La metropolitana

scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 7 min

di
genere
gay
cura
A−

'Tratto da fatti realmente accaduti anche se romanzati'

Il caldo estivo mi si era aggrappato come una seconda pelle mentre salivo sulla metropolitana della linea rossa a Milano. I miei lunghi capelli biondi, lisci e setosi, mi cadevano oltre la vita, sfiorandomi la parte bassa della schiena a ogni passo. Mi ero vestita leggera: una sottile canotta nera che mi si aggrappava al petto, i miei immancabili shorts consumati stretti e sgambati, che coprivano a malapena la curva del mio culo e stivali camperos marroni a punta ai piedi.

La carrozza era vuota quando le porte si aprirono sibilando, l'avevo scelta apposta infondo alla coda del treno. Mi sedetti vicino al centro, con le gambe nude incrociate, il cellulare in mano per passare il tempo in attesa della mia fermata.
Le porte si aprirono di nuovo alla banchina successiva. Entrarono tre uomini. Li osservai attentamente, pelle scura che brilla sotto le luci a neon del vagone, vestiti trasandati, saranno i soliti perditempo notturni magari pure ubriachi mi dissi tra me.

Si muovevano con tranquilla sicurezza, allargandosi ma rimanendo vicini. Uno sedette di fronte a me, i suoi occhi viaggiavano lentamente sui miei capelli, sulle mie gambe, sul modo in cui ero vestita. Sentivo il calore salire sulle guance ma continuavo a scorrere lo schermo del cellulare fingendo indifferenza. Il treno sobbalzò in avanti.
Nessuna parola è passata tra noi. L'aria diventava più densa ad ogni stazione che passavamo senza fermarci nonostante i condizionatori funzionassero li dentro. Mi spostai srotolando le gambe, e sentii la prima goccia di sudore scivolarmi lungo la schiena.

Uno di loro si alzò e si spostò verso il palo accanto al mio posto. La sua presenza era pesante, abbastanza vicina da permettermi di sentire il mix di sudore e odore di birra. Allora non mi ero sbagliata, avevano bevuto e si percepiva. Mi stavo già eccitando, gli shorts si stavano stringendo contro il mio cazzo che si induriva.

Ben presto l'uomo seduto accanto a me fece scivolare la mano sulla mia coscia, spingendo i pantaloncini più in alto. Mi morsi il labbro, ansimando dolcemente mentre il treno ondeggiava.
Gli altri due seguivano la scena senza intervenire minimamente. Il nero seduto accanto spostò la sua mano sul bottone degli shorts e li fece scattare. Lo lasciai fare senza dire una parola, ma lo fissavo intensamente respirando forte dall'emozione.

Poi mi tirò su la canotta, esponendomi il petto, con i pollici che mi giravano intorno ai capezzoli finché non si strinsero. Il secondo uomo nel frattempo si era avvicinato e aprì la cerniera ai suoi pantaloni, tirando fuori un grosso cazzo scuro che pendeva pesante e già mezzo duro. Mi sporsi in avanti senza pensare, prendendolo in bocca. Il sapore era acido, forse aveva appena urinato, la pelle calda contro la mia lingua. Succhiai, sentendolo gonfiarsi.

Il terzo soggetto teneva costantemente lo sguardo a metà tra i suoi due compari e le porte della carrozza, stando attento alle fermate che la metropolitana faceva e soprattutto che non entrasse gente. Intanto i due che avevo addosso si davano da fare, nel mentre succhiavo il cazzo a quello in piedi davanti a me, quello seduto accanto, mi sfilò via gli shorts facendomi restare in perizoma che poco e niente copriva del mio cazzo e delle mie natiche ormai nude.

Senza farmi staccare la bocca da quello che avevo davanti, e con una mossa degna di un felino, il nero in pochi e veloci movimenti, mi fece alzare dalla panca quel tanto da sedersi lui al mio posto con il cazzo già fuori dai pantaloni, facendomi poi risedere lentamente su di lui. Con le mani libere mi scostai il lembo del perizoma, e mi allargai le natiche per permettere l'accesso di quel cazzo duro e nero che adesso scivolava dentro al buco del mio culetto, come un coltello caldo affonda nel burro.

Mi prese per i fianchi schiacciandomi verso il basso, e in un secondo, il suo cazzo nero fu tutto dentro di me. Mentre in bocca avevo quello dell'amico in piedi davanti. Cercai di gemere di piacere ma dalla mia bocca piena uscì solo un verso attutito dal cazzo che avevo in gola. La metro si fermò, le porte rimasero aperte per qualche secondo in più.

Con la coda dell'occhio, vidi un signore vestito sportivo a maniche corte correre verso l'entrata, ma si fermò appena vide la scena di me con i due neri. Le porte si richiusero e il treno ripartì. Guardavo l'uomo fuori sulla banchina, che evidentemente aveva rinunciato ad entrare per non disturbarci, o forse perché infastidito dalla situazione, aveva preferito restare ad aspettare il prossimo convoglio.

Nel frattempo stavo godendo come la puttana che sono sempre stata fin dalla nascita, saltellando su e giù dal cazzo del negro sotto di me mentre continuavo a succhiare quello in piedi davanti. Mia madre lo ha sempre detto che sono una femmina mancata, e le devo dare più che ragione. Gli uomini e il cazzo mi sono piaciuti già dal primo giorno, proprio come ad ogni vera donna, e non ho mai fatto storie. Grandi piccoli medi, neri bianchi dritti o curvi che fossero, li ho presi dentro di me godendo in faccia alla gente criticona.

Mi hanno sempre giudicato per come mi vesto per come mi presento e per ciò che faccio, ma se da piccolo mi facevo dei complessi e stavo male per la mia condizione, crescendo ho imparato a fregarmene di tutto e di tutti, facendo solo ciò che piaceva a me e ciò che mi dava soddisfazione. Le parole rimbalzano, i fatti restano. Se sei una persona onesta e sincera, ciò che fai non deve preoccupare il prossimo.


Eravamo quasi arrivati alla fermata dove avrei dovuto scendere, ma in quelle condizioni non pensavo minimamente a fermarmi e salutare i miei uomini occasionali. Ne credo mi avrebbero permesso di muovermi da li finché non finivano. Salutai quindi la mia fermata, e continuai a godere tra quei due maschi di colore che avevo addosso. Le porte di richiusero, e il terzo di loro finalmente, lasciata la postazione di controllo, venne con il cazzo fuori a prendersi la sua parte.

Presi tra le mani anche il suo che alternavo in bocca con l'altro davanti. Adesso finalmente li avevo tutti e tre addosso. Mi sentivo una regina saltellavo sul mio trono, e il mio trono era il cazzo di quello sotto. Ero sudata e quasi nuda. I lunghissimi capelli biondi sul viso e sulla schiena mi coprivano. Iniziai a sentire degli spruzzi in gola, e in pochi minuti fui riempita da entrambi i cazzi che alternavo, uno mi riempì la mano schizzandomi sul petto, l'altro direttamente in bocca facendomi ingoiare tutto quel liquido senza perdermene nemmeno una goccia. Quello sotto ancora non si decideva.

I neri sono molto resistenti e hanno una forza mostruosa. Mentre i due in piedi di ricomponevano rimettendo i cazzi dentro i pantaloni, finalmente quello sotto di me arrivò. Sentii un'esplosione di liquido salirmi fino in pancia e finalmente libera dai cazzi in bocca, potei sospirare il mio piacere con un lungo gemito ad occhi chiusi. Quello sotto fece uno scatto in avanti facendomi scendere dalle sue gambe, forse per paura di sporcarsi, il suo cazzo mi scivolò fuori come un anguilla, mentre le mie gambe si bagnavano dai grossi rivoli di liquido bianco che finì a terra sul pavimento del vagone


Il treno si fermò per l'ultima volta, le porte si spalancarono, e i tre soggetti neri scesero senza fretta alla fermata, mentre io quasi nuda, restai all'interno mentre il treno ripartiva. Rimasi imbambolata per qualche istante guardando la banchina con i tre uomini di colore che si allontana a. Poi mi svegliai bruscamente, presi i miei vestiti e cercai di capire fin dove ero arrivata distante dal mio percorso. Quando tornai all'aria aperta della notte milanese, era già notte fonda, ma avevo ancora sulle labbra il sapore di quei maschi appena lasciati.

chrisbabyface@libero.it
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