Rapinate e violentate

di
genere
gay

'Tratto da dei fatti realmente accaduti ma romanzati'

Erano quasi le dieci di sera di un agosto afoso e solitario in una Milano già vuota per le vacanze. Ero sul divano con le gambe piegate, i lunghissimi capelli biondi legati a coda alta con delle ciocche sciolte ai lati del viso, la televisione accesa a volume basso. Ad un certo punto il bussare lieve alla porta attirò la nostra attenzione. Chi poteva essere a quell'ora? E perché non utilizzare il campanello? Mia madre che era accanto a me, andò ad aprire senza guardare dallo spioncino, quella fu la sua unica colpa.

«Buonasera signora, arrivati ieri in palazzo, avere bisogno di un favore» dissero due figure nere alte e magre in un italiano stentato con occhi che già guardavano oltre mia madre, dentro casa.

Prima che lei cercasse di capire cosa volessero e chi fossero, uno dei due spinse la porta con la spalla forzando il blocco. Entrarono e chiusero la porta dietro di sé con calma, come se fossero stati a casa loro. Non avevano nemmeno usato la precauzione di nascondere il volto.

«Dire dove Portafogli, carte, contanti. Dove?» fece uno minaccioso con un coltello da cucina rivolto a mia madre, mentre l'altro mi fissava dicendomi che se provavo ad urlare eravamo morte entrambe. Quello più vicino a lei non aspettò nemmeno la risposta: rovesciò una sedia nel salotto in un colpo solo, e il rumore del legno sul marmo delle piastrelle del pavimento mi fece sobbalzare.

«Che volete non abbiamo niente» provò a dire mamma spaventata. Ma il tizio con lo stesso coltello con un colpo secco sventrò i cuscini del divano uno ad uno, nel tentativo di spaventarci ulteriormente. L'amico aprì i cassetti della credenza e li svuotò sul pavimento, uno dopo l'altro. Piatti posate che tintinnavano. Il mio cuore martellava in petto mentre li guardavo distruggere tutto ciò che avevamo senza poter far nulla. In quei momenti l'unica facoltà che devi avere è mantenere la calma assoluta. Se ti fai prendere dal panico, è finita.

«Alzati, troia» mi ordinò uno dei due, obbedii. Mi scansai quando rovesciò il divano su un fianco. Le mani gli tremavano dalla rabbia. Aprì lo sportello del mobile e spazzò via le videocassette con un braccio solo.

L'amico nel frattempo trovò il portafoglio di mia madre nella borsa appesa all'ingresso. Contò il contenuto con disprezzo: «120€ cazzo». Fece con un verso sdegnato, poi buttò il portafoglio vuoto sul pavimento. L'altro smontò il cuscino della poltrona e tirò fuori un rotolo di banconote da venti che mia madre teneva da parte per le emergenze: forse centottanta euro in tutto.

«Soli Questi?» chiese, sempre nel suo italiano errato guardandoci come se fossimo colpevoli di non avere altri oggetti di valore.

Non mi mossi. Sentivo addosso lo sguardo dell'amico. Guardava il mio corpo esile, il viso femminile, i capelli biondi lunghissimi che scendevano fino a metà schiena.

Si scambiarono un'occhiata carica di intenzioni. Sentii che stava per succedere qualcosa di brutto, ma qualcosa scattò anche più in basso, un brivido che non volevo riconoscere. Mamma mi guardò ma non disse niente, all'improvviso uno dei due le strappò la vestaglia con uno strattone. Gettò mia madre sul pavimento del salotto, in mezzo ai cocci e agli stracci. L'intimo di mamma, che era una donna di mezza età e non certo una donna appariscente, dovette comunque eccitare i due maiali di colore.

Quello difronte a lei, si aprì i pantaloni, tirò fuori un cazzo nero, duro e venato, spesso come il mio polso. Mamma cercò di dissuaderlo pregandolo di non farle del male. Vista la situazione, cercai di andarle in aiuto chiedendo esplicitamente che prendessero me, ma lasciassero stare lei. I due non mi ascoltarono. Uno mi minacciò con la lama di star ferma, mentre l'altro afferrò da dietro mamma, le strappò di dosso il resto dell'intimo, e una volta nuda del tutto, le allargò le gambe mentre cercava di fare resistenza in qualche modo con le lacrime agli occhi e senza i suoi occhiali da vista che erano volati sul pavimento. Il negro non ascoltò i suoi lamenti e glielo spinse dentro con un colpo solo, salendole sulla schiena e abbracciandola stretta, mettendole una mano davanti la bocca per non farla urlare.

Mia madre urlò ugualmente. Un urlo strozzato mentre quello iniziò a pomparla forte in figa.

L'altro con il coltello alla gola, mi costrinse a terra nella stessa posizione di mia madre, ad osservare il suo stupro da parte dell'altro. Poi mi ordinò di spogliarmi del tutto. «Travestito? Ti piace cazo?» ha detto.

«No» sussurrai, ma dentro di me la parola suonava già falsa.

Mi tenne ferma con una mano sulla nuca mentre l'altra mi divaricava le gambe. Si inginocchiò dietro di me, si slacciò i pantaloni, e sentii la punta del suo cazzo enorme premermi contro l'ano. Poi la spinse. Un gemito mi uscì dalla bocca.

Entrò dentro di me poco a poco, mentre un lamento di sofferenza e piacere uscì dalle mie labbra. L'amico nel frattempo stava scopando mia madre, che aveva smesso di fare resistenza e forse anche per evitare ulteriori complicazioni, aveva deciso di collaborare. Nel mentre osservavo mamma scopare con l'altro, mi accorsi di essere bagnata tra le natiche. Che figlia troia ero, invece di preoccuparmi o piangere perché mia madre veniva stuprata sotto i miei occhi da un negro, la cosa mi eccitava parecchio. La vedevo sempre più coinvolta e meno singhiozzare.

L'amico che gestiva me, iniziò a muoversi dentro ad un ritmo veloce spingendomi anche le palle all'interno, mentre mi stringeva i fianchi con forza. «Scopa puttana» sussurrò, il suo respiro caldo lo sentivo sul mio collo e aveva abbandonato la lama, evidentemente sicuro che non avrei fatto resistenza. Il piacere si impossessò di me, e ogni sua spinta mi portava sempre più vicina al limite, finché un orgasmo improvviso mi scosse il corpo, facendomi sbrodolare liquido dal cazzo sballottante che avevo sotto. Il negro aumentò i colpi quasi a sfondarmi il culo, e mentre godevo, cercavo di tenere gli occhi aperti fissi davanti a me, dove l'altro sfondava la figa pelosa di mia madre.

La guardai, i suoi occhi incontrarono i miei, lucidi di lacrime ma con una fiamma di piacere che potei leggere soltanto io. Devo essere sincera, avevo sempre desiderato in cuor mio di vedere mamma godere scopata da un uomo dopo la scomparsa di mio padre, ma non avrei mai immaginato che sarebbe servita un'aggressione di due ladri in casa nostra per vederla finalmente in quella situazione.

Il negro su mia madre che forse aveva capito i miei pensieri da puttana, mi lanciò un paio di occhiatacce prima di uscire dalla sua figa ormai bella allargata, scambiare due parole nella loro lingua con l'amico che mi scopava, e trascinarla di peso per un braccio accanto a me. La mise in posizione diversa poi le entrò nuovamente. Avevo mamma a pochi centimetri, allungai una mano per cercare di farle coraggio in quel momento molto delicato, lei nonostante lo shock iniziale e il dolore provato, sembrava rinsavita. Allungò a sua volta la mano stringendo la mia, entrambe scopate fortemente dai due negri.

Fu un momento davvero indimenticabile. Io e mamma con le mani strette l'una nell'altra mentre venivamo stuprate da due negri sul pavimento di casa nostra. Non credo di aver mai goduto tanto come in quell'istante in tutta la mia vita. Sentivo i suoi gemiti di dolore e piacere mischiarsi mentre il negro la sfondava e io le rispondevo sospirando allo stesso modo con quello che mi stava spaccando il culo. Non pensai più al fatto che fossimo due vittime di una violenza, e quei due fossero due ladri malintenzionati, anzi, vidi la situazione con occhi totalmente diversi.

Mamma ogni tanto si lamentava e aveva un singhiozzo lacrimoso, ma in maggioranza la sentivo respirare affannosamente mentre le sue tette rimbalzavano messa a pecorina ad ogni spinta del negro. Ero ormai un fiume di broda calda che mi usciva dal culo che attutiva le spinte dell'altro dentro. Dopo un tempo che a me parve infinito, finalmente quello sopra di me esplose ingravidandomi con spruzzi di sperma caldo che mi allagarono completamente. Allo stesso modo, l'altro venne dentro mia madre riempiendola di sborra calda prima di uscire da lei, cosa che fece pure l'altro da me. Ci misero i cazzi ancora grondanti di liquido in bocca ordinando di ingoiare e pulirli. Minacciando poi di tornare se avessimo osato denunciarli, uscirono di fretta da casa nostra lasciandoci a terra piene di sperma e totalmente massacrate.

Ci volle un po' di tempo prima che riuscissi a strisciare verso mamma per accertarmi che stesse bene. Lei nonostante il trauma subito, sembrava abbastanza lucida, ci aiutammo a vicenda ad alzarci e sederci sul divano dai cuscini sventrati. Non parlammo subito del piacere provato, ma chiaramente di fare denuncia immediata alle forze dell'ordine e farci entrambe visitare al pronto soccorso.

Cosa che non facemmo. Cercammo invece di dormirci su, e la mattina seguente, con menti più ragionevoli e tranquille, analizzammo i pro e contro della situazione. Eravamo ancora doloranti per il trattamento subito, rapinate di poco più di 200€, non avevano fortunatamente trovato il bancomat che mamma aveva sapientemente nascosto. Guardai mamma negli occhi ancora provata per lo shock, le chiesi a bruciapelo se davvero avesse intenzione di denunciare la violenza subita. Lei ci rifletté un istante di troppo. Le dissi che a me tutto sommato era piaciuto. Mi guardò come avessi bestemmiato, ma poi dovette ammettere che.. nonostante il dolore e la paura, anche a lei... Non oso' pronunciare la parola "piaciuto", ma capii che era stata un'esperienza che le aveva aperto finalmente gli orizzonti. Da allora il nostro rapporto cambiò radicalmente, e vidi mia madre essere scopata altre volte insieme a me, anche se in contesti meno violenti e aggressivi.

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2026-09-10
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