Sulla pelle di Eva XIII

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genere
confessioni

Ero appena uscita dalla doccia, quando il mio smartphone mi notificò il messaggio di Cinzia che mi avvisava che sarebbe venuta a trovarmi e a passare qualche giorno con me e Aldo. ero eccitatissima, Aldo si mostrò meno entusiasta, non sopportava molto l'influenza che a suo dire la mia amica aveva su di me.
Avevo conosciuto Cinzia, quando a 18 anni, non era un periodo facile della mia vita, visto che mia madre non si curava molto di me impegnata tra il lavoro che la portava sempre lontano da casa e i suoi spasimanti che si alternavano più che le lenzuola nel suo letto, trascurandomi, costringendomi a vestirmi con quello che lei scartava dal suo armadio, avevo deciso di trovarmi un lavoretto, per guadagnare un pò di soldi e rinnovare il mio outfit e attraverso di essi aiutare un pò la mia autostima.
Mentre tornavo da scuola mi fermai in un bar sedetti ad un tavolino e cominciai la mia ricerca sul giornale di annunci , tutti gli annunci di lavoro sembravano fuori dalla mia portata, troppo giovane, senza esperienza, senza alcuna competenza, poi uno saltò alla mia attenzione. trovai un annuncio:
Sogni-Agenzia Eventi & Comunicazione
ricerca Hostess e Ragazze Immagine per fiere, congressi e manifestazioni aziendali.
Requisiti richiesti:
Bella presenza e predisposizione al contatto con il pubblico
Buone capacità comunicative e relazionali
Conoscenza della lingua inglese e italiano
Disponibilità a lavorare su turni e nei weekend
Si offre:
Contratto a chiamata per singoli eventi
Ambiente dinamico e professionale
Opportunità di crescita nel settore promozionale e dell’organizzazione eventi.
Sembrava perfetto per me, presi il numero e lo composi sul mio smartphone, dall'altra parte mi rispose una donna dall'aria seccata, scortese, che mi liquidò dicendomi che se volevo fare un colloquio dovevo prima mandare una mail allegando delle mie foto. Andò in escandescenza quando le chiesi, ingenuamente, quale tipo di foto avrei dovuto inviarle, urlandomi contro che non aveva tempo da perdere e attaccandomi il telefono in faccia.
Ma io non mi feci scoraggiare, tornai a casa ci misi quasi tutta la sera scrivere la mail di presentazione , non che avessi molto da dire, ma volevo dare una buona prima impressione, e scegliere le foto più belle, senza sapere con esattezza quale fossero le più adatte ad un contesto professionale ma, trattandosi di un lavoro di immagine dovevano essere pressoché perfette.
Passai ore davanti al computer a sfogliare le cartelle infinite delle mie foto. Ogni immagine mi sembrava inadatta: il mare, in palestra ,i compleanni, le serate con le amiche. Non avevo nulla di professionale, nulla che potesse sembrare la presentazione di una ragazza immagine. Scartai le foto più folli, quelle in cui ridevo troppo, facevo le immancabili linguacce o abbracciavo qualcuno. Alla fine rimasi con tre: due al mare, nella prima ,stavo seduta sul bordo di una piscina, indossavo un bikini floreale azzurro con il sole che mi illuminava il viso di profilo ,davo la schiena al fotografo ,le mie natiche erano schiacciate sulle mattonelle sotto di me e sorridevo maliziosa, nell'altra mi ero stesa sul bordo della piscina, con le gambe distese e le braccia lungo i fianchi, lasciando che il calore delle piastrelle mi entrasse nella pelle. Il costume mi stringeva , ci ero in pratica cresciuta dentro essendo lo stesso dall'età di 14 anni, ma non mi importava: volevo sentirmi bella, visibile, come se il sole mi stesse guardando. Era una posa studiata, pretesa dal mio fotografo, e incapace di gestire l'imbarazzo di quella esperienza, non del tutto spontanea. Eppure il risultato era ben più che piacevole da guardare.
Furono una della miriade di foto, che mi furono fatte quell'estate, le scattò uno dei tanti fidanzati di mia madre, non ricordo nemmeno il nome dell'uomo ,che pareva provare una autentica ossessione per me attraverso l'obbiettivo della sua reflex, ma non si spinse mai oltre al catturarmi su pellicola e come se fosse un pegno della sua ammirazione o per essermi dimostrata disponibile, mi diede tutte le copie di quelle che aveva scattato ,tutte eccetto una, una che mi rubò in un attimo di incoscienza.
Quella immagine perduta era comunque incisa nella mia memoria. la location era la stessa di molte delle altre che mi aveva scattato, la piscina di casa sua, stavo in piedi, spogliata del mio bikini, nuda con il segno dell'abbronzatura che delineava i confini del costume , smesso poco prima, esposta al suo obiettivo sopra di lui , mentre lui sotto di me tra le mie gambe, mi riprendeva dal basso ,a fare da sfondo, l'azzurro del cielo limpido di quella estate rovente, gambe aperte, sesso visibile tra la peluria folta sul mio pube pallido che ancora non avevo imparato a curare, seno in vista gonfio già maturo ,braccia tese lungo i fianchi, pugni stretti in un gesto teso e in viso un espressione che tradiva, vergogna ed eccitazione.
Non è che mi avesse costretta, tutt'altro, fu educato ,gentile, non si permise mai nemmeno di sfiorarmi, ma la mia mancanza di consapevolezze mi riempiva ancora di limiti e incertezze.
In un altra ero al diciottesimo compleanno di Angela, una mia compagna di classe, la foto questa volta ,l'aveva scattata suo padre suscitando alla sua richiesta di ritrarmi da sola, un certo imbarazzo nella figlia e nella moglie , indossavo un mini abito nero senza spalline, forse leggermente trasparente soprattutto dietro dove mi aderiva come una semplice velina plissettata, l'effetto vedo non vedo, faceva risaltare le forme del mio corpo sotto di esso, lo avevo preso per pochi euro ad un mercatino dell'usato e l'avevo pensato adatto per quell'evento, senza immaginare il trambusto che avrebbe causato. La mia amica e sua madre non potevano biasimarmi, infondo eravamo in discoteca e l'abito era adattissimo per l'ambiente in cui si teneva la festa e in più ,stavo benissimo, forse erano stati i minosa che avevo bevuto uno dietro l'altra tutta la sera, i complimenti e le attenzioni ricevute, attenzioni che ero riuscita a rubare alla festeggiata, che nel suo abito rosa, secondo molti dei presenti, amici e parenti , visto che il fisico un pò trascurato non l'aiutava, ricordava Miss Peggy dei Mappet, ma il mio sorriso ritratto, sembrava più sicuro di quanto fosse mai stato in quel periodo.
In quegli scatti legai il mio destino.
Le allegai alla mail con le mani sudate. Ogni clic mi bruciava di vergogna, come se stessi consegnando pezzi della mia vita privata a sconosciuti. Sapevo che non erano immagini da curriculum, ma erano tutto ciò che avevo. Premetti “invia” pensando ai vestiti che desideravo comprare, quelli che avrebbero potuto cambiare almeno un po’ il modo in cui mi vedevo. La vergogna mi stringeva lo stomaco, ma la necessità era più forte.
La mattina dopo mentre ero in classe, mi arrivò una telefonata, il prof di chimica si irritò e visto che il numero a me sconosciuto continuava a chiamare mi chiese di lasciare la sua aula.
Era Cinzia, allora una sconosciuta, irritata per il fatto che non le avevo risposto subito, quando le dissi che ero a scuola, mi chiese conferma della mia maggiore età, le assicurai che anche se da poco, avevo compiuto 18 anni, senza perdere tempo, visto che lei di tempo da perdere a quanto pare non ne aveva, mi chiese se ero interessata ad un colloquio per un lavoro urgente.
Una delle sue ragazze si era data malata e lei aveva bisogno di una sostituta urgentemente.
la paga era buona ,150 euro per sei ore di lavoro, quella cifra ,fece crollare ogni mia esitazione, visto che era un impegno per tutta la settimana fino a domenica, il pomeriggio dalle 15 alle 21 feci il calcolo che con nei 4 giorni che restavano , avrei guadagnato più di quello che avevo sperato o mi serviva per il mio shopping.
L'appuntamento con Cinzia, fu direttamente fuori la Fiera dove si teneva un evento legato allo sport , Cinzia mi accolse senza troppi convenevoli, mi diede uno sguardo veloce approvando quello che vedeva, mi ritrovai a correrle dietro mentre mi spiegava il mio lavoro, dovevo indossare la divisa dello sponsor ,una bevanda energetica di cui non avevo mai sentito parlare e fare ,come precisò lei, la carina con i clienti.
Io sempre pignola e attenta ai dettagli, da vera secchiona quale ero ai tempi della scuola, gli chiesi che tipo di bevanda era ,che valori nutrizionali aveva ,qual'era il suo contenuto di zuccheri e sale, insomma volevo sembrare preparata, lei mi guardò divertita, nemmeno mi ero accorta che eravamo arrivate allo stand dove avrei lavorato e porgendomi un fagotto nero, mi invitò a cambiarmi senza perdere tempo.
Li nacque il mio primo imbarazzo, non c'era un vero e proprio camerino dovetti farlo dietro ad una sorta di paravento, il cartellone pubblicitario della bevanda, cercando di ignorare gli sguardi insistenti di chi passava , staff della fiera e visitatori e a cui senza veramente volerlo, stavo esponendo il mio corpo nudo.
Quando finii di vestirmi, ebbi subito la certezza che la ragazza che stavo sostituendo, doveva ,per corporatura, essere più minuta di me. La divisa mi strizzava come a volermi togliere il respiro e in più si aggiunse l'impressione che qualcosa mancasse, avevo indossato gli stivali neri con i tacchi altissimi, il gilet in acrilico effetto pelle lucido corto un palmo abbondante sopra l'ombelico, sotto il quale era impossibile indossare il reggiseno senza che quello deformasse il tessuto, una zip a chiuderlo davanti e lo stemma del marchio sotto al seno sinistro e dietro la schiena, seno che stritolato al suo interno sembrava ancora più abbondante del normale, e per finire un gonnellino nero plissettato, in acrilico effetto pelle bagnata anche quello, talmente corto da lasciarmi le natiche scoperte per metà e in parte il pube.
Piena di vergogna, feci capolino da dietro il riparo improvvisato, Cinzia era sparita, la fiera andava riempiendosi e davanti allo stand già si accalcavano i primi visitatori. osservai le altre due ragazze con cui avrei dovuto lavorare, già impegnate ad intrattenere i primi possibili clienti, tutte indossavano sotto il gonnellino, degli shorts ma, quando chiesi ad una di loro dove potevo prenderne uno anch'io ,perché forse Cinzia si era dimenticata di darmelo, lei mi guardò con fastidio e mi rispose con tono scortese e profondo disprezzo lo stesso che si riserva ad un novellino che, dovevo portarmelo da casa.
Ero in una situazione terribile le due ragazze non vedendomi arrivare al loro fianco, quando potevano mi lanciavano degli sguardi carichi , di qualcosa che oggi, posso definire, d'odio, e ad aggiungere imbarazzo alla mia condizione già delicata, in molti arrivati sul posto notandomi dietro il cartellone ,insistettero perché non fossi timida e mi presentassi a loro.
Non era questione di essere timida, almeno non del tutto, il problema stava nel fatto che quella mattina, non avendo in programma di restare nuda davanti a degli estranei sotto ai leggings, andando a scuola, avevo indossato un tanga brasiliano rosso che scopriva le natiche del tutto e lasciava davanti , per trama e materiale con cui era stato cucito, poco all'immaginazione.
Ma lo sguardo acido delle due ragazze e l'idea di dover rinunciare al compenso per quella serata, mi spinsero fuori dal mio rifugio.
Quella sera scoprii che attraverso il mio corpo potevo esprimere un potere e un controllo sugli uomini, che a poche donne era concesso, le due tipe lavorarono meno di quanto si sarebbero aspettate, visto che tutti, arrivati allo stand ,era con me che volevano parlare e farsi fotografare.
Inutile dire che ci furono momenti imbarazzanti, che andarono ben oltre il lecito, richieste di baci sulla guancia, tastatine fugaci, foto fatte da angoli che mi esponevano più del dovuto, proposte romantiche ,inviti a cena a cui resistetti ma fu un uomo a lasciarmi il ricordo più vivido.
Si avvicinò allo stand, con aria innocente portando con se i due figli poco più che bambini, era un uomo piacente, si vedeva che si teneva in forma con l'attività fisica, all'inizio sembrò interessato solo alla bevanda che stavo sponsorizzanto, a stento mi guardava, o quanto meno non sosteneva lo sguardo più del dovuto come avevano fatto altri e quando mi chiese di fare una foto con lui e i suoi figli, foto che avrebbe scattato la moglie, che per tutto il tempo ,non ci aveva staccato gli occhi di dosso, forse sentendosi minacciata o forse preoccupata che il marito potesse d'inanzi a tutti ,davanti ai loro figli, perdere il controllo e fare qualcosa di stupido.
Ci mettemmo in posa, stretti l'uno all'altra tenevo i due bambini davanti a me in quello che sembrava un quadretto familiare. Mentre la moglie si accingeva a scattarci una foto, la mano dell'uomo al mio fianco scivolò sotto la gonna direttamente tra le natiche , insinuandosi tra esse a cercare il mio sesso e, una volta trovato, li rimase muovendola con lentezza lungo la fessura accennata sotto il tessuto dei miei slip, nel mio silenzio, per le tre foto successive che lui pretese di fare.
Ottenuto ciò che voleva, se ne andò senza nemmeno salutarmi, lasciandomi scioccata e bagnata.
Quando a fine serata raccontai l'avvenimento a Cinzia lei rise per la mia ingenuità per il mio candore e mi suggeri la prossima volta di indossare come le altre dei pantaloncini sotto la divisa.
Da quel giorno il legame tra me e Cinzia crebbe c'erano piu di quindici anni di differenza eppure sentivo con lei un feeling che non avevo provato con nessun'altra donna prima.
Lavorai molto con lei anche durante l'università e quando non si trattava di lavoro, ci vedevamo per stare insieme. Presto quella che all'inizio credevo fosse solo un amicizia, quando lei si fece avanti, si trasformò in una autentica relazione saffica, tra due donne che concedevano il proprio corpo l'una all'altra. Amavo andare con gli uomini e c'è ne furono parecchi in quegli anni, ognuno diverso dall'altro, per prestanza fisica ,per emozioni che riusciva a suscitarmi, ma nessuno di loro, mi fece sentire bene come quando nel letto di casa sua, giacevo tra le sue gambe e lei tra le mie.
Con quella emozione serbata nel cuore, aspettavo impaziente il nostro incontro.
scritto il
2025-11-30
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