Sulla pelle di Eva Capitolo XII
di
passodalfiume
genere
confessioni
Era passata una settimana dalla mia piacevole serata con i fratelli Mancuso. I loro genitori avevano smesso di salutarmi: lei, più che lui, sembrava decisa a portare avanti quella punizione sociale. Gaetano, ogni volta che mi incrociava, mi guardava come si guarda qualcosa che si è avuto a portata di mano e si è lasciato sfuggire, errore che invece i suoi figli non avevano commesso.
Aldo, costretto a rifugiarsi sotto l’ombrellone per la brutta scottatura che “accidentalmente” gli avevo procurato, non capiva perché la donna fosse sempre così gelida e spesso sgarbata, era molto dispiaciuto ,visto anche che di recente aveva creato un buon rapporto con il marito. Gli suggerì che si trattava soltanto di gelosia, tipica di una moglie poco attraente e privata degli sguardi del suo compagno. A lui bastò. La signora Mancuso, rafforzò l’ipotesi che gli avevo suggerito con le azioni, continuava a dare prova della sua frustrazione.
Sbuffava ogni volta che mi vedeva arrivare in spiaggia, come se la sola mia presenza fosse un’offesa. Ogni gesto diventava per lei un insulto: togliere il pareo e mostrare il bikini, stendermi sul lettino, passarmi l’olio abbronzante, persino bere un sorso d’acqua sembrava irritarla.
Io, dal canto mio, non facevo nulla per placarla, anzi. Era sempre stato così: se il mio corpo suscitava imbarazzo, allora mi impegnavo a renderlo ancora più evidente. Ogni movimento era studiato per provocare, per esporre, per catturare gli sguardi. E lei non lo sopportava, soprattutto quando vedeva l’effetto che aveva sui suoi figli e sul marito.
Letteralmente la donna impazzì un pomeriggio, quando tornò dal mercato carica di borse ed esausta. Aldo, rifugiato nella veranda del bar, mi osservava da lontano, mentre io e il marito eravamo rimasti soli sotto l’ombrellone, fingendomi disperata, chiesi a Gaetano se poteva aiutarmi a spalmare l’abbronzante sulla schiena e lei, rientrando, lo sorprese chino su di me a sbavare, intento a seguire con le mani il profilo del mio corpo, indugiando nelle zone più private, più esposte che celate sotto il bikini leopardato di quella mattina.
Sdraiata sul lettino, percepivo il suo sguardo furioso, per lei non era un gesto innocente anche se Gaetano cercava di convincerla del contrario, ma la prova di un tradimento consumato davanti a tutti, per me una deliziosa provocazione, un atto di potere e controllo, e l’erezione strizzata dentro gli slip del costume di cui ero stata artefice ,che il marito cercava di nascondere proteggendola con le mani, una prova schiacciante.
Ne seguii una scenata, non se la prese con me, sembrava non avere il coraggio di affrontarmi forse non era tutta invidia quella che provava, forse a modo suo ,era ammirazione per qualcosa che aveva sempre desiderato e che madre natura non le aveva concesso. Si sfogò col marito che cercava di giustificarsi, due bagnini le chiesero di lasciare la spiaggia, stava disturbando tutti, lei oltraggiata andò a lamentarsi in direzione per il mio modo di presentarmi in spiaggia.
Secondo lei i miei bikini erano più adatti al marciapiede che a uno stabilimento balneare frequentato da famiglie con bambini. La titolare, informata dei fatti, come sempre diretta, le rise in faccia.
Graziella, che a sessant’anni conservava ancora una bellezza quasi intatta e conosceva bene la gelosia delle altre donne, prese le mie difese. Ai suoi tempi, in riviera, aveva fatto parlare di sé proprio per il modo di vestire e non solo per il numero degli uomini con cui era stata, tanto da meritarsi il soprannome di Pantera.
Sostenne che la spiaggia non aveva regole sull’abbigliamento, che anzi da lei era consentito anche il topless, e aggiunse che, se voleva, potevano disdire l’ombrellone “senza rimborso” e cercarsi un altro lido disposto ad accoglierli in alta stagione.
La donna, umiliata e sconfitta, si ritirò. Sarebbe stato più semplice andare sulla luna che trovare un posto libero per lei, i suoi figli e quel povero marito ad agosto.
Aldo, coraggiosamente sfidando il sole che lo aggrediva ad ogni passo corse da me a darmi conforto , senza nemmeno immaginare quanto fossi eccitata in quel momento.
Avevo visto la virilità del nostro vicino di ombrellone crescere dentro i suoi slip, ne ero stata autrice tra gemiti e invocazioni e quando ne ebbi occasione, come se fosse un gesto distratto ero arrivata persino a sfiorarla con le dita attraverso il tessuto e quella immagine mi era rimasta nelle viscere.
Il marito di quella donna, doveva esser ben messo.
Quando Gaetano tornò per scusarsi, fu la mia occasione per dare conferma alla mia ipotesi , con una scusa, quasi indifferente dissi a mio marito che sarei andata a fare il bagno, Aldo non si sarebbe azzardato a seguirmi in acqua troppo spaventato dal peggiorare la sua condizione di ustionato, cosi fingendomi delusa, non intenzionata a restare sola, invitai l’uomo a farmi compagnia.
Mi tuffai in mare, Gaetano dietro di me, nuotando, quasi come se fosse una competizione tra noi due, forse l’uomo aveva intuito le mie intenzioni, arrivammo fino agli scogli e ci arrampicammo su di essi fino a sparire alla vista di chiunque fosse stato sulla spiaggia dietro di noi.
Ansimante, per lo sforzo e per il desiderio suscitato dall’attesa, sdraiata sugli scogli, allargai le braccia pronta ad accogliere Gaetano tra di esse ma, l’uomo sembrò esitare.
Credo che amasse sul serio sua moglie, mi guardava come si fa con qualcosa che non può essere presa, e quello me lo rese ancora più irresistibile, dovetti prendere io l’iniziativa.
Gattonai verso di lui e quando gli fui vicina, esposi il suo sesso, scoprendo che le sue dimensioni superavano le mie più rosee aspettative e vorace, senza neanche osare toccarlo con le mani, lo avvolsi con le mie labbra.
Gaetano restava in piedi immobile, come se non volesse essere partecipe, mentre io mi saziavo del suo cazzo, biasimando la moglie.
Un esemplare simile non poteva essere di possesso esclusivo di una sola donna, andava condiviso, per dare piacere a più donne possibili.
Suo marito , sottolineando lo sbaglio che a suo dire stavamo commettendo, sembrava resistermi, ma io restavo implacabile, presi ciò che esitava a darmi e lo tenni nella mia bocca e giu, infondo alla mia gola, decisa a non fermarmi. Gaetano rimase fermo, paziente, quasi come ad assecondare il capriccio di una bambina, come se non rendendosi complice , ne fosse solo vittima ,ma il vigore del suo membro testimoniava il suo coinvolgimento.
Io continuai, cercando in quel silenzio una conferma che non arrivava, e fu proprio la sua resistenza ad eccitarmi ancora di più, a spingermi ad andare oltre ,a dare tutta me stessa. Portai avanti quell’atto con ardore, cercando di superare i miei limiti e i suoi, fino a rasentare l’asfissia, e tutto quello parve avere più effetto su di me che su di lui che mi resisteva. Finii per essere io ad aver bisogno di lui, di sentirmi presa, rapita, riempita, colmata.
Cosi in un invito esplicito, febbricitante con voce rotta da un’esigenza che non poteva essere più nascosta, spalancai le cosce ,spostando di lato lo slip del costume e mostrandogli im mio sesso, umido ,gonfio ,dilatato, lo invitai, anzi no ,pretesi da lui, ciò che volevo, ciò che doveva darmi.
Gaetano cedette , si mosse anche se restio per concedermi il pegno dovuto.
Il suo sesso mi riempì facendosi largo a fatica per dimensione tra le pareti della mia vagina e quando ragiunse una posizione adeguata cominciò a muoversi dentro di me.
Invidiai la donna che poteva avere quel ciclope a disposizione ogni giorno, ogni istante della giornata, quando lo desiderava.
Fu un autentico atto carnale, non c’è altro modo per definirlo, senza dubbi ,senza pensieri sulle conseguenze, senza intralci sentimentali, un uomo e una donna che si uniscono per venire incontro ad un esigenza ancestrale, uno scambio reciproco, un dare e avere, un concedere e pretendere, di cui per lo più fui io la regista, l’architetto, una padrona esigente e quando esso si concluse entrambi ci sentimmo appagati.
Stesi al sole, sopra gli scogli l’uno al fianco dell’altra, lui svuotato di ogni goccia del suo ardore io colmata dalla stessa essenza che mi riempiva l’utero.
Il sole stava calando all’orizzonte, mentre tenevo il sesso di Gaetano serrato tra le dita, sembrava pronto a saziare di nuovo il mio appetito tornato selvaggio, rendendo tutto ancora più magico.
Poi la voce di mio marito, mentre ero china su di esso a stuzzicarne l’asta e la punta con la lingua, venne a rapirmi da quell’attimo che ci avrebbe condotto ancora una volta , entrambi verso l’estasi.
Non vedendoci tornare ,preoccupato, sfidando il sole che sembrava aggredire la pelle ancora sensibile, aveva convinto un bagnino, dietro una generosa mancia a prendere un pedalò e a venirci a cercare.
Riprendendo un aspetto presentabile, nuotammo fino da lui.
Lo rassicurai che era tutto a posto ,che ci eravamo persi in chiacchiere e il tempo era passato senza che ce ne accorgessimo, il bagnino dietro mio marito, sembrava credere poco alla mia storia.
Gaetano nuotava dietro di me e con audacia inattesa, davanti a mio marito, aderì il suo corpo al mio, il suo sesso era fuori dagli slip e cercava spazio tra le mie natiche ,il costume che indossavo ,nella fretta ,non era stato rimesso come si deve e la penetrazione fu inevitabbile.
Li davanti ad Aldo e al bagnino che sembrava intuire cosa stava avvenendo, mentre io mi tenevo alla barca e parlavo con mio marito, Gaetano che pareva aver messo da parte ogni rimorso, senza esitare, mi prese.
Aldo ci domandò perché non salivamo in barca, io cercando di non tradire la passione sul mio viso, lo supplicai di lasciarci godere il mare ancora un pò, furono le onde e la corrente a portare avanti l’amplesso per noi, mio marito ci osservava sereno forse persino lieto che avessi legato con il nostro vicino con cui condivideva la passione per l'Inter, ignaro di ciò che stava accadendo sotto la superficie, ignaro che dopo una veloce penetrazione, il seme del suo nuovo amico stava riempiendo, ancora una volta, l’utero di sua moglie.
Aldo, costretto a rifugiarsi sotto l’ombrellone per la brutta scottatura che “accidentalmente” gli avevo procurato, non capiva perché la donna fosse sempre così gelida e spesso sgarbata, era molto dispiaciuto ,visto anche che di recente aveva creato un buon rapporto con il marito. Gli suggerì che si trattava soltanto di gelosia, tipica di una moglie poco attraente e privata degli sguardi del suo compagno. A lui bastò. La signora Mancuso, rafforzò l’ipotesi che gli avevo suggerito con le azioni, continuava a dare prova della sua frustrazione.
Sbuffava ogni volta che mi vedeva arrivare in spiaggia, come se la sola mia presenza fosse un’offesa. Ogni gesto diventava per lei un insulto: togliere il pareo e mostrare il bikini, stendermi sul lettino, passarmi l’olio abbronzante, persino bere un sorso d’acqua sembrava irritarla.
Io, dal canto mio, non facevo nulla per placarla, anzi. Era sempre stato così: se il mio corpo suscitava imbarazzo, allora mi impegnavo a renderlo ancora più evidente. Ogni movimento era studiato per provocare, per esporre, per catturare gli sguardi. E lei non lo sopportava, soprattutto quando vedeva l’effetto che aveva sui suoi figli e sul marito.
Letteralmente la donna impazzì un pomeriggio, quando tornò dal mercato carica di borse ed esausta. Aldo, rifugiato nella veranda del bar, mi osservava da lontano, mentre io e il marito eravamo rimasti soli sotto l’ombrellone, fingendomi disperata, chiesi a Gaetano se poteva aiutarmi a spalmare l’abbronzante sulla schiena e lei, rientrando, lo sorprese chino su di me a sbavare, intento a seguire con le mani il profilo del mio corpo, indugiando nelle zone più private, più esposte che celate sotto il bikini leopardato di quella mattina.
Sdraiata sul lettino, percepivo il suo sguardo furioso, per lei non era un gesto innocente anche se Gaetano cercava di convincerla del contrario, ma la prova di un tradimento consumato davanti a tutti, per me una deliziosa provocazione, un atto di potere e controllo, e l’erezione strizzata dentro gli slip del costume di cui ero stata artefice ,che il marito cercava di nascondere proteggendola con le mani, una prova schiacciante.
Ne seguii una scenata, non se la prese con me, sembrava non avere il coraggio di affrontarmi forse non era tutta invidia quella che provava, forse a modo suo ,era ammirazione per qualcosa che aveva sempre desiderato e che madre natura non le aveva concesso. Si sfogò col marito che cercava di giustificarsi, due bagnini le chiesero di lasciare la spiaggia, stava disturbando tutti, lei oltraggiata andò a lamentarsi in direzione per il mio modo di presentarmi in spiaggia.
Secondo lei i miei bikini erano più adatti al marciapiede che a uno stabilimento balneare frequentato da famiglie con bambini. La titolare, informata dei fatti, come sempre diretta, le rise in faccia.
Graziella, che a sessant’anni conservava ancora una bellezza quasi intatta e conosceva bene la gelosia delle altre donne, prese le mie difese. Ai suoi tempi, in riviera, aveva fatto parlare di sé proprio per il modo di vestire e non solo per il numero degli uomini con cui era stata, tanto da meritarsi il soprannome di Pantera.
Sostenne che la spiaggia non aveva regole sull’abbigliamento, che anzi da lei era consentito anche il topless, e aggiunse che, se voleva, potevano disdire l’ombrellone “senza rimborso” e cercarsi un altro lido disposto ad accoglierli in alta stagione.
La donna, umiliata e sconfitta, si ritirò. Sarebbe stato più semplice andare sulla luna che trovare un posto libero per lei, i suoi figli e quel povero marito ad agosto.
Aldo, coraggiosamente sfidando il sole che lo aggrediva ad ogni passo corse da me a darmi conforto , senza nemmeno immaginare quanto fossi eccitata in quel momento.
Avevo visto la virilità del nostro vicino di ombrellone crescere dentro i suoi slip, ne ero stata autrice tra gemiti e invocazioni e quando ne ebbi occasione, come se fosse un gesto distratto ero arrivata persino a sfiorarla con le dita attraverso il tessuto e quella immagine mi era rimasta nelle viscere.
Il marito di quella donna, doveva esser ben messo.
Quando Gaetano tornò per scusarsi, fu la mia occasione per dare conferma alla mia ipotesi , con una scusa, quasi indifferente dissi a mio marito che sarei andata a fare il bagno, Aldo non si sarebbe azzardato a seguirmi in acqua troppo spaventato dal peggiorare la sua condizione di ustionato, cosi fingendomi delusa, non intenzionata a restare sola, invitai l’uomo a farmi compagnia.
Mi tuffai in mare, Gaetano dietro di me, nuotando, quasi come se fosse una competizione tra noi due, forse l’uomo aveva intuito le mie intenzioni, arrivammo fino agli scogli e ci arrampicammo su di essi fino a sparire alla vista di chiunque fosse stato sulla spiaggia dietro di noi.
Ansimante, per lo sforzo e per il desiderio suscitato dall’attesa, sdraiata sugli scogli, allargai le braccia pronta ad accogliere Gaetano tra di esse ma, l’uomo sembrò esitare.
Credo che amasse sul serio sua moglie, mi guardava come si fa con qualcosa che non può essere presa, e quello me lo rese ancora più irresistibile, dovetti prendere io l’iniziativa.
Gattonai verso di lui e quando gli fui vicina, esposi il suo sesso, scoprendo che le sue dimensioni superavano le mie più rosee aspettative e vorace, senza neanche osare toccarlo con le mani, lo avvolsi con le mie labbra.
Gaetano restava in piedi immobile, come se non volesse essere partecipe, mentre io mi saziavo del suo cazzo, biasimando la moglie.
Un esemplare simile non poteva essere di possesso esclusivo di una sola donna, andava condiviso, per dare piacere a più donne possibili.
Suo marito , sottolineando lo sbaglio che a suo dire stavamo commettendo, sembrava resistermi, ma io restavo implacabile, presi ciò che esitava a darmi e lo tenni nella mia bocca e giu, infondo alla mia gola, decisa a non fermarmi. Gaetano rimase fermo, paziente, quasi come ad assecondare il capriccio di una bambina, come se non rendendosi complice , ne fosse solo vittima ,ma il vigore del suo membro testimoniava il suo coinvolgimento.
Io continuai, cercando in quel silenzio una conferma che non arrivava, e fu proprio la sua resistenza ad eccitarmi ancora di più, a spingermi ad andare oltre ,a dare tutta me stessa. Portai avanti quell’atto con ardore, cercando di superare i miei limiti e i suoi, fino a rasentare l’asfissia, e tutto quello parve avere più effetto su di me che su di lui che mi resisteva. Finii per essere io ad aver bisogno di lui, di sentirmi presa, rapita, riempita, colmata.
Cosi in un invito esplicito, febbricitante con voce rotta da un’esigenza che non poteva essere più nascosta, spalancai le cosce ,spostando di lato lo slip del costume e mostrandogli im mio sesso, umido ,gonfio ,dilatato, lo invitai, anzi no ,pretesi da lui, ciò che volevo, ciò che doveva darmi.
Gaetano cedette , si mosse anche se restio per concedermi il pegno dovuto.
Il suo sesso mi riempì facendosi largo a fatica per dimensione tra le pareti della mia vagina e quando ragiunse una posizione adeguata cominciò a muoversi dentro di me.
Invidiai la donna che poteva avere quel ciclope a disposizione ogni giorno, ogni istante della giornata, quando lo desiderava.
Fu un autentico atto carnale, non c’è altro modo per definirlo, senza dubbi ,senza pensieri sulle conseguenze, senza intralci sentimentali, un uomo e una donna che si uniscono per venire incontro ad un esigenza ancestrale, uno scambio reciproco, un dare e avere, un concedere e pretendere, di cui per lo più fui io la regista, l’architetto, una padrona esigente e quando esso si concluse entrambi ci sentimmo appagati.
Stesi al sole, sopra gli scogli l’uno al fianco dell’altra, lui svuotato di ogni goccia del suo ardore io colmata dalla stessa essenza che mi riempiva l’utero.
Il sole stava calando all’orizzonte, mentre tenevo il sesso di Gaetano serrato tra le dita, sembrava pronto a saziare di nuovo il mio appetito tornato selvaggio, rendendo tutto ancora più magico.
Poi la voce di mio marito, mentre ero china su di esso a stuzzicarne l’asta e la punta con la lingua, venne a rapirmi da quell’attimo che ci avrebbe condotto ancora una volta , entrambi verso l’estasi.
Non vedendoci tornare ,preoccupato, sfidando il sole che sembrava aggredire la pelle ancora sensibile, aveva convinto un bagnino, dietro una generosa mancia a prendere un pedalò e a venirci a cercare.
Riprendendo un aspetto presentabile, nuotammo fino da lui.
Lo rassicurai che era tutto a posto ,che ci eravamo persi in chiacchiere e il tempo era passato senza che ce ne accorgessimo, il bagnino dietro mio marito, sembrava credere poco alla mia storia.
Gaetano nuotava dietro di me e con audacia inattesa, davanti a mio marito, aderì il suo corpo al mio, il suo sesso era fuori dagli slip e cercava spazio tra le mie natiche ,il costume che indossavo ,nella fretta ,non era stato rimesso come si deve e la penetrazione fu inevitabbile.
Li davanti ad Aldo e al bagnino che sembrava intuire cosa stava avvenendo, mentre io mi tenevo alla barca e parlavo con mio marito, Gaetano che pareva aver messo da parte ogni rimorso, senza esitare, mi prese.
Aldo ci domandò perché non salivamo in barca, io cercando di non tradire la passione sul mio viso, lo supplicai di lasciarci godere il mare ancora un pò, furono le onde e la corrente a portare avanti l’amplesso per noi, mio marito ci osservava sereno forse persino lieto che avessi legato con il nostro vicino con cui condivideva la passione per l'Inter, ignaro di ciò che stava accadendo sotto la superficie, ignaro che dopo una veloce penetrazione, il seme del suo nuovo amico stava riempiendo, ancora una volta, l’utero di sua moglie.
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