Il padre del mio amico

scritto il 2025-01-02 tempo di lettura 10 min

di
genere
gay
cura
A−

'Tratto da fatti realmente accaduti ma romanzati'

La storia che voglio raccontarvi, realmente vissuta, riguarda me, un mio carissimo amico, e suo papà. Io e Massimo, ci conoscemmo sul posto di lavoro, al tempo lavoravo come 'operatore ecologico', un tempo si diceva spazzino. Li conobbi massimo, un ragazzo coetaneo con cui ho legato subito per le tante cose in comune.


Massimo era molto preso da me per il mio aspetto androgino femminile, e durante le pause lavorative mi faceva molte domande sulla mia vita privata. In breve tempo ci scambiammo molte informazioni soprattutto dei miei gusti sessuali. Massimo era Gay, ma cercava di tenerlo nascosto il più possibile per non compromettere la sua vita sociale soprattutto in famiglia.


Il mio amico era figlio unico, e a quanto mi disse, aveva genitori separati. Mi invitò varie volte a casa sua, viveva con il padre, ma vedeva la madre regolarmente nei fine settimana. Essendo ormai maggiorenne, poteva decidere da solo in che modalità vederla. Suo padre era un uomo di circa sessant'anni, ancora un bell'uomo di pelle olivasta, brizzolato, con un accenno di pancetta alto un metro e novanta, ed era sempre gentile ogni volta il figlio mi portava a passare del tempo nella loro abitazione. L'uomo era solito farmi battute esplicite sul mio aspetto, battute che prendevo come una forma goliardica e non certo offensiva.


Il fatto che nessuno si aspettava però, successe un weekend d'estate. Ero rimasta a dormire da loro, capitava che Massimo mi invitasse a passare il fine settimana a casa sua per giocare alla Playstation e spettegolare insieme sugli uomini. Lui aveva trovato mi disse, un uomo maturo con cui voleva iniziare una relazione, ma era preoccupato per ciò che avrebbe potuto succedere se lo avesse raccontato a suo padre. A me suo padre sembrava un uomo gentile, spiritoso, sicuramente non avrebbe opposto resistenza ad una sua omosessualità dissi, cercando di spingere il ragazzo a rivelare al padre la sua condizione.


Quella sera andammo a dormire tardi nella sua cameretta, e quando mi svegliai la mattina dopo, l'amico non era più nel suo letto accanto al mio. Lo cercai per tutto l'appartamento, ma sembrava essere svanito nel nulla. Passai davanti alla camera dove dormiva suo padre, e vidi che era ancora a letto.

Cercando di non svegliarlo, mi intrufolai senza far rumore nella camera, cercando l'amico senza trovarlo affatto. Alzai i tacchi togliendo il disturbo, ma prima di raggiungere l'uscio fui bloccato da una voce nel buio della camera: "se cerchi Massimo, è da sua madre. La domenica mattina va a trovarla presto." Disse l'uomo evidentemente già sveglio.


Mi voltai, in perizoma, con le natiche scoperte, una canotta nera corta e i capelli lunghissimi arruffati. Mi scusai subito per l'intrusione e l'uomo, scostando le lenzuola, e mettendo i piedi giù dal letto, mi chiese se avessi fame. Risposi timidamente che non facevo mai colazione la mattina per abitudine alimentare. Quando finalmente sì alzò, notai che era completamente nudo. Tirò le tapparelle, e il sole di luglio illuminò istantaneamente la camera da letto.

Vedendo lo fissavo con imbarazzo, mi domandò ridendo stessi ammirando lui o il suo cazzo. Era una delle due solite battute imbarazzanti e cercai di evitare la risposta per non tradirmi. Mi fece cenno di seguirlo in bagno.


Mentre si lavava, si dimostrò molto interessato al mio aspetto estetico: "Saresti una bellissima ragazza, ne hai l'aspetto, hai mai provato ad indossare degli abiti da donna?" - lo interruppi, "sono una femmina mancata signore" - risposi abbassando lo sguardo. "Davvero sorprendente" - fece eco l'uomo prima di avvicinarsi a me con l'asciugamano sul viso. "Hai un compagno?" Chiese poi, aveva già capito che ero gay. Alla mia risposta negativa, si fece serio e mi rispose pacatamente: "peccato.. peccato lasciare un bel figurino come te sola". Notai si rivolse al femminile. Non sapevo che fare a quel punto, iniziai a farmi qualche domanda sul padre del mio amico. Aveva davvero uno strano atteggiamento.


Restai con l'uomo durante la colazione, anche se non toccai cibo. A quel punto l'uomo iniziò a sondare il terreno con domande sempre più personali. Ad esempio, volle sapere se avevo già avuto dei rapporti, se avessi fatto l'amore con un uomo. Cercando di nascondere il mio imbarazzo, risposi a tutte le sue domande, fino a quando in modo inatteso ed esplicito, il padre del mio amico mi chiese di alzarmi e di raggiungerlo dall'altro lato del tavolo. Quando fui vicino a lui, mi prese per un braccio, e mi fece sedere tirandomi sulle sue gambe.


La strattonata fu così improvvisa, che mi ritrovai seduta sulle sue gambe con il mio culetto quasi infilzato dal suo cazzo dritto e duro. "Ma.. ma che fa" - cercai di balbettare, mentre lui mi zittiva con un dito sulle labbra. Avvicinò il suo viso al mio scostando i lunghi capelli dal mio viso e mi bació. Sentii il sapore di caffè latte della sua lingua che cercava la mia, cercai di fare resistenza passiva, più per rispetto verso il mio amico che per altri motivi. Poi dovetti cedere alla sua insistenza. Sono fatta di carne anch'io, gli misi le braccia attorno al collo, baciandolo a mia volta con passione. Chiamatemi stronza, troia, quello che volete, ma anche la provocazione ha dei limiti.


Mentre lo baciavo, abbassai un braccio per prendergli il cazzo duro sotto il tavolo con una mano, segandolo lentamente, non volevo farlo sborrare subito così. L'uomo prese il mio da dentro il perizoma, e a sua volta iniziò a segare me. Fu bellissimo, sbrorrai in meno di un minuto sporcandolo. La cosa non sembrò preoccuparlo minimamente, mi diede la sua mano da pulire con le labbra strofinandola lentamente sulla mia bocca.

Mi fece alzare e mi prese per mano, mi trascinò sul divano in salotto. Una volta più comodi mi misi tra le sue gambe poco pelose, e senza dire una sola frase, mi piegai tra le sue gambe per imboccare tutto quel bel cazzo duro e dritto che mi aspettava da quando si era alzato. Iniziai a succhiare e succhiare senza sosta. Lo sentivo godere e accarezzarmi i lunghissimi capelli biondi.


Come nsimava il maiale, mi resi subito conto che Massimo non doveva aver problemi a dichiararsi a suo padre. Se l'uomo accettava me, non avrebbe avuto minimamente problemi ad accettare l'omosessualità del figlio. Ero contenta per il mio amico, ma non potevo assolutamente sottrarmi al mio dovere di puttana.

Poco mi fregava se ero ospite in casa d'altri e mi stavo comportando da troia, infondo era stato lui a provocarmi, dalle battute spinte fino al bacio in cucina. Io lo stavo solamente accontentando come meglio potevo. Mi tirai su scostando i capelli dal mio viso, mettendomi a cavalcioni su di lui a gambe divaricate allargandomi le natiche con le mani. Mi sedetti lasciando che la sua cappella turgida lucida e gonfia, scivolasse dentro, e la sua asta lunga finisse dentro fino alle palle nella mia figa anale che lo risucchiò tutto.


Saltellando su e giù dal suo cazzo attaccata al suo collo, sospiravo con desiderio, mentre ci lasciavamo andare al piacere dell'amore. Perché negarlo, godevo come una vacca impalata da quell'uomo nudo che per l'età, avrebbe potuto essere mio padre. Magari avercelo avuto un padre così mi disse tra me. E non mi dispiaceva nemmeno per il mio amico, se lo avesse scoperto avrebbe capito. Perché all'amore e al piacere, non si comanda.


Non sapevo che ore fossero, e in quel momento non credo me ne fregasse nemmeno, ma la mattinata sembrava avanzare velocemente a tal punto che Massimo rientrò a casa senza nemmeno annunciarsi. Evidentemente tornato dopo essere andato a trovare la madre, a cui aveva finalmente sotto mio consiglio rivelato la sua identità e presentato l'uomo con cui voleva iniziare la relazione, era tornato a casa del padre per rivelare anche a lui i suoi progetti futuri.

Sicuramente non si aspettava una sorpresa del genere, e nemmeno noi del resto.
Il padre del ragazzo nudo completamente, seduto e semi sdraiato sulla spalliera del divano, godeva e ansimava facendo saltellare sul suo cazzo dentro al culetto di una biondina in canotta nera che gemeva e ansimava con le braccia incrociate al collo dell'uomo. Massimo e il suo uomo non dissero nulla, c'era poco da dire in effetti, la scena che si era palesata sotto i loro occhi parlava da sola.

Fui io ad accorgermi dei due nuovi arrivati. Voltai la testa verso il mio amico e gli feci un sorriso beffardo ma senza intenzione malevola. Per nulla imbarazzata da ciò che stavamo combinando, continuai a saltellare sul cazzo del mio uomo. Fu invece il mio amico a rompere il ghiaccio: "Paaaaaaa" esclamò. Non era un richiamo di rimprovero, era più un'esclamazione di sorpresa. Il padre del mio amico si voltò, la scena parve totalmente surreale. Mi sembrava di stare in una 'candid camera', e aspettavo soltanto che qualcuno uscisse da non so dove, e dicesse... "E tutto uno scherzo, ci sei cascata." Ma non successe.

Ci furono dei chiarimenti istantanei, Massimo sì disse sorpreso ma in un certo senso felice di aver trovato suo padre in quella strana situazione. Mentre il padre del mio amico, a sua volta sì disse sorpreso nel sentire il proprio figlio dichiarare la sua omosessualità, e di conoscere il suo primo uomo. Tutto questo, che ci crediate o meno, successe senza il minimo isterismo tra i presenti. Segno che ero in mezzo a gente adulta, che ragionava con mentalità molto ampia. Altri avrebbero fatto scenate a non finire riguardo a certe situazioni.


L'unico ad essere un po' perplesso e forse anche un po' straniato dalla situazione, sembrava l'uomo di Massimo. Alla fine i due si abbracciarono, e il genitore del mio amico, strinse la mano all'uomo di suo figlio. Tutto finalmente sembrava risolto tra le mura di casa, come un bel film che ha il suo classico Happy Ending.

Sfortunatamente non fu così. Nel giro di una settimana, io e il padre del mio amico, eravamo diventati amanti fissi, e scopavamo come maiali. Pensate che ero più a casa loro che a casa mia. E fu proprio li che una sera, sul letto matrimoniale di suo padre, Massimo, dopo essere andato a prendere delle pizze per una serata in famiglia, perché ormai ero considetata una di loro, mi trovò al suo ritorno presa in bocca e in culo impegnata a farmi aprire da suo padre e dal suo uomo. Inutile dire che persi un'amicizia importante, persi l'accesso a casa loro all'istante, e persi pure i due uomini con cui stavo scopando così bene. Un vero casino da raccontare, ma almeno ci ho provato.

chrisbabyface@libero.it
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