Marco e la famiglia allargata
di
Marcela1979
genere
incesti
Non so spiegare il momento esatto in cui è saltato ogni limite, so solo che quando Bianca si è inginocchiata in mezzo al salotto, davanti a tutti, con il sorriso sporco di chi non ha niente da perdere, il sangue mi ha pulsato nelle vene come non succedeva da anni.
«Tirateli fuori, adesso», ha detto, la voce bassa, cattiva, già pregustando la scena. Nessuno ha fiatato. L’aria puzzava di sudore, gin e voglia repressa. Io sono stato tra i primi ad aprire la zip, il cazzo che quasi mi scappava di mano, e lei che mi guardava da sotto, complice e puttana.
Gli altri si sono aggiunti subito: quattro, cinque, non li ho nemmeno contati. Tutti con la stessa faccia di chi si è già dimenticato di tutto il resto, di chi vuole solo farsi ingoiare da quella bocca sfrontata e calda.
Bianca non ha fatto domande. Ha preso il mio cazzo tra le labbra, poi quello di Luca, poi di Mario, e via uno dopo l’altro, senza perdere un colpo. La saliva che colava giù, le mani che stringevano, le dita che graffiavano. Era uno spettacolo vederla, sembrava drogata di desiderio, o forse soltanto libera come nessuna donna che abbia mai conosciuto.
A un certo punto si è spogliata senza vergogna. Ha lasciato cadere la maglietta, il reggiseno, i jeans, e si è mostrata nuda, la fica già lucida e pronta. Ha riso, maledetta, poi ci ha fissato tutti, la voce roca: «Allora, chi ha voglia di scoparmi per primo?»
Non abbiamo nemmeno risposto, ci siamo buttati su di lei come cani affamati. Luca le ha preso i fianchi e l’ha sbattuta sul tavolo, Mario le ha spinto la testa verso il suo cazzo, io mi sono infilato tra le sue gambe, la lingua nella sua fessura che grondava.
Lei si muoveva sotto di noi, senza mai cedere, colpo su colpo, ogni spinta era una sfida, ogni gemito un ordine a non fermarsi. Sembrava che la nostra fame la alimentasse, più la prendevamo, più ne voleva. «Più forte!», urlava, e noi eseguivamo.
Era una gang bang vera, senza inibizioni né pietà. Ognuno di noi ha avuto il suo momento: chi nella bocca, chi nella fica, chi nel culo. Le mani che tiravano, le dita che segnavano la pelle, i morsi, le spinte, la stanza che puzzava di sesso e rabbia. Bianca rideva, piangeva, urlava, e noi sempre più bestie, sempre più dentro di lei, fino a perdere il conto delle volte che l’abbiamo riempita.
E quando credevi che avesse finito, che fosse sfinita, si tirava su, gli occhi folli, la voce impastata dal piacere: «Ancora. Non avete finito. Voglio tutto. Adesso.»
«Tirateli fuori, adesso», ha detto, la voce bassa, cattiva, già pregustando la scena. Nessuno ha fiatato. L’aria puzzava di sudore, gin e voglia repressa. Io sono stato tra i primi ad aprire la zip, il cazzo che quasi mi scappava di mano, e lei che mi guardava da sotto, complice e puttana.
Gli altri si sono aggiunti subito: quattro, cinque, non li ho nemmeno contati. Tutti con la stessa faccia di chi si è già dimenticato di tutto il resto, di chi vuole solo farsi ingoiare da quella bocca sfrontata e calda.
Bianca non ha fatto domande. Ha preso il mio cazzo tra le labbra, poi quello di Luca, poi di Mario, e via uno dopo l’altro, senza perdere un colpo. La saliva che colava giù, le mani che stringevano, le dita che graffiavano. Era uno spettacolo vederla, sembrava drogata di desiderio, o forse soltanto libera come nessuna donna che abbia mai conosciuto.
A un certo punto si è spogliata senza vergogna. Ha lasciato cadere la maglietta, il reggiseno, i jeans, e si è mostrata nuda, la fica già lucida e pronta. Ha riso, maledetta, poi ci ha fissato tutti, la voce roca: «Allora, chi ha voglia di scoparmi per primo?»
Non abbiamo nemmeno risposto, ci siamo buttati su di lei come cani affamati. Luca le ha preso i fianchi e l’ha sbattuta sul tavolo, Mario le ha spinto la testa verso il suo cazzo, io mi sono infilato tra le sue gambe, la lingua nella sua fessura che grondava.
Lei si muoveva sotto di noi, senza mai cedere, colpo su colpo, ogni spinta era una sfida, ogni gemito un ordine a non fermarsi. Sembrava che la nostra fame la alimentasse, più la prendevamo, più ne voleva. «Più forte!», urlava, e noi eseguivamo.
Era una gang bang vera, senza inibizioni né pietà. Ognuno di noi ha avuto il suo momento: chi nella bocca, chi nella fica, chi nel culo. Le mani che tiravano, le dita che segnavano la pelle, i morsi, le spinte, la stanza che puzzava di sesso e rabbia. Bianca rideva, piangeva, urlava, e noi sempre più bestie, sempre più dentro di lei, fino a perdere il conto delle volte che l’abbiamo riempita.
E quando credevi che avesse finito, che fosse sfinita, si tirava su, gli occhi folli, la voce impastata dal piacere: «Ancora. Non avete finito. Voglio tutto. Adesso.»
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