
Rebecca deglutisce, sente il peso del collare aderire perfettamente alla gola. È più rigido del precedente, le dà una sensazione di possesso totale. Il cuore le batte forte.
Chiara le solleva il mento con un dito.
«Spogliati. Subito.»
Rebecca fa scivolare giù il vestitino bianco in un unico movimento. Resta nuda, con solo i tacchi altissimi ai piedi e il nuovo collare al collo. Il plug brilla leggermente tra le natiche quando si gira per piegare il vestito con cura e posarlo su una sedia.
Federica aggancia un guinzaglio di catena sottile all’anello del collare.
«Vieni.»
La guida verso il soggiorno, i tacchi di Rebecca che risuonano sul pavimento di cotto come colpi di tamburo. La fanno fermare al centro della stanza, davanti al divano basso.
«In ginocchio. Mani dietro la schiena, petto in fuori.»
Rebecca si abbassa lentamente. I tacchi la costringono a tenere le ginocchia larghe per mantenere l’equilibrio, il plug preme di più, facendola respirare a fondo. Il collare le tira leggermente il collo all’indietro, obbligandola a una postura fiera, esposta.
Chiara e Federica si siedono sul divano di fronte a lei, ancora vestite con shorts e top leggeri. Per un lungo minuto la osservano in silenzio, ammirandola come un’opera d’arte.
«Sei bellissima così», dice infine Chiara, la voce bassa. «Il nostro trofeo.»
Federica tira leggermente il guinzaglio, facendola avvicinare di un passo sulle ginocchia.
«Il premio di oggi è semplice: ti faremo venire finché non implorerai pietà. Ma puoi venire solo quando te lo diciamo noi. E dopo ogni orgasmo, ringrazierai baciandoci i piedi.»
Chiara si alza, va a prendere la borsa dei giocattoli. Ne estrae il wand potente e un telecomando piccolo. Accende il vibratore del plug – Rebecca non sapeva che fosse remoto – e lo imposta su una vibrazione bassa, costante.
Rebecca geme piano, le cosce tremano.
Chiara si inginocchia dietro di lei, le lega i polsi dietro la schiena con una corda di seta morbida, non stretta ma ferma. Poi prende il wand e lo appoggia direttamente sul clitoride, senza preavviso, a intensità media.
Il primo orgasmo arriva in meno di un minuto: violento, improvviso. Rebecca inarca la schiena, un grido rauco, il corpo che si contrae intorno al plug vibrante.
Chiara non stacca il wand. Lo tiene lì, abbassando solo leggermente la potenza.
«Ringrazia, piccola.»
Rebecca, ansimante, si china in avanti – il guinzaglio la guida – e bacia il piede nudo di Chiara, poi quello di Federica.
«Grazie, signore… grazie per avermi fatta venire.»
Federica sorride, aumenta la vibrazione del plug.
«Bene. Ora il secondo.»
Passano così più di un’ora.
Il wand non si ferma mai del tutto. A volte Chiara lo preme forte, a volte lo allontana quel tanto che basta a negarle il rilascio. Federica gioca col telecomando del plug: ondate intense, pause, pulsazioni. Le due si alternano a tenerle il guinzaglio corto, a sussurrarle parole sporche e dolci all’orecchio.
Rebecca perde il conto dopo il sesto orgasmo. La voce è ridotta a un sussurro spezzato quando ringrazia, le lacrime di sovraccarico le rigano le guance, ma gli occhi sono luminosi, felici.
Alla fine, quando è un tremito continuo, la voce rotta che implora «Basta… signore… non ce la faccio più…», Chiara spegne tutto.
Federica la scioglie, le toglie il guinzaglio ma lascia collare e tacchi. La prendono in braccio – una per parte – e la portano sul divano, sdraiata tra loro.
Le asciugano le lacrime, le baciano la fronte, il collo, le labbra. Le accarezzano piano la pelle ipersensibile, evitando il sesso per non farla sobbalzare.
«Sei stata perfetta», sussurra Chiara stringendola forte.
«La nostra bambina più preziosa», aggiunge Federica, baciandole il collare.
Rebecca, esausta e appagata come mai prima, si rannicchia tra loro, i tacchi ancora ai piedi, il collare che le ricorda chi è in questa vacanza.
I giorni passano veloci e la dinamica tra le tre si è ormai cristallizzata: Rebecca è la loro sottomessa perfetta, collare nero sempre al collo, tacchi 15 ai piedi in casa, plug variabile e regole sempre più precise. Chiara e Federica adorano il controllo totale e si sentono sempre più a loro agio nel ruolo di padrone.
...
È il settimo giorno di vacanza.
Nel pomeriggio, mentre Rebecca è inginocchiata in terrazza a massaggiare i piedi di Federica con olio caldo (mentre Chiara legge sdraiata sul lettino), Federica riceve un messaggio.
«Sono Luca e Sara», dice sorridendo a Chiara. «I vicini della villa a duecento metri da qui. Li abbiamo conosciuti ieri in spiaggia a Chia, ricordi? Ci hanno aiutato a scegliere il posto migliore per gli ombrelloni. Giovani, simpatici, sposati da poco.»
Chiara alza un sopracciglio, divertita. «Quelli che non riuscivano a staccare gli occhi da Rebecca quando si è tolta il pareo? Sì, me li ricordo.»
Rebecca arrossisce ma continua il massaggio senza parlare – una delle regole: non intervenire nelle conversazioni delle padrone se non interpellata.
Federica digita veloce. «Li invito a cena stasera. Grill sul terrazzo, pesce fresco, vino. Sarà… interessante.»
Chiara sorride maliziosa. «Molto interessante.»
Preparazione della cena
Rebecca viene impiegata per tutta la preparazione, naturalmente.
Pulisce la terrazza in ginocchio, nuda con solo collare e tacchi, guinzaglio agganciato a un anello del tavolo così da avere raggio limitato.
Prepara il pesce e le verdure, china sul piano della cucina, il plug del giorno (oggi uno medio con coda di volpe incorporata) che sporge vistoso.
Apparecchia la tavola a sei posti (le due padrone, gli ospiti, e un posto per lei… sul pavimento, accanto alle sedie).
Chiara e Federica, invece, si preparano con cura: abitini estivi eleganti ma molto corti, niente sotto, sandali bassi. Vogliono essere sensuali ma non eccessive… almeno all’inizio.
Poco prima dell’arrivo degli ospiti, chiamano Rebecca.
Chiara le aggancia il guinzaglio lungo.
«Stasera sarai la nostra perfetta padrona di casa… a modo nostro. Regole speciali:
Servi da bere e da mangiare in ginocchio.
Non parli se non ti viene chiesto.
Se una di noi ti tocca la testa, ti fermi e resti immobile.
Se diciamo la parola “esposizione”, ti metti a quattro zampe sul tavolo e resti così finché non ti diciamo di scendere.
La safeword vale sempre, ovviamente.»
Federica le accarezza una guancia. «E se sarai brava, dopo gli ospiti ti daremo un premio speciale.»
L’arrivo degli ospiti
Luca e Sara arrivano alle 20:30. Lui alto, moro, fisico atletico da surfista. Lei bionda naturale, sorriso aperto, corpo snello e abbronzato. Portano una bottiglia di vermentino e un dolce tipico.
Saluti calorosi. Chiara e Federica li accolgono con abbracci e baci sulle guance. Rebecca è in piedi dietro di loro, nuda, collare evidente, coda di volpe che pende tra le gambe, tacchi altissimi, guinzaglio in mano a Federica.
Luca e Sara si fermano un attimo sulla soglia, sorpresi ma chiaramente incuriositi.
Chiara ride come se fosse la cosa più normale del mondo.
«Entrate, entrate. Lei è Rebecca, la nostra… compagna di vacanza molto speciale. Stasera ci aiuta a rendere la serata indimenticabile.»
Sara sorride, un po’ arrossendo ma senza distogliere lo sguardo. «Ciao Rebecca… sei stupenda.»
Luca annuisce, chiaramente colpito. «Sì… davvero.»
La cena
Inizia tutto in modo relativamente innocente.
Rebecca serve gli aperitivi in ginocchio, passando tra le sedie con il vassoio in mano. Ogni volta che si china per porgere un bicchiere, la coda di volpe ondeggia e il plug è perfettamente visibile. Gli ospiti inizialmente cercano di essere educati, ma gli sguardi diventano sempre più frequenti.
Durante l’antipasto, Federica tira leggermente il guinzaglio e Rebecca si ferma accanto a lei, immobile, mentre le accarezza i capelli come se fosse un animale domestico.
Luca e Sara si scambiano un’occhiata, poi Sara chiede con voce curiosa:
«Ma… è un gioco che fate sempre? Sembra… molto intenso.»
Chiara sorride. «Solo in vacanza. Rebecca ha chiesto lei di essere nostra per questi giorni. Le piace abbandonarsi completamente. Vero, piccola?»
Rebecca, autorizzata a parlare, risponde piano: «Sì, signora. È quello che desidero.»
La conversazione diventa sempre più aperta. Luca e Sara confessano di avere fantasie simili, di aver parlato spesso di dinamiche di potere, ma di non averle mai provate davvero. Sono affascinati.
L’escalation
A metà cena, mentre si parla di desiderio e confini, Chiara dice con naturalezza:
«Esposizione.»
Rebecca immediatamente sale sul tavolo (è stato progettato apposta, largo e robusto), si mette a quattro zampe al centro, le gambe leggermente aperte, la coda ben visibile, la testa bassa.
Silenzio per qualche secondo. Poi Sara: «Oddio… è bellissima così.»
Federica invita gli ospiti a toccarla, se vogliono. «Solo se vi va. È consenziente a tutto, entro i suoi limiti.»
Sara è la prima: accarezza piano la schiena di Rebecca, poi la coda, poi le natiche intorno al plug. Rebecca trema ma resta immobile.
Luca, più esitante, le accarezza i capelli e il collo, sfiorando il collare. «È… incredibile.»
Chiara e Federica osservano, eccitate dal controllo e dal condividere la loro sottomessa.
La serata continua con Rebecca che viene usata come “tavolino” per i bicchieri, poi fatta leccare il vino versato sul décolleté di Sara (con il permesso di Luca), poi fatta sedere sulle ginocchia di Luca mentre Federica le stimola il clitoride con le dita davanti a tutti, fino a farla venire con un gemito che fa arrossire tutti.
Luca e Sara partecipano sempre di più: Sara bacia Rebecca lungamente, Luca le accarezza i seni mentre Chiara la tiene per il guinzaglio.
La cena finisce tardi, sul divano della terrazza, con i cinque corpi intrecciati in un’esplorazione lenta e consensuale. Rebecca al centro, usata e adorata da quattro mani e due bocche oltre alle sue padrone.
Quando Luca e Sara se ne vanno, verso le 2 di notte, sono visibilmente sconvolti (in senso positivo).
«Grazie… è stata la serata più incredibile della nostra vita», dice Sara baciando Chiara e Federica sulla porta.
Rebecca, esausta, inginocchiata accanto alle sue padrone, riceve un bacio sulla fronte da entrambi.
Quando la porta si chiude, Chiara e Federica la guardano con occhi pieni di desiderio e orgoglio.
«Sei stata perfetta, piccola nostra», sussurra Chiara tirando il guinzaglio.
«Il premio te lo diamo adesso… tutta la notte.»
Dopo che Luca e Sara se ne sono andati, la terrazza resta immersa in un silenzio carico di elettricità. Le candele sono quasi consumate, la piscina riflette la luna, e Rebecca è ancora inginocchiata accanto alla porta, il respiro corto, il corpo lucido di sudore e di tutti i tocchi della serata. Il collare le stringe leggermente la gola, la coda di volpe è ancora al suo posto, i tacchi la tengono in una postura tesa e perfetta.
Chiara chiude la porta a chiave e si gira verso di lei.
«Alzati, piccola.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe tremanti dopo ore di posizione e di eccitazione. Federica le sgancia la coda di volpe con un movimento lento, quasi cerimonioso: il plug esce con un piccolo suono umido che la fa arrossire violentemente.
«Bravissima stasera», sussurra Federica baciandole la nuca. «Ci hai rese orgogliose. Hai visto come ti guardavano? Come ti desideravano? E tu sei rimasta nostra, sempre.»
Chiara le prende il guinzaglio e la guida verso la camera da letto principale. La stanza è illuminata solo da una lampada bassa sul comodino, il lettone enorme sembra aspettare solo loro tre.
«Stasera dormi con noi», annuncia Chiara. «Te lo sei meritato.»
Rebecca ha un piccolo singhiozzo di commozione. Non dormiva nel lettone da giorni.
Federica la spinge dolcemente al centro del materasso. Le tolgono i tacchi – finalmente – e le massaggiano i piedi indolenziti, baciando le caviglie, i polpacci. Poi le legano i polsi alla testata con polsini di pelle morbida, non stretti, solo per ricordarle che è loro.
Chiara si sdraia alla sua sinistra, Federica alla destra.
Iniziano piano, quasi con tenerezza dopo l’intensità della cena.
Chiara le bacia la bocca, lentamente, profondamente, mentre le accarezza i capelli biondi sparsi sul cuscino. Federica scende sul collo, sul collare, lo lecca proprio sopra la pelle, poi sui seni: capezzoli già sensibili che succhia piano, facendola inarcare.
Rebecca geme nel bacio di Chiara, le mani tirano leggermente i lacci.
«Shh», sussurra Chiara contro le sue labbra. «Ora ti usiamo piano. Ti meritiamo tutta la notte.»
Federica prende un piccolo vibratore a uovo, lo accende al minimo e lo infila dentro di lei, lasciandolo lì a pulsare debolmente. Poi si mette a cavalcioni sul suo viso, ma senza fretta.
«Leccami, piccola. Lentamente. Voglio sentirti per ore.»
Rebecca obbedisce, la lingua dolce e devota. Federica si muove piano, guidandola con i fianchi, gemendo sommessamente mentre Chiara scende tra le sue gambe e inizia a leccarla intorno al vibratore, senza mai toccare direttamente il clitoride.
Il ritmo è lento, estenuante. Federica viene per prima, un orgasmo lungo e silenzioso, premendo leggermente sulla bocca di Rebecca. Poi si sposta e bacia Chiara, mentre entrambe si concentrano su Rebecca.
Chiara aumenta l’intensità del vibratore. Federica le succhia i capezzoli, poi scende a unire la lingua a quella di Chiara tra le sue cosce.
Rebecca implora con la voce rotta: «Signore… per favore…»
«Ancora no», risponde Chiara, fermandosi un secondo prima del bordo. «Stanotte decidiamo noi quando vieni.»
La torturano così per quella che sembra un’eternità: la portano al limite, poi si fermano. Le parlano all’orecchio, le dicono quanto è stata perfetta con gli ospiti, quanto è loro, quanto la adorano.
Poi, finalmente, Chiara sussurra: «Ora, piccola. Vieni per noi.»
E Rebecca esplode: un orgasmo profondo, lunghissimo, che la fa singhiozzare di piacere, il corpo che si inarca contro i lacci.
Non si fermano. Cambiano posizione: Federica indossa lo strap-on, la penetra lentamente mentre Chiara le tiene le gambe aperte e le bacia la bocca. Poi si invertono.
Rebecca viene ancora, e ancora, fino a perdere la voce, fino a restare solo gemiti rotti e lacrime di sovraccarico sensazionale.
Alla fine, esausta, viene slegata. Le tolgono il vibratore, la stringono in mezzo a loro due, pelle contro pelle calda.
Chiara le bacia la fronte, proprio sopra gli occhi chiusi.
«Sei nostra, Rebecca. Completamente. E non ti lasceremo mai andare.»
Federica le accarezza il collare.
«Dormi, amore. Domani continueremo.»
Rebecca si addormenta così: al centro del lettone, tra le sue due padrone, il collare ancora al collo, il corpo dolorante di piacere, il cuore pieno come non mai.
Il giorno dopo la cena, verso mezzogiorno, arriva un messaggio da Sara:
«Grazie ancora per ieri sera. È stata un’esperienza che non dimenticheremo mai. Se vi va… ci piacerebbe passare ancora del tempo con voi. Magari oggi pomeriggio?»
Chiara e Federica si guardano, un sorriso complice. Rebecca è inginocchiata tra loro sul divano, nuda, collare al collo, mentre le massaggia i piedi. Sente tutto.
Federica risponde: «Venite pure. Abbiamo un’idea speciale per voi.»
Luca e Sara arrivano alle 16, con una bottiglia di mirto e sorrisi un po’ imbarazzati ma chiaramente eccitati.
Dopo un aperitivo leggero sulla terrazza, Chiara va dritta al punto.
«Noi oggi vi prestiamo Rebecca per un paio d’ore», annuncia con naturalezza. «Voi due la portate nella dependance in fondo al giardino – è privata, nessuno vi disturberà. Potete usarla come volete, nei suoi limiti. Lei obbedirà a voi come obbedisce a noi. Noi resteremo qui a rilassarci… e vi guarderemo da lontano, se vi va.»
Rebecca arrossisce violentemente, ma il suo respiro accelera. Non ha mai fatto una cosa del genere. Eppure l’idea di essere “prestata” dalle sue padrone la fa tremare di eccitazione.
Sara spalanca gli occhi, poi sorride. «Davvero? È… wow. Rebecca, ti va?»
Rebecca guarda Chiara e Federica in cerca di approvazione. Chiara annuisce.
«Rispondi, piccola.»
«Sì… mi va, se le mie signore lo permettono.»
Federica le aggancia il guinzaglio lungo al collare.
«Regole per te: obbedisci a loro come obbedisci a noi. Chiamali “signore” e “signora”. Puoi venire solo se te lo ordinano. E alla fine tornerai da noi strisciando a ringraziarci.»
Luca e Sara sono visibilmente eccitati. Sara prende il guinzaglio dalle mani di Federica con delicatezza.
Nella dependance
La dependance è piccola ma accogliente: un divano grande, un letto matrimoniale, ventilatore al soffitto, finestre aperte sul giardino ma schermate dalla vegetazione. Chiara e Federica restano sulla terrazza principale con un binocolo discreto e i telefoni pronti a ricevere foto o video, se gli ospiti vorranno condividere.
Sara guida Rebecca dentro, il guinzaglio in mano. Luca chiude la porta.
All’inizio sono un po’ timidi. Rebecca si inginocchia al centro della stanza, testa bassa, come le è stato insegnato.
Sara è la prima a parlare, la voce tremante di desiderio.
«Alzati, Rebecca. Vogliamo vederti bene.»
Rebecca obbedisce. Luca le gira intorno, le accarezza le spalle, il collare, i seni. Sara le solleva il mento e la bacia – un bacio lento, curioso, diverso da quelli delle sue padrone. Più dolce, più esplorativo.
La spogliano completamente (anche se era già nuda) togliendole i tacchi per farla stare più comoda, poi la fanno sdraiare sul letto.
Iniziano piano: baci sul collo, sui seni, sulle cosce. Sara è quella più attiva all’inizio – lecca i capezzoli di Rebecca mentre Luca le accarezza l’interno coscia. Poi si invertono.
Rebecca geme, obbediente, le mani ferme lungo i fianchi finché non le dicono di toccarli.
Sara si spoglia per prima, si mette a cavalcioni sul viso di Rebecca.
«Leccami, per favore…»
Rebecca lo fa con la stessa devozione che riserva alle sue padrone. Sara geme forte, sorpresa dalla sua abilità. Luca, nel frattempo, le apre le gambe e inizia a leccarla lentamente, poi infila due dita dentro di lei.
Rebecca è travolta: la bocca piena del sapore di Sara, la lingua di Luca che la fa impazzire. Quando Sara viene, premendo forte sui suoi capelli, Rebecca è già al limite.
Luca si spoglia, il sesso duro. Guarda Sara in cerca di approvazione. Lei annuisce, eccitatissima.
«Puoi scoparla», dice Sara con voce bassa. «Ma falla venire prima con la bocca.»
Luca obbedisce alla moglie: torna tra le gambe di Rebecca e la porta all’orgasmo con lingua e dita, mentre Sara le tiene le mani e la bacia.
Quando Rebecca viene – forte, con un grido soffocato – Luca entra in lei lentamente, profondamente. Sara osserva, si tocca, poi si mette accanto a Rebecca e le fa leccare le dita bagnate.
Scopano in varie posizioni: Rebecca sopra Luca, poi Sara che la guida da dietro con le mani sui fianchi; Rebecca a quattro zampe mentre Luca la prende da dietro e Sara sotto di lei, a leccarla o farsi leccare.
Vengono tutti e tre, più volte. È intenso, diverso dal gioco con Chiara e Federica: più tenero, più curioso, meno strutturato. Rebecca si sente usata, prestata, un oggetto di piacere per degli estranei con il permesso delle sue padrone, e questo la fa impazzire.
Il ritorno
Dopo quasi due ore, Sara riaggancia il guinzaglio e la riporta fuori. Rebecca cammina nuda, le gambe tremanti, il corpo segnato da baci e piccoli succhiotti, il sesso gonfio e lucido.
Chiara e Federica sono sul divano della terrazza, rilassate, con un bicchiere di vino in mano. Hanno guardato da lontano e ricevuto qualche foto da Sara.
Rebecca si avvicina strisciando sulle ginocchia gli ultimi metri, come ordinato. Si ferma ai loro piedi, la testa bassa.
«Grazie, signore», sussurra con voce rotta. «Grazie per avermi prestata.»
Chiara le accarezza i capelli.
«Brava, piccola nostra. Hai reso felici i nostri amici.»
Sara e Luca, ancora vestiti ma visibilmente soddisfatti, ringraziano con calore.
«Grazie a voi… è stato incredibile. Rebecca è… perfetta.»
Dopo che se ne vanno, Chiara e Federica la prendono in braccio e la portano dentro.
«Ora tocca a noi riprenderti», sussurra Federica. «Ti laveremo, ti massaggeremo… e poi ti useremo fino a farti dimenticare che sei stata di qualcun altro per un po’.»
Rebecca sorride debolmente, esausta e felice.
«Sì, signore… riprendetevi ciò che è vostro.»
Chiara e Federica la osservano per un lungo momento, in silenzio. Nei loro occhi c’è un misto di orgoglio, gelosia giocosa e desiderio possessivo.
Federica è la prima a parlare, la voce bassa e ferma.
«Alzati, piccola. Ora ti riprendiamo. Tutta.»
Rebecca si alza lentamente, le gambe ancora tremanti. Chiara le aggancia di nuovo il guinzaglio al collare – un gesto simbolico, forte – e la guida dentro casa, verso la camera da letto principale. Federica chiude le persiane, lasciando solo la luce calda di due abat-jour.
La fanno fermare ai piedi del letto.
Chiara le gira intorno, le passa un dito sulle labbra, sul collo, sui segni lasciati da Sara e Luca.
«Ti hanno usata bene», sussurra. «Ma ora dobbiamo ricordarti a chi appartieni davvero.»
Federica prende una bacinella di acqua calda, una spugna morbida e oli profumati. La fanno sdraiare sul letto, a pancia in su, le braccia lungo i fianchi.
Iniziano a lavarla. Lentamente. Quasi cerimoniosamente.
Chiara bagna la spugna e la passa sul viso di Rebecca, sul collo, cancellando il profumo di Sara. Poi sui seni: movimenti circolari, lenti, sui capezzoli ancora sensibili. Rebecca geme piano, chiude gli occhi.
Federica si occupa della parte inferiore: le apre delicatamente le cosce, lava l’interno coscia, il sesso gonfio e ancora umido. Ogni tocco è possessivo, come a cancellare ogni traccia estranea. Poi la gira a pancia in giù, lava la schiena, le natiche, tra le natiche – dove il plug non c’è più – con dita che entrano piano, solo per pulire, ma anche per reclamare.
Rebecca è un mare di brividi. Non dice una parola, si lascia fare, abbandonata completamente.
Quando è perfettamente pulita, la asciugano con asciugamani caldi. Poi l’olio: Federica ne versa sulle mani e inizia a massaggiarla, partendo dalle spalle, scendendo lungo la schiena, sulle natiche, sulle cosce. Chiara si occupa del davanti: collo, seni, ventre, interno coscia. Le dita scivolano ovunque, ma senza mai portare al culmine.
Rebecca inizia a tremare, a supplicare con la voce rotta.
«Signore… per favore…»
Chiara le bacia la fronte.
«No, piccola. Prima ti marchiamo di nuovo.»
Federica prende un piccolo succhiotto: lo posiziona proprio sopra il collare, sul collo, dove si vedrà per giorni. Poi un altro sul seno sinistro, vicino al capezzolo. Chiara fa lo stesso sull’altro seno e sull’interno coscia, vicino al sesso.
Ogni succhiotto è lento, deliberato. Rebecca geme forte, inarca la schiena, ma resta ferma.
Poi si posizionano.
Chiara si sdraia tra le sue gambe, le apre le cosce e inizia a leccarla – non con la dolcezza esplorativa di Sara, ma con la sicurezza di chi conosce ogni centimetro del suo corpo. Lingua precisa, possessiva, che la fa impazzire in pochi secondi.
Federica si mette a cavalcioni sul suo viso.
«Leccami, piccola. Solo me. Fammi sentire che sei tornata a casa.»
Rebecca obbedisce con foga, la lingua disperata, come se volesse cancellare ogni altro sapore. Federica geme forte, le mani nei suoi capelli biondi, guidandola senza pietà.
Chiara infila due dita dentro di lei mentre la lecca, poi tre, curvandole proprio lì. Rebecca è al limite in pochi minuti.
«Vieni», ordina Chiara contro il suo sesso. «Vieni solo per noi.»
Rebecca esplode con un grido soffocato contro Federica: un orgasmo violento, profondo, che la fa singhiozzare. Federica viene subito dopo, premendo forte sulla sua bocca.
Non si fermano.
Cambiano posizione: Federica indossa lo strap-on grande, nero, quello che usa quando vuole sentirsi completamente dentro di lei. Chiara si mette dietro Rebecca, le alza i fianchi e la tiene aperta mentre Federica entra lentamente, profondamente.
«Guardami», ordina Federica spingendo. «Dimmi di chi sei.»
«Vostra… solo vostra…» ansima Rebecca, le lacrime che le rigano le guance.
Chiara le infila due dita nel fondoschiena, sincronizzata con le spinte di Federica. Rebecca viene di nuovo, urlando il loro nome.
Continuano per ore: posizioni diverse, giocattoli, mani, bocche. La fanno venire finché non implora davvero pietà, finché la voce non si spezza del tutto.
Alla fine, esausta, bagnata di sudore e di loro, Rebecca è accoccolata in mezzo a loro due sul letto. Chiara le bacia i segni freschi sul collo, Federica le accarezza i capelli.
«Ora sei di nuovo tutta nostra», sussurra Chiara.
«Nessuno te lo toglierà mai», aggiunge Federica stringendola forte.
Rebecca, con un filo di voce, sorride.
«Grazie, signore… non voglio essere di nessun altro.»
E si addormenta tra le loro braccia, il collare al collo, il corpo dolorante di piacere, finalmente a casa.
Gli ultimi due giorni di vacanza passano in una bolla di intimità assoluta, come se le tre volessero sigillare tutto quello che hanno vissuto prima di tornare alla realtà.
Luca e Sara salutano con un ultimo aperitivo il penultimo giorno: abbracci, baci, promesse di rivedersi («Magari a Torino, chissà»), ma senza ulteriori giochi. È un addio dolce, quasi nostalgico. Rebecca serve ancora una volta in ginocchio, nuda con il collare, ma stavolta resta sempre accanto alle sue padrone, come a sottolineare che il prestito è finito e lei è tornata definitivamente loro.
L’ultima notte è solo per loro tre.
Chiara e Federica decidono di rendere tutto lento, quasi rituale.
Portano Rebecca in terrazza al tramonto. La fanno sedere sul bordo della piscina, le gambe nell’acqua, il collare ancora al collo ma senza guinzaglio. Per la prima volta dopo tanti giorni le permettono di stare seduta alla stessa altezza, vicine, senza ordini.
Mangiano frutta, bevono vino fresco, parlano piano. Non di dominio o sottomissione, ma di quello che hanno provato, di quanto Rebecca sia stata coraggiosa e perfetta, di quanto loro si siano sentite potenti e innamorate nel comandarla.
Rebecca piange un po’, non di tristezza ma di commozione.
«Questi giorni sono stati i più belli della mia vita», sussurra. «Non voglio che finiscano.»
Chiara le bacia le lacrime.
«Non finiscono. Cambiano solo forma. A Torino continueremo, in modo diverso, più nascosto, ma continueremo.»
Federica annuisce. «Il collare lo terrai. Le regole le adatteremo alla vita reale. Ma tu resti nostra.»
Quella notte fanno l’amore senza giocattoli, senza legami, senza ordini urlati. Solo corpi che si cercano, baci lenti, mani che accarezzano senza fretta. Rebecca al centro, come sempre, ma stavolta con la libertà di toccare, di guidare ogni tanto, di venire quando vuole. È un sesso dolce, intenso, pieno di «ti amo» sussurrati e di risate tra un gemito e l’altro.
Dormono tutte e tre nel lettone, intrecciate, fino al mattino.
Il ritorno
L’ultimo giorno è pratico: valigie, pulizia della villa, ultimo bagno in piscina nudi tutti insieme.
Il collare nero resta al collo di Rebecca anche durante il viaggio di ritorno. Sopra indossa una sciarpa leggera per nasconderlo in aeroporto e in aereo, ma sotto la sciarpa sente il peso costante, rassicurante.
In aereo, seduta in mezzo a loro come all’andata, riceve un messaggio sul telefono da Chiara:
«Regola numero 1 a Torino: il venerdì sera vieni da noi, ti metti il collare visibile, e passi il weekend come in Sardegna.
Regola numero 2: durante la settimana, sotto i vestiti normali, porterai sempre qualcosa che ti ricordi di noi (mutandine vibranti, plug piccolo, morsetti… decideremo noi).
Regola numero 3: la safeword resta “Torino”. Ma speriamo di non sentirla mai.»
Rebecca sorride, le mani che tremano leggermente mentre risponde:
«Accetto tutte le regole, signore. Per sempre.»
Atterrano a Caselle la sera. L’aria di dicembre è fredda, un contrasto violento con il caldo sardo. Ma quando escono dall’aeroporto e Rebecca sente le mani di Chiara e Federica stringere le sue, sa che il fuoco che hanno acceso in Sardegna non si spegnerà mai.
La vacanza è finita.
Quello che è iniziato lì, invece, è solo all’inizio.
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